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Note per Studenti Teorema spettrale e forme quadratiche

Teorema spettrale e forme quadratiche

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Lezione 38 (videolezione n. 38). Prerequisiti: DiagonalizzazioneUna matrice è diagonalizzabile se è simile a una diagonale, cioè se esiste una base di autovettori: allora A = S D S⁻¹ con gli autovettori nelle colonne di S e gli autovalori in D. Criterio: tutti gli autovalori nel campo e molteplicità geometrica uguale a quella algebrica. Le matrici simmetriche reali hanno autovalori reali.Diagonalizzazione →, Basi ortonormali e Gram-SchmidtUna base ortonormale è fatta di vettori di norma 1 a due a due ortogonali: le coordinate si calcolano con prodotti scalari e le proiezioni con una formula diretta. Il procedimento di Gram-Schmidt trasforma una base qualsiasi in una base ortogonale (e poi ortonormale) dello stesso sottospazio.Basi ortonormali e Gram-Schmidt →, Forme bilineari simmetricheUna forma bilineare simmetrica generalizza il prodotto scalare: si rappresenta con una matrice simmetrica, che cambiando base diventa PᵀAP (matrici congruenti); può essere degenere o no, definita positiva, negativa o indefinita; le definite positive sono i prodotti scalari e per esse vale Gram-Schmidt.Forme bilineari simmetriche →. Esercizi: Esercizio 89 · base ortonormale di autovettori e forma quadratica diagonale, Esercizio 65 · diagonalizzabilità su R e su C e base ortonormale di autovettori (giugno 2025), Esercizio 82 · (Im f)⊥ = Ker f per una matrice simmetrica.

In tutta la nota Rn\mathbb{R}^n ha il prodotto scalare usuale v⋅wv \cdot w.

Funzioni lineari simmetriche

Definizione. Una funzione lineare f:Rn→Rnf: \mathbb{R}^n \to \mathbb{R}^n è simmetrica se f(v)⋅w=v⋅f(w)per ogni v,w∈Rn.f(v) \cdot w = v \cdot f(w) \qquad \text{per ogni } v, w \in \mathbb{R}^n .

Esempio. f(x,y)=(2x+y, x+2y)f(x,y) = (2x + y,\ x + 2y) è simmetrica: f(v)⋅w=(2v1+v2) w1+(v1+2v2) w2=2v1w1+v2w1+v1w2+2v2w2f(v) \cdot w = (2v_1 + v_2)\, w_1 + (v_1 + 2v_2)\, w_2 = 2v_1 w_1 + v_2 w_1 + v_1 w_2 + 2 v_2 w_2, e v⋅f(w)=v1(2w1+w2)+v2(w1+2w2)v \cdot f(w) = v_1 (2w_1 + w_2) + v_2 (w_1 + 2w_2) dà gli stessi quattro termini.

Cioè: si può "spostare" ff da un lato all'altro del prodotto scalare.

Basta controllarlo su una base. Se f(vi)⋅vj=vi⋅f(vj)f(v_i) \cdot v_j = v_i \cdot f(v_j) per tutti i vettori di una base, vale per tutti i vettori: entrambi i membri sono bilineari in (v,w)(v, w), quindi sono determinati dai valori sulle coppie di vettori di base (come una forma bilineare è determinata dalla sua matrice).

Legame con le matrici simmetriche. Sia AA la matrice di ff rispetto alla base canonica, così che f(v)=Avf(v) = Av. Allora

f(v)⋅w=(Av)Tw=vTATw,v⋅f(w)=vTAw.f(v) \cdot w = (Av)^T w = v^T A^T w, \qquad v \cdot f(w) = v^T A w .

Le due espressioni sono uguali per ogni v,wv, w se e solo se AT=AA^T = A (prendendo v=eiv = e_i, w=ejw = e_j si ottiene aji=aija_{ji} = a_{ij}). Quindi:

ff è simmetrica   ⟺  \iff la sua matrice rispetto alla base canonica è simmetrica.

Lo stesso vale rispetto a qualunque base ortonormale, ma non rispetto a una base qualsiasi: il conto sopra usa che il prodotto scalare in coordinate sia vTwv^T w, e questo è vero solo nelle basi ortonormali. Per esempio f(x)=Axf(x) = Ax con A=(1221)A = \begin{pmatrix} 1 & 2 \\ 2 & 1 \end{pmatrix} è simmetrica, ma nella base {(1,0),(1,1)}\{(1, 0), (1, 1)\} ha matrice P−1AP=(−1023)P^{-1} A P = \begin{pmatrix} -1 & 0 \\ 2 & 3 \end{pmatrix} (con P=(1101)P = \begin{pmatrix} 1 & 1 \\ 0 & 1 \end{pmatrix}), che non è simmetrica. Conti (Cambiamenti di baseLa matrice di cambiamento di base è la matrice dell'identità rispetto a due basi diverse: trasforma le coordinate in una base nelle coordinate nell'altra ed è invertibile; la matrice di f in nuove basi è M(id)·A·M(id), e per un endomorfismo A' = P⁻¹AP (matrici simili).Cambiamenti di base →): AP=(1323)AP = \begin{pmatrix} 1 & 3 \\ 2 & 3 \end{pmatrix}, P−1=(1−101)P^{-1} = \begin{pmatrix} 1 & -1 \\ 0 & 1 \end{pmatrix} (formula dell'inversa 2×22 \times 2 con det⁡P=1\det P = 1), e P−1(AP)P^{-1}(AP) ha prima riga (1−2, 3−3)=(−1,0)(1 - 2,\ 3 - 3) = (-1, 0) e seconda riga (2,3)(2, 3).

Due proprietà degli autovalori

1. Gli autovalori di una matrice simmetrica reale sono reali. È dimostrato nella nota DiagonalizzazioneUna matrice è diagonalizzabile se è simile a una diagonale, cioè se esiste una base di autovettori: allora A = S D S⁻¹ con gli autovettori nelle colonne di S e gli autovalori in D. Criterio: tutti gli autovalori nel campo e molteplicità geometrica uguale a quella algebrica. Le matrici simmetriche reali hanno autovalori reali.Diagonalizzazione → (lezione 25), usando i numeri complessiI numeri complessi estendono i reali introducendo l'unità immaginaria $i$ ($i^2 = -1$) e possono essere rappresentati in forma algebrica, trigonometrica o polare. Tramite la formula di Eulero e le proprietà del modulo e dell'argomento, è possibile calcolare agilmente prodotti, potenze e radici ennesime.Numeri complessi →: si prende un autovalore λ∈C\lambda \in \mathbb{C} con autovettore complesso e si mostra che λ=λˉ\lambda = \bar\lambda. Quindi il polinomio caratteristico di una matrice simmetrica si scompone sempre in fattori di primo grado su R\mathbb{R}.

2. Autovettori di autovalori distinti sono ortogonali. Siano Av=λvAv = \lambda v e Aw=μwAw = \mu w con λ≠μ\lambda \ne \mu. Si calcola Av⋅wAv \cdot w in due modi:

Av⋅w=λ (v⋅w),Av⋅w=v⋅Aw=μ (v⋅w),Av \cdot w = \lambda\, (v \cdot w), \qquad Av \cdot w = v \cdot Aw = \mu\, (v \cdot w),

dove nel primo si è usato Av=λvAv = \lambda v e la linearità del prodotto scalare, nel secondo la simmetria e poi Aw=μwAw = \mu w. Sottraendo: (λ−μ)(v⋅w)=0(\lambda - \mu)(v \cdot w) = 0, e siccome λ−μ≠0\lambda - \mu \ne 0, si ha v⋅w=0v \cdot w = 0. ∎

Per una matrice qualsiasi autovettori di autovalori distinti sono solo linearmente indipendentiUn autovettore è un vettore non nullo che una funzione lineare manda in un suo multiplo; si trovano gli autovalori come radici del polinomio caratteristico det(A − λI) e gli autovettori come nucleo di A − λI. Matrici simili hanno gli stessi autovalori.Autovalori e autovettori →; per una simmetrica sono addirittura ortogonali. È il cuore del teorema.

Il teorema spettrale

Teorema spettrale. Sia f:Rn→Rnf: \mathbb{R}^n \to \mathbb{R}^n lineare. Sono equivalenti:

  1. ff è simmetrica;
  2. esiste una base ortonormale di Rn\mathbb{R}^n formata da autovettori di ff.

In termini di matrici: A∈Mn(R)A \in M_n(\mathbb{R}) è simmetrica se e solo se esiste una matrice ortogonale PP (PTP=IP^T P = I) tale che PTAP=P−1AP=Ddiagonale.P^T A P = P^{-1} A P = D \quad \text{diagonale}.

Esempio. A=(2112)A = \begin{pmatrix} 2 & 1 \\ 1 & 2 \end{pmatrix} è simmetrica: P=12(111−1)P = \frac{1}{\sqrt{2}}\begin{pmatrix} 1 & 1 \\ 1 & -1 \end{pmatrix} è ortogonale e PTAP=diag⁡(3,1)P^T A P = \operatorname{diag}(3, 1). Da dove viene: det⁡(A−xI)=(2−x)2−1=(x−3)(x−1)\det(A - xI) = (2 - x)^2 - 1 = (x - 3)(x - 1); per λ=3\lambda = 3, A−3I=(−111−1)A - 3I = \begin{pmatrix} -1 & 1 \\ 1 & -1 \end{pmatrix} dà x=yx = y, autovettore (1,1)(1, 1); per λ=1\lambda = 1, A−I=(1111)A - I = \begin{pmatrix} 1 & 1 \\ 1 & 1 \end{pmatrix} dà x=−yx = -y, autovettore (1,−1)(1, -1). I due sono ortogonali e hanno norma 2\sqrt2: divisi per 2\sqrt2 sono le colonne di PP.

Si dice che AA è ortogonalmente diagonalizzabile.

(2) ⇒ (1), la parte facile. Se PP è ortogonale e PTAP=DP^T A P = D, allora A=PDPTA = P D P^T e

AT=(PDPT)T=PDTPT=PDPT=A,A^T = (P D P^T)^T = P D^T P^T = P D P^T = A,

perché una matrice diagonale è uguale alla sua trasposta. Quindi AA è simmetrica. Questa direzione dice che solo le matrici simmetriche hanno una base ortonormale di autovettori: per esempio (1102)\begin{pmatrix} 1 & 1 \\ 0 & 2 \end{pmatrix} è diagonalizzabile (autovalori distinti) ma i suoi autovettori (1,0)(1, 0) e (1,1)(1, 1) non sono ortogonali, e non c'è modo di sceglierli ortogonali. (Per λ=1\lambda = 1: A−I=(0101)A - I = \begin{pmatrix} 0 & 1 \\ 0 & 1 \end{pmatrix} dà y=0y = 0; per λ=2\lambda = 2: A−2I=(−1100)A - 2I = \begin{pmatrix} -1 & 1 \\ 0 & 0 \end{pmatrix} dà x=yx = y. Ogni autospazio è una retta, quindi gli unici autovettori sono i multipli di (1,0)(1, 0) e di (1,1)(1, 1), e (1,0)⋅(1,1)=1≠0(1, 0) \cdot (1, 1) = 1 \ne 0.)

(1) ⇒ (2), idea della dimostrazione (per induzione su nn).

Conseguenze.

Come si trova la base ortonormale di autovettori

  1. Si calcolano gli autovalori (tutti reali).
  2. Per ogni autovalore si trova una base dell'autospazio Vλ=Ker⁡(A−λI)V_\lambda = \operatorname{Ker}(A - \lambda I).
  3. Dentro ogni autospazio si applica Gram-SchmidtUna base ortonormale è fatta di vettori di norma 1 a due a due ortogonali: le coordinate si calcolano con prodotti scalari e le proiezioni con una formula diretta. Il procedimento di Gram-Schmidt trasforma una base qualsiasi in una base ortogonale (e poi ortonormale) dello stesso sottospazio.Basi ortonormali e Gram-Schmidt → e si normalizza. Per un autovalore semplice basta normalizzare l'unico vettore.
  4. Si mettono insieme le basi ortonormali dei vari autospazi: sono già ortogonali tra loro per la proprietà 2, quindi non serve Gram-Schmidt tra autospazi diversi.
  5. PP = matrice con questi vettori in colonna (nello stesso ordine degli autovalori in DD).

Il punto 3 è l'unico lavoro in più rispetto alla diagonalizzazioneUna matrice è diagonalizzabile se è simile a una diagonale, cioè se esiste una base di autovettori: allora A = S D S⁻¹ con gli autovettori nelle colonne di S e gli autovalori in D. Criterio: tutti gli autovalori nel campo e molteplicità geometrica uguale a quella algebrica. Le matrici simmetriche reali hanno autovalori reali.Diagonalizzazione → normale, e serve solo per autovalori multipli: due autovettori indipendenti dello stesso autospazio non sono in genere ortogonali.

Esempio. A=(5222)A = \begin{pmatrix} 5 & 2 \\ 2 & 2 \end{pmatrix}.

  • Polinomio caratteristico: det⁡(A−xI)=(5−x)(2−x)−4=10−7x+x2−4=x2−7x+6=(x−6)(x−1)\det(A - xI) = (5 - x)(2 - x) - 4 = 10 - 7x + x^2 - 4 = x^2 - 7x + 6 = (x - 6)(x - 1) (due numeri con somma 77 e prodotto 66). Autovalori 66 e 11.
  • V6=Ker⁡(−122−4)=⟨(2,1)⟩V_6 = \operatorname{Ker}\begin{pmatrix} -1 & 2 \\ 2 & -4 \end{pmatrix} = \langle (2, 1) \rangle (la seconda riga è −2-2 volte la prima, resta −x+2y=0-x + 2y = 0, cioè x=2yx = 2y);  V1=Ker⁡(4221)=⟨(−1,2)⟩\ V_1 = \operatorname{Ker}\begin{pmatrix} 4 & 2 \\ 2 & 1 \end{pmatrix} = \langle (-1, 2) \rangle (resta 2x+y=02x + y = 0, cioè y=−2xy = -2x).
  • Controllo della proprietà 2: (2,1)⋅(−1,2)=−2+2=0(2, 1) \cdot (-1, 2) = -2 + 2 = 0 ✓.
  • Si normalizzano (entrambi hanno norma 5\sqrt5): P=15(2−112),PTAP=(6001).P = \frac{1}{\sqrt5} \begin{pmatrix} 2 & -1 \\ 1 & 2 \end{pmatrix}, \qquad P^T A P = \begin{pmatrix} 6 & 0 \\ 0 & 1 \end{pmatrix}.

(Controllo senza fare il prodotto: A(2,1)=(10+2, 4+2)=(12,6)=6 (2,1)A(2, 1) = (10 + 2,\ 4 + 2) = (12, 6) = 6\,(2, 1) e A(−1,2)=(−5+4, −2+4)=(−1,2)A(-1, 2) = (-5 + 4,\ -2 + 4) = (-1, 2), quindi le colonne di PP sono autovettori di 66 e 11.)

PP ha determinante 15(4+1)=1\frac15(4 + 1) = 1: è una rotazione del piano, di un angolo θ\theta con cos⁡θ=25\cos\theta = \frac{2}{\sqrt5} e sin⁡θ=15\sin\theta = \frac{1}{\sqrt5}, cioè θ=arctan⁡12≈26,57°\theta = \arctan\frac12 \approx 26{,}57° (vedi Funzioni trigonometriche e loro inverseSeno, coseno e tangente definiti sulla circonferenza goniometrica (angoli in radianti), le loro proprietà e le inverse arcoseno, arcocoseno e arcotangente; come risolvere a sin t + b cos t ≥ c.Funzioni trigonometriche e loro inverse →): la prima colonna è (cos⁡θ,sin⁡θ)(\cos\theta, \sin\theta) e la seconda (−sin⁡θ,cos⁡θ)(-\sin\theta, \cos\theta). Se fosse venuto det⁡P=−1\det P = -1 bastava cambiare segno a una colonna. Per un esempio 3×33 \times 3 con un autovalore doppio vedi Esercizio 89 · base ortonormale di autovettori e forma quadratica diagonale.

Forme quadratiche

Definizione. Una forma quadratica su Rn\mathbb{R}^n è un polinomio omogeneo di grado 22 nelle variabili x1,…,xnx_1, \dots, x_n: q(x)=∑i≤jcij xixj.q(x) = \sum_{i \le j} c_{ij}\, x_i x_j .

Esempio. q(x,y)=x2+4xy+3y2q(x,y) = x^2 + 4xy + 3y^2 si scrive xTAxx^T A x con A=(1223)A = \begin{pmatrix} 1 & 2 \\ 2 & 3 \end{pmatrix}: il coefficiente 44 del termine misto si divide a metà.

Ogni forma quadratica si scrive in un solo modo come q(x)=xTAxq(x) = x^T A x con AA simmetrica: si mettono i coefficienti dei quadrati xi2x_i^2 sulla diagonale e si divide a metà il coefficiente di ogni termine misto xixjx_i x_j tra le posizioni (i,j)(i, j) e (j,i)(j, i). Quindi forme quadratiche e forme bilineari simmetricheUna forma bilineare simmetrica generalizza il prodotto scalare: si rappresenta con una matrice simmetrica, che cambiando base diventa PᵀAP (matrici congruenti); può essere degenere o no, definita positiva, negativa o indefinita; le definite positive sono i prodotti scalari e per esse vale Gram-Schmidt.Forme bilineari simmetriche → sono la stessa cosa:

φ ⟼ q(v)=φ(v,v),q ⟼ φ(v,w)=12(q(v+w)−q(v)−q(w)).\varphi \ \longmapsto\ q(v) = \varphi(v, v), \qquad q \ \longmapsto\ \varphi(v, w) = \tfrac12\big(q(v + w) - q(v) - q(w)\big).

(La seconda formula si verifica sviluppando per bilinearità φ(v+w,v+w)=φ(v,v)+φ(v,w)+φ(w,v)+φ(w,w)=φ(v,v)+2φ(v,w)+φ(w,w)\varphi(v + w, v + w) = \varphi(v, v) + \varphi(v, w) + \varphi(w, v) + \varphi(w, w) = \varphi(v, v) + 2\varphi(v, w) + \varphi(w, w), usando la simmetria: si porta a sinistra q(v)+q(w)q(v) + q(w) e si divide per 22.)

Esempio: q(x1,x2)=5x12+4x1x2+2x22q(x_1, x_2) = 5x_1^2 + 4x_1x_2 + 2x_2^2 ha matrice (5222)\begin{pmatrix} 5 & 2 \\ 2 & 2 \end{pmatrix}, quella dell'esempio sopra.

Forma canonica di una forma quadratica

Con il cambio di coordinate x=Pyx = P y, dove PP è la matrice ortogonale del teorema spettrale:

q=xTAx=(Py)TA(Py)=yT(PTAP) y=λ1y12+λ2y22+⋯+λnyn2.q = x^T A x = (Py)^T A (Py) = y^T (P^T A P)\, y = \lambda_1 y_1^2 + \lambda_2 y_2^2 + \dots + \lambda_n y_n^2 .

(Il secondo passaggio usa (Py)T=yTPT(Py)^T = y^T P^T; l'ultimo il fatto che con una matrice diagonale yTDy=∑iλiyi2y^T D y = \sum_i \lambda_i y_i^2, perché non ci sono termini misti.)

Ogni forma quadratica, con una rotazione degli assi (cambio tra basi ortonormali), diventa una somma di quadrati i cui coefficienti sono gli autovalori di AA. I nuovi assi sono le direzioni degli autovettori.

Il cambio è ortogonale, quindi conserva distanze e angoli: le figure descritte da qq (per esempio q(x)=1q(x) = 1) non vengono deformate, solo ruotate. È ciò che serve per riconoscere coniche e quadriche.

Esempio. Per q=5x12+4x1x2+2x22q = 5x_1^2 + 4x_1x_2 + 2x_2^2 si ha q=6y12+y22q = 6y_1^2 + y_2^2, con y=PTxy = P^T x (da x=Pyx = Py moltiplicando per P−1=PTP^{-1} = P^T), cioè y1=2x1+x25y_1 = \frac{2x_1 + x_2}{\sqrt5}, y2=−x1+2x25y_2 = \frac{-x_1 + 2x_2}{\sqrt5} (le righe di PTP^T sono le colonne di PP). Verifica in un punto: per x=(1,0)x = (1, 0), q=5q = 5, e y=(25,−15)y = \left(\frac{2}{\sqrt5}, -\frac{1}{\sqrt5}\right) dà 6⋅45+15=255=56 \cdot \frac45 + \frac15 = \frac{25}{5} = 5 ✓.

Controllo su un punto: x=(2,1)/5x = (2, 1)/\sqrt5 (autovettore di norma 11) dà q=5⋅4+4⋅2+2⋅15=305=6q = \frac{5 \cdot 4 + 4 \cdot 2 + 2 \cdot 1}{5} = \frac{30}{5} = 6 ✓, cioè quel punto sta sull'ellisse a distanza 11 dall'origine.

Grafico interattivo: La curva 5x² + 4xy + 2y² = 6: ellisse con semiassi 1 lungo (2, 1) e √6 lungo (−1, 2); gli assi coincidono con le direzioni degli autovettori

Se un autovalore è negativo, per esempio q=x12+4x1x2−2x22q = x_1^2 + 4x_1x_2 - 2x_2^2 (matrice (122−2)\begin{pmatrix} 1 & 2 \\ 2 & -2 \end{pmatrix}, autovalori 22 e −3-3, autovettori (2,1)(2, 1) e (−1,2)(-1, 2)), la forma canonica è 2y12−3y222y_1^2 - 3y_2^2: indefinita, e la curva q=1q = 1 è un'iperbole. Conti: det⁡(A−xI)=(1−x)(−2−x)−4=x2+x−6=(x−2)(x+3)\det(A - xI) = (1 - x)(-2 - x) - 4 = x^2 + x - 6 = (x - 2)(x + 3); A−2I=(−122−4)A - 2I = \begin{pmatrix} -1 & 2 \\ 2 & -4 \end{pmatrix} dà x=2yx = 2y, autovettore (2,1)(2, 1); A+3I=(4221)A + 3I = \begin{pmatrix} 4 & 2 \\ 2 & 1 \end{pmatrix} dà y=−2xy = -2x, autovettore (−1,2)(-1, 2). Nelle coordinate yy la curva 2y12−3y22=12y_1^2 - 3y_2^2 = 1 incontra l'asse y1y_1 in y1=±12y_1 = \pm\frac{1}{\sqrt2} (i vertici, lungo (2,1)(2, 1)) e non incontra l'asse y2y_2 (−3y22=1-3y_2^2 = 1 non ha soluzioni); gli asintoti sono le rette q=0q = 0, cioè y2=±23 y1y_2 = \pm\sqrt{\frac23}\, y_1. Nelle coordinate di partenza x12+4x1x2−2x22=0x_1^2 + 4x_1x_2 - 2x_2^2 = 0 dà x1=(−2±6) x2x_1 = (-2 \pm \sqrt6)\, x_2.

Grafico interattivo: La curva x² + 4xy − 2y² = 1 è un'iperbole: i rami sono attorno all'autovettore (2, 1), relativo all'autovalore positivo 2, e le due rette tratteggiate (q = 0) sono gli asintoti

Massimo e minimo di qq sulla sfera

Se ∥x∥=1\|x\| = 1 allora anche ∥y∥=1\|y\| = 1 (PP conserva la norma), e

q=λ1y12+⋯+λnyn2cony12+⋯+yn2=1.q = \lambda_1 y_1^2 + \dots + \lambda_n y_n^2 \quad \text{con} \quad y_1^2 + \dots + y_n^2 = 1 .

È una media pesata degli autovalori, quindi sta tra il più piccolo e il più grande:

λmin⁡≤q(x)≤λmax⁡per ∥x∥=1,\lambda_{\min} \le q(x) \le \lambda_{\max} \qquad \text{per } \|x\| = 1,

con il massimo raggiunto sugli autovettori di λmax⁡\lambda_{\max} e il minimo su quelli di λmin⁡\lambda_{\min}. Il perché in una riga: con i pesi yi2≥0y_i^2 \ge 0 di somma 11, ∑λiyi2≤∑λmax⁡yi2=λmax⁡\sum \lambda_i y_i^2 \le \sum \lambda_{\max} y_i^2 = \lambda_{\max}, e allo stesso modo ≥λmin⁡\ge \lambda_{\min}. Nell'esempio, sulla circonferenza unitaria qq varia tra 11 e 66.

Parametrizzando la circonferenza con x=(cos⁡t,sin⁡t)x = (\cos t, \sin t) si vede direttamente: q=5cos⁡2t+4cos⁡tsin⁡t+2sin⁡2t=72+32cos⁡2t+2sin⁡2tq = 5\cos^2 t + 4 \cos t \sin t + 2 \sin^2 t = \frac72 + \frac32 \cos 2t + 2 \sin 2t (con cos⁡2t=1+cos⁡2t2\cos^2 t = \frac{1 + \cos 2t}{2}, sin⁡2t=1−cos⁡2t2\sin^2 t = \frac{1 - \cos 2t}{2}, 2sin⁡tcos⁡t=sin⁡2t2 \sin t \cos t = \sin 2t). L'ampiezza dell'oscillazione è (32)2+22=52\sqrt{\left(\frac32\right)^2 + 2^2} = \frac52, quindi qq va da 72−52=1\frac72 - \frac52 = 1 a 72+52=6\frac72 + \frac52 = 6; il massimo è in t=arctan⁡12t = \arctan\frac12, cioè nella direzione di (2,1)(2, 1).

Grafico interattivo: q(cos t, sin t) = 5cos²t + 4 cos t sin t + 2sin²t sulla circonferenza unitaria: oscilla tra λ_min = 1 e λ_max = 6; il massimo è in t = arctan(1/2) ≈ 0,46 (direzione dell'autovettore (2, 1)) e il minimo un quarto di giro dopo (direzione di (−1, 2))

Lo stesso risultato si ottiene in analisi con i moltiplicatori di LagrangeGli estremi di f sul vincolo g = c si cercano per sostituzione, per parametrizzazione o con i moltiplicatori di Lagrange: se f, g sono C¹, P0 è un estremo vincolato e ∇g(P0) ≠ 0, esiste λ con ∇f(P0) = λ∇g(P0) (curva di livello di f tangente al vincolo). Si risolve il sistema ∇f = λ∇g, g = c, si aggiungono i punti del vincolo con ∇g = 0 e si confrontano i valori; se il vincolo è compatto, Weierstrass garantisce massimo e minimo.Massimi e minimi vincolati e moltiplicatori di Lagrange →: il gradiente di qq è 2Ax2Ax e quello del vincolo ∥x∥2=1\|x\|^2 = 1 è 2x2x, quindi la condizione "gradienti paralleli" è Ax=μxAx = \mu x: i punti critici di qq sulla sfera sono esattamente gli autovettori di norma 11, e il valore di qq in essi è xT(μx)=μx^T (\mu x) = \mu, l'autovalore.

matrice qualsiasi matrice simmetrica reale
autovalori anche complessi sempre reali
autovettori di autovalori distinti indipendenti ortogonali
diagonalizzabile non sempre sempre
matrice PP invertibile, P−1AP=DP^{-1}AP = D ortogonale, PTAP=P−1AP=DP^TAP = P^{-1}AP = D
come forma quadratica — q=∑λiyi2q = \sum \lambda_i y_i^2 in assi ruotati

Errori comuni

  • Dimenticare Gram-Schmidt dentro un autospazio di dimensione ≥2\ge 2: i due vettori trovati risolvendo il sistema in genere non sono ortogonali, e PP non viene ortogonale.
  • Fare Gram-Schmidt su tutti gli autovettori insieme: si mescolano autospazi diversi e i vettori ottenuti non sono più autovettori. Va fatto separatamente in ogni autospazio (tra autospazi diversi l'ortogonalità è automatica).
  • Dimenticare di normalizzare: con colonne ortogonali ma non di norma 11, PT≠P−1P^T \ne P^{-1}.
  • Credere che la matrice di una funzione simmetrica sia simmetrica in ogni base: solo nelle basi ortonormali.
  • Mettere in DD gli autovalori in un ordine diverso dalle colonne di PP.

Versione ripasso

Funzioni lineari simmetriche

Definizione. Una funzione lineare f:Rn→Rnf: \mathbb{R}^n \to \mathbb{R}^n è simmetrica se f(v)⋅w=v⋅f(w)f(v) \cdot w = v \cdot f(w) per ogni v,w∈Rnv, w \in \mathbb{R}^n.

Il teorema spettrale

Teorema spettrale. ff è simmetrica   ⟺  \iff esiste una base ortonormale di Rn\mathbb{R}^n formata da autovettori di ff. In termini di matrici: AA è simmetrica   ⟺  \iff esiste PP ortogonale (PT=P−1P^T = P^{-1}) tale che PTAP=DP^T A P = D (diagonale).

(2) ⇒ (1): se PTAP=DP^TAP = D allora A=PDPTA = PDP^T e AT=PDTPT=AA^T = PD^TP^T = A: solo le simmetriche hanno una base ortonormale di autovettori (es. (1102)\begin{pmatrix} 1 & 1 \\ 0 & 2 \end{pmatrix} è diagonalizzabile ma ha autovettori (1,0)(1,0), (1,1)(1,1) non ortogonali). Conseguenze: ogni simmetrica reale è diagonalizzabile con mg=mam_g = m_a; gli autospazi sono ortogonali e sommano a Rn\mathbb{R}^n.

Idea dimostrazione (1) ⇒ (2): Per induzione su nn, si prende un autovettore v1v_1, si considera il suo complemento ortogonale U=⟨v1⟩⊥U = \langle v_1 \rangle^\perp (che è invariante per ff poiché ff è simmetrica) e si applica l'ipotesi induttiva alla restrizione di ff su UU.

Procedura per la base ortonormale

  1. Calcolare autovalori e relativi autospazi.
  2. Dentro ogni autospazio: applicare Gram-SchmidtUna base ortonormale è fatta di vettori di norma 1 a due a due ortogonali: le coordinate si calcolano con prodotti scalari e le proiezioni con una formula diretta. Il procedimento di Gram-Schmidt trasforma una base qualsiasi in una base ortogonale (e poi ortonormale) dello stesso sottospazio.Basi ortonormali e Gram-Schmidt → se la dimensione è >1>1 e normalizzare ogni vettore.
  3. Tra autospazi diversi: nessuna operazione (l'ortogonalità è garantita).
  4. PP è la matrice avente tali vettori come colonne.

Esempio. A=(5222)A = \begin{pmatrix} 5 & 2 \\ 2 & 2 \end{pmatrix}: pA=x2−7x+6p_A = x^2 - 7x + 6, autovalori 66 e 11; V6=⟨(2,1)⟩V_6 = \langle (2,1) \rangle, V1=⟨(−1,2)⟩V_1 = \langle (-1,2) \rangle (ortogonali: −2+2=0-2 + 2 = 0, norma 5\sqrt5). Allora P=15(2−112)P = \frac{1}{\sqrt5}\begin{pmatrix} 2 & -1 \\ 1 & 2 \end{pmatrix}, PTAP=diag⁡(6,1)P^TAP = \operatorname{diag}(6, 1), det⁡P=1\det P = 1 (rotazione). Con autovalori multipli: Esercizio 89 · base ortonormale di autovettori e forma quadratica diagonale.

Forme quadratiche

Una forma quadratica è un polinomio omogeneo di grado 2: q(x)=xTAxq(x) = x^T A x con AA simmetrica (quadrati sulla diagonale, ogni termine misto xixjx_ix_j diviso a metà tra (i,j)(i,j) e (j,i)(j,i)). È equivalente a una forma bilineare simmetricaUna forma bilineare simmetrica generalizza il prodotto scalare: si rappresenta con una matrice simmetrica, che cambiando base diventa PᵀAP (matrici congruenti); può essere degenere o no, definita positiva, negativa o indefinita; le definite positive sono i prodotti scalari e per esse vale Gram-Schmidt.Forme bilineari simmetriche →: q(v)=φ(v,v)q(v) = \varphi(v,v), φ(v,w)=12(q(v+w)−q(v)−q(w))\varphi(v,w) = \frac12(q(v+w) - q(v) - q(w)). Esempio: 5x12+4x1x2+2x225x_1^2 + 4x_1x_2 + 2x_2^2 ha matrice (5222)\begin{pmatrix} 5 & 2 \\ 2 & 2 \end{pmatrix}.

Con il cambio di coordinate x=Pyx = Py (PP ortogonale), si ottiene la forma canonica: q=λ1y12+⋯+λnyn2q = \lambda_1 y_1^2 + \dots + \lambda_n y_n^2 I nuovi assi sono le direzioni degli autovettori; il cambio conserva distanze e angoli (rotazione). Esempio: q=6y12+y22q = 6y_1^2 + y_2^2 (definita positiva, Segno di una forma bilineare simmetricaPer capire se una forma bilineare simmetrica è definita positiva, negativa, semidefinita o indefinita si usano quattro metodi: segni degli autovalori, regola di Cartesio sul polinomio caratteristico, minori principali di nord-ovest, completamento dei quadrati. Il teorema di Sylvester dice che il numero di segni + e − in una forma diagonale non dipende dalla base.Segno di una forma bilineare simmetrica →), la curva q=6q = 6 è l'ellisse y12+y226=1y_1^2 + \frac{y_2^2}{6} = 1 con semiassi 11 (lungo (2,1)(2,1)) e 6\sqrt6 (lungo (−1,2)(-1,2)). Con un autovalore negativo (es. x12+4x1x2−2x22x_1^2 + 4x_1x_2 - 2x_2^2, autovalori 2,−32, -3) si ha un'iperbole. Per xx sulla sfera unitaria (∥x∥=1\|x\|=1), vale λmin⁡≤q(x)≤λmax⁡\lambda_{\min} \le q(x) \le \lambda_{\max}.

Errori tipici

  • Gram-Schmidt: applicarlo tra autospazi diversi (inutile) o dimenticarlo dentro autospazi con dimensione ≥2\ge 2.
  • Normalizzazione: dimenticare di normalizzare i vettori (P deve essere ortogonale, PT=P−1P^T = P^{-1}).
  • Base: credere che la matrice sia simmetrica in basi non ortonormali.
  • Ordine: non far corrispondere l'ordine degli autovalori in DD con quello dei vettori in PP.

Esercizi su questo argomento

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