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Note per Studenti Complemento ortogonale e proiezioni ortogonali

Complemento ortogonale e proiezioni ortogonali

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Lezioni 32 (fine) e 33 (videolezioni n. 32 e 33). Esercizi svolti: Esercizio 80 · U⊥ da un'equazione, Gram-Schmidt e vettore di minima distanza, Esercizio 81 · base ortogonale, U⊥, proiezione e un sottospazio impossibile, Esercizio 82 · (Im f)⊥ = Ker f per una matrice simmetrica, Esercizio 83 · U da un sistema, U⊥, proiezioni su U e U⊥, Esercizio 85 · dimensione con parametro, U⊥ e vettore con proiezione assegnata. Prerequisito: Prodotto scalare, norma e angoliIl prodotto scalare aggiunge a uno spazio vettoriale lunghezze e angoli: norma, disuguaglianza di Cauchy-Schwarz, angolo tra vettori in R^n, ortogonalità, proiezione su una retta, aree e volumi con il determinante della matrice dei prodotti scalari.Prodotto scalare, norma e angoli →. Seguito: Metodo dei minimi quadratiQuando un sistema AX = b non ha soluzioni si cerca X che rende minima la norma di AX − b: AX è la proiezione ortogonale di b su Im A, e X si trova risolvendo le equazioni normali AᵀA X = Aᵀb; applicazione alla retta di regressione.Metodo dei minimi quadrati →, Basi ortonormali e Gram-SchmidtUna base ortonormale è fatta di vettori di norma 1 a due a due ortogonali: le coordinate si calcolano con prodotti scalari e le proiezioni con una formula diretta. Il procedimento di Gram-Schmidt trasforma una base qualsiasi in una base ortogonale (e poi ortonormale) dello stesso sottospazio.Basi ortonormali e Gram-Schmidt →.

In tutta la nota si lavora in Rn\mathbb{R}^n con il prodotto scalare usuale.

L'ortogonale di un sottospazio

Definizione. Sia U⊆RnU \subseteq \mathbb{R}^n un sottospazio vettoriale. L'ortogonale di UU è U⊥={v∈Rn:v⋅u=0  per ogni u∈U},U^\perp = \{ v \in \mathbb{R}^n : v \cdot u = 0 \ \text{ per ogni } u \in U \}, l'insieme dei vettori perpendicolari a tutti i vettori di UU.

Esempio. U=⟨(1,1,0)⟩⊆R3U = \langle (1,1,0) \rangle \subseteq \mathbb{R}^3: U⊥={(x,y,z):x+y=0}=⟨(1,−1,0),(0,0,1)⟩U^\perp = \{(x,y,z) : x + y = 0\} = \langle (1,-1,0), (0,0,1) \rangle. Passaggi: (x,y,z)⋅(1,1,0)=x+y(x, y, z) \cdot (1, 1, 0) = x + y, e basta imporre l'ortogonalità al generatore (lo si giustifica sotto, "basta controllare una base"). L'equazione x+y=0x + y = 0 ha due incognite libere, xx e zz: con y=−xy = -x le soluzioni sono (x,−x,z)=x (1,−1,0)+z (0,0,1)(x, -x, z) = x\,(1, -1, 0) + z\,(0, 0, 1).

Esempi in R3\mathbb{R}^3. Se UU è una retta per l'origine, U⊥U^\perp è il piano per l'origine perpendicolare a essa. Se UU è un piano per l'origine, U⊥U^\perp è la retta perpendicolare. {0}⊥=R3\{0\}^\perp = \mathbb{R}^3 e (R3)⊥={0}(\mathbb{R}^3)^\perp = \{0\}.

U⊥U^\perp è un sottospazio

Si verificano le due chiusure (criterio dei sottospaziUn sottospazio vettoriale è un sottoinsieme che è spazio vettoriale con le stesse operazioni: basta che sia chiuso per somma e per prodotto per scalari. Deve contenere il vettore nullo. In R^2 i sottospazi sono {0}, le rette per l'origine e tutto R^2.Sottospazi vettoriali →). Siano v1,v2∈U⊥v_1, v_2 \in U^\perp, λ∈R\lambda \in \mathbb{R}, e u∈Uu \in U qualsiasi.

  • Somma: (v1+v2)⋅u=v1⋅u+v2⋅u=0+0=0(v_1 + v_2) \cdot u = v_1 \cdot u + v_2 \cdot u = 0 + 0 = 0, quindi v1+v2∈U⊥v_1 + v_2 \in U^\perp.
  • Multiplo: (λv1)⋅u=λ(v1⋅u)=λ⋅0=0(\lambda v_1) \cdot u = \lambda (v_1 \cdot u) = \lambda \cdot 0 = 0, quindi λv1∈U⊥\lambda v_1 \in U^\perp.

(E 0∈U⊥0 \in U^\perp, quindi non è vuoto.) Si usa solo la linearità del prodotto scalare.

Basta controllare una base

Proposizione. Se {u1,…,ur}\{u_1, \dots, u_r\} è una base (o anche solo un insieme di generatori) di UU, allora v∈U⊥  ⟺  v⋅u1=0,  v⋅u2=0, …, v⋅ur=0.v \in U^\perp \iff v \cdot u_1 = 0, \ \ v \cdot u_2 = 0, \ \dots, \ v \cdot u_r = 0 .

Dimostrazione. (⇒\Rightarrow) Se vv è ortogonale a tutti i vettori di UU, lo è in particolare a u1,…,uru_1, \dots, u_r. (⇐\Leftarrow) Ogni u∈Uu \in U si scrive u=λ1u1+⋯+λruru = \lambda_1 u_1 + \dots + \lambda_r u_r, quindi

v⋅u=λ1(v⋅u1)+⋯+λr(v⋅ur)=λ1⋅0+⋯+λr⋅0=0 ■v \cdot u = \lambda_1 (v \cdot u_1) + \dots + \lambda_r (v \cdot u_r) = \lambda_1 \cdot 0 + \dots + \lambda_r \cdot 0 = 0 \ \blacksquare

Conseguenza pratica. Si ottengono subito le equazioni cartesiane di U⊥U^\perp: se ui=(ai1,…,ain)u_i = (a_{i1}, \dots, a_{in}), allora

U⊥:{a11x1+⋯+a1nxn=0⋮ar1x1+⋯+arnxn=0U^\perp: \begin{cases} a_{11} x_1 + \dots + a_{1n} x_n = 0 \\ \quad \vdots \\ a_{r1} x_1 + \dots + a_{rn} x_n = 0 \end{cases}

cioè: le componenti dei vettori di una base di UU sono i coefficienti delle equazioni di U⊥U^\perp.

Esempio. U=⟨(1,2,0,1), (0,1,1,−1)⟩⊂R4U = \langle (1, 2, 0, 1),\ (0, 1, 1, -1) \rangle \subset \mathbb{R}^4: U⊥:{x1+2x2+x4=0x2+x3−x4=0U^\perp: \begin{cases} x_1 + 2x_2 + x_4 = 0 \\ x_2 + x_3 - x_4 = 0 \end{cases}

La dimensione dell'ortogonale

Teorema. Per ogni sottospazio U⊆RnU \subseteq \mathbb{R}^n: dim⁡U⊥=n−dim⁡U.\dim U^\perp = n - \dim U .

Esempio. U=⟨(1,1,0)⟩⊆R3U = \langle (1,1,0) \rangle \subseteq \mathbb{R}^3 ha dim⁡U=1\dim U = 1, quindi dim⁡U⊥=3−1=2\dim U^\perp = 3 - 1 = 2 (infatti U⊥=⟨(1,−1,0),(0,0,1)⟩U^\perp = \langle (1,-1,0), (0,0,1) \rangle).

Dimostrazione. Sia {u1,…,ur}\{u_1, \dots, u_r\} una base di UU (r=dim⁡Ur = \dim U) e sia AA la matrice r×nr \times n che ha i vettori uiu_i come righe. Per la proposizione precedente v∈U⊥  ⟺  Av=0v \in U^\perp \iff Av = 0, cioè U⊥U^\perp è lo spazio delle soluzioni del sistema omogeneo AX=0AX = 0, ossia il nucleoIl nucleo (vettori mandati in 0) e l'immagine (vettori raggiunti) di una funzione lineare sono sottospazi; f è iniettiva se e solo se Ker f = {0}; dim Ker f + dim Im f = dim V (nullità + rango); l'antimmagine di un vettore è una soluzione particolare più il nucleo.Nucleo e immagine → di AA. Le righe di AA sono indipendenti, quindi rango⁡(A)=r\operatorname{rango}(A) = r (il rango è il numero massimo di righe indipendenti, vedi Sistemi lineari e teorema di Rouché-CapelliUn sistema lineare si scrive AX = B; ha soluzioni se e solo se B sta nell'immagine di A, cioè se rango(A) = rango(A|B) (Rouché-Capelli); le soluzioni sono una soluzione particolare più il nucleo e dipendono da n − r parametri.Sistemi lineari e teorema di Rouché-Capelli →), e per il teorema nullità + rangodim Ker A + rango(A) = numero di colonne di A.Nucleo e immagine → (qui AA ha nn colonne)

dim⁡U⊥=dim⁡Ker⁡A=n−rango⁡(A)=n−r ■\dim U^\perp = \dim \operatorname{Ker} A = n - \operatorname{rango}(A) = n - r \ \blacksquare

Esempi: in R3\mathbb{R}^3 l'ortogonale di una retta ha dimensione 3−1=23 - 1 = 2 (piano), quello di un piano ha dimensione 11 (retta). In R4\mathbb{R}^4 l'ortogonale di un piano è ancora un piano.

Rn=U⊕U⊥\mathbb{R}^n = U \oplus U^\perp e (U⊥)⊥=U(U^\perp)^\perp = U

Teorema. Per ogni sottospazio U⊆RnU \subseteq \mathbb{R}^n:

  1. U∩U⊥={0}U \cap U^\perp = \{0\};
  2. Rn=U⊕U⊥\mathbb{R}^n = U \oplus U^\perp;
  3. (U⊥)⊥=U(U^\perp)^\perp = U.

Esempio. Con U=⟨(1,1,0)⟩U = \langle (1,1,0) \rangle e U⊥=⟨(1,−1,0),(0,0,1)⟩U^\perp = \langle (1,-1,0), (0,0,1) \rangle si ha U∩U⊥={0}U \cap U^\perp = \{0\} e R3=U⊕U⊥\mathbb{R}^3 = U \oplus U^\perp (dimensioni 1+2=31 + 2 = 3).

Dimostrazione.

  1. Se v∈U∩U⊥v \in U \cap U^\perp, allora vv è ortogonale a tutti i vettori di UU, in particolare a sé stesso: v⋅v=0v \cdot v = 0, quindi v=0v = 0 per la positività del prodotto scalare.
  2. Per la formula di Grassmanndim(U + W) = dim U + dim W − dim(U ∩ W).Formula di Grassmann e somma diretta →: dim⁡(U+U⊥)=dim⁡U+(n−dim⁡U)−0=n\dim(U + U^\perp) = \dim U + (n - \dim U) - 0 = n, quindi U+U⊥=RnU + U^\perp = \mathbb{R}^n, e la somma è diretta per il punto 1.
  3. Ogni u∈Uu \in U è ortogonale a ogni vettore di U⊥U^\perp (è la definizione di U⊥U^\perp letta al contrario), quindi U⊆(U⊥)⊥U \subseteq (U^\perp)^\perp. Le dimensioni: dim⁡(U⊥)⊥=n−(n−dim⁡U)=dim⁡U\dim (U^\perp)^\perp = n - (n - \dim U) = \dim U. Un sottospazio contenuto in un altro della stessa dimensione coincide con esso (una base del più piccolo è fatta di dim⁡U\dim U vettori indipendenti del più grande, quindi è già una base anche di quello: vedi DimensioneTutte le basi di uno spazio vettoriale hanno lo stesso numero di vettori, la dimensione (dim K^n = n). Da ogni sistema di generatori si estrae una base, ogni insieme di vettori indipendenti si completa a una base, e in dimensione n bastano n vettori indipendenti (o n generatori) per avere una base.Dimensione →) ∎.

Conseguenza: equazioni e basi si scambiano. Se UU è dato da equazioni cartesiane indipendenti con righe dei coefficienti r1,…,rkr_1, \dots, r_k, allora U=⟨r1,…,rk⟩⊥U = \langle r_1, \dots, r_k \rangle^\perp e quindi

U⊥=⟨r1,…,rk⟩(i coefficienti delle equazioni di U sono una base di U⊥).U^\perp = \langle r_1, \dots, r_k \rangle \qquad \text{(i coefficienti delle equazioni di } U \text{ sono una base di } U^\perp).

se conosco allora
una base di UU ho le equazioni di U⊥U^\perp (coefficienti = componenti della base)
le equazioni di UU ho una base di U⊥U^\perp (vettori dei coefficienti)

Esempio d'esame: se U⊥U^\perp ha l'unica equazione x1+4x2−3x3+2x4=0x_1 + 4x_2 - 3x_3 + 2x_4 = 0, allora U=⟨(1,4,−3,2)⟩U = \langle (1, 4, -3, 2) \rangle (Esercizio 80 · U⊥ da un'equazione, Gram-Schmidt e vettore di minima distanza).

Un legame con nucleo e immagine. Per una matrice AA, AX=0AX = 0 significa che XX è ortogonale a tutte le righe di AA: quindi Ker⁡A=(spazio delle righe)⊥=(Im⁡AT)⊥\operatorname{Ker} A = (\text{spazio delle righe})^\perp = (\operatorname{Im} A^T)^\perp. Se AA è simmetrica righe e colonne coincidono e Ker⁡A=(Im⁡A)⊥\operatorname{Ker} A = (\operatorname{Im} A)^\perp (Esercizio 82 · (Im f)⊥ = Ker f per una matrice simmetrica).

Proiezione ortogonale su un sottospazio

Siccome Rn=U⊕U⊥\mathbb{R}^n = U \oplus U^\perp, ogni vettore vv si scrive in un solo modo come

v=v′+v′′,v′∈U,v′′∈U⊥.v = v' + v'', \qquad v' \in U, \quad v'' \in U^\perp .

Definizione. v′=pU(v)v' = p_U(v) è la proiezione ortogonale di vv su UU; v′′=v−pU(v)=pU⊥(v)v'' = v - p_U(v) = p_{U^\perp}(v) è la proiezione su U⊥U^\perp (la "componente ortogonale").

Esempio. U=⟨(1,0)⟩⊆R2U = \langle (1,0) \rangle \subseteq \mathbb{R}^2 e v=(3,4)v = (3,4): pU(v)=(3,0)p_U(v) = (3,0) e v−pU(v)=(0,4)∈U⊥v - p_U(v) = (0,4) \in U^\perp.

Caratterizzazione da usare negli esercizi: pU(v)p_U(v) è l'unico vettore v′v' tale che

v′∈Uev−v′∈U⊥.v' \in U \qquad \text{e} \qquad v - v' \in U^\perp .

Generalizza la proiezione su una retta vista in Prodotto scalare, norma e angoliIl prodotto scalare aggiunge a uno spazio vettoriale lunghezze e angoli: norma, disuguaglianza di Cauchy-Schwarz, angolo tra vettori in R^n, ortogonalità, proiezione su una retta, aree e volumi con il determinante della matrice dei prodotti scalari.Prodotto scalare, norma e angoli →.

Metodo 1: con le incognite (va sempre bene)

Sia {u1,…,ur}\{u_1, \dots, u_r\} una base qualsiasi di UU.

  1. Si scrive v′=a1u1+⋯+arurv' = a_1 u_1 + \dots + a_r u_r con aia_i incogniti (così v′∈Uv' \in U automaticamente).
  2. Si impone v−v′⊥ujv - v' \perp u_j per j=1,…,rj = 1, \dots, r: sono rr equazioni lineari nelle rr incognite.
  3. Si risolve e si sostituisce.

Variante furba: se dim⁡U⊥<dim⁡U\dim U^\perp < \dim U conviene proiettare su U⊥U^\perp (meno incognite) e poi fare pU(v)=v−pU⊥(v)p_U(v) = v - p_{U^\perp}(v).

Esempio. U=⟨u1,u2⟩U = \langle u_1, u_2 \rangle con u1=(1,0,1)u_1 = (1, 0, 1), u2=(0,1,1)u_2 = (0, 1, 1), e v=(1,2,0)v = (1, 2, 0). Qui dim⁡U⊥=1\dim U^\perp = 1: conviene la variante. U⊥U^\perp ha equazioni x1+x3=0x_1 + x_3 = 0, x2+x3=0x_2 + x_3 = 0 (coefficienti = componenti di u1u_1 e u2u_2). Con x3=tx_3 = t libera si ricava x1=−tx_1 = -t, x2=−tx_2 = -t, cioè (x1,x2,x3)=t (−1,−1,1)(x_1, x_2, x_3) = t\,(-1, -1, 1); si sceglie il generatore (1,1,−1)(1, 1, -1) (cambiare segno non cambia la retta), quindi U⊥=⟨(1,1,−1)⟩=:⟨n⟩U^\perp = \langle (1, 1, -1) \rangle =: \langle n \rangle. Proiezione su una retta:

pU⊥(v)=v⋅nn⋅n n=1+2+01+1+1(1,1,−1)=(1,1,−1),pU(v)=v−(1,1,−1)=(0,1,1).p_{U^\perp}(v) = \frac{v \cdot n}{n \cdot n}\, n = \frac{1 + 2 + 0}{1 + 1 + 1} (1, 1, -1) = (1, 1, -1), \qquad p_U(v) = v - (1, 1, -1) = (0, 1, 1).

Controllo: (0,1,1)=u2∈U(0, 1, 1) = u_2 \in U ✓.

Lo stesso esempio con il metodo 1. v′=a1u1+a2u2=(a1, a2, a1+a2)v' = a_1 u_1 + a_2 u_2 = (a_1,\ a_2,\ a_1 + a_2), quindi v−v′=(1−a1, 2−a2, −a1−a2)v - v' = (1 - a_1,\ 2 - a_2,\ -a_1 - a_2). Le due condizioni:

{(v−v′)⋅u1=(1−a1)+(−a1−a2)=0(v−v′)⋅u2=(2−a2)+(−a1−a2)=0  ⟺  {2a1+a2=1a1+2a2=2\begin{cases} (v - v') \cdot u_1 = (1 - a_1) + (-a_1 - a_2) = 0 \\ (v - v') \cdot u_2 = (2 - a_2) + (-a_1 - a_2) = 0 \end{cases} \iff \begin{cases} 2a_1 + a_2 = 1 \\ a_1 + 2a_2 = 2 \end{cases}

Dalla prima a2=1−2a1a_2 = 1 - 2a_1; sostituendo nella seconda a1+2−4a1=2a_1 + 2 - 4a_1 = 2, cioè a1=0a_1 = 0, e quindi a2=1a_2 = 1. Si ritrova v′=u2=(0,1,1)v' = u_2 = (0, 1, 1): due incognite contro una sola della variante.

Metodo 2: con una base ortogonale (formula diretta)

Se {u1,…,ur}\{u_1, \dots, u_r\} è una base ortogonale di UU (ui⋅uj=0u_i \cdot u_j = 0 per i≠ji \ne j), il sistema del metodo 1 si "disaccoppia": l'equazione (v−∑aiui)⋅uj=0(v - \sum a_i u_i) \cdot u_j = 0 diventa v⋅uj−aj(uj⋅uj)=0v \cdot u_j - a_j (u_j \cdot u_j) = 0, perché tutti gli altri prodotti sono nulli. Quindi

pU(v)=v⋅u1u1⋅u1 u1+v⋅u2u2⋅u2 u2+⋯+v⋅urur⋅ur ur(solo con base ortogonale!)p_U(v) = \frac{v \cdot u_1}{u_1 \cdot u_1}\, u_1 + \frac{v \cdot u_2}{u_2 \cdot u_2}\, u_2 + \dots + \frac{v \cdot u_r}{u_r \cdot u_r}\, u_r \qquad \text{(solo con base ortogonale!)}

È la somma delle proiezioni sulle singole rette ⟨ui⟩\langle u_i \rangle. Con una base non ortogonale questa somma è sbagliata: è uno dei motivi per cui si costruiscono basi ortogonali con Gram-SchmidtUna base ortonormale è fatta di vettori di norma 1 a due a due ortogonali: le coordinate si calcolano con prodotti scalari e le proiezioni con una formula diretta. Il procedimento di Gram-Schmidt trasforma una base qualsiasi in una base ortogonale (e poi ortonormale) dello stesso sottospazio.Basi ortonormali e Gram-Schmidt →.

Esempio. u1=(1,1,0)u_1 = (1, 1, 0), u2=(1,−1,1)u_2 = (1, -1, 1) (ortogonali: 1−1+0=01 - 1 + 0 = 0), v=(1,2,3)v = (1, 2, 3). Servono quattro prodotti scalari: v⋅u1=3v \cdot u_1 = 3, u1⋅u1=2u_1 \cdot u_1 = 2, v⋅u2=1−2+3=2v \cdot u_2 = 1 - 2 + 3 = 2, u2⋅u2=3u_2 \cdot u_2 = 3. Quindi

pU(v)=32(1,1,0)+23(1,−1,1)=(32+23, 32−23, 23)=(136,56,23).p_U(v) = \frac32 (1, 1, 0) + \frac23 (1, -1, 1) = \left(\frac32 + \frac23,\ \frac32 - \frac23,\ \frac23\right) = \left(\frac{13}{6}, \frac56, \frac23\right).

Controllo: v−pU(v)=(−76,76,73)=76(−1,1,2)v - p_U(v) = \left(-\frac76, \frac76, \frac73\right) = \frac76 (-1, 1, 2), e (−1,1,2)⋅u1=0(-1, 1, 2) \cdot u_1 = 0, (−1,1,2)⋅u2=−1−1+2=0(-1, 1, 2) \cdot u_2 = -1 - 1 + 2 = 0 ✓.

Che cosa succede con una base non ortogonale. Nell'esempio del metodo 1 (u1=(1,0,1)u_1 = (1, 0, 1), u2=(0,1,1)u_2 = (0, 1, 1), u1⋅u2=1≠0u_1 \cdot u_2 = 1 \ne 0, v=(1,2,0)v = (1, 2, 0)) la somma delle due proiezioni darebbe 12(1,0,1)+22(0,1,1)=(12,1,32)\frac12 (1, 0, 1) + \frac22 (0, 1, 1) = \left(\frac12, 1, \frac32\right), mentre la proiezione vera è (0,1,1)(0, 1, 1).

Metodo 3: la matrice di proiezione

Sia AA la matrice n×rn \times r che ha i vettori di una base di UU come colonne. Allora v′=Aav' = A a con a=(a1,…,ar)Ta = (a_1, \dots, a_r)^T, e le condizioni "v−Aav - Aa ortogonale a ogni colonna di AA" si scrivono in un colpo solo come AT(v−Aa)=0A^T (v - Aa) = 0:

ATA a=ATv.A^T A\, a = A^T v .

(La jj-esima componente di ATwA^T w è la riga jj di ATA^T, cioè la colonna jj di AA, per ww: proprio il prodotto scalare uj⋅wu_j \cdot w.)

La matrice ATAA^T A (r×rr \times r) è invertibile perché le colonne di AA sono indipendenti: se ATAx=0A^T A x = 0 allora xTATAx=(Ax)T(Ax)=∥Ax∥2=0x^T A^T A x = (Ax)^T (Ax) = \|Ax\|^2 = 0, quindi Ax=0Ax = 0; ma AxAx è la combinazione delle colonne con coefficienti x1,…,xrx_1, \dots, x_r, e colonne indipendenti danno 00 solo con x=0x = 0. Una matrice quadrata con nucleo nullo è invertibileL'inversa di una matrice quadrata A è la matrice A⁻¹ con A A⁻¹ = A⁻¹ A = I; esiste se e solo se rango(A) = n e si calcola con Gauss-Jordan riducendo (A | I) fino a (I | A⁻¹).Matrice inversa →. Quindi a=(ATA)−1ATva = (A^T A)^{-1} A^T v e

pU(v)=P v,P=A (ATA)−1AT(matrice di proiezione su U).p_U(v) = P\, v, \qquad P = A\, (A^T A)^{-1} A^T \qquad \text{(matrice di proiezione su } U).

Proprietà della matrice di proiezione:

proprietà perché
P2=PP^2 = P proiettare due volte è come proiettare una volta (un vettore di UU resta fermo)
PT=PP^T = P si verifica con (XY)T=YTXT(XY)^T = Y^T X^T e (ATA)T=ATA(A^TA)^T = A^TA
Im⁡P=U\operatorname{Im} P = U, Ker⁡P=U⊥\operatorname{Ker} P = U^\perp la proiezione manda tutto in UU e annulla esattamente U⊥U^\perp
I−PI - P è la proiezione su U⊥U^\perp perché v−pU(v)=pU⊥(v)v - p_U(v) = p_{U^\perp}(v)

I conti delle prime due righe. Si pone G=ATAG = A^TA, che è simmetrica, e quindi lo è anche G−1G^{-1} (trasponendo GG−1=IG G^{-1} = I si ha (G−1)TG=I(G^{-1})^T G = I, cioè (G−1)T=G−1(G^{-1})^T = G^{-1}).

Se la base è ortonormale, ATA=IA^T A = I e P=AATP = A A^T.

Esempio (retta in R2\mathbb{R}^2). U=⟨(1,2)⟩U = \langle (1, 2) \rangle, A=(12)A = \begin{pmatrix} 1 \\ 2 \end{pmatrix}, ATA=5A^T A = 5:

P=15(12)(12)=15(1224).P = \frac15 \begin{pmatrix} 1 \\ 2 \end{pmatrix} \begin{pmatrix} 1 & 2 \end{pmatrix} = \frac15 \begin{pmatrix} 1 & 2 \\ 2 & 4 \end{pmatrix}.

Controllo: P(12)=15(510)=(12)P \begin{pmatrix} 1 \\ 2 \end{pmatrix} = \frac15 \begin{pmatrix} 5 \\ 10 \end{pmatrix} = \begin{pmatrix} 1 \\ 2 \end{pmatrix} (resta fermo) ✓; P(2−1)=15(2−24−4)=0P \begin{pmatrix} 2 \\ -1 \end{pmatrix} = \frac15 \begin{pmatrix} 2 - 2 \\ 4 - 4 \end{pmatrix} = 0 (il perpendicolare si annulla) ✓. Per il vettore del grafico, P(31)=15(3+26+4)=(12)P \begin{pmatrix} 3 \\ 1 \end{pmatrix} = \frac15 \begin{pmatrix} 3 + 2 \\ 6 + 4 \end{pmatrix} = \begin{pmatrix} 1 \\ 2 \end{pmatrix}, e (I−P) v=(3,1)−(1,2)=(2,−1)(I - P)\, v = (3, 1) - (1, 2) = (2, -1).

Grafico interattivo: U = ⟨(1, 2)⟩ e U⊥ = ⟨(2, −1)⟩ in R²: il vettore v = (3, 1) si scompone in p_U(v) = (1, 2) e p_{U⊥}(v) = (2, −1); p_U(v) è il punto di U più vicino a v

La proiezione è il punto più vicino

Teorema (migliore approssimazione). Per ogni u∈Uu \in U: ∥v−pU(v)∥≤∥v−u∥,\|v - p_U(v)\| \le \|v - u\|, con uguaglianza solo se u=pU(v)u = p_U(v). Cioè pU(v)p_U(v) è il vettore di UU più vicino a vv, e la distanza di vv da UU è ∥v−pU(v)∥=∥pU⊥(v)∥\|v - p_U(v)\| = \|p_{U^\perp}(v)\|.

Esempio. U=⟨(1,0)⟩U = \langle (1,0) \rangle e v=(3,4)v = (3,4): la distanza di vv da UU è ∥v−pU(v)∥=∥(0,4)∥=4\|v - p_U(v)\| = \|(0,4)\| = 4; per u=(2,0)u = (2,0) si ha ∥v−u∥=1+16≈4,12>4\|v - u\| = \sqrt{1 + 16} \approx 4{,}12 > 4.

Dimostrazione. Scriviamo v−u=(v−pU(v))+(pU(v)−u)v - u = (v - p_U(v)) + (p_U(v) - u). Il primo addendo sta in U⊥U^\perp, il secondo in UU (differenza di due vettori di UU): sono ortogonali. Per Pitagora

∥v−u∥2=∥v−pU(v)∥2+∥pU(v)−u∥2≥∥v−pU(v)∥2,\|v - u\|^2 = \|v - p_U(v)\|^2 + \|p_U(v) - u\|^2 \ge \|v - p_U(v)\|^2,

con uguaglianza se e solo se ∥pU(v)−u∥=0\|p_U(v) - u\| = 0 ∎. (Il passaggio ≥\ge toglie un termine ≥0\ge 0; poi si prende la radice, crescente, di due numeri non negativi.)

Grafico interattivo: Migliore approssimazione con U = asse x e v = (3, 4): p_U(v) = (3, 0) dista 4 da v; un altro punto di U, u = (2, 0), dista √17 ≈ 4,12, ipotenusa del triangolo rettangolo di cateti 4 e ‖p_U(v) − u‖ = 1

È il fondamento del Metodo dei minimi quadratiQuando un sistema AX = b non ha soluzioni si cerca X che rende minima la norma di AX − b: AX è la proiezione ortogonale di b su Im A, e X si trova risolvendo le equazioni normali AᵀA X = Aᵀb; applicazione alla retta di regressione.Metodo dei minimi quadrati → e dei problemi d'esame "trovare w∈Uw \in U che rende minima ∥v−w∥\|v - w\|".

Una condizione necessaria utile. Se ww è la proiezione di vv su qualche sottospazio, allora w⊥(v−w)w \perp (v - w). Se w⋅(v−w)≠0w \cdot (v - w) \ne 0, nessun sottospazio ha ww come proiezione di vv (Esercizio 81 · base ortogonale, U⊥, proiezione e un sottospazio impossibile, punto (d)).

Errori comuni

  • Usare la formula ∑v⋅uiui⋅uiui\sum \frac{v \cdot u_i}{u_i \cdot u_i} u_i con una base non ortogonale.
  • Confondere "equazioni di UU" e "base di U⊥U^\perp" o scambiare righe e colonne: i coefficienti delle equazioni di UU formano una base di U⊥U^\perp, non di UU.
  • Credere che U⊥U^\perp sia il "complementare" insiemistico di UU: è un sottospazio (contiene 00) e in generale è molto più piccolo di Rn∖U\mathbb{R}^n \setminus U.
  • Dimenticare di controllare il risultato: pU(v)p_U(v) deve stare in UU e v−pU(v)v - p_U(v) deve soddisfare le equazioni di U⊥U^\perp. Sono due controlli rapidi.

Versione ripasso

In Rn\mathbb{R}^n con prodotto scalare usuale.

L'ortogonale di un sottospazio

Definizione. U⊥={v∈Rn:v⋅u=0 ∀u∈U}U^\perp = \{ v \in \mathbb{R}^n : v \cdot u = 0 \ \forall u \in U \}.

Esempi in R3\mathbb{R}^3: l'ortogonale di una retta è un piano, quello di un piano è una retta.

Teorema. dim⁡U⊥=n−dim⁡U\dim U^\perp = n - \dim U.

Dimostrazione. U⊥U^\perp è il nucleoIl nucleo (vettori mandati in 0) e l'immagine (vettori raggiunti) di una funzione lineare sono sottospazi; f è iniettiva se e solo se Ker f = {0}; dim Ker f + dim Im f = dim V (nullità + rango); l'antimmagine di un vettore è una soluzione particolare più il nucleo.Nucleo e immagine → della matrice r×nr \times n che ha per righe la base di UU (rango rr): nullità + rango dà n−rn - r.

Rn=U⊕U⊥\mathbb{R}^n = U \oplus U^\perp e (U⊥)⊥=U(U^\perp)^\perp = U

  1. U∩U⊥={0}U \cap U^\perp = \{0\} (se vv è in entrambi, v⋅v=0v \cdot v = 0, quindi v=0v = 0).
  2. Rn=U⊕U⊥\mathbb{R}^n = U \oplus U^\perp (per la formula di GrassmannFormula di Grassmann: dim(U + W) = dim U + dim W − dim(U ∩ W), come contare gli elementi di un'unione senza contare due volte quelli comuni. Se U ∩ W = {0} la somma è diretta, U ⊕ W, e ogni vettore si scrive in modo unico come u + w.Formula di Grassmann e somma diretta →: dim⁡(U+U⊥)=n\dim(U + U^\perp) = n).
  3. (U⊥)⊥=U(U^\perp)^\perp = U (U⊆(U⊥)⊥U \subseteq (U^\perp)^\perp e le dimensioni coincidono).

Tabella di conversione:

  • Base di U→U \to Equazioni di U⊥U^\perp (coefficienti = componenti della base).
  • Equazioni di U→U \to Base di U⊥U^\perp (vettori dei coefficienti): se U⊥U^\perp ha l'equazione x1+4x2−3x3+2x4=0x_1 + 4x_2 - 3x_3 + 2x_4 = 0, allora U=⟨(1,4,−3,2)⟩U = \langle (1,4,-3,2) \rangle (Esercizio 80 · U⊥ da un'equazione, Gram-Schmidt e vettore di minima distanza).
  • Per una matrice AA: Ker⁡A=(righe)⊥\operatorname{Ker} A = (\text{righe})^\perp; se AA è simmetrica Ker⁡A=(Im⁡A)⊥\operatorname{Ker} A = (\operatorname{Im} A)^\perp (Esercizio 82 · (Im f)⊥ = Ker f per una matrice simmetrica).

Proiezione ortogonale su un sottospazio

Ogni vv si scrive unicamente come v=pU(v)+pU⊥(v)v = p_U(v) + p_{U^\perp}(v), con pU(v)∈Up_U(v) \in U e pU⊥(v)∈U⊥p_{U^\perp}(v) \in U^\perp.

Caratterizzazione: pU(v)p_U(v) è l'unico v′∈Uv' \in U con v−v′∈U⊥v - v' \in U^\perp.

Metodi di calcolo

  1. Con le incognite: pU(v)=∑aiuip_U(v) = \sum a_i u_i. Imporre (v−pU(v))⋅uj=0(v - p_U(v)) \cdot u_j = 0 per ogni jj (sistema r×rr \times r). Se dim⁡U⊥<dim⁡U\dim U^\perp < \dim U conviene proiettare su U⊥U^\perp e poi pU(v)=v−pU⊥(v)p_U(v) = v - p_{U^\perp}(v). Esempio: U=⟨(1,0,1),(0,1,1)⟩U = \langle (1,0,1), (0,1,1) \rangle, v=(1,2,0)v = (1,2,0): U⊥=⟨n⟩U^\perp = \langle n \rangle con n=(1,1,−1)n = (1,1,-1), pU⊥(v)=v⋅nn⋅nn=(1,1,−1)p_{U^\perp}(v) = \frac{v \cdot n}{n \cdot n} n = (1,1,-1), quindi pU(v)=(0,1,1)p_U(v) = (0,1,1).
  2. Base ortogonale: Se {u1,…,ur}\{u_1, \dots, u_r\} è ortogonale: pU(v)=∑i=1rv⋅ui∥ui∥2uip_U(v) = \sum_{i=1}^r \frac{v \cdot u_i}{\|u_i\|^2} u_i (con una base non ortogonale è sbagliata: per questo si usa Gram-SchmidtUna base ortonormale è fatta di vettori di norma 1 a due a due ortogonali: le coordinate si calcolano con prodotti scalari e le proiezioni con una formula diretta. Il procedimento di Gram-Schmidt trasforma una base qualsiasi in una base ortogonale (e poi ortonormale) dello stesso sottospazio.Basi ortonormali e Gram-Schmidt →).
  3. Matrice di proiezione: Se AA ha i vettori base in colonna: P=A(ATA)−1AT,pU(v)=PvP = A(A^T A)^{-1} A^T, \quad p_U(v) = P v
    • Deriva da AT(v−Aa)=0A^T(v - Aa) = 0, cioè ATA a=ATvA^TA\,a = A^Tv; ATAA^TA è invertibile perché le colonne di AA sono indipendenti.
    • P2=PP^2 = P, PT=PP^T = P, Im⁡P=U\operatorname{Im} P = U, Ker⁡P=U⊥\operatorname{Ker} P = U^\perp; I−PI - P proietta su U⊥U^\perp; con base ortonormale P=AATP = AA^T.

La proiezione è il punto più vicino

Teorema. Per ogni u∈Uu \in U, ∥v−pU(v)∥≤∥v−u∥\|v - p_U(v)\| \le \|v - u\|. L'uguaglianza vale solo se u=pU(v)u = p_U(v).

Errori tipici:

  • Applicare la formula con base ortogonale a una base non ortogonale (errore gravissimo).
  • Scambiare base di UU con i coefficienti delle equazioni di UU.
  • Dimenticare che U⊥U^\perp è un sottospazio (non è il complemento insiemistico).
  • Omettere il controllo finale: verificare se pU(v)∈Up_U(v) \in U e (v−pU(v))∈U⊥(v - p_U(v)) \in U^\perp.

Esercizi su questo argomento

Teoria collegata