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Note per Studenti Segno di una forma bilineare simmetrica

Segno di una forma bilineare simmetrica

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Lezione 37 (videolezione n. 37). Prerequisiti: Forme bilineari simmetricheUna forma bilineare simmetrica generalizza il prodotto scalare: si rappresenta con una matrice simmetrica, che cambiando base diventa PᵀAP (matrici congruenti); può essere degenere o no, definita positiva, negativa o indefinita; le definite positive sono i prodotti scalari e per esse vale Gram-Schmidt.Forme bilineari simmetriche → (definizioni di definita, semidefinita, indefinita, degenere), Autovalori e autovettoriUn autovettore è un vettore non nullo che una funzione lineare manda in un suo multiplo; si trovano gli autovalori come radici del polinomio caratteristico det(A − λI) e gli autovettori come nucleo di A − λI. Matrici simili hanno gli stessi autovalori.Autovalori e autovettori →, Proprietà del determinante, Binet e LaplaceIl determinante è lineare in ogni riga, cambia segno scambiando due righe, non cambia sommando a una riga un multiplo di un'altra: così si calcola con Gauss riducendo a triangolare. Binet: det(AB) = det A · det B. Laplace: sviluppo lungo una riga o colonna con i complementi algebrici.Proprietà del determinante, Binet e Laplace →. Esercizi: Esercizio 88 · segno di una forma quadratica con parametro, Esercizio 89 · base ortonormale di autovettori e forma quadratica diagonale. Seguito: Teorema spettrale e forme quadraticheUna funzione lineare è simmetrica se f(v)·w = v·f(w); in una base ortonormale ha matrice simmetrica. Teorema spettrale: f è simmetrica se e solo se esiste una base ortonormale di autovettori, cioè A simmetrica ⇔ PᵀAP diagonale con P ortogonale. Applicato alle forme quadratiche, permette di scriverle come somma di quadrati con gli autovalori come coefficienti.Teorema spettrale e forme quadratiche →.

In tutta la nota φ\varphi è una forma bilineare simmetrica su Rn\mathbb{R}^n con matrice simmetrica AA (rispetto alla base canonica) e forma quadratica q(x)=xTAxq(x) = x^T A x.

Dove si usa. Oltre che per le coniche e le quadriche, il segno di una forma quadratica serve in analisi in più variabili: in un punto critico di una funzione f(x1,…,xn)f(x_1, \dots, x_n) la matrice hessianaLe derivate seconde ∂²f/∂xj∂xi formano la matrice hessiana Hf; per il teorema di Schwarz (derivate miste continue) è simmetrica. Taylor al secondo ordine: f(x0 + h) = f(x0) + ∇f(x0)·h + ½ hᵀHf(x0)h + o(‖h‖²). Una matrice simmetrica è definita positiva/negativa, semidefinita o indefinita a seconda del segno della forma quadratica hᵀAh; si riconosce con gli autovalori o con i minori principali (in 2×2: determinante e primo elemento).Matrice hessiana e formula di Taylor in più variabili → è simmetrica, e se la sua forma quadratica è definita positiva il punto è di minimo, se è definita negativa di massimo, se è indefinita di sella (Massimi e minimi liberi in più variabiliSe f è differenziabile e ha un estremo relativo in un punto interno x0, allora ∇f(x0) = 0 (Fermat): gli estremi interni vanno cercati tra i punti critici. Se f è C², in un punto critico: hessiana definita positiva → minimo, definita negativa → massimo, indefinita → sella, semidefinita → il test non decide e si studia il segno di f(x) − f(x0). In due variabili: det H > 0 e fxx > 0 minimo, det H > 0 e fxx < 0 massimo, det H < 0 sella.Massimi e minimi liberi in più variabili →). I metodi di questa nota sono gli stessi che si usano lì.

L'idea: se la matrice è diagonale si legge tutto

Se A=diag⁡(d1,…,dn)A = \operatorname{diag}(d_1, \dots, d_n), allora q(x)=d1x12+⋯+dnxn2q(x) = d_1 x_1^2 + \dots + d_n x_n^2 e il tipo si vede dai segni dei did_i:

segni dei did_i tipo
tutti >0> 0 definita positiva
tutti ≥0\ge 0, almeno uno =0= 0 semidefinita positiva
tutti <0< 0 definita negativa
tutti ≤0\le 0, almeno uno =0= 0 semidefinita negativa
almeno uno >0> 0 e almeno uno <0< 0 indefinita

(Per esempio se d1>0d_1 > 0 e d2<0d_2 < 0: q(e1)=d1>0q(e_1) = d_1 > 0 e q(e2)=d2<0q(e_2) = d_2 < 0, quindi è indefinita.)

Tutti i metodi che seguono fanno la stessa cosa: trovano una base in cui la forma è diagonale, oppure ricavano i segni dei did_i senza calcolarli. Per questo bisogna prima sapere che il numero di segni non dipende dalla base scelta.

Teorema di Sylvester (legge d'inerzia)

Cambiando base la matrice diventa PTAPP^T A P (matrici congruentiUna forma bilineare simmetrica generalizza il prodotto scalare: si rappresenta con una matrice simmetrica, che cambiando base diventa PᵀAP (matrici congruenti); può essere degenere o no, definita positiva, negativa o indefinita; le definite positive sono i prodotti scalari e per esse vale Gram-Schmidt.Forme bilineari simmetriche →), e i numeri sulla diagonale cambiano. Per esempio diag⁡(1,1)\operatorname{diag}(1, 1) e diag⁡(4,9)\operatorname{diag}(4, 9) sono la stessa forma in due basi diverse (basta prendere la base {2e1,3e2}\{2e_1, 3e_2\}: per bilinearità φ(2e1,2e1)=4 φ(e1,e1)=4\varphi(2e_1, 2e_1) = 4\, \varphi(e_1, e_1) = 4, φ(3e2,3e2)=9\varphi(3e_2, 3e_2) = 9, φ(2e1,3e2)=6⋅0=0\varphi(2e_1, 3e_2) = 6 \cdot 0 = 0). Quello che non cambia è il conteggio dei segni.

Teorema (Sylvester). Per ogni forma bilineare simmetrica reale esiste una base in cui la matrice è diag⁡(1,…,1⏟p,−1,…,−1⏟r,0,…,0⏟n−p−r),\operatorname{diag}(\underbrace{1, \dots, 1}_{p}, \underbrace{-1, \dots, -1}_{r}, \underbrace{0, \dots, 0}_{n - p - r}), e i numeri pp e rr sono gli stessi in qualunque base che renda la matrice diagonale.

Esempio. q(x,y)=x2−y2q(x,y) = x^2 - y^2 ha già matrice diag⁡(1,−1)\operatorname{diag}(1, -1): la segnatura è (p,r)=(1,1)(p, r) = (1, 1) e il rango è p+r=2p + r = 2.

La coppia (p,r)(p, r) si chiama segnatura della forma; p+r=rango⁡(A)p + r = \operatorname{rango}(A).

  • L'esistenza: si trova una base φ\varphi-ortogonale {v1,…,vn}\{v_1, \dots, v_n\} (con il teorema spettrale, o completando i quadrati) e si divide ogni viv_i con φ(vi,vi)≠0\varphi(v_i, v_i) \ne 0 per ∣φ(vi,vi)∣\sqrt{|\varphi(v_i, v_i)|}: il nuovo valore diagonale diventa ±1\pm 1.
  • L'unicità (idea): pp è la dimensione massima di un sottospazio su cui la forma è definita positiva, quindi è una proprietà della forma e non della base. Su ⟨v1,…,vp⟩\langle v_1, \dots, v_p \rangle la forma è definita positiva; se ci fosse un sottospazio UU più grande con la stessa proprietà, per la formula di GrassmannFormula di Grassmann: dim(U + W) = dim U + dim W − dim(U ∩ W), come contare gli elementi di un'unione senza contare due volte quelli comuni. Se U ∩ W = {0} la somma è diretta, U ⊕ W, e ogni vettore si scrive in modo unico come u + w.Formula di Grassmann e somma diretta → UU intersecherebbe W=⟨vp+1,…,vn⟩W = \langle v_{p+1}, \dots, v_n \rangle (dove q≤0q \le 0) in un vettore non nullo vv, con q(v)>0q(v) > 0 e q(v)≤0q(v) \le 0 insieme: impossibile. Il conto delle dimensioni: dim⁡(U∩W)=dim⁡U+dim⁡W−dim⁡(U+W)≥dim⁡U+(n−p)−n=dim⁡U−p>0\dim(U \cap W) = \dim U + \dim W - \dim(U + W) \ge \dim U + (n - p) - n = \dim U - p > 0, perché U+W⊆RnU + W \subseteq \mathbb{R}^n ha dimensione al più nn.

Quindi il tipo si legge dalla segnatura:

segnatura tipo
p=np = n definita positiva
r=nr = n definita negativa
r=0r = 0, p<np < n semidefinita positiva
p=0p = 0, r<nr < n semidefinita negativa
p≥1p \ge 1 e r≥1r \ge 1 indefinita

Metodo 1: i segni degli autovalori

Per il teorema spettraleOgni matrice simmetrica reale ha autovalori reali e una base ortonormale di autovettori: con P ortogonale si ha PᵀAP = P⁻¹AP = diagonale.Teorema spettrale e forme quadratiche → esiste una matrice ortogonale PP (PT=P−1P^T = P^{-1}) con

PTAP=P−1AP=diag⁡(λ1,…,λn),P^T A P = P^{-1} A P = \operatorname{diag}(\lambda_1, \dots, \lambda_n),

dove i λi\lambda_i sono gli autovalori di AA, tutti reali. Siccome PTAPP^T A P è proprio la matrice della forma nella base delle colonne di PP, la forma diagonale ha gli autovalori sulla diagonale. Quindi:

pp = numero di autovalori positivi,  r\ r = numero di autovalori negativi (contati con molteplicità).

Esempio: A=(12021000−1)A = \begin{pmatrix} 1 & 2 & 0 \\ 2 & 1 & 0 \\ 0 & 0 & -1 \end{pmatrix} ha autovalori 3,−1,−13, -1, -1: segnatura (1,2)(1, 2), indefinita. Calcolo: la matrice è a blocchi (la terza riga e la terza colonna hanno solo l'elemento diagonale), quindi sviluppando con LaplaceIl determinante è lineare in ogni riga, cambia segno scambiando due righe, non cambia sommando a una riga un multiplo di un'altra: così si calcola con Gauss riducendo a triangolare. Binet: det(AB) = det A · det B. Laplace: sviluppo lungo una riga o colonna con i complementi algebrici.Proprietà del determinante, Binet e Laplace → lungo la terza riga det⁡(A−xI)=(−1−x)[(1−x)2−4]\det(A - xI) = (-1 - x)\left[(1 - x)^2 - 4\right]. Il secondo fattore è una differenza di quadrati: (1−x−2)(1−x+2)=(−1−x)(3−x)(1 - x - 2)(1 - x + 2) = (-1 - x)(3 - x). Quindi det⁡(A−xI)=(−1−x)2(3−x)\det(A - xI) = (-1 - x)^2 (3 - x): autovalori 33 (semplice) e −1-1 (doppio).

Attenzione: questo vale perché la PP del teorema spettrale è ortogonale. Per una PP qualsiasi gli elementi di PTAPP^T A P non sono gli autovalori (lo si è visto con diag⁡(1,1)\operatorname{diag}(1,1) e diag⁡(4,9)\operatorname{diag}(4,9)); hanno però gli stessi segni, per Sylvester.

Il difetto del metodo: calcolare gli autovalori richiede di trovare le radici del polinomio caratteristico, che per n≥3n \ge 3 di solito non sono belle. Il metodo 2 evita di calcolarle.

Metodo 2: la regola dei segni di Cartesio

Regola di Cartesio. Sia p(x)=anxn+⋯+a1x+a0p(x) = a_n x^n + \dots + a_1 x + a_0 un polinomio a coefficienti reali con tutte le radici reali. Allora il numero di radici positive (con molteplicità) è uguale al numero di variazioni di segnoSi scrivono i coefficienti in ordine dal grado più alto al più basso, si saltano quelli nulli, e si conta quante volte due coefficienti consecutivi hanno segno opposto. nella successione dei coefficienti.

Per un polinomio qualsiasi la regola dà solo un limite superiore; l'uguaglianza vale perché le radici sono tutte reali, ed è proprio il caso del polinomio caratteristico di una matrice simmetrica.

Come si usa.

  1. Si calcola pA(x)=det⁡(xI−A)p_A(x) = \det(xI - A) (oppure det⁡(A−xI)=(−1)ndet⁡(xI−A)\det(A - xI) = (-1)^n \det(xI - A), perché si cambia segno a tutte le nn righe: cambia solo il segno complessivo, non le radici e non il numero di variazioni). Per una 3×33 \times 3 c'è una scorciatoia: det⁡(xI−A)=x3−(tr⁡A) x2+c2 x−det⁡A\det(xI - A) = x^3 - (\operatorname{tr} A)\, x^2 + c_2\, x - \det A, dove c2c_2 è la somma dei tre minori principali 2×22 \times 2 (quelli che si ottengono cancellando la riga e la colonna ii, per i=1,2,3i = 1, 2, 3).
  2. Si contano le variazioni di segno: sono gli autovalori positivi.
  3. Si guarda la potenza più bassa di xx con coefficiente non nullo: se pA(x)=xk⋅(… )p_A(x) = x^k \cdot (\dots) con (… )(\dots) non nullo in 00, l'autovalore 00 ha molteplicità kk.
  4. Gli autovalori negativi sono i rimanenti: r=n−p−kr = n - p - k.

Esempio 1. A=(2−10−12−10−12)A = \begin{pmatrix} 2 & -1 & 0 \\ -1 & 2 & -1 \\ 0 & -1 & 2 \end{pmatrix},  pA(x)=x3−6x2+10x−4\ p_A(x) = x^3 - 6x^2 + 10x - 4. Calcolo: xI−A=(x−2101x−2101x−2)xI - A = \begin{pmatrix} x - 2 & 1 & 0 \\ 1 & x - 2 & 1 \\ 0 & 1 & x - 2 \end{pmatrix}; sviluppando lungo la prima riga,

pA(x)=(x−2)[(x−2)2−1]−1⋅[1⋅(x−2)−1⋅0]=(x−2)3−2(x−2),p_A(x) = (x - 2)\left[(x - 2)^2 - 1\right] - 1 \cdot \left[1 \cdot (x - 2) - 1 \cdot 0\right] = (x - 2)^3 - 2(x - 2) ,

e sviluppando il cubo (x−2)3=x3−6x2+12x−8(x - 2)^3 = x^3 - 6x^2 + 12x - 8, quindi pA(x)=x3−6x2+12x−8−2x+4=x3−6x2+10x−4p_A(x) = x^3 - 6x^2 + 12x - 8 - 2x + 4 = x^3 - 6x^2 + 10x - 4. (Con la scorciatoia: tr⁡A=6\operatorname{tr} A = 6, c2=3+4+3=10c_2 = 3 + 4 + 3 = 10, det⁡A=4\det A = 4.) Segni: +,−,+,−+, -, +, -: tre variazioni, tre autovalori positivi. Definita positiva. (Gli autovalori sono 2−22 - \sqrt2, 22, 2+22 + \sqrt2: dalla forma raccolta pA(x)=(x−2)[(x−2)2−2]p_A(x) = (x - 2)\left[(x - 2)^2 - 2\right] si legge x=2x = 2 oppure x−2=±2x - 2 = \pm\sqrt2.)

Grafico interattivo: Il polinomio caratteristico p(x) = x³ − 6x² + 10x − 4 dell'esempio 1: le tre radici 2 − √2 ≈ 0,59, 2 e 2 + √2 ≈ 3,41 sono tutte positive, come prevede la regola di Cartesio (tre variazioni di segno), e p(0) = −4 ≠ 0

Esempio 2. La matrice dell'esempio del metodo 1 ha pA(x)=x3−x2−5x−3p_A(x) = x^3 - x^2 - 5x - 3 (sviluppando lungo la terza riga, det⁡(xI−A)=(x+1)[(x−1)2−4]=(x+1)(x2−2x−3)=x3−2x2−3x+x2−2x−3\det(xI - A) = (x + 1)\left[(x - 1)^2 - 4\right] = (x + 1)(x^2 - 2x - 3) = x^3 - 2x^2 - 3x + x^2 - 2x - 3). Segni: +,−,−,−+, -, -, -: una sola variazione, un autovalore positivo; pA(0)=−3≠0p_A(0) = -3 \ne 0, quindi 00 non è autovalore; i negativi sono 3−1−0=23 - 1 - 0 = 2. Segnatura (1,2)(1, 2) ✓.

Esempio 3. A=(111123135)A = \begin{pmatrix} 1 & 1 & 1 \\ 1 & 2 & 3 \\ 1 & 3 & 5 \end{pmatrix},  pA(x)=x3−8x2+6x=x(x2−8x+6)\ p_A(x) = x^3 - 8x^2 + 6x = x(x^2 - 8x + 6). Con la scorciatoia: tr⁡A=1+2+5=8\operatorname{tr} A = 1 + 2 + 5 = 8; i minori principali 2×22 \times 2 sono det⁡(2335)=1\det\begin{pmatrix} 2 & 3 \\ 3 & 5 \end{pmatrix} = 1, det⁡(1115)=4\det\begin{pmatrix} 1 & 1 \\ 1 & 5 \end{pmatrix} = 4, det⁡(1112)=1\det\begin{pmatrix} 1 & 1 \\ 1 & 2 \end{pmatrix} = 1, quindi c2=6c_2 = 6; det⁡A=1⋅(10−9)−1⋅(5−3)+1⋅(3−2)=0\det A = 1 \cdot (10 - 9) - 1 \cdot (5 - 3) + 1 \cdot (3 - 2) = 0 (Laplace lungo la prima riga). Variazioni in +,−,++, -, +: due. Manca il termine noto: 00 è autovalore semplice (il fattore x2−8x+6x^2 - 8x + 6 in 00 vale 6≠06 \ne 0). Negativi: 3−2−1=03 - 2 - 1 = 0. Segnatura (2,0)(2, 0): semidefinita positiva, degenere. Controllo: le radici di x2−8x+6x^2 - 8x + 6 sono 4±104 \pm \sqrt{10}, entrambe positive perché 10≈3,16<4\sqrt{10} \approx 3{,}16 < 4.

Metodo 3: i minori principali di nord-ovest

I minori principali di nord-ovest (o "di guida") sono i determinanti dei blocchi quadrati in alto a sinistra:

D1=a11,D2=det⁡(a11a12a21a22),…,Dn=det⁡A.D_1 = a_{11}, \quad D_2 = \det \begin{pmatrix} a_{11} & a_{12} \\ a_{21} & a_{22} \end{pmatrix}, \quad \dots, \quad D_n = \det A .

Criterio dei minori principali. Sia AA simmetrica.

  • φ\varphi è definita positiva   ⟺  D1>0,D2>0,…,Dn>0\iff D_1 > 0, D_2 > 0, \dots, D_n > 0.
  • φ\varphi è definita negativa   ⟺  D1<0,D2>0,D3<0,…\iff D_1 < 0, D_2 > 0, D_3 < 0, \dots, cioè (−1)kDk>0(-1)^k D_k > 0 per ogni kk (segni alterni, partendo da −-).
  • Se det⁡A≠0\det A \ne 0 e non si è in nessuno dei due casi precedenti, φ\varphi è indefinita.
  • Se det⁡A=0\det A = 0 la forma è degenere e il criterio non basta: usare un altro metodo.

Perché funziona. Si applica il procedimento di Gram-SchmidtUna base ortonormale è fatta di vettori di norma 1 a due a due ortogonali: le coordinate si calcolano con prodotti scalari e le proiezioni con una formula diretta. Il procedimento di Gram-Schmidt trasforma una base qualsiasi in una base ortogonale (e poi ortonormale) dello stesso sottospazio.Basi ortonormali e Gram-Schmidt → con la forma φ\varphi alla base canonica, supponendo che i minori D1,…,Dn−1D_1, \dots, D_{n-1} siano tutti non nulli (è proprio quello che serve perché il procedimento non si blocchi). Si ottengono vettori v1,…,vnv_1, \dots, v_n con

vk=ek+(combinazione di e1,…,ek−1),v_k = e_k + (\text{combinazione di } e_1, \dots, e_{k-1}),

cioè la matrice di cambiamento di base PP è triangolare superiore con 11 sulla diagonale, e PTAP=diag⁡(d1,…,dn)P^T A P = \operatorname{diag}(d_1, \dots, d_n) con dk=φ(vk,vk)d_k = \varphi(v_k, v_k). Ora si guardano i blocchi k×kk \times k in alto a sinistra: siccome PP è triangolare, il blocco di PTAPP^TAP è PkTAkPkP_k^T A_k P_k (con AkA_k, PkP_k i blocchi di AA, PP), e det⁡Pk=1\det P_k = 1. Per il teorema di BinetIl determinante è lineare in ogni riga, cambia segno scambiando due righe, non cambia sommando a una riga un multiplo di un'altra: così si calcola con Gauss riducendo a triangolare. Binet: det(AB) = det A · det B. Laplace: sviluppo lungo una riga o colonna con i complementi algebrici.Proprietà del determinante, Binet e Laplace →:

d1d2⋯dk=det⁡(PkTAkPk)=det⁡Ak=Dk,quindidk=DkDk−1(D0=1).d_1 d_2 \cdots d_k = \det(P_k^T A_k P_k) = \det A_k = D_k, \qquad \text{quindi} \qquad d_k = \frac{D_k}{D_{k-1}} \quad (D_0 = 1).

Ora è tutto chiaro:

  • tutti i Dk>0D_k > 0   ⟺  \iff tutti i dk>0d_k > 0   ⟺  \iff definita positiva;
  • DkD_k di segni alterni partendo da D1<0D_1 < 0   ⟺  \iff ogni quoziente Dk/Dk−1D_k / D_{k-1} è negativo   ⟺  \iff tutti i dk<0d_k < 0   ⟺  \iff definita negativa.

Il caso "det⁡A≠0\det A \ne 0 ma nessuno dei due" dà indefinita perché la forma è non degenere (quindi non semidefinita) e non è definita.

Esempio 1 (stessa matrice del metodo 2): D1=2D_1 = 2, D2=2⋅2−(−1)(−1)=4−1=3D_2 = 2 \cdot 2 - (-1)(-1) = 4 - 1 = 3, D3=det⁡A=2⋅(4−1)−(−1)⋅(−2−0)+0=6−2=4D_3 = \det A = 2 \cdot (4 - 1) - (-1) \cdot (-2 - 0) + 0 = 6 - 2 = 4 (Laplace lungo la prima riga). Tutti positivi: definita positiva ✓. I valori diagonali dopo Gram-Schmidt sono d1=D1D0=2d_1 = \frac{D_1}{D_0} = 2, d2=D2D1=32d_2 = \frac{D_2}{D_1} = \frac32, d3=D3D2=43d_3 = \frac{D_3}{D_2} = \frac43.

Esempio 2. A=(−211−1)A = \begin{pmatrix} -2 & 1 \\ 1 & -1 \end{pmatrix}: D1=−2<0D_1 = -2 < 0, D2=2−1=1>0D_2 = 2 - 1 = 1 > 0. Segni −,+-, +: definita negativa. (Controllo: q(x)=−2x12+2x1x2−x22=−x12−(x12−2x1x2+x22)=−x12−(x1−x2)2<0q(x) = -2x_1^2 + 2x_1x_2 - x_2^2 = -x_1^2 - (x_1^2 - 2x_1x_2 + x_2^2) = -x_1^2 - (x_1 - x_2)^2 < 0 per x≠0x \ne 0, perché i due quadrati sono entrambi nulli solo se x1=0x_1 = 0 e x2=x1=0x_2 = x_1 = 0. Gli autovalori sono −3±52\frac{-3 \pm \sqrt5}{2}, entrambi negativi.)

Esempio 3. (12021000−1)\begin{pmatrix} 1 & 2 & 0 \\ 2 & 1 & 0 \\ 0 & 0 & -1 \end{pmatrix}: D1=1D_1 = 1, D2=1−4=−3D_2 = 1 - 4 = -3, D3=(−1)⋅D2=3D_3 = (-1) \cdot D_2 = 3 (Laplace lungo la terza riga). det⁡≠0\det \ne 0, segni +,−,++, -, +: né tutti positivi né alterni da −-. Indefinita ✓.

Il caso 2×22 \times 2 diventa una regola da ricordare: per A=(abbc)A = \begin{pmatrix} a & b \\ b & c \end{pmatrix}, det⁡A=ac−b2\det A = ac - b^2 è il prodotto dei due autovalori e a+ca + c (la traccia) è la loro somma: il polinomio caratteristico è x2−(a+c)x+(ac−b2)=(x−λ1)(x−λ2)x^2 - (a + c)x + (ac - b^2) = (x - \lambda_1)(x - \lambda_2). Se det⁡A>0\det A > 0 i due autovalori hanno lo stesso segno, e quel segno è quello di a=q(e1)a = q(e_1), perché una forma definita ha su e1e_1 il proprio segno. Se det⁡A=0\det A = 0 un autovalore è nullo e l'altro vale a+ca + c.

det⁡A\det A tipo
<0< 0 indefinita (autovalori di segno opposto)
>0> 0 e a>0a > 0 definita positiva
>0> 0 e a<0a < 0 definita negativa
=0= 0 semidefinita (positiva se a+c>0a + c > 0, negativa se a+c<0a + c < 0), oppure nulla

Perché il criterio non vale per le semidefinite. Le matrici diag⁡(1,0,1)\operatorname{diag}(1, 0, 1) (semidefinita positiva) e diag⁡(1,0,−1)\operatorname{diag}(1, 0, -1) (indefinita) hanno gli stessi minori di nord-ovest: 1,0,01, 0, 0. I minori non bastano a distinguerle. Esiste un criterio per le semidefinite, ma usa tutti i minori principali (quelli ottenuti scegliendo le stesse righe e colonne, non solo in alto a sinistra): φ\varphi è semidefinita positiva se e solo se sono tutti ≥0\ge 0. In pratica, nel caso degenere, conviene il metodo 2 o il metodo 4.

Metodo 4: completamento dei quadrati

È la versione "a mano" di Gram-Schmidt: si raccolgono i termini con x1x_1 in un quadrato, poi quelli con x2x_2, e così via. Si ottiene qq come combinazione di quadrati di nuove variabili yiy_i legate alle xix_i da un cambio di variabili invertibile; per Sylvester i segni dei coefficienti danno la segnatura.

Esempio. q(x)=2x12−2x1x2+2x22−2x2x3+2x32q(x) = 2x_1^2 - 2x_1x_2 + 2x_2^2 - 2x_2x_3 + 2x_3^2 (la forma dell'esempio 1).

  1. Termini con x1x_1: 2x12−2x1x2=2(x12−x1x2)=2(x1−x22)2−x2222x_1^2 - 2x_1x_2 = 2\left(x_1^2 - x_1x_2\right) = 2\left(x_1 - \frac{x_2}{2}\right)^2 - \frac{x_2^2}{2}. (Si aggiunge e toglie quello che serve per completare il quadrato: (x1−x22)2=x12−x1x2+x224\left(x_1 - \frac{x_2}{2}\right)^2 = x_1^2 - x_1x_2 + \frac{x_2^2}{4}.)
  2. Restano 2x22−x222−2x2x3+2x32=32x22−2x2x3+2x32=32(x2−23x3)2−23x32+2x322x_2^2 - \frac{x_2^2}{2} - 2x_2x_3 + 2x_3^2 = \frac32 x_2^2 - 2x_2x_3 + 2x_3^2 = \frac32\left(x_2 - \frac23 x_3\right)^2 - \frac23 x_3^2 + 2x_3^2. (Si raccoglie 32\frac32: 32x22−2x2x3=32(x22−43x2x3)\frac32 x_2^2 - 2x_2x_3 = \frac32\left(x_2^2 - \frac43 x_2 x_3\right), e (x2−23x3)2=x22−43x2x3+49x32\left(x_2 - \frac23 x_3\right)^2 = x_2^2 - \frac43 x_2x_3 + \frac49 x_3^2; il termine in più 32⋅49x32=23x32\frac32 \cdot \frac49 x_3^2 = \frac23 x_3^2 va tolto.)
  3. Totale: q=2(x1−x22)2+32(x2−23x3)2+43x32.q = 2\left(x_1 - \tfrac{x_2}{2}\right)^2 + \tfrac32\left(x_2 - \tfrac23 x_3\right)^2 + \tfrac43 x_3^2 .

(−23+2=43-\frac23 + 2 = \frac43.) Coefficienti 2,32,432, \frac32, \frac43: tutti positivi, definita positiva. Il cambio di variabili y1=x1−x22y_1 = x_1 - \frac{x_2}{2}, y2=x2−23x3y_2 = x_2 - \frac23 x_3, y3=x3y_3 = x_3 è invertibile (la sua matrice è triangolare con 11 sulla diagonale, determinante 11), quindi Sylvester si applica. Sono esattamente i dk=Dk/Dk−1d_k = D_k / D_{k-1} del metodo 3: non è un caso, è lo stesso procedimento.

Se manca un quadrato. In q=2x1x2q = 2x_1x_2 non c'è x12x_1^2 da cui partire. Si usa x1=y1+y2x_1 = y_1 + y_2, x2=y1−y2x_2 = y_1 - y_2: q=2(y1+y2)(y1−y2)=2(y12−y22)q = 2(y_1 + y_2)(y_1 - y_2) = 2(y_1^2 - y_2^2) (prodotto notevole), indefinita. Il cambio è invertibile perché det⁡(111−1)=−2≠0\det \begin{pmatrix} 1 & 1 \\ 1 & -1 \end{pmatrix} = -2 \ne 0. (Più in generale si sceglie una variabile che compare al quadrato; se nessuna compare, si fa questa sostituzione.)

Quale metodo usare

situazione metodo consigliato
matrice 2×22 \times 2 determinante e a11a_{11} (tabella sopra)
serve solo sapere se è definita positiva/negativa minori principali
matrice con parametro minori principali per i casi non degeneri, poi completamento dei quadrati o Cartesio dove det⁡A=0\det A = 0
forma degenere (det⁡A=0\det A = 0) Cartesio sul polinomio caratteristico, o completamento dei quadrati
servono anche la base diagonalizzante ortonormale autovalori e autovettori (teorema spettrale)

Errori comuni

  • "D3<0D_3 < 0, quindi definita negativa": per la definita negativa serve la successione −,+,−,…-, +, -, \dots; se D1>0D_1 > 0 la forma non può mai essere negativa (q(e1)=a11>0q(e_1) = a_{11} > 0).
  • Concludere "semidefinita positiva" perché i minori di nord-ovest sono ≥0\ge 0: non basta (controesempio diag⁡(1,0,−1)\operatorname{diag}(1, 0, -1)).
  • Applicare Cartesio a un polinomio con radici complesse: la regola conta esattamente le radici positive solo se sono tutte reali; per una matrice simmetrica lo sono, per una qualsiasi no.
  • Confondere i numeri diagonali di PTAPP^T A P con gli autovalori: lo sono solo se PP è ortogonale; in generale hanno solo gli stessi segni.
  • Dimenticare il fattore 12\frac12 nella matrice: il termine 2x1x22x_1x_2 dà a12=a21=1a_{12} = a_{21} = 1.

Versione ripasso

Sia φ\varphi una forma bilineare simmetricaUna forma bilineare simmetrica generalizza il prodotto scalare: si rappresenta con una matrice simmetrica, che cambiando base diventa PᵀAP (matrici congruenti); può essere degenere o no, definita positiva, negativa o indefinita; le definite positive sono i prodotti scalari e per esse vale Gram-Schmidt.Forme bilineari simmetriche → su Rn\mathbb{R}^n con matrice AA e forma quadratica q(x)=xTAxq(x) = x^T A x. Il tipo (definita/semidefinita/indefinita) dipende dai segni dei coefficienti della sua forma diagonale.

Teorema di Sylvester

Per ogni forma bilineare simmetrica reale esiste una base in cui la matrice è diagonale con entrate ±1\pm 1 o 00.

La segnatura (p,r)(p, r) (dove pp è il numero di +1+1, rr il numero di −1-1) è invariante rispetto alla base. Il rango della forma è p+rp+r.

  • p=np=n: definita positiva; r=nr=n: definita negativa.
  • r=0,p<nr=0, p<n: semidefinita positiva; p=0,r<np=0, r<n: semidefinita negativa.
  • p≥1,r≥1p \ge 1, r \ge 1: indefinita.

Metodo 1: Autovalori

Per il teorema spettraleUna funzione lineare è simmetrica se f(v)·w = v·f(w); in una base ortonormale ha matrice simmetrica. Teorema spettrale: f è simmetrica se e solo se esiste una base ortonormale di autovettori, cioè A simmetrica ⇔ PᵀAP diagonale con P ortogonale. Applicato alle forme quadratiche, permette di scriverle come somma di quadrati con gli autovalori come coefficienti.Teorema spettrale e forme quadratiche →, esiste una base ortonormale di autovettori tale che la forma sia diag⁡(λ1,…,λn)\operatorname{diag}(\lambda_1, \dots, \lambda_n).

  • pp = numero di autovalori positivi, rr = numero di autovalori negativi (con molteplicità). Vale perché la PP del teorema spettrale è ortogonale (PTAP=P−1APP^TAP = P^{-1}AP); per una PP qualsiasi i numeri diagonali non sono gli autovalori ma hanno gli stessi segni (esempio: diag⁡(1,1)\operatorname{diag}(1,1) e diag⁡(4,9)\operatorname{diag}(4,9) sono la stessa forma). Esempio: (12021000−1)\begin{pmatrix} 1 & 2 & 0 \\ 2 & 1 & 0 \\ 0 & 0 & -1 \end{pmatrix} ha autovalori 3,−1,−13, -1, -1: segnatura (1,2)(1,2), indefinita.

Metodo 2: Regola di Cartesio

Si studia il polinomio caratteristico pA(x)=det⁡(xI−A)p_A(x) = \det(xI - A). Poiché le radici (autovalori) sono tutte reali:

  1. Il numero di variazioni di segno nei coefficienti di pA(x)p_A(x) è il numero di autovalori positivi (pp).
  2. Il numero di autovalori nulli è pari alla potenza minima di xx in pA(x)p_A(x).
  3. Gli autovalori negativi sono r=n−p−(molteplicitaˋ dello 0)r = n - p - (\text{molteplicità dello 0}).

Esempi: (2−10−12−10−12)\begin{pmatrix} 2 & -1 & 0 \\ -1 & 2 & -1 \\ 0 & -1 & 2 \end{pmatrix} ha x3−6x2+10x−4x^3 - 6x^2 + 10x - 4, segni +,−,+,−+,-,+,-: tre variazioni, definita positiva. (111123135)\begin{pmatrix} 1 & 1 & 1 \\ 1 & 2 & 3 \\ 1 & 3 & 5 \end{pmatrix} ha x(x2−8x+6)x(x^2 - 8x + 6): due variazioni, 00 semplice, negativi 00: semidefinita positiva (segnatura (2,0)(2,0)).

Metodo 3: Minori principali di nord-ovest

Siano DkD_k i determinanti dei blocchi k×kk \times k in alto a sinistra.

  • Definita positiva: D1>0,D2>0,…,Dn>0D_1 > 0, D_2 > 0, \dots, D_n > 0.
  • Definita negativa: D1<0,D2>0,D3<0,…D_1 < 0, D_2 > 0, D_3 < 0, \dots ((−1)kDk>0(-1)^k D_k > 0).
  • Caso 2×22 \times 2: A=(abbc)A = \begin{pmatrix} a & b \\ b & c \end{pmatrix}: se det⁡A<0\det A < 0 è indefinita; se det⁡A>0\det A > 0 è definita con segno di aa. Nota: non applicabile se det⁡A=0\det A = 0. Perché: Gram-Schmidt con φ\varphi sulla base canonica dà PP triangolare con diagonale 11 e valori diagonali dk=DkDk−1d_k = \frac{D_k}{D_{k-1}} (per Binet d1⋯dk=Dkd_1\cdots d_k = D_k). Esempi: (2−10−12−10−12)\begin{pmatrix} 2 & -1 & 0 \\ -1 & 2 & -1 \\ 0 & -1 & 2 \end{pmatrix} ha D=2,3,4D = 2, 3, 4 (definita positiva, d=2,32,43d = 2, \frac32, \frac43); (−211−1)\begin{pmatrix} -2 & 1 \\ 1 & -1 \end{pmatrix} ha D1=−2<0D_1 = -2 < 0, D2=1>0D_2 = 1 > 0 (definita negativa); per le semidefinite il criterio non basta (diag⁡(1,0,1)\operatorname{diag}(1,0,1) e diag⁡(1,0,−1)\operatorname{diag}(1,0,-1) hanno gli stessi minori).

Metodo 4: Completamento dei quadrati

Si riscrive q(x)q(x) come combinazione di quadrati: ∑ci(Li(x))2\sum c_i (L_i(x))^2. I segni dei coefficienti cic_i danno la segnatura.

  • Se manca un quadrato (es. 2x1x22x_1x_2), si usa la sostituzione xi=yi+yjx_i = y_i + y_j e xj=yi−yjx_j = y_i - y_j (qui q=2(y12−y22)q = 2(y_1^2 - y_2^2), indefinita).
  • Esempio: q=2x12−2x1x2+2x22−2x2x3+2x32=2(x1−x22)2+32(x2−23x3)2+43x32q = 2x_1^2 - 2x_1x_2 + 2x_2^2 - 2x_2x_3 + 2x_3^2 = 2(x_1 - \frac{x_2}{2})^2 + \frac32(x_2 - \frac23x_3)^2 + \frac43x_3^2: coefficienti positivi (=Dk/Dk−1= D_k/D_{k-1}).

Errori tipici

  • Semidefinite: i minori di nord-ovest ≥0\ge 0 NON garantiscono la semidefinita positiva (controesempio: diag⁡(1,0,−1)\operatorname{diag}(1, 0, -1)).
  • Cartesio: applicarlo se le radici non sono tutte reali (ma per matrici simmetriche sono sempre reali).
  • Matrice: dimenticare il fattore 1/21/2 nel termine misto (es. 2x1x2⇒a12=a21=12x_1x_2 \Rightarrow a_{12}=a_{21}=1).
  • Segnatura: confondere i valori diagonali di una base qualunque con gli autovalori (hanno solo lo stesso segno).

Esercizi su questo argomento

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