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Note per Studenti Distanze e angoli nello spazio affine

Distanze e angoli nello spazio affine

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Lezioni 39 (seconda parte), 40 e 41 (videolezioni n. 39–41). Prerequisiti: Spazi affini, rette e pianiNello spazio affine Aⁿ si distinguono punti e vettori (Q − P è il vettore da P a Q). Un sottospazio affine è L = P + W, un punto più un sottospazio vettoriale (lo spazio direttore): si descrive con equazioni parametriche X = P + t₁w₁ + … oppure cartesiane AX = B. Rette e piani di A³, passaggio tra i due tipi di equazioni, posizione reciproca: incidenti, paralleli, sghembi.Spazi affini, rette e piani →, Complemento ortogonale e proiezioni ortogonaliL'ortogonale U⊥ di un sottospazio è un sottospazio di dimensione n − dim U, e R^n = U ⊕ U⊥; ogni vettore si scompone in proiezione su U più componente ortogonale; la proiezione è il punto di U più vicino e si calcola con un sistema o con la matrice di proiezione A(AᵀA)⁻¹Aᵀ.Complemento ortogonale e proiezioni ortogonali →, Prodotto scalare, norma e angoliIl prodotto scalare aggiunge a uno spazio vettoriale lunghezze e angoli: norma, disuguaglianza di Cauchy-Schwarz, angolo tra vettori in R^n, ortogonalità, proiezione su una retta, aree e volumi con il determinante della matrice dei prodotti scalari.Prodotto scalare, norma e angoli →. Esercizi: Esercizio 101 · distanza punto-piano e retta parallela a un piano (appello 2/9/2021), Esercizio 102 · piani paralleli con parametro e retta intersezione (appello 14/6/2022), Esercizio 104 · rette sghembe e perpendicolare comune (appello 17/6/2025), Esercizio 107 · punto di minima distanza da una retta (appello 8/7/2025).

In tutta la nota An\mathbb{A}^n ha il prodotto scalare usuale (si parla di spazio euclideo).

Distanza tra due punti

d(P,Q)=∥Q−P∥=(q1−p1)2+⋯+(qn−pn)2.d(P, Q) = \| Q - P \| = \sqrt{(q_1 - p_1)^2 + \dots + (q_n - p_n)^2} .

È la normaIl prodotto scalare aggiunge a uno spazio vettoriale lunghezze e angoli: norma, disuguaglianza di Cauchy-Schwarz, angolo tra vettori in R^n, ortogonalità, proiezione su una retta, aree e volumi con il determinante della matrice dei prodotti scalari.Prodotto scalare, norma e angoli → del vettore Q−PQ - P, cioè il teorema di Pitagora applicato alle componenti. Esempio: d((1,2,0),(4,0,1))=∥(3,−2,1)∥=32+(−2)2+12=9+4+1=14d((1, 2, 0), (4, 0, 1)) = \|(3, -2, 1)\| = \sqrt{3^2 + (-2)^2 + 1^2} = \sqrt{9 + 4 + 1} = \sqrt{14}.

Distanza di un punto da un sottospazio affine

Definizione. d(Q,L)=min⁡{d(Q,X):X∈L}d(Q, L) = \min\{ d(Q, X) : X \in L \}: la distanza dal punto di LL più vicino.

Esempio. Q=(0,3)Q = (0,3) e LL la retta y=0y = 0 di A2\mathbb{A}^2: il punto di LL più vicino è H=(0,0)H = (0,0) e d(Q,L)=3d(Q, L) = 3.

Teorema. Sia L=P+WL = P + W. Esiste un unico punto H∈LH \in L tale che Q−H∈W⊥Q - H \in W^\perp (cioè Q−HQ - H è ortogonale a tutte le direzioni di LL). È il punto di LL più vicino a QQ, e d(Q,L)=∥Q−H∥d(Q, L) = \|Q - H\|. HH si chiama proiezione ortogonale di QQ su LL (o piede della perpendicolare).

Perché. Si sposta l'origine in PP: il vettore Q−PQ - P si decompone come Q−P=pW(Q−P)+(componente in W⊥)Q - P = p_W(Q - P) + (\text{componente in } W^\perp) (proiezione ortogonaleL'ortogonale U⊥ di un sottospazio è un sottospazio di dimensione n − dim U, e R^n = U ⊕ U⊥; ogni vettore si scompone in proiezione su U più componente ortogonale; la proiezione è il punto di U più vicino e si calcola con un sistema o con la matrice di proiezione A(AᵀA)⁻¹Aᵀ.Complemento ortogonale e proiezioni ortogonali → su WW), e H=P+pW(Q−P)H = P + p_W(Q - P). Infatti Q−H=(Q−P)−pW(Q−P)Q - H = (Q - P) - p_W(Q - P) è proprio la componente in W⊥W^\perp. Per ogni altro X∈LX \in L, Q−X=(Q−H)+(H−X)Q - X = (Q - H) + (H - X) con Q−H⊥H−XQ - H \perp H - X (il secondo è differenza di due punti di LL, quindi sta in WW), e per Pitagora (cioè sviluppando ∥a+b∥2=∥a∥2+2 a⋅b+∥b∥2\|a + b\|^2 = \|a\|^2 + 2\,a \cdot b + \|b\|^2 con a⋅b=0a \cdot b = 0) ∥Q−X∥2=∥Q−H∥2+∥H−X∥2≥∥Q−H∥2\|Q - X\|^2 = \|Q - H\|^2 + \|H - X\|^2 \ge \|Q - H\|^2, con uguaglianza solo se ∥H−X∥=0\|H - X\| = 0, cioè X=HX = H. L'unicità di HH viene dall'unicità della decomposizione Rn=W⊕W⊥\mathbb{R}^n = W \oplus W^\perp.

Il metodo pratico (quello usato negli esercizi d'esame):

  1. si scrive il punto generico di LL con le parametriche: X=P+t1w1+⋯+trwrX = P + t_1 w_1 + \dots + t_r w_r;
  2. si impone che Q−XQ - X sia ortogonale a ogni vettore direttore: (Q−X)⋅wi=0(Q - X) \cdot w_i = 0 per i=1,…,ri = 1, \dots, r (rr equazioni lineari in t1,…,trt_1, \dots, t_r);
  3. si ricavano i tit_i, quindi HH, e d(Q,L)=∥Q−H∥d(Q, L) = \|Q - H\|.

Il sistema del passo 2 ha sempre una e una sola soluzione: la sua matrice è la matrice di Gram (wi⋅wj)(w_i \cdot w_j) dei vettori direttori, invertibile perché i wiw_i sono una base.

Esempio: punto e retta. Q=(1,2,3)Q = (1, 2, 3), r:X=t(1,1,1)r: X = t(1, 1, 1). Allora Q−X=(1−t,2−t,3−t)Q - X = (1 - t, 2 - t, 3 - t) e

(Q−X)⋅(1,1,1)=(1−t)+(2−t)+(3−t)=6−3t=0  ⟺  t=2,H=(2,2,2),(Q - X) \cdot (1, 1, 1) = (1 - t) + (2 - t) + (3 - t) = 6 - 3t = 0 \iff t = 2, \qquad H = (2, 2, 2),

Q−H=(1−2, 2−2, 3−2)=(−1,0,1),d(Q,r)=1+0+1=2.Q - H = (1 - 2, \ 2 - 2, \ 3 - 2) = (-1, 0, 1), \qquad d(Q, r) = \sqrt{1 + 0 + 1} = \sqrt2 .

Controllo: (Q−H)⋅(1,1,1)=−1+0+1=0(Q - H) \cdot (1, 1, 1) = -1 + 0 + 1 = 0 ✓.

Distanza di un punto da un iperpiano: la formula

Per un iperpiano la direzione perpendicolare è una sola, quella della normale, e il conto si fa una volta per tutte.

Teorema. Se π:a1x1+⋯+anxn=b\pi: a_1 x_1 + \dots + a_n x_n = b e a=(a1,…,an)a = (a_1, \dots, a_n), allora d(Q,π)=∣a⋅Q−b∣∥a∥,H=Q−a⋅Q−b∥a∥2 a.d(Q, \pi) = \frac{|a \cdot Q - b|}{\|a\|}, \qquad H = Q - \frac{a \cdot Q - b}{\|a\|^2}\, a .

Dimostrazione. Lo spazio direttore di π\pi è ⟨a⟩⊥\langle a \rangle^\perp (vedi Spazi affini, rette e pianiNello spazio affine Aⁿ si distinguono punti e vettori (Q − P è il vettore da P a Q). Un sottospazio affine è L = P + W, un punto più un sottospazio vettoriale (lo spazio direttore): si descrive con equazioni parametriche X = P + t₁w₁ + … oppure cartesiane AX = B. Rette e piani di A³, passaggio tra i due tipi di equazioni, posizione reciproca: incidenti, paralleli, sghembi.Spazi affini, rette e piani →), quindi il suo ortogonale è ⟨a⟩\langle a \rangle: la retta per QQ perpendicolare a π\pi ha direzione aa, e i suoi punti sono Q+λaQ + \lambda a. Si impone che stia su π\pi: a⋅(Q+λa)=ba \cdot (Q + \lambda a) = b; per la linearità del prodotto scalare è a⋅Q+λ (a⋅a)=a⋅Q+λ∥a∥2=ba \cdot Q + \lambda\, (a \cdot a) = a \cdot Q + \lambda \|a\|^2 = b, quindi λ=−a⋅Q−b∥a∥2\lambda = -\frac{a \cdot Q - b}{\|a\|^2}. Questo dà H=Q+λaH = Q + \lambda a, e d(Q,π)=∥H−Q∥=∥λa∥=∣λ∣ ∥a∥=∣a⋅Q−b∣∥a∥2 ∥a∥=∣a⋅Q−b∣∥a∥d(Q, \pi) = \|H - Q\| = \|\lambda a\| = |\lambda|\,\|a\| = \frac{|a \cdot Q - b|}{\|a\|^2}\,\|a\| = \frac{|a \cdot Q - b|}{\|a\|}. ∎

In pratica: si sostituiscono le coordinate di QQ nell'equazione (scritta come "…=0\ldots = 0"), si prende il valore assoluto e si divide per la norma della normale. In A3\mathbb{A}^3: d(Q,π)=∣aq1+bq2+cq3−d∣a2+b2+c2d(Q, \pi) = \dfrac{|a q_1 + b q_2 + c q_3 - d|}{\sqrt{a^2 + b^2 + c^2}}.

Esempio. Q=(1,1,1)Q = (1, 1, 1), π:x+2y+2z=1\pi: x + 2y + 2z = 1:

a=(1,2,2)a = (1, 2, 2), a⋅Q−b=1+2+2−1=4a \cdot Q - b = 1 + 2 + 2 - 1 = 4, ∥a∥2=1+4+4=9\|a\|^2 = 1 + 4 + 4 = 9:

d(Q,π)=∣4∣9=43,H=(1,1,1)−49(1,2,2)=(1−49, 1−89, 1−89)=(59,19,19).d(Q, \pi) = \frac{|4|}{\sqrt{9}} = \frac43, \qquad H = (1, 1, 1) - \frac49 (1, 2, 2) = \left(1 - \tfrac49, \ 1 - \tfrac89, \ 1 - \tfrac89\right) = \left(\tfrac59, \tfrac19, \tfrac19\right).

Controllo: 59+29+29=1\frac59 + \frac29 + \frac29 = 1 ✓, H∈πH \in \pi.

Il segno di a⋅Q−ba \cdot Q - b (senza valore assoluto) dice da che parte di π\pi sta QQ: due punti sono dalla stessa parte se e solo se danno lo stesso segno. (Il segno è quello di −λ-\lambda: positivo se per arrivare a π\pi da QQ si va nel verso di −a-a, cioè se QQ sta dalla parte verso cui punta aa.)

La stessa formula nel piano (in A2\mathbb{A}^2 gli iperpiani sono le rette): Q=(3,3)Q = (3, 3), retta x+2y=2x + 2y = 2, a=(1,2)a = (1, 2). Si ha a⋅Q−b=3+6−2=7a \cdot Q - b = 3 + 6 - 2 = 7 e ∥a∥=5\|a\| = \sqrt5, quindi d=75d = \frac{7}{\sqrt5} e H=(3,3)−75(1,2)=(85,15)H = (3, 3) - \frac75 (1, 2) = \left(\frac85, \frac15\right) (controllo: 85+25=2\frac85 + \frac25 = 2 ✓). Il punto R=(−1,0)R = (-1, 0) dà −1+0−2=−3<0-1 + 0 - 2 = -3 < 0: sta dall'altra parte.

Grafico interattivo: Q = (3, 3) e la retta x + 2y = 2: distanza 7/√5, piede della perpendicolare H = (8/5, 1/5), simmetrico Q′ = 2H − Q = (1/5, −13/5); R = (−1, 0) dà segno negativo ed è nell'altro semipiano

Simmetrico di un punto

Il simmetrico di QQ rispetto a LL (retta o piano) è il punto Q′Q' tale che HH sia il punto medio di QQ′QQ': da H=Q+Q′2H = \frac{Q + Q'}{2} si ricava

Q′=2H−Q=H+(H−Q).Q' = 2H - Q = H + (H - Q).

Nell'esempio di A3\mathbb{A}^3: Q′=2(59,19,19)−(1,1,1)=(109−1, 29−1, 29−1)=(19,−79,−79)Q' = 2\left(\frac59, \frac19, \frac19\right) - (1, 1, 1) = \left(\frac{10}{9} - 1, \ \frac29 - 1, \ \frac29 - 1\right) = \left(\frac19, -\frac79, -\frac79\right). Nel piano: Q′=2(85,15)−(3,3)=(15,−135)Q' = 2\left(\frac85, \frac15\right) - (3, 3) = \left(\frac15, -\frac{13}{5}\right).

Distanza tra sottospazi

d(L,L′)=min⁡{d(X,Y):X∈L, Y∈L′}d(L, L') = \min\{ d(X, Y) : X \in L, \ Y \in L' \}. Se si intersecano è 00. Gli altri casi utili in A3\mathbb{A}^3:

caso come si calcola
due piani paralleli distanza di un punto qualsiasi di uno dall'altro; se π:n⋅X=d1\pi: n \cdot X = d_1 e π′:n⋅X=d2\pi': n \cdot X = d_2 (stessa nn), d=∣d1−d2∣∥n∥d = \frac{|d_1 - d_2|}{\|n\|}
retta parallela a un piano distanza di un punto qualsiasi della retta dal piano
due rette parallele distanza di un punto qualsiasi di una dall'altra retta
due rette sghembe perpendicolare comune (sotto)

Nei primi tre casi il punto scelto non conta: spostandosi parallelamente la distanza non cambia.

Da dove viene la formula per due piani paralleli. Si prende un punto X∈π′X \in \pi', quindi con n⋅X=d2n \cdot X = d_2, e si applica la formula punto-piano rispetto a π\pi: d(X,π)=∣n⋅X−d1∣∥n∥=∣d2−d1∣∥n∥d(X, \pi) = \frac{|n \cdot X - d_1|}{\|n\|} = \frac{|d_2 - d_1|}{\|n\|}. Attenzione: le due equazioni devono avere la stessa nn, non solo normali proporzionali. Esempio: π:x+2y+2z=1\pi: x + 2y + 2z = 1 e π′:2x+4y+4z=11\pi': 2x + 4y + 4z = 11; dividendo la seconda per 22 si ha x+2y+2z=112x + 2y + 2z = \frac{11}{2}, e d=∣11/2−1∣3=9/23=32d = \frac{|11/2 - 1|}{3} = \frac{9/2}{3} = \frac32.

Grafico interattivo: L'analogo nel piano: le rette parallele x + 2y = 2 e x + 2y = 7 (stessa normale n = (1, 2)) distano |7 − 2|/√5 = √5; il segmento da (2, 0) a (3, 2) è perpendicolare a entrambe e lungo √5

Rette sghembe: la perpendicolare comune

Siano r:X=P+tvr: X = P + tv e s:Y=Q+uws: Y = Q + uw sghembe. Esistono un unico punto X0∈rX_0 \in r e un unico punto Y0∈sY_0 \in s tali che il segmento X0Y0X_0 Y_0 sia ortogonale a entrambe le rette; la retta per X0X_0 e Y0Y_0 è la perpendicolare comune e d(r,s)=∥X0−Y0∥d(r, s) = \|X_0 - Y_0\|.

Metodo. Si impone

(X−Y)⋅v=0,(X−Y)⋅w=0,(X - Y) \cdot v = 0, \qquad (X - Y) \cdot w = 0,

con X−Y=P−Q+tv−uwX - Y = P - Q + tv - uw: due equazioni lineari nelle due incognite t,ut, u. Il sistema ha una sola soluzione perché vv e ww non sono proporzionali (le rette sono sghembe): il determinante del sistema è, a meno del segno, ∥v∥2∥w∥2−(v⋅w)2\|v\|^2\|w\|^2 - (v \cdot w)^2, che è positivo per la disuguaglianza di Cauchy-SchwarzIl prodotto scalare aggiunge a uno spazio vettoriale lunghezze e angoli: norma, disuguaglianza di Cauchy-Schwarz, angolo tra vettori in R^n, ortogonalità, proiezione su una retta, aree e volumi con il determinante della matrice dei prodotti scalari.Prodotto scalare, norma e angoli → stretta.

Esempio. r:X=(1,0,0)+t(1,1,0)r: X = (1, 0, 0) + t(1, 1, 0), s:Y=(0,1,1)+u(1,−1,0)s: Y = (0, 1, 1) + u(1, -1, 0) (sghembe, vedi Spazi affini, rette e pianiNello spazio affine Aⁿ si distinguono punti e vettori (Q − P è il vettore da P a Q). Un sottospazio affine è L = P + W, un punto più un sottospazio vettoriale (lo spazio direttore): si descrive con equazioni parametriche X = P + t₁w₁ + … oppure cartesiane AX = B. Rette e piani di A³, passaggio tra i due tipi di equazioni, posizione reciproca: incidenti, paralleli, sghembi.Spazi affini, rette e piani →). Componente per componente, X=(1+t, t, 0)X = (1 + t, \ t, \ 0) e Y=(u, 1−u, 1)Y = (u, \ 1 - u, \ 1), quindi X−Y=(1+t−u, t−1+u, −1)X - Y = (1 + t - u, \ t - 1 + u, \ -1):

(X−Y)⋅(1,1,0)=(1+t−u)+(t−1+u)+0=2t=0,(X - Y) \cdot (1, 1, 0) = (1 + t - u) + (t - 1 + u) + 0 = 2t = 0,

(X−Y)⋅(1,−1,0)=(1+t−u)−(t−1+u)+0=2−2u=0.(X - Y) \cdot (1, -1, 0) = (1 + t - u) - (t - 1 + u) + 0 = 2 - 2u = 0 .

Quindi t=0t = 0, u=1u = 1: X0=(1,0,0)X_0 = (1, 0, 0), Y0=(1,0,1)Y_0 = (1, 0, 1), X0−Y0=(0,0,−1)X_0 - Y_0 = (0, 0, -1) e d(r,s)=1d(r, s) = 1. La perpendicolare comune è la retta per X0X_0 e Y0Y_0, cioè (1,0,0)+λ(0,0,1)(1, 0, 0) + \lambda (0, 0, 1): verticale, ortogonale a (1,1,0)(1, 1, 0) e a (1,−1,0)(1, -1, 0) ✓.

Formula (con il prodotto mistoIl prodotto vettoriale v × w di due vettori di R³ è ortogonale a entrambi, ha norma uguale all'area del parallelogramma che formano e verso dato dalla regola della mano destra; si calcola con un determinante simbolico. Il prodotto misto u · (v × w) = det(u, v, w) è il volume (con segno) del parallelepipedo. Applicazioni: normale a un piano per tre punti, direzione di una retta intersezione di due piani, aree, volumi, distanza tra rette sghembe.Prodotto vettoriale e prodotto misto →): la direzione della perpendicolare comune è v×wv \times w, e la distanza è la lunghezza della proiezione di Q−PQ - P su quella direzione:

d(r,s)=∣(Q−P)⋅(v×w)∣∥v×w∥.d(r, s) = \frac{|(Q - P) \cdot (v \times w)|}{\|v \times w\|} .

Il numeratore è il valore assoluto del prodotto misto, cioè il volume del parallelepipedo di spigoli Q−PQ - P, vv, ww; il denominatore è l'area della base (il parallelogramma di vv e ww): volume diviso base dà l'altezza, che è proprio la distanza.

Nell'esempio v×w=(1⋅0−0⋅(−1), 0⋅1−1⋅0, 1⋅(−1)−1⋅1)=(0,0,−2)v \times w = (1 \cdot 0 - 0 \cdot (-1), \ 0 \cdot 1 - 1 \cdot 0, \ 1 \cdot (-1) - 1 \cdot 1) = (0, 0, -2), Q−P=(0,1,1)−(1,0,0)=(−1,1,1)Q - P = (0, 1, 1) - (1, 0, 0) = (-1, 1, 1) e (Q−P)⋅(v×w)=0+0−2=−2(Q - P) \cdot (v \times w) = 0 + 0 - 2 = -2: d=∣−2∣∥(0,0,−2)∥=22=1d = \frac{|-2|}{\|(0, 0, -2)\|} = \frac{2}{2} = 1 ✓.

Un'altra strada: d(r,s)d(r, s) è la distanza di un punto di ss dal piano che contiene rr ed è parallelo a ss (lungo quel piano ss resta a distanza costante). Nell'esempio il piano per P=(1,0,0)P = (1, 0, 0) con normale v×w=(0,0,−2)v \times w = (0, 0, -2), cioè z=0z = 0, contiene rr ed è parallelo a ss; il punto Q=(0,1,1)Q = (0, 1, 1) di ss ha distanza ∣1−0∣1=1\frac{|1 - 0|}{1} = 1 da z=0z = 0 ✓.

Ortogonalità e angoli

Angolo tra due rette con vettori direttori vv, ww (incidenti o no): si prende l'angolo acuto tra le direzioni,

cos⁡θ=∣v⋅w∣∥v∥ ∥w∥,0≤θ≤π2\cos\theta = \frac{|v \cdot w|}{\|v\|\,\|w\|}, \qquad 0 \le \theta \le \tfrac{\pi}{2}

(il valore assoluto perché una retta non ha un verso: vv e −v-v individuano la stessa retta, e cambiare vv in −v-v cambia l'angolo α\alpha in π−α\pi - \alpha; il valore assoluto sceglie il più piccolo dei due). L'angolo si ricava con l'arcocosenola funzione inversa del coseno su [0, π], θ=arccos⁡∣v⋅w∣∥v∥ ∥w∥\theta = \arccos\frac{|v \cdot w|}{\|v\|\,\|w\|} (Funzioni trigonometriche e loro inverseSeno, coseno e tangente definiti sulla circonferenza goniometrica (angoli in radianti), le loro proprietà e le inverse arcoseno, arcocoseno e arcotangente; come risolvere a sin t + b cos t ≥ c.Funzioni trigonometriche e loro inverse →, Analisi 1): dato che l'argomento è ≥0\ge 0, il risultato sta in [0,π2][0, \frac{\pi}{2}]. Ortogonali se v⋅w=0v \cdot w = 0.

Esempio. v=(1,1,0)v = (1, 1, 0), w=(1,0,1)w = (1, 0, 1): v⋅w=1v \cdot w = 1, ∥v∥=∥w∥=2\|v\| = \|w\| = \sqrt2, cos⁡θ=12\cos\theta = \frac{1}{2}, θ=π3\theta = \frac{\pi}{3}.

Angolo tra due piani: è l'angolo tra le normali, con la stessa formula. Ortogonali se n1⋅n2=0n_1 \cdot n_2 = 0; paralleli se n1n_1, n2n_2 sono proporzionali. Esempio. x+y−z=1x + y - z = 1 e x−y=3x - y = 3: (1,1,−1)⋅(1,−1,0)=1−1+0=0(1, 1, -1) \cdot (1, -1, 0) = 1 - 1 + 0 = 0, piani ortogonali.

Angolo tra una retta e un piano: è l'angolo tra la retta e la sua proiezione ortogonale sul piano, cioè il complementare dell'angolo α\alpha tra vv e la normale nn: φ=π2−α\varphi = \frac{\pi}{2} - \alpha, e sin⁡φ=sin⁡(π2−α)=cos⁡α\sin\varphi = \sin\left(\frac{\pi}{2} - \alpha\right) = \cos\alpha. Per questo la formula ha il seno a sinistra e il "coseno" di vv e nn a destra:

sin⁡φ=∣v⋅n∣∥v∥ ∥n∥.\sin\varphi = \frac{|v \cdot n|}{\|v\|\,\|n\|} .

relazione condizione
retta ⊥\perp piano vv proporzionale a nn
retta ∥\parallel piano v⋅n=0v \cdot n = 0
piano ⊥\perp piano n1⋅n2=0n_1 \cdot n_2 = 0
retta ⊥\perp retta v⋅w=0v \cdot w = 0

Esempio. Retta con direzione v=(1,0,1)v = (1, 0, 1) e piano z=0z = 0 (n=(0,0,1)n = (0, 0, 1)): v⋅n=1v \cdot n = 1, ∥v∥=2\|v\| = \sqrt2, ∥n∥=1\|n\| = 1, quindi sin⁡φ=12\sin\varphi = \frac{1}{\sqrt2}, φ=π4\varphi = \frac{\pi}{4}. Infatti la retta sale di 11 per ogni 11 di spostamento orizzontale.

Grafico interattivo: Sezione con il piano y = 0 (asse orizzontale x, asse verticale z): il piano z = 0 appare come l'asse x, la retta di direzione v = (1, 0, 1) come la bisettrice; l'angolo con il piano è φ = π/4, quello con la normale n è α = π/2 − φ = π/4

Errori comuni

  • Dimenticare il valore assoluto nella formula della distanza punto-piano (una distanza non è mai negativa).
  • Usare la formula ∣a⋅Q−b∣∥a∥\frac{|a \cdot Q - b|}{\|a\|} per una retta di A3\mathbb{A}^3: vale solo per gli iperpiani; per una retta si impone l'ortogonalità al vettore direttore.
  • Dimenticare di normalizzare: senza dividere per ∥a∥\|a\| il numero dipende da come è scritta l'equazione (moltiplicandola per 22 raddoppierebbe).
  • Calcolare l'angolo retta-piano con il coseno tra vv e nn: quello è l'angolo con la normale; l'angolo con il piano è il complementare.
  • Prendere per le rette sghembe la distanza tra due punti qualsiasi: serve la coppia di punti della perpendicolare comune.

Versione ripasso

In An\mathbb{A}^n con il prodotto scalare usuale (spazio euclideo). Prerequisiti: Spazi affini, rette e pianiNello spazio affine Aⁿ si distinguono punti e vettori (Q − P è il vettore da P a Q). Un sottospazio affine è L = P + W, un punto più un sottospazio vettoriale (lo spazio direttore): si descrive con equazioni parametriche X = P + t₁w₁ + … oppure cartesiane AX = B. Rette e piani di A³, passaggio tra i due tipi di equazioni, posizione reciproca: incidenti, paralleli, sghembi.Spazi affini, rette e piani →, Complemento ortogonale e proiezioni ortogonaliL'ortogonale U⊥ di un sottospazio è un sottospazio di dimensione n − dim U, e R^n = U ⊕ U⊥; ogni vettore si scompone in proiezione su U più componente ortogonale; la proiezione è il punto di U più vicino e si calcola con un sistema o con la matrice di proiezione A(AᵀA)⁻¹Aᵀ.Complemento ortogonale e proiezioni ortogonali →, Prodotto scalare, norma e angoliIl prodotto scalare aggiunge a uno spazio vettoriale lunghezze e angoli: norma, disuguaglianza di Cauchy-Schwarz, angolo tra vettori in R^n, ortogonalità, proiezione su una retta, aree e volumi con il determinante della matrice dei prodotti scalari.Prodotto scalare, norma e angoli →. Esercizi: Esercizio 101 · distanza punto-piano e retta parallela a un piano (appello 2/9/2021), Esercizio 104 · rette sghembe e perpendicolare comune (appello 17/6/2025).

Distanza tra due punti

d(P,Q)=∥Q−P∥=(q1−p1)2+⋯+(qn−pn)2d(P, Q) = \| Q - P \| = \sqrt{(q_1 - p_1)^2 + \dots + (q_n - p_n)^2}

È la norma del vettore Q−PQ - P. Esempio: d((1,2,0),(4,0,1))=∥(3,−2,1)∥=14d((1,2,0), (4,0,1)) = \|(3,-2,1)\| = \sqrt{14}.

Distanza di un punto da un sottospazio affine

Teorema. Sia L=P+WL = P + W. Esiste un unico punto H∈LH \in L tale che Q−H∈W⊥Q - H \in W^\perp, cioè ortogonale a tutte le direzioni di LL. È il punto di LL più vicino a QQ, e d(Q,L)=∥Q−H∥d(Q, L) = \|Q - H\|. HH è la proiezione ortogonale di QQ su LL.

Perché. Per ogni altro X∈LX \in L, Q−X=(Q−H)+(H−X)Q - X = (Q - H) + (H - X) con Q−H⊥H−XQ - H \perp H - X (quest'ultimo sta in WW). Per Pitagora ∥Q−X∥2=∥Q−H∥2+∥H−X∥2≥∥Q−H∥2\|Q - X\|^2 = \|Q - H\|^2 + \|H - X\|^2 \ge \|Q - H\|^2, con uguaglianza solo per X=HX = H.

Metodo pratico (quello degli esercizi):

  1. si scrive il punto generico X=P+t1w1+⋯+trwrX = P + t_1 w_1 + \dots + t_r w_r di LL;
  2. si impone (Q−X)⋅wi=0(Q - X) \cdot w_i = 0 per ogni direttore wiw_i;
  3. si ricavano i tit_i, quindi HH, e d=∥Q−H∥d = \|Q - H\|.

Esempio: punto e retta. Q=(1,2,3)Q = (1,2,3), r:X=t(1,1,1)r: X = t(1,1,1). (Q−X)⋅(1,1,1)=6−3t=0(Q - X)\cdot(1,1,1) = 6 - 3t = 0 dà t=2t = 2, H=(2,2,2)H = (2,2,2), Q−H=(−1,0,1)Q - H = (-1, 0, 1) e d(Q,r)=2d(Q, r) = \sqrt2.

Distanza da un iperpiano

Teorema. Per π:a⋅x=b\pi: a \cdot x = b con a=(a1,…,an)a = (a_1, \dots, a_n): d(Q,π)=∣a⋅Q−b∣∥a∥,H=Q−a⋅Q−b∥a∥2 a.d(Q, \pi) = \frac{|a \cdot Q - b|}{\|a\|}, \qquad H = Q - \frac{a \cdot Q - b}{\|a\|^2}\, a.

Dimostrazione. La retta per QQ perpendicolare a π\pi ha direzione aa e punti Q+λaQ + \lambda a. Imponendo a⋅(Q+λa)=ba \cdot (Q + \lambda a) = b si ottiene λ∥a∥2=b−a⋅Q\lambda\|a\|^2 = b - a \cdot Q, quindi λ=−a⋅Q−b∥a∥2\lambda = -\frac{a \cdot Q - b}{\|a\|^2} e d=∣λ∣ ∥a∥=∣a⋅Q−b∣∥a∥d = |\lambda|\,\|a\| = \frac{|a \cdot Q - b|}{\|a\|}.

In pratica: si sostituiscono le coordinate di QQ nell'equazione, si prende il valore assoluto e si divide per la norma della normale.

Esempio. Q=(1,1,1)Q = (1,1,1), π:x+2y+2z=1\pi: x + 2y + 2z = 1: a⋅Q−b=4a \cdot Q - b = 4, ∥a∥=3\|a\| = 3, quindi d=43d = \frac43 e H=(1,1,1)−49(1,2,2)=(59,19,19)H = (1,1,1) - \frac49(1,2,2) = \left(\frac59, \frac19, \frac19\right). Controllo: 59+29+29=1\frac59 + \frac29 + \frac29 = 1 ✓.

Segno. a⋅Q−ba \cdot Q - b senza valore assoluto dice da che parte di π\pi sta QQ: due punti sono dallo stesso lato se danno lo stesso segno.

Simmetrico. Il simmetrico di QQ rispetto a LL è Q′=2H−QQ' = 2H - Q (perché HH è il punto medio di QQ′QQ'). Nell'esempio: Q′=(19,−79,−79)Q' = \left(\frac19, -\frac79, -\frac79\right).

Distanza tra sottospazi

d(L,L′)=min⁡{d(X,Y):X∈L, Y∈L′}d(L, L') = \min\{d(X,Y) : X \in L,\ Y \in L'\}; se si intersecano è 00. Nei casi paralleli la distanza non dipende dal punto scelto:

  • due piani paralleli π:n⋅X=d1\pi: n\cdot X = d_1 e π′:n⋅X=d2\pi': n\cdot X = d_2 (stessa nn): d=∣d1−d2∣∥n∥d = \frac{|d_1 - d_2|}{\|n\|}. Attenzione: le equazioni devono avere la stessa nn.
  • retta parallela a un piano, o due rette parallele: distanza di un punto dall'altro oggetto.

Rette sghembe: la perpendicolare comune

Per r:X=P+tvr: X = P + tv e s:Y=Q+uws: Y = Q + uw sghembe esistono unici X0∈rX_0 \in r e Y0∈sY_0 \in s con X0Y0X_0Y_0 ortogonale a entrambe; d(r,s)=∥X0−Y0∥d(r,s) = \|X_0 - Y_0\|. Si risolve il sistema (X−Y)⋅v=0,(X−Y)⋅w=0,(X - Y)\cdot v = 0, \qquad (X - Y)\cdot w = 0, con X−Y=P−Q+tv−uwX - Y = P - Q + tv - uw. Il sistema ha una sola soluzione perché v,wv, w non sono proporzionali.

Esempio. r:X=(1,0,0)+t(1,1,0)r: X = (1,0,0) + t(1,1,0), s:Y=(0,1,1)+u(1,−1,0)s: Y = (0,1,1) + u(1,-1,0). Si ottiene (X−Y)⋅(1,1,0)=2t=0(X - Y)\cdot(1,1,0) = 2t = 0 e (X−Y)⋅(1,−1,0)=2−2u=0(X - Y)\cdot(1,-1,0) = 2 - 2u = 0: t=0t = 0, u=1u = 1, X0=(1,0,0)X_0 = (1,0,0), Y0=(1,0,1)Y_0 = (1,0,1), d=1d = 1.

Formula con il prodotto mistoIl prodotto vettoriale v × w di due vettori di R³ è ortogonale a entrambi, ha norma uguale all'area del parallelogramma che formano e verso dato dalla regola della mano destra; si calcola con un determinante simbolico. Il prodotto misto u · (v × w) = det(u, v, w) è il volume (con segno) del parallelepipedo. Applicazioni: normale a un piano per tre punti, direzione di una retta intersezione di due piani, aree, volumi, distanza tra rette sghembe.Prodotto vettoriale e prodotto misto →: d(r,s)=∣(Q−P)⋅(v×w)∣∥v×w∥.d(r, s) = \frac{|(Q - P) \cdot (v \times w)|}{\|v \times w\|}. Nell'esempio v×w=(0,0,−2)v \times w = (0,0,-2), (Q−P)⋅(v×w)=−2(Q - P)\cdot(v\times w) = -2, d=22=1d = \frac{2}{2} = 1 ✓. Il numeratore è il volume del parallelepipedo di spigoli Q−PQ-P, vv, ww; il denominatore è l'area della base: il rapporto è l'altezza, cioè la distanza.

Ortogonalità e angoli

Tra due rette (direzioni vv, ww): si prende l'angolo acuto, quindi con il valore assoluto (una retta non ha verso): cos⁡θ=∣v⋅w∣∥v∥ ∥w∥,0≤θ≤π2.\cos\theta = \frac{|v \cdot w|}{\|v\|\,\|w\|}, \qquad 0 \le \theta \le \tfrac{\pi}{2}. Esempio: v=(1,1,0)v = (1,1,0), w=(1,0,1)w = (1,0,1) danno cos⁡θ=12\cos\theta = \frac12, θ=π3\theta = \frac\pi3.

Tra due piani: l'angolo tra le normali, con la stessa formula. Ortogonali se n1⋅n2=0n_1 \cdot n_2 = 0.

Tra una retta e un piano: l'angolo φ\varphi con il piano è il complementare dell'angolo α\alpha tra vv e la normale nn, quindi sin⁡φ=cos⁡α\sin\varphi = \cos\alpha: sin⁡φ=∣v⋅n∣∥v∥ ∥n∥.\sin\varphi = \frac{|v \cdot n|}{\|v\|\,\|n\|}. Esempio: v=(1,0,1)v = (1,0,1) e il piano z=0z = 0 danno sin⁡φ=12\sin\varphi = \frac{1}{\sqrt2}, φ=π4\varphi = \frac\pi4.

relazione condizione
retta ⊥\perp piano vv proporzionale a nn
retta ∥\parallel piano v⋅n=0v \cdot n = 0
piano ⊥\perp piano n1⋅n2=0n_1 \cdot n_2 = 0
retta ⊥\perp retta v⋅w=0v \cdot w = 0

Errori comuni

  • Dimenticare il valore assoluto nella formula punto-piano.
  • Usare la formula dell'iperpiano per una retta di A3\mathbb{A}^3: per una retta si impone l'ortogonalità al direttore.
  • Non normalizzare: senza dividere per ∥a∥\|a\| il risultato dipende da come è scritta l'equazione.
  • Calcolare l'angolo retta-piano con il coseno tra vv e nn: quello è l'angolo con la normale.
  • Usare due punti qualsiasi per le rette sghembe: serve la coppia di punti della perpendicolare comune.

Esercizi su questo argomento

Teoria collegata