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Note per Studenti Forma canonica di Jordan

Forma canonica di Jordan

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Video brevi n. 51–53 della playlist ("Forma canonica di Jordan", parti 1–3). Il prof la presenta come complemento: all'esame si chiede di riconoscere se una matrice è diagonalizzabile, non di calcolarne la forma di Jordan. Prerequisiti: DiagonalizzazioneUna matrice è diagonalizzabile se è simile a una diagonale, cioè se esiste una base di autovettori: allora A = S D S⁻¹ con gli autovettori nelle colonne di S e gli autovalori in D. Criterio: tutti gli autovalori nel campo e molteplicità geometrica uguale a quella algebrica. Le matrici simmetriche reali hanno autovalori reali.Diagonalizzazione →, Autovalori e autovettoriUn autovettore è un vettore non nullo che una funzione lineare manda in un suo multiplo; si trovano gli autovalori come radici del polinomio caratteristico det(A − λI) e gli autovettori come nucleo di A − λI. Matrici simili hanno gli stessi autovalori.Autovalori e autovettori →. Applicazione: Esponenziale di una matrice e sistemi differenziali lineariIl sistema di equazioni differenziali y' = Ay ha soluzione y(x) = e^{Ax} ȳ. L'esponenziale di una matrice si definisce con la serie di e^x; per una matrice diagonalizzabile A = S D S⁻¹ vale e^{Ax} = S e^{Dx} S⁻¹, e e^{Dx} ha sulla diagonale gli esponenziali e^{λx} degli autovalori.Esponenziale di una matrice e sistemi differenziali lineari →.

Il problema

Una matrice è diagonalizzabile se e solo se ha tutti gli autovalori nel campo e, per ognuno, molteplicità geometrica uguale a quella algebrica. Se la seconda condizione fallisce, per esempio

A=(31−11),det⁡(A−λI)=(3−λ)(1−λ)+1=(λ−2)2,A = \begin{pmatrix} 3 & 1 \\ -1 & 1 \end{pmatrix}, \qquad \det(A - \lambda I) = (3 - \lambda)(1 - \lambda) + 1 = (\lambda - 2)^2,

(il conto: (3−λ)(1−λ)−1⋅(−1)=3−4λ+λ2+1=λ2−4λ+4(3 - \lambda)(1 - \lambda) - 1 \cdot (-1) = 3 - 4\lambda + \lambda^2 + 1 = \lambda^2 - 4\lambda + 4, un quadrato perfetto), con A−2I=(11−1−1)A - 2I = \begin{pmatrix} 1 & 1 \\ -1 & -1 \end{pmatrix} di rango 11 (la seconda riga è l'opposta della prima; quindi per il teorema nullità + rangoIl nucleo (vettori mandati in 0) e l'immagine (vettori raggiunti) di una funzione lineare sono sottospazi; f è iniettiva se e solo se Ker f = {0}; dim Ker f + dim Im f = dim V (nullità + rango); l'antimmagine di un vettore è una soluzione particolare più il nucleo.Nucleo e immagine → l'autospazio ha dimensione 2−1=12 - 1 = 1: un solo autovettore indipendente, mg=1<2=mam_g = 1 < 2 = m_a), non esiste una base di autovettori. Domanda: qual è la matrice "più semplice possibile" simile ad AA?

Blocchi e matrici di Jordan

Definizione. Il blocco di Jordan di ordine kk relativo a λ\lambda è la matrice k×kk \times k Jk(λ)=(λ1λ⋱⋱1λ)J_k(\lambda) = \begin{pmatrix} \lambda & 1 & & \\ & \lambda & \ddots & \\ & & \ddots & 1 \\ & & & \lambda \end{pmatrix} con λ\lambda sulla diagonale, 11 subito sopra la diagonale e 00 altrove. Una matrice di Jordan è una matrice diagonale a blocchi i cui blocchi sono blocchi di Jordan.

Esempio. J2(2)=(2102)J_2(2) = \begin{pmatrix} 2 & 1 \\ 0 & 2 \end{pmatrix} e J3(0)=(010001000)J_3(0) = \begin{pmatrix} 0 & 1 & 0 \\ 0 & 0 & 1 \\ 0 & 0 & 0 \end{pmatrix}: λ\lambda sulla diagonale, 11 subito sopra, 00 altrove.

Il blocco di ordine 11 è J1(λ)=(λ)J_1(\lambda) = (\lambda). Una matrice diagonale è una matrice di Jordan con tutti i blocchi di ordine 11.

Che cosa fa un blocco sulla base. Se in una base {v1,…,vk}\{v_1, \dots, v_k\} la matrice di ff è Jk(λ)J_k(\lambda), leggendo le colonne:

f(v1)=λv1,f(v2)=v1+λv2,…,f(vk)=vk−1+λvk,f(v_1) = \lambda v_1, \qquad f(v_2) = v_1 + \lambda v_2, \qquad \dots, \qquad f(v_k) = v_{k-1} + \lambda v_k ,

cioè, con N=f−λ idN = f - \lambda\,\mathrm{id}:

Nv1=0,Nv2=v1,…,Nvk=vk−1.N v_1 = 0, \qquad N v_2 = v_1, \qquad \dots, \qquad N v_k = v_{k-1} .

v1v_1 è un autovettore; gli altri non lo sono, ma NN li fa "scendere" uno sull'altro fino ad arrivare all'autovettore. Una sequenza così si chiama catena di Jordan, e i viv_i autovettori generalizzati (vale Nivi=0N^i v_i = 0: applicando NN per i−1i - 1 volte si scende da viv_i a v1v_1, e un'altra applicazione dà Nv1=0N v_1 = 0).

La forma f(v2)=v1+λv2f(v_2) = v_1 + \lambda v_2 viene dalla regola delle colonneFissate una base del dominio e una del codominio, una funzione lineare si codifica in una matrice m×n la cui colonna j contiene le coordinate di f(v_j); le coordinate di f(v) si ottengono moltiplicando la matrice per le coordinate di v, e il rango di f è il numero di colonne indipendenti.Matrice associata a una funzione lineare →: la seconda colonna di Jk(λ)J_k(\lambda) è (1,λ,0,…,0)(1, \lambda, 0, \dots, 0), cioè le coordinate di f(v2)f(v_2) sono 11 rispetto a v1v_1 e λ\lambda rispetto a v2v_2.

Il teorema

Teorema (forma canonica di Jordan). Sia A∈Mn(K)A \in M_n(K) con tutti gli autovalori in KK (sempre vero per K=CK = \mathbb{C}). Allora AA è simile a una matrice di Jordan JJ, unica a meno dell'ordine dei blocchi: P−1AP=J.P^{-1} A P = J .

Esempio. A=(2102)A = \begin{pmatrix} 2 & 1 \\ 0 & 2 \end{pmatrix} non è diagonalizzabile, ma è già in forma di Jordan: un solo blocco J2(2)J_2(2) (uno solo perché mg(2)=1m_g(2) = 1).

Come si leggono i blocchi. Per ogni autovalore λ\lambda:

  • numero di blocchi relativi a λ\lambda = mg(λ)m_g(\lambda) = dim⁡Ker⁡(A−λI)\dim \operatorname{Ker}(A - \lambda I) (ogni blocco contiene esattamente un autovettore indipendente, il primo vettore della catena);
  • somma degli ordini dei blocchi relativi a λ\lambda = ma(λ)m_a(\lambda) (sulla diagonale di JJ, λ\lambda compare mam_a volte);
  • ordini dei singoli blocchi: si ricavano dalle dimensioni di Ker⁡(A−λI)j\operatorname{Ker}(A - \lambda I)^j per j=1,2,…j = 1, 2, \dots. Il numero di blocchi di ordine ≥j\ge j è dim⁡Ker⁡(A−λI)j−dim⁡Ker⁡(A−λI)j−1\dim \operatorname{Ker}(A - \lambda I)^j - \dim \operatorname{Ker}(A - \lambda I)^{j-1}.

Fino a ordine 33 bastano le prime due regole:

ma(λ)m_a(\lambda) mg(λ)m_g(\lambda) blocchi di λ\lambda
11 11 J1J_1
22 22 J1,J1J_1, J_1 (parte diagonale)
22 11 J2J_2
33 33 J1,J1,J1J_1, J_1, J_1
33 22 J2,J1J_2, J_1
33 11 J3J_3

Da ordine 44 in poi possono servire le potenze: con ma=4m_a = 4 e mg=2m_g = 2 i blocchi possono essere J3,J1J_3, J_1 oppure J2,J2J_2, J_2.

AA è diagonalizzabile esattamente quando tutti i blocchi hanno ordine 11, cioè mg=mam_g = m_a per ogni autovalore: è il criterio di diagonalizzabilità visto da un'altra angolazione.

Come si trova PP

Per un blocco Jk(λ)J_k(\lambda) serve una catena v1,…,vkv_1, \dots, v_k con Nv1=0N v_1 = 0, Nvi=vi−1N v_{i} = v_{i-1} (N=A−λIN = A - \lambda I). Due modi:

  • dal basso: si sceglie v1v_1 autovettore e si risolvono successivamente Nv2=v1N v_2 = v_1, Nv3=v2N v_3 = v_2, … (attenzione: non ogni autovettore va bene come v1v_1 quando mg≥2m_g \ge 2, perché il sistema potrebbe non avere soluzione);
  • dall'alto (più sicuro): si sceglie vk∈Ker⁡Nkv_k \in \operatorname{Ker} N^k ma vk∉Ker⁡Nk−1v_k \notin \operatorname{Ker} N^{k-1}, e si pone vk−1=Nvkv_{k-1} = N v_k, vk−2=Nvk−1v_{k-2} = N v_{k-1}, …

Le colonne di PP sono le catene, una dopo l'altra, ciascuna in ordine v1,v2,…,vkv_1, v_2, \dots, v_k (prima l'autovettore).

Esempio 1: la matrice 2×22 \times 2 di sopra

λ=2\lambda = 2, ma=2m_a = 2, mg=1m_g = 1: un blocco J2(2)J_2(2).

  • Autovettore: (A−2I)x=0(A - 2I)x = 0 dà x1+x2=0x_1 + x_2 = 0, quindi v1=(1,−1)v_1 = (1, -1).
  • Secondo vettore: (A−2I)v2=v1(A - 2I) v_2 = v_1, cioè x1+x2=1x_1 + x_2 = 1 (la seconda equazione, −x1−x2=−1-x_1 - x_2 = -1, è la stessa): per esempio v2=(1,0)v_2 = (1, 0).

P=(11−10),P−1AP=(2102).P = \begin{pmatrix} 1 & 1 \\ -1 & 0 \end{pmatrix}, \qquad P^{-1} A P = \begin{pmatrix} 2 & 1 \\ 0 & 2 \end{pmatrix}.

Verifica senza invertire PP: Av1=(3−1, −1−1)=(2,−2)=2v1A v_1 = (3 - 1, \ -1 - 1) = (2, -2) = 2v_1 ✓ e Av2=(3,−1)=v1+2v2=(1+2, −1+0)A v_2 = (3, -1) = v_1 + 2v_2 = (1 + 2, \ -1 + 0) ✓. Sono proprio le due colonne di J2(2)J_2(2): Av1=2v1Av_1 = 2v_1 dà la colonna (2,0)(2, 0), Av2=1⋅v1+2v2Av_2 = 1 \cdot v_1 + 2 v_2 dà la colonna (1,2)(1, 2). Anche con l'inversa: det⁡P=0−(−1)=1\det P = 0 - (-1) = 1, P−1=(0−111)P^{-1} = \begin{pmatrix} 0 & -1 \\ 1 & 1 \end{pmatrix}, AP=(23−2−1)AP = \begin{pmatrix} 2 & 3 \\ -2 & -1 \end{pmatrix} e P−1(AP)=(0+20+12−23−1)=(2102)P^{-1}(AP) = \begin{pmatrix} 0 + 2 & 0 + 1 \\ 2 - 2 & 3 - 1 \end{pmatrix} = \begin{pmatrix} 2 & 1 \\ 0 & 2 \end{pmatrix} ✓.

La scelta di v2v_2 non è unica: anche v2=(0,1)v_2 = (0, 1) risolve x1+x2=1x_1 + x_2 = 1. Ogni soluzione differisce da (1,0)(1, 0) per un multiplo di v1v_1 (soluzione particolare più nucleo, come in Sistemi lineari e teorema di Rouché-CapelliUn sistema lineare si scrive AX = B; ha soluzioni se e solo se B sta nell'immagine di A, cioè se rango(A) = rango(A|B) (Rouché-Capelli); le soluzioni sono una soluzione particolare più il nucleo e dipendono da n − r parametri.Sistemi lineari e teorema di Rouché-Capelli →), e JJ resta la stessa.

Esempio 2: la matrice dell'Esercizio 62 · matrice 3×3 non diagonalizzabile

A=(201−2−40002),λ=2 (ma=2, mg=1),λ=−4 (ma=mg=1).A = \begin{pmatrix} 2 & 0 & 1 \\ -2 & -4 & 0 \\ 0 & 0 & 2 \end{pmatrix}, \qquad \lambda = 2 \ (m_a = 2, \ m_g = 1), \quad \lambda = -4 \ (m_a = m_g = 1).

Forma di Jordan: un blocco J2(2)J_2(2) e un blocco J1(−4)J_1(-4).

Per λ=2\lambda = 2, N=A−2I=(001−2−60000)N = A - 2I = \begin{pmatrix} 0 & 0 & 1 \\ -2 & -6 & 0 \\ 0 & 0 & 0 \end{pmatrix}, Ker⁡N=⟨(3,−1,0)⟩\operatorname{Ker} N = \langle (3, -1, 0) \rangle (la prima riga dà x3=0x_3 = 0, la seconda −2x1−6x2=0-2x_1 - 6x_2 = 0, cioè x1=−3x2x_1 = -3x_2; con x2=−1x_2 = -1 si ha (3,−1,0)(3, -1, 0)). Si procede dall'alto: serve v2v_2 con N2v2=0N^2 v_2 = 0 ma Nv2≠0N v_2 \ne 0. N2=(0001236−2000)N^2 = \begin{pmatrix} 0 & 0 & 0 \\ 12 & 36 & -2 \\ 0 & 0 & 0 \end{pmatrix}: le colonne di NN sono (0,−2,0)(0, -2, 0), (0,−6,0)(0, -6, 0), (1,0,0)(1, 0, 0) e hanno tutte terza componente 00; la riga 11 di NN, (0,0,1)(0, 0, 1), per una colonna ne prende proprio la terza componente, quindi la riga 11 di N2N^2 è nulla, e la riga 33 di NN è nulla. La riga 22, (−2,−6,0)(-2, -6, 0), per le colonne (0,−2,0)(0, -2, 0), (0,−6,0)(0, -6, 0), (1,0,0)(1, 0, 0) dà 1212, 3636, −2-2. Quindi Ker⁡N2\operatorname{Ker} N^2: 12x1+36x2−2x3=012x_1 + 36x_2 - 2x_3 = 0, un piano (dimensione 2=ma2 = m_a, come deve essere per un blocco J2J_2). Si prende v2=(1,0,6)v_2 = (1, 0, 6) (soddisfa 12−12=012 - 12 = 0 e non sta in Ker⁡N\operatorname{Ker} N, perché la sua terza componente non è 00). Allora v1=Nv2=(6,−2,0)v_1 = N v_2 = (6, -2, 0), che è un autovettore (multiplo di (3,−1,0)(3, -1, 0)) ✓.

Per λ=−4\lambda = -4: A+4I=(601−200006)A + 4I = \begin{pmatrix} 6 & 0 & 1 \\ -2 & 0 & 0 \\ 0 & 0 & 6 \end{pmatrix} dà x1=x3=0x_1 = x_3 = 0: u=(0,1,0)u = (0, 1, 0).

P=(610−201060),P−1AP=(21002000−4).P = \begin{pmatrix} 6 & 1 & 0 \\ -2 & 0 & 1 \\ 0 & 6 & 0 \end{pmatrix}, \qquad P^{-1} A P = \begin{pmatrix} 2 & 1 & 0 \\ 0 & 2 & 0 \\ 0 & 0 & -4 \end{pmatrix}.

Esempio 3: un solo blocco 3×33 \times 3

La matrice dell'Esercizio 69 · diagonalizzabilità al variare di h e matrice P per h=−1h = -1, A=(010−101010)A = \begin{pmatrix} 0 & 1 & 0 \\ -1 & 0 & 1 \\ 0 & 1 & 0 \end{pmatrix}, ha l'unico autovalore 00 con ma=3m_a = 3 e mg=1m_g = 1: la forma di Jordan è J3(0)J_3(0). I conti: lungo la prima riga di A−λIA - \lambda I, det⁡=−λ(λ2−1)−1⋅(λ−0)+0=−λ3+λ−λ=−λ3\det = -\lambda(\lambda^2 - 1) - 1 \cdot (\lambda - 0) + 0 = -\lambda^3 + \lambda - \lambda = -\lambda^3, quindi ma(0)=3m_a(0) = 3; AA ha rango 22 (prima e terza riga uguali, seconda non proporzionale), quindi mg(0)=dim⁡Ker⁡A=3−2=1m_g(0) = \dim \operatorname{Ker} A = 3 - 2 = 1. Coerentemente A2=(−101000−101)≠0A^2 = \begin{pmatrix} -1 & 0 & 1 \\ 0 & 0 & 0 \\ -1 & 0 & 1 \end{pmatrix} \ne 0 ma A3=0A^3 = 0, come J3(0)3=0J_3(0)^3 = 0 (matrici simili hanno potenze simili: se P−1AP=JP^{-1}AP = J allora P−1AkP=JkP^{-1}A^k P = J^k, perché le PP−1P P^{-1} interne si semplificano).

A che cosa serve: potenze ed esponenziale

Si scrive Jk(λ)=λI+NJ_k(\lambda) = \lambda I + N, con NN la matrice con gli 11 sopra la diagonale. λI\lambda I e NN commutano (λI\lambda I commuta con ogni matrice: (λI)N=λN=N(λI)(\lambda I)N = \lambda N = N(\lambda I)) e Nk=0N^k = 0 (NN manda e1→0e_1 \to 0, e2→e1e_2 \to e_1, …, ek→ek−1e_k \to e_{k-1}: ogni vettore della base "scende di un posto", e dopo kk passi non resta nulla). Per due matrici che commutano vale la formula del binomio di NewtonLa formula per sviluppare (a+b)^n con i coefficienti binomiali.Binomio di Newton →, (λI+N)m=∑j(mj)λm−jNj(\lambda I + N)^m = \sum_j \binom{m}{j} \lambda^{m-j} N^j, che si tronca a j≤k−1j \le k - 1; per lo stesso motivo e(λI+N)x=eλxIeNx=eλxeNxe^{(\lambda I + N)x} = e^{\lambda x I} e^{N x} = e^{\lambda x} e^{Nx}, e la serie di eNxe^{Nx} si ferma. Per l'esponenziale:

eJk(λ)x=eλx(I+Nx+N2x22!+⋯+Nk−1xk−1(k−1)!).e^{J_k(\lambda) x} = e^{\lambda x}\left(I + N x + \frac{N^2 x^2}{2!} + \dots + \frac{N^{k-1} x^{k-1}}{(k-1)!}\right).

Per k=2k = 2: eJ2(λ)x=eλx(1x01)e^{J_2(\lambda) x} = e^{\lambda x}\begin{pmatrix} 1 & x \\ 0 & 1 \end{pmatrix}. Ecco da dove vengono, nelle equazioni differenziali con radici multiple dell'equazione caratteristica, le soluzioni del tipo xeλxx e^{\lambda x}: è il caso non diagonalizzabile del metodo dell'esponenziale di una matriceIl sistema di equazioni differenziali y' = Ay ha soluzione y(x) = e^{Ax} ȳ. L'esponenziale di una matrice si definisce con la serie di e^x; per una matrice diagonalizzabile A = S D S⁻¹ vale e^{Ax} = S e^{Dx} S⁻¹, e e^{Dx} ha sulla diagonale gli esponenziali e^{λx} degli autovalori.Esponenziale di una matrice e sistemi differenziali lineari →, con eAx=P eJxP−1e^{Ax} = P\, e^{Jx} P^{-1} (stessa dimostrazione del caso diagonalizzabile: Am=PJmP−1A^m = P J^m P^{-1} in ogni termine della serie).

Esempio. Per A=(31−11)A = \begin{pmatrix} 3 & 1 \\ -1 & 1 \end{pmatrix} dell'esempio 1, con PP e P−1P^{-1} già trovati:

eAx=P e2x(1x01)P−1=e2x(1x+1−1−x)(0−111)=e2x(1+xx−x1−x)e^{Ax} = P\, e^{2x}\begin{pmatrix} 1 & x \\ 0 & 1 \end{pmatrix} P^{-1} = e^{2x}\begin{pmatrix} 1 & x + 1 \\ -1 & -x \end{pmatrix}\begin{pmatrix} 0 & -1 \\ 1 & 1 \end{pmatrix} = e^{2x}\begin{pmatrix} 1 + x & x \\ -x & 1 - x \end{pmatrix}

(P(1x01)P \begin{pmatrix} 1 & x \\ 0 & 1 \end{pmatrix} ha colonne v1v_1 e xv1+v2=(x+1,−x)x v_1 + v_2 = (x + 1, -x); poi riga per colonna: (1,x+1)⋅(0,1)=x+1(1, x + 1) \cdot (0, 1) = x + 1, (1,x+1)⋅(−1,1)=x(1, x + 1) \cdot (-1, 1) = x, (−1,−x)⋅(0,1)=−x(-1, -x) \cdot (0, 1) = -x, (−1,−x)⋅(−1,1)=1−x(-1, -x) \cdot (-1, 1) = 1 - x). In x=0x = 0 si ritrova II ✓. Con Yˉ=(1,0)\bar Y = (1, 0) la soluzione di Y′=AYY' = AY è y1=(1+x)e2xy_1 = (1 + x)e^{2x}, y2=−xe2xy_2 = -x e^{2x}: compaiono i termini xe2xx e^{2x}, assenti nel caso diagonalizzabile. Verifica: y1′=(3+2x)e2xy_1' = (3 + 2x)e^{2x} e 3y1+y2=(3+3x−x)e2x=(3+2x)e2x3y_1 + y_2 = (3 + 3x - x)e^{2x} = (3 + 2x)e^{2x} ✓; y2′=(−1−2x)e2xy_2' = (-1 - 2x)e^{2x} e −y1+y2=(−1−x−x)e2x-y_1 + y_2 = (-1 - x - x)e^{2x} ✓.

Grafico interattivo: Y′ = AY con A = (3 1; −1 1) (blocco J₂(2)) e Ȳ = (1, 0): y₁ = (1 + x)e^{2x} e y₂ = −x e^{2x}; il fattore x davanti a e^{2x} viene dall'1 sopra la diagonale del blocco di Jordan

Errori comuni

  • Mettere gli 11 sotto la diagonale invece che sopra: con la convenzione Nvi=vi−1Nv_i = v_{i-1} e le catene in colonna nell'ordine v1,…,vkv_1, \dots, v_k, gli 11 stanno sopra.
  • Ordinare la catena al contrario in PP (prima vkv_k, poi l'autovettore): si ottengono gli 11 sotto la diagonale.
  • Prendere come v2v_2 un altro autovettore: v2v_2 deve risolvere Nv2=v1N v_2 = v_1, quindi non è un autovettore.
  • Credere che mam_a e mgm_g bastino sempre: da ordine 44 servono anche le dimensioni dei nuclei delle potenze.

Versione ripasso

Una matrice non diagonalizzabileUna matrice è diagonalizzabile se è simile a una diagonale, cioè se esiste una base di autovettori: allora A = S D S⁻¹ con gli autovettori nelle colonne di S e gli autovalori in D. Criterio: tutti gli autovalori nel campo e molteplicità geometrica uguale a quella algebrica. Le matrici simmetriche reali hanno autovalori reali.Diagonalizzazione → (con autovalori nel campo) è simile a una matrice di Jordan: diagonale a blocchi, con l'autovalore sulla diagonale e 11 sulla sovradiagonale. La base è composta da catene di autovettoriUn autovettore è un vettore non nullo che una funzione lineare manda in un suo multiplo; si trovano gli autovalori come radici del polinomio caratteristico det(A − λI) e gli autovettori come nucleo di A − λI. Matrici simili hanno gli stessi autovalori.Autovalori e autovettori → generalizzati.

Blocchi di Jordan

Il blocco di Jordan di ordine kk per λ\lambda è Jk(λ)=diag(λ,…,λ)+diag1(1,…,1)J_k(\lambda) = \text{diag}(\lambda, \dots, \lambda) + \text{diag}_1(1, \dots, 1).

  • Significato: Sia N=A−λIN = A - \lambda I. La catena di Jordan {v1,…,vk}\{v_1, \dots, v_k\} soddisfa Nv1=0Nv_1 = 0 (autovettore) e Nvi=vi−1Nv_i = v_{i-1} per i>1i > 1.
  • Teorema: Ogni matrice con autovalori nel campo è simile a una matrice di Jordan unica (a meno dell'ordine dei blocchi).

Esempio di partenza: A=(31−11)A = \begin{pmatrix} 3 & 1 \\ -1 & 1 \end{pmatrix} ha pA=(λ−2)2p_A = (\lambda - 2)^2 e A−2IA - 2I di rango 11, quindi mg=1<2=mam_g = 1 < 2 = m_a: non diagonalizzabile. Autovettore v1=(1,−1)v_1 = (1,-1); v2v_2 si ricava da (A−2I)v2=v1(A - 2I)v_2 = v_1, cioè x1+x2=1x_1 + x_2 = 1, per esempio v2=(1,0)v_2 = (1, 0). Con P=(11−10)P = \begin{pmatrix} 1 & 1 \\ -1 & 0 \end{pmatrix} si ha P−1AP=(2102)P^{-1}AP = \begin{pmatrix} 2 & 1 \\ 0 & 2 \end{pmatrix}. Esempi di blocchi: J1(λ)=(λ)J_1(\lambda) = (\lambda), J2(2)=(2102)J_2(2) = \begin{pmatrix} 2 & 1 \\ 0 & 2 \end{pmatrix}; una matrice diagonale ha tutti blocchi di ordine 11.

Lettura dei blocchi

Per ogni λ\lambda:

  • Numero di blocchi =mg(λ)=dim⁡Ker⁡(A−λI)= m_g(\lambda) = \dim \operatorname{Ker}(A - \lambda I).
  • Somma degli ordini =ma(λ)= m_a(\lambda).
  • Dimensione blocchi: il numero di blocchi di ordine ≥j\ge j è dim⁡Ker⁡(A−λI)j−dim⁡Ker⁡(A−λI)j−1\dim \operatorname{Ker}(A - \lambda I)^j - \dim \operatorname{Ker}(A - \lambda I)^{j-1}.

Fino a ordine 33 bastano le prime due regole: (ma,mg)=(2,1)(m_a, m_g) = (2,1) dà J2J_2; (3,3)(3,3) dà J1,J1,J1J_1, J_1, J_1; (3,2)(3,2) dà J2,J1J_2, J_1; (3,1)(3,1) dà J3J_3. AA è diagonalizzabile esattamente quando tutti i blocchi hanno ordine 11, cioè mg=mam_g = m_a per ogni autovalore (DiagonalizzazioneUna matrice è diagonalizzabile se è simile a una diagonale, cioè se esiste una base di autovettori: allora A = S D S⁻¹ con gli autovettori nelle colonne di S e gli autovalori in D. Criterio: tutti gli autovalori nel campo e molteplicità geometrica uguale a quella algebrica. Le matrici simmetriche reali hanno autovalori reali.Diagonalizzazione →).

Costruzione della matrice PP

Si cercano catene {v1,…,vk}\{v_1, \dots, v_k\} tali che Nv1=0N v_1 = 0 e Nvi=vi−1N v_i = v_{i-1}.

  1. Dall'alto (consigliato): Si sceglie vk∈Ker⁡Nkv_k \in \operatorname{Ker} N^k tale che vk∉Ker⁡Nk−1v_k \notin \operatorname{Ker} N^{k-1}.
  2. Discesa: Si pongono vk−1=Nvk,…,v1=Nvk−1v_{k-1} = N v_k, \dots, v_1 = N v_{k-1}.
  3. Matrice PP: Le colonne sono le catene in ordine {v1,v2,…,vk}\{v_1, v_2, \dots, v_k\}.

Esercizio: A=(201−2−40002)A = \begin{pmatrix} 2 & 0 & 1 \\ -2 & -4 & 0 \\ 0 & 0 & 2 \end{pmatrix}

Metodo: Determinare blocchi tramite ma,mgm_a, m_g e costruire la catena tramite potenze di NN.

  1. λ=2 (ma=2,mg=1)⇒J2(2)\lambda=2 \ (m_a=2, m_g=1) \Rightarrow J_2(2); λ=−4 (ma=1)⇒J1(−4)\lambda=-4 \ (m_a=1) \Rightarrow J_1(-4).
  2. Per λ=2\lambda=2: N=A−2IN = A - 2I. Ker⁡N2\operatorname{Ker} N^2 ha equazione 12x1+36x2−2x3=012x_1 + 36x_2 - 2x_3 = 0.
  3. Scegliamo v2=(1,0,6)∉Ker⁡Nv_2 = (1, 0, 6) \notin \operatorname{Ker} N.
  4. v1=Nv2=(6,−2,0)v_1 = N v_2 = (6, -2, 0) (autovettore).
  5. Per λ=−4\lambda=-4: u=(0,1,0)u = (0, 1, 0). Risultato: P=(610−201060)P = \begin{pmatrix} 6 & 1 & 0 \\ -2 & 0 & 1 \\ 0 & 6 & 0 \end{pmatrix}, J=(21002000−4)J = \begin{pmatrix} 2 & 1 & 0 \\ 0 & 2 & 0 \\ 0 & 0 & -4 \end{pmatrix}.

Applicazioni

Per un blocco Jk(λ)=λI+NJ_k(\lambda) = \lambda I + N: eJk(λ)x=eλx∑j=0k−1Njxjj!e^{J_k(\lambda) x} = e^{\lambda x} \sum_{j=0}^{k-1} \frac{N^j x^j}{j!} La parte non diagonale genera i termini del tipo xneλxx^n e^{\lambda x} nelle equazioni differenziali.

Con h=−1h = -1 la matrice dell'Esercizio 69 · diagonalizzabilità al variare di h e matrice P ha l'unico autovalore 00 con ma=3m_a = 3, mg=1m_g = 1: la forma è J3(0)J_3(0) (infatti A2≠0A^2 \ne 0 ma A3=0A^3 = 0). Poiché Nk=0N^k = 0 e λI\lambda I commuta con NN, per k=2k = 2 è eJ2(λ)x=eλx(1x01)e^{J_2(\lambda)x} = e^{\lambda x}\begin{pmatrix} 1 & x \\ 0 & 1 \end{pmatrix}, da cui le soluzioni xeλxx e^{\lambda x} (esponenziale di una matriceIl sistema di equazioni differenziali y' = Ay ha soluzione y(x) = e^{Ax} ȳ. L'esponenziale di una matrice si definisce con la serie di e^x; per una matrice diagonalizzabile A = S D S⁻¹ vale e^{Ax} = S e^{Dx} S⁻¹, e e^{Dx} ha sulla diagonale gli esponenziali e^{λx} degli autovalori.Esponenziale di una matrice e sistemi differenziali lineari →).

Errori tipici:

  • Confondere ordine della catena in PP (gli 11 finiscono sotto la diagonale);
  • Credere che ma,mgm_a, m_g bastino per n≥4n \ge 4 (servono le potenze del nucleo);
  • Cercare di costruire la catena partendo da un v1v_1 arbitrario se mg>1m_g > 1 (potrebbe non essere estendibile).

Esercizi su questo argomento

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