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Note per Studenti Spazi affini, rette e piani

Spazi affini, rette e piani

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Lezioni 39 e 40 (videolezioni n. 39–40). Prerequisiti: Sottospazi vettorialiUn sottospazio vettoriale è un sottoinsieme che è spazio vettoriale con le stesse operazioni: basta che sia chiuso per somma e per prodotto per scalari. Deve contenere il vettore nullo. In R^2 i sottospazi sono {0}, le rette per l'origine e tutto R^2.Sottospazi vettoriali →, Sistemi lineari e teorema di Rouché-CapelliUn sistema lineare si scrive AX = B; ha soluzioni se e solo se B sta nell'immagine di A, cioè se rango(A) = rango(A|B) (Rouché-Capelli); le soluzioni sono una soluzione particolare più il nucleo e dipendono da n − r parametri.Sistemi lineari e teorema di Rouché-Capelli →, Prodotto scalare, norma e angoliIl prodotto scalare aggiunge a uno spazio vettoriale lunghezze e angoli: norma, disuguaglianza di Cauchy-Schwarz, angolo tra vettori in R^n, ortogonalità, proiezione su una retta, aree e volumi con il determinante della matrice dei prodotti scalari.Prodotto scalare, norma e angoli →. Seguito: Distanze e angoli nello spazio affineLa distanza tra due punti è la norma del vettore che li unisce. La distanza di un punto Q da un sottospazio affine L si misura dal piede della perpendicolare H, l'unico punto di L con Q − H ortogonale allo spazio direttore. Per un iperpiano a·x = b vale la formula |a·Q − b|/‖a‖. Rette sghembe: perpendicolare comune. Angoli tra rette e piani dai vettori direttori e normali.Distanze e angoli nello spazio affine →, Fasci di pianiI piani che contengono una retta r = {f₁ = 0, f₂ = 0} sono tutti e soli i piani λf₁ + μf₂ = 0, con (λ, μ) ≠ (0, 0): è il fascio di piani di asse r. Serve a trovare in un colpo il piano per r che passa per un punto, è parallelo a una direzione o è ortogonale a un altro piano. Varianti: fascio di piani paralleli, stella di piani per un punto.Fasci di piani →, Prodotto vettoriale e prodotto mistoIl prodotto vettoriale v × w di due vettori di R³ è ortogonale a entrambi, ha norma uguale all'area del parallelogramma che formano e verso dato dalla regola della mano destra; si calcola con un determinante simbolico. Il prodotto misto u · (v × w) = det(u, v, w) è il volume (con segno) del parallelepipedo. Applicazioni: normale a un piano per tre punti, direzione di una retta intersezione di due piani, aree, volumi, distanza tra rette sghembe.Prodotto vettoriale e prodotto misto →. Esercizi: Esercizio 104 · rette sghembe e perpendicolare comune (appello 17/6/2025), Esercizio 108 · un sottospazio affine di A4 (appello 1/2/2022).

Punti e vettori

In R3\mathbb{R}^3 una terna (1,2,0)(1, 2, 0) può indicare due cose diverse: una posizione (un punto dello spazio) oppure uno spostamento (una freccia, che si può applicare in qualunque punto). Finora, negli spazi vettoriali, c'era solo il secondo significato, e c'era un punto privilegiato, l'origine 0⃗\vec 0: un sottospazio vettoriale deve passare per l'origine. La retta y=x+1y = x + 1 del piano non è un sottospazio vettoriale, eppure è un oggetto geometrico del tutto ragionevole. Lo spazio affine serve a trattare anche questi oggetti.

Definizione. Lo spazio affine reale nn-dimensionale An=ARn\mathbb{A}^n = \mathbb{A}^n_{\mathbb{R}} è l'insieme Rn\mathbb{R}^n i cui elementi si chiamano punti, insieme allo spazio vettoriale Rn\mathbb{R}^n e alle due operazioni:

  • punto più vettore: P+vP + v è il punto ottenuto spostando PP del vettore vv (componente per componente);
  • punto meno punto: Q−PQ - P è l'unico vettore vv tale che P+v=QP + v = Q, cioè il vettore che va da PP a QQ, scritto anche PQ→\overrightarrow{PQ}.

Proprietà: (P+v)+w=P+(v+w)(P + v) + w = P + (v + w); P+0⃗=PP + \vec 0 = P; (Q−P)+(R−Q)=R−P(Q - P) + (R - Q) = R - P (andare da PP a QQ e poi da QQ a RR equivale ad andare da PP a RR).

Esempio. P=(1,2,0)P = (1, 2, 0), Q=(4,0,1)Q = (4, 0, 1): PQ→=Q−P=(4−1, 0−2, 1−0)=(3,−2,1)\overrightarrow{PQ} = Q - P = (4 - 1, \ 0 - 2, \ 1 - 0) = (3, -2, 1) e infatti P+(3,−2,1)=(1+3, 2−2, 0+1)=(4,0,1)=QP + (3, -2, 1) = (1 + 3, \ 2 - 2, \ 0 + 1) = (4, 0, 1) = Q. È lo stesso vettore "spostamento" usato in fisica per la posizione relativa di due punti (Vettori - componenti, somma e moduloUn vettore ha modulo, direzione e verso. In un riferimento cartesiano si scrive con le sue componenti lungo i versori i, j, k: somma, differenza e prodotto per un numero si fanno componente per componente, il modulo con Pitagora.Vettori - componenti, somma e modulo →, Fisica Generale 1).

Che cosa non ha senso. Sommare due punti (P+QP + Q dipende dalla scelta dell'origine: spostando l'origine il risultato cambia). Ha senso invece il punto medio

M=P+12(Q−P)=P+Q2,M = P + \tfrac12 (Q - P) = \frac{P + Q}{2},

perché è una combinazione con coefficienti di somma 11. Il motivo: se si sposta l'origine di un vettore cc, ogni punto PP diventa P−cP - c, e 12(P−c)+12(Q−c)=P+Q2−c\frac12(P - c) + \frac12(Q - c) = \frac{P + Q}{2} - c, cioè il punto medio si sposta insieme a tutti gli altri punti; con P+QP + Q invece si otterrebbe (P+Q)−2c(P + Q) - 2c, un punto diverso. Esempio: il punto medio di P=(1,2,0)P = (1, 2, 0) e Q=(4,0,1)Q = (4, 0, 1) è (1+42,2+02,0+12)=(52,1,12)\left(\frac{1 + 4}{2}, \frac{2 + 0}{2}, \frac{0 + 1}{2}\right) = \left(\frac52, 1, \frac12\right).

Sottospazi affini

Definizione. Un sottospazio affine di An\mathbb{A}^n è un insieme della forma L=P+W={P+w:w∈W},L = P + W = \{ P + w : w \in W \}, con PP un punto e WW un sottospazio vettorialeUn sottospazio vettoriale è un sottoinsieme che è spazio vettoriale con le stesse operazioni: basta che sia chiuso per somma e per prodotto per scalari. Deve contenere il vettore nullo. In R^2 i sottospazi sono {0}, le rette per l'origine e tutto R^2.Sottospazi vettoriali → di Rn\mathbb{R}^n, detto spazio direttore (o giacitura) di LL. La dimensione di LL è dim⁡W\dim W (la DimensioneTutte le basi di uno spazio vettoriale hanno lo stesso numero di vettori, la dimensione (dim K^n = n). Da ogni sistema di generatori si estrae una base, ogni insieme di vettori indipendenti si completa a una base, e in dimensione n bastano n vettori indipendenti (o n generatori) per avere una base.Dimensione → dello spazio vettoriale WW, cioè il numero di vettori di una sua base).

Esempio. In A2\mathbb{A}^2 la retta L=(1,0)+⟨(1,1)⟩={(1+t,t)}L = (1,0) + \langle (1,1) \rangle = \{(1 + t, t)\} ha spazio direttore ⟨(1,1)⟩\langle (1,1) \rangle e dimensione 11. Le sue coordinate soddisfano x−y=1x - y = 1, cioè y=x−1y = x - 1: è la retta per l'origine W:y=xW: y = x traslata del vettore P=(1,0)P = (1, 0). Non passa per l'origine (0−0≠10 - 0 \ne 1), quindi non è un sottospazio vettoriale.

Grafico interattivo: Sottospazio affine L = (1, 0) + ⟨(1, 1)⟩, cioè y = x − 1, e il suo spazio direttore W = ⟨(1, 1)⟩, cioè y = x: L è W traslato del vettore P = (1, 0)

dim⁡L\dim L nome spazio direttore
00 punto {0⃗}\{\vec 0\}
11 retta ⟨v⟩\langle v \rangle, vv = vettore direttore
22 piano ⟨v1,v2⟩\langle v_1, v_2 \rangle
n−1n - 1 iperpiano sottospazio di dimensione n−1n - 1

In A2\mathbb{A}^2 gli iperpiani sono le rette, in A3\mathbb{A}^3 sono i piani.

Fatti fondamentali.

  • Il punto base si può cambiare: se Q∈LQ \in L allora L=Q+WL = Q + W. (Se Q=P+w0Q = P + w_0, ogni punto P+wP + w si riscrive Q+(w−w0)Q + (w - w_0), e w−w0∈Ww - w_0 \in W.)
  • Lo spazio direttore è determinato da LL: W={Q−Q′:Q,Q′∈L}W = \{ Q - Q' : Q, Q' \in L \}, l'insieme dei vettori che congiungono due punti di LL. (Se Q=P+wQ = P + w e Q′=P+w′Q' = P + w', allora Q−Q′=w−w′∈WQ - Q' = w - w' \in W perché WW è chiuso rispetto alla differenza; viceversa ogni w∈Ww \in W è (P+w)−P(P + w) - P, differenza di due punti di LL.) Quindi due scritture P+W=P′+W′P + W = P' + W' dello stesso insieme hanno per forza W=W′W = W'.
  • LL è un sottospazio vettoriale se e solo se passa per l'origine (0⃗∈L\vec 0 \in L, cioè P∈WP \in W). (Un sottospazio vettoriale deve contenere 0⃗\vec 0; se invece 0⃗∈L\vec 0 \in L, per il primo fatto L=0⃗+W=WL = \vec 0 + W = W.)

Equazioni parametriche

Scelta una baseDei vettori generano V se ogni vettore di V è loro combinazione lineare; una base è un insieme di generatori linearmente indipendenti, e allora ogni vettore si scrive in modo unico come combinazione dei vettori di base. Lemma dello scambio: i vettori indipendenti non sono mai più dei generatori.Generatori e basi → {w1,…,wr}\{w_1, \dots, w_r\} di WW, ogni w∈Ww \in W si scrive in un solo modo come t1w1+⋯+trwrt_1 w_1 + \dots + t_r w_r, quindi ogni punto di LL è

X=P+t1w1+⋯+trwr,t1,…,tr∈R.X = P + t_1 w_1 + \dots + t_r w_r, \qquad t_1, \dots, t_r \in \mathbb{R}.

Scritte componente per componente sono le equazioni parametriche di LL: rr parametri liberi, uno per ogni direzione.

Retta per due punti A≠BA \ne B: punto base AA, vettore direttore B−AB - A:

X=A+t(B−A).X = A + t(B - A).

Per t=0t = 0 si ottiene AA, per t=1t = 1 si ottiene BB, per t=12t = \frac12 il punto medio, per 0≤t≤10 \le t \le 1 il segmento ABAB.

Esempio. Retta per A=(1,2,0)A = (1, 2, 0) e B=(3,1,1)B = (3, 1, 1): B−A=(3−1, 1−2, 1−0)=(2,−1,1)B - A = (3 - 1, \ 1 - 2, \ 1 - 0) = (2, -1, 1), e scrivendo X=A+t(B−A)X = A + t(B - A) componente per componente

r:{x=1+2ty=2−tz=tr: \begin{cases} x = 1 + 2t \\ y = 2 - t \\ z = t \end{cases}

Piano per tre punti non allineati A,B,CA, B, C (cioè B−AB - A e C−AC - A non proporzionali, quindi linearmente indipendentiUna combinazione lineare è una somma di vettori moltiplicati per scalari. I vettori sono linearmente indipendenti se l'unica combinazione che dà il vettore nullo è quella con tutti i coefficienti nulli; altrimenti sono dipendenti, e allora uno di essi è combinazione lineare degli altri.Combinazioni lineari e dipendenza lineare →: generano uno spazio direttore di dimensione 22; se fossero proporzionali i tre punti starebbero su una retta e i piani che li contengono sarebbero infiniti):

X=A+s(B−A)+t(C−A).X = A + s(B - A) + t(C - A).

Esempio. A=(1,0,0)A = (1, 0, 0), B=(0,2,0)B = (0, 2, 0), C=(0,0,3)C = (0, 0, 3): B−A=(−1,2,0)B - A = (-1, 2, 0), C−A=(−1,0,3)C - A = (-1, 0, 3), non proporzionali (la seconda componente è 22 nel primo e 00 nel secondo, mentre la prima è −1-1 in entrambi: nessun cc dà (−1,2,0)=c(−1,0,3)(-1, 2, 0) = c(-1, 0, 3)), e

π: (x,y,z)=(1,0,0)+s(−1,2,0)+t(−1,0,3)=(1−s−t, 2s, 3t).\pi: \ (x, y, z) = (1, 0, 0) + s(-1, 2, 0) + t(-1, 0, 3) = (1 - s - t, \ 2s, \ 3t).

Equazioni cartesiane

Teorema. L'insieme delle soluzioni di un sistema lineare compatibile AX=BAX = B in nn incognite è un sottospazio affine di An\mathbb{A}^n con spazio direttore W=Ker⁡AW = \operatorname{Ker} A e dimensione n−rango⁡(A)n - \operatorname{rango}(A). Viceversa ogni sottospazio affine si può descrivere così.

Esempio. x+y=2x + y = 2 in A2\mathbb{A}^2: A=(1  1)A = (1 \ \ 1), una soluzione è (1,1)(1, 1), il nucleo è {x+y=0}=⟨(1,−1)⟩\{x + y = 0\} = \langle (1, -1) \rangle, quindi le soluzioni sono (1,1)+⟨(1,−1)⟩(1,1) + \langle (1,-1) \rangle, una retta affine con W=Ker⁡AW = \operatorname{Ker} A di dimensione 2−1=12 - 1 = 1.

La prima parte è la struttura delle soluzioniUn sistema lineare si scrive AX = B; ha soluzioni se e solo se B sta nell'immagine di A, cioè se rango(A) = rango(A|B) (Rouché-Capelli); le soluzioni sono una soluzione particolare più il nucleo e dipendono da n − r parametri.Sistemi lineari e teorema di Rouché-Capelli → di un sistema: soluzione particolare X0X_0 più soluzioni dell'omogeneo, cioè X0+Ker⁡AX_0 + \operatorname{Ker} A. (Se AX0=BAX_0 = B e AX=BAX = B, allora A(X−X0)=B−B=0A(X - X_0) = B - B = 0, cioè X−X0∈Ker⁡AX - X_0 \in \operatorname{Ker} A.) La dimensione viene dal teorema della nullità più rangoIl nucleo (vettori mandati in 0) e l'immagine (vettori raggiunti) di una funzione lineare sono sottospazi; f è iniettiva se e solo se Ker f = {0}; dim Ker f + dim Im f = dim V (nullità + rango); l'antimmagine di un vettore è una soluzione particolare più il nucleo.Nucleo e immagine →: dim⁡Ker⁡A=n−dim⁡Im⁡A=n−rango⁡(A)\dim \operatorname{Ker} A = n - \dim \operatorname{Im} A = n - \operatorname{rango}(A). Per il viceversa: si scrivono le equazioni cartesiane AX=0AX = 0 di WW (come in Metodo - basi, equazioni cartesiane, intersezione e somma di sottospaziProcedura da esame per i sottospazi di K^n: base da generatori (riduzione a scala delle righe), base da equazioni (incognite libere), equazioni cartesiane da una base (eliminare i parametri), intersezione (mettere a sistema), somma (unire i generatori) e Grassmann come controllo.Metodo - basi, equazioni cartesiane, intersezione e somma di sottospazi →) e si sceglie B=APB = AP, così che PP sia una soluzione.

Conteggio delle equazioni. Un sottospazio affine di dimensione rr in An\mathbb{A}^n richiede n−rn - r equazioni indipendenti: un iperpiano una sola, una retta di A3\mathbb{A}^3 due. (Dalla formula del teorema: r=n−rango⁡(A)r = n - \operatorname{rango}(A), quindi rango⁡(A)=n−r\operatorname{rango}(A) = n - r, e servono almeno n−rn - r righe indipendenti.)

L'equazione di un iperpiano e il vettore normale

Un iperpiano ha una sola equazione

a1x1+⋯+anxn=b,(a1,…,an)≠0⃗.a_1 x_1 + \dots + a_n x_n = b, \qquad (a_1, \dots, a_n) \ne \vec 0 .

Il suo spazio direttore è il nucleo, cioè le soluzioni dell'equazione omogenea: W={x:a1x1+⋯+anxn=0}={x:n⋅x=0}W = \{ x : a_1 x_1 + \dots + a_n x_n = 0 \} = \{ x : n \cdot x = 0 \} con n=(a1,…,an)n = (a_1, \dots, a_n), perché il primo membro è proprio il prodotto scalareIl prodotto scalare aggiunge a uno spazio vettoriale lunghezze e angoli: norma, disuguaglianza di Cauchy-Schwarz, angolo tra vettori in R^n, ortogonalità, proiezione su una retta, aree e volumi con il determinante della matrice dei prodotti scalari.Prodotto scalare, norma e angoli → di nn con xx. È l'insieme dei vettori ortogonali a nn, cioè W=⟨n⟩⊥W = \langle n \rangle^\perp (il complemento ortogonaleL'ortogonale U⊥ di un sottospazio è un sottospazio di dimensione n − dim U, e R^n = U ⊕ U⊥; ogni vettore si scompone in proiezione su U più componente ortogonale; la proiezione è il punto di U più vicino e si calcola con un sistema o con la matrice di proiezione A(AᵀA)⁻¹Aᵀ.Complemento ortogonale e proiezioni ortogonali → di ⟨n⟩\langle n \rangle, di dimensione n−1n - 1). Quindi:

I coefficienti delle incognite formano un vettore nn ortogonale all'iperpiano (vettore normale). Il termine noto decide solo "dove" sta l'iperpiano: iperpiani con lo stesso nn e termini noti diversi sono paralleli.

Grafico interattivo: In A²: la retta 2x + y = 4 ha vettore normale n = (2, 1) (perpendicolare) e direzione d = (−1, 2); la retta 2x + y = 0 ha lo stesso n, quindi è parallela

Piano con normale assegnata per un punto. Il piano per P0P_0 ortogonale a nn è n⋅(X−P0)=0n \cdot (X - P_0) = 0: i punti XX tali che il vettore da P0P_0 a XX è ortogonale a nn. Esempio: per P0=(1,−1,2)P_0 = (1, -1, 2) e n=(2,1,−3)n = (2, 1, -3), 2(x−1)+(y+1)−3(z−2)=02(x - 1) + (y + 1) - 3(z - 2) = 0; sviluppando, 2x−2+y+1−3z+6=02x - 2 + y + 1 - 3z + 6 = 0, cioè 2x+y−3z+5=02x + y - 3z + 5 = 0. Controllo: in P0P_0 si ha 2−1−6+5=02 - 1 - 6 + 5 = 0 ✓.

Retta di A3\mathbb{A}^3 come intersezione di due piani

r:{a1x+b1y+c1z=d1a2x+b2y+c2z=d2con (a1,b1,c1),(a2,b2,c2) non proporzionali.r: \begin{cases} a_1 x + b_1 y + c_1 z = d_1 \\ a_2 x + b_2 y + c_2 z = d_2 \end{cases} \qquad \text{con } (a_1, b_1, c_1), (a_2, b_2, c_2) \text{ non proporzionali}.

La condizione "normali non proporzionali" significa rango⁡(a1b1c1a2b2c2)=2\operatorname{rango}\begin{pmatrix} a_1 & b_1 & c_1 \\ a_2 & b_2 & c_2 \end{pmatrix} = 2: allora la retta ha dimensione 3−2=13 - 2 = 1, come deve (se le normali fossero proporzionali i due piani sarebbero paralleli o coincidenti). Il vettore direttore vv deve essere ortogonale a entrambe le normali n1=(a1,b1,c1)n_1 = (a_1, b_1, c_1) e n2=(a2,b2,c2)n_2 = (a_2, b_2, c_2) (sta nello spazio direttore di entrambi i piani): lo si trova risolvendo il sistema omogeneo, oppure con il prodotto vettorialeIl prodotto vettoriale v × w di due vettori di R³ è ortogonale a entrambi, ha norma uguale all'area del parallelogramma che formano e verso dato dalla regola della mano destra; si calcola con un determinante simbolico. Il prodotto misto u · (v × w) = det(u, v, w) è il volume (con segno) del parallelepipedo. Applicazioni: normale a un piano per tre punti, direzione di una retta intersezione di due piani, aree, volumi, distanza tra rette sghembe.Prodotto vettoriale e prodotto misto → v=n1×n2v = n_1 \times n_2.

Passare da un tipo di equazioni all'altro

Da parametriche a cartesiane: si eliminano i parametri. Per la retta rr dell'esempio (x=1+2tx = 1 + 2t, y=2−ty = 2 - t, z=tz = t): dalla terza t=zt = z, sostituendo nelle altre

r:{x−2z−1=0y+z−2=0r: \begin{cases} x - 2z - 1 = 0 \\ y + z - 2 = 0 \end{cases}

Verifica con B=(3,1,1)B = (3, 1, 1): 3−2−1=03 - 2 - 1 = 0 ✓, 1+1−2=01 + 1 - 2 = 0 ✓.

Per il piano per AA, BB, CC dell'esempio: dalla seconda e dalla terza equazione (y=2sy = 2s, z=3tz = 3t) si ricava s=y2s = \frac{y}{2}, t=z3t = \frac{z}{3}, e sostituendo nella prima x=1−y2−z3x = 1 - \frac y2 - \frac z3. Moltiplicando per 66 (il minimo comune multiplo dei denominatori) si ha 6x=6−3y−2z6x = 6 - 3y - 2z, e portando tutto a sinistra:

π: 6x+3y+2z=6.\pi: \ 6x + 3y + 2z = 6 .

Verifica: AA: 6=66 = 6 ✓; BB: 6=66 = 6 ✓; CC: 6=66 = 6 ✓. In alternativa si cerca un vettore nn ortogonale a B−AB - A e C−AC - A (con il prodotto vettoriale: (−1,2,0)×(−1,0,3)=(6,3,2)(-1, 2, 0) \times (-1, 0, 3) = (6, 3, 2)) e si impone il passaggio per AA.

Da cartesiane a parametriche: si risolve il sistema.

Un piano. x−2y+z=4x - 2y + z = 4: una equazione in tre incognite, rango 11, quindi 3−1=23 - 1 = 2 incognite libere. Si scelgono come parametri y=sy = s, z=tz = t e si ricava x=4+2y−z=4+2s−tx = 4 + 2y - z = 4 + 2s - t; separando la parte costante e i coefficienti di ss e di tt:

(x,y,z)=(4,0,0)+s(2,1,0)+t(−1,0,1).(x, y, z) = (4, 0, 0) + s(2, 1, 0) + t(-1, 0, 1).

Controllo: i due vettori direttori sono ortogonali alla normale (1,−2,1)(1, -2, 1): 2−2+0=02 - 2 + 0 = 0 ✓, −1+0+1=0-1 + 0 + 1 = 0 ✓.

Una retta. x+y−z=1x + y - z = 1, x−y=3x - y = 3: dalla seconda x=3+yx = 3 + y; dalla prima z=x+y−1z = x + y - 1, e sostituendo xx: z=(3+y)+y−1=2+2yz = (3 + y) + y - 1 = 2 + 2y. Con y=ty = t (l'unica incognita libera, perché il rango è 22):

(x,y,z)=(3,0,2)+t(1,1,2).(x, y, z) = (3, 0, 2) + t(1, 1, 2).

Controllo: (1,1,2)(1, 1, 2) è ortogonale a (1,1,−1)(1, 1, -1) (1+1−2=01 + 1 - 2 = 0) e a (1,−1,0)(1, -1, 0) (1−1=01 - 1 = 0) ✓.

Posizione reciproca

Due sottospazi affini L=P+WL = P + W e L′=P′+W′L' = P' + W' si dicono:

  • incidenti se L∩L′≠∅L \cap L' \ne \emptyset;
  • paralleli se W⊆W′W \subseteq W' oppure W′⊆WW' \subseteq W (per due rette: vettori direttori proporzionali; per due piani di A3\mathbb{A}^3: normali proporzionali);
  • sghembi se L∩L′=∅L \cap L' = \emptyset e W∩W′={0⃗}W \cap W' = \{\vec 0\} (non si incontrano e non hanno direzioni in comune).

L'intersezione si trova mettendo a sistema le equazioni cartesiane, oppure sostituendo le parametriche di uno nelle cartesiane dell'altro.

Due rette di A3\mathbb{A}^3

si intersecano non si intersecano
direttori proporzionali coincidenti parallele distinte
direttori non proporzionali incidenti (in un punto) sghembe

Le rette sghembe esistono solo da dimensione 33 in su: in A2\mathbb{A}^2 due rette non parallele si incontrano sempre.

Criterio con i ranghi. Se r:A1X=B1r: A_1 X = B_1 e s:A2X=B2s: A_2 X = B_2 (due equazioni ciascuna), si considera il sistema di 44 equazioni in 33 incognite con matrice A=(A1A2)A = \binom{A_1}{A_2} (4×34 \times 3) e completa (A∣B)(A \mid B) (4×44 \times 4):

rango⁡(A)\operatorname{rango}(A) rango⁡(A∣B)\operatorname{rango}(A \mid B) posizione
22 22 coincidenti
22 33 parallele distinte
33 33 incidenti
33 44 sghembe

Perché la tabella funziona:

In pratica: sghembe   ⟺  det⁡(A∣B)≠0\iff \det(A \mid B) \ne 0, perché det⁡(A∣B)≠0\det(A \mid B) \ne 0 vuol dire rango⁡(A∣B)=4\operatorname{rango}(A \mid B) = 4, e allora rango⁡(A)=3\operatorname{rango}(A) = 3 (una matrice 4×34 \times 3 ha rango al massimo 33) (determinanteIl determinante è lineare in ogni riga, cambia segno scambiando due righe, non cambia sommando a una riga un multiplo di un'altra: così si calcola con Gauss riducendo a triangolare. Binet: det(AB) = det A · det B. Laplace: sviluppo lungo una riga o colonna con i complementi algebrici.Proprietà del determinante, Binet e Laplace → diverso da zero significa righe indipendenti).

Esempio. r:X=(1,0,0)+t(1,1,0)r: X = (1, 0, 0) + t(1, 1, 0) e s:X=(0,1,1)+u(1,−1,0)s: X = (0, 1, 1) + u(1, -1, 0). Direttori non proporzionali. Punti comuni: si uguagliano le componenti, 1+t=u1 + t = u, t=1−ut = 1 - u, 0=10 = 1 (terza componente): impossibile. Sghembe.

Lo stesso risultato con i ranghi. Cartesiane di rr: x=1+tx = 1 + t, y=ty = t, z=0z = 0; eliminando t=yt = y si ha x−y=1x - y = 1, z=0z = 0. Cartesiane di ss: x=ux = u, y=1−uy = 1 - u, z=1z = 1; eliminando u=xu = x si ha x+y=1x + y = 1, z=1z = 1. Quindi

(A∣B)=(1−101001011010011).(A \mid B) = \begin{pmatrix} 1 & -1 & 0 & 1 \\ 0 & 0 & 1 & 0 \\ 1 & 1 & 0 & 1 \\ 0 & 0 & 1 & 1 \end{pmatrix}.

Con R3→R3−R1R_3 \to R_3 - R_1 e R4→R4−R2R_4 \to R_4 - R_2 (operazioni che non cambiano il determinante) diventa (1−101001002000001)\begin{pmatrix} 1 & -1 & 0 & 1 \\ 0 & 0 & 1 & 0 \\ 0 & 2 & 0 & 0 \\ 0 & 0 & 0 & 1 \end{pmatrix}; scambiando R2R_2 e R3R_3 (il determinante cambia segno) si ottiene una matrice triangolare con diagonale 1,2,1,11, 2, 1, 1. Quindi det⁡(A∣B)=−2≠0\det(A \mid B) = -2 \ne 0: sghembe ✓.

Con s′:X=(2,1,0)+u(1,−1,0)s': X = (2, 1, 0) + u(1, -1, 0) invece: 1+t=2+u1 + t = 2 + u, t=1−ut = 1 - u, 0=00 = 0. Si sostituisce la seconda nella prima: 1+(1−u)=2+u1 + (1 - u) = 2 + u, cioè 2−u=2+u2 - u = 2 + u, quindi u=0u = 0 e t=1−0=1t = 1 - 0 = 1: le rette si incontrano in (1+1,1,0)=(2,1,0)(1 + 1, 1, 0) = (2, 1, 0). Incidenti.

Grafico interattivo: Le rette dell'esempio viste dall'alto (proiezione sul piano z = 0): r: x − y = 1 sta a quota z = 0, s: x + y = 1 a quota z = 1, s′: x + y = 3 a quota z = 0. Viste dall'alto r e s si incrociano in (1, 0), ma a quote diverse (sghembe); r e s′ si incontrano davvero in (2, 1, 0)

Retta e piano di A3\mathbb{A}^3

Retta X=P+tvX = P + tv, piano n⋅X=dn \cdot X = d. Sostituendo: n⋅P+t (n⋅v)=dn \cdot P + t\,(n \cdot v) = d.

  • n⋅v≠0n \cdot v \ne 0: un solo valore di tt, la retta interseca il piano in un punto;
  • n⋅v=0n \cdot v = 0 (vv ortogonale alla normale, cioè parallelo al piano): l'equazione diventa n⋅P=dn \cdot P = d, che non contiene più tt. Se è falsa nessun tt va bene e la retta è parallela al piano senza toccarlo; se è vera ogni tt va bene e la retta è contenuta nel piano.

Esempio. r:X=(3,0,2)+t(1,1,2)r: X = (3, 0, 2) + t(1, 1, 2) e π:x+y+z=1\pi: x + y + z = 1, con n=(1,1,1)n = (1, 1, 1). Si ha n⋅v=1+1+2=4≠0n \cdot v = 1 + 1 + 2 = 4 \ne 0 e n⋅P=3+0+2=5n \cdot P = 3 + 0 + 2 = 5, quindi 5+4t=15 + 4t = 1, t=−1t = -1: il punto di intersezione è (3−1, 0−1, 2−2)=(2,−1,0)(3 - 1, \ 0 - 1, \ 2 - 2) = (2, -1, 0) (controllo: 2−1+0=12 - 1 + 0 = 1 ✓). Con il piano x−y=3x - y = 3, invece, n=(1,−1,0)n = (1, -1, 0) e n⋅v=1−1+0=0n \cdot v = 1 - 1 + 0 = 0, e n⋅P=3n \cdot P = 3 è uguale al termine noto: la retta è contenuta nel piano (è infatti una delle due equazioni con cui era stata scritta sopra).

Due piani di A3\mathbb{A}^3

Normali proporzionali: piani paralleli (coincidenti se anche le equazioni sono proporzionali). Normali non proporzionali: si intersecano in una retta. È di nuovo Rouché-Capelli, con due equazioni in tre incognite: se le normali non sono proporzionali rango⁡(A)=2=rango⁡(A∣B)\operatorname{rango}(A) = 2 = \operatorname{rango}(A \mid B) e le soluzioni formano una retta (3−2=13 - 2 = 1 parametro); se sono proporzionali rango⁡(A)=1\operatorname{rango}(A) = 1 e il sistema ha soluzioni (piani coincidenti) solo se anche rango⁡(A∣B)=1\operatorname{rango}(A \mid B) = 1.

Esempio. x+y−z=1x + y - z = 1 e 2x+2y−2z=52x + 2y - 2z = 5: le normali (1,1,−1)(1, 1, -1) e (2,2,−2)(2, 2, -2) sono proporzionali (fattore 22), ma il termine noto non lo è (5≠2⋅15 \ne 2 \cdot 1): piani paralleli distinti. Con x+y−z=1x + y - z = 1 e x−y=3x - y = 3 le normali non sono proporzionali e l'intersezione è la retta (3,0,2)+t(1,1,2)(3, 0, 2) + t(1, 1, 2) trovata sopra.

Errori comuni

  • Sommare due punti o moltiplicare un punto per un numero: hanno senso P+vP + v, Q−PQ - P e le combinazioni con coefficienti di somma 11 (come il punto medio).
  • Contare male le equazioni: una retta di A3\mathbb{A}^3 ha due equazioni cartesiane; una sola equazione in tre incognite è un piano.
  • Confondere vettore direttore e vettore normale: in un piano ax+by+cz=dax + by + cz = d, (a,b,c)(a, b, c) è ortogonale al piano, non parallelo.
  • Dire "non parallele quindi incidenti" per due rette di A3\mathbb{A}^3: possono essere sghembe.

Versione ripasso

Punti e vettori

Lo spazio affine An\mathbb{A}^n è l'insieme Rn\mathbb{R}^n (punti) con le operazioni:

  • P+vP + v: traslazione di un punto PP tramite un vettore vv.
  • Q−P=PQ→Q - P = \overrightarrow{PQ}: vettore che congiunge due punti.

Esempio: P=(1,2,0)P = (1,2,0), Q=(4,0,1)Q = (4,0,1): PQ→=(3,−2,1)\overrightarrow{PQ} = (3,-2,1), punto medio (52,1,12)(\frac52, 1, \frac12). Non ha senso sommare due punti P+QP+Q (dipende dall'origine). Ha senso la combinazione affine (somma dei coefficienti uguale a 1), come il punto medio M=P+Q2M = \frac{P+Q}{2}.

Sottospazi affini

Un sottospazio affine è L=P+WL = P + W, con PP punto base e WW sottospazio vettorialespazio direttore.

  • dim⁡L=dim⁡W\dim L = \dim W.
  • Due punti Q,Q′Q, Q' determinano W={Q−Q′:Q,Q′∈L}W = \{Q - Q' : Q, Q' \in L\}.
  • LL è sottospazio vettoriale se P∈WP \in W (passa per l'origine).

Equazioni parametriche

X=P+∑i=1rtiwiX = P + \sum_{i=1}^r t_i w_i.

  • Retta per A,BA, B: X=A+t(B−A)X = A + t(B - A) (t=0t = 0 dà AA, t=1t = 1 dà BB). Esempio: A=(1,2,0)A = (1,2,0), B=(3,1,1)B = (3,1,1): (1+2t,2−t,t)(1 + 2t, 2 - t, t).
  • Piano per A,B,CA, B, C non allineati: X=A+s(B−A)+t(C−A)X = A + s(B - A) + t(C - A). Esempio: A=(1,0,0)A = (1,0,0), B=(0,2,0)B = (0,2,0), C=(0,0,3)C = (0,0,3): (1−s−t,2s,3t)(1 - s - t, 2s, 3t).

Equazioni cartesiane

Ogni sottospazio affine è l'insieme delle soluzioni di un sistema AX=BAX = B.

  • Un sottospazio di dimensione rr in An\mathbb{A}^n è definito da n−rn - r equazioni indipendenti.
  • Iperpiano: a1x1+⋯+anxn=ba_1 x_1 + \dots + a_n x_n = b. Il vettore n=(a1,…,an)n = (a_1, \dots, a_n) è il vettore normale (ortogonale allo spazio direttore).
  • Retta in A3\mathbb{A}^3: intersezione di due piani non paralleli. Vettore direttore v=n1×n2v = n_1 \times n_2 (prodotto vettoriale).

Passaggio tra equazioni

Posizione reciproca in A3\mathbb{A}^3

Siano L=P+WL=P+W e L′=P′+W′L'=P'+W'.

  • Incidenti: L∩L′≠∅L \cap L' \neq \emptyset.
  • Paralleli: W⊆W′W \subseteq W' o W′⊆WW' \subseteq W.
  • Sghembe (rette): L∩L′=∅L \cap L' = \emptyset e W∩W′={0⃗}W \cap W' = \{\vec 0\}.

Rette: direttori proporzionali + punti comuni: coincidenti, altrimenti parallele distinte; non proporzionali: incidenti se si intersecano, altrimenti sghembe (esistono da A3\mathbb{A}^3 in su). Esempio: r:(1,0,0)+t(1,1,0)r: (1,0,0) + t(1,1,0) e s:(0,1,1)+u(1,−1,0)s: (0,1,1) + u(1,-1,0) danno la terza componente 0=10 = 1 impossibile: sghembe; con s′:(2,1,0)+u(1,−1,0)s': (2,1,0) + u(1,-1,0) si incontrano in (2,1,0)(2,1,0). Retta e piano (X=P+tvX = P + tv, n⋅X=dn \cdot X = d): n⋅P+t(n⋅v)=dn \cdot P + t(n \cdot v) = d; se n⋅v≠0n \cdot v \ne 0 un punto, se n⋅v=0n \cdot v = 0 parallela (contenuta se n⋅P=dn \cdot P = d). Due piani: normali proporzionali paralleli, altrimenti si tagliano in una retta.

Criterio ranghi per due rette (A1X=B1,A2X=B2A_1X=B_1, A_2X=B_2): Costruisci la matrice completa (A∣B)(A|B) di ordine 4×44 \times 4 e la matrice incompleta AA (4×34 \times 3).

Errori tipici

  • Sommare due punti o moltiplicare un punto per uno scalare.
  • Confondere il vettore normale (coefficienti delle incognite in un iperpiano) con il vettore direttore.
  • Credere che due rette non parallele in A3\mathbb{A}^3 debbano essere incidenti (possono essere sghembe).
  • Sbagliare il numero di equazioni cartesiane: una retta in A3\mathbb{A}^3 richiede due equazioni.

Esercizi su questo argomento

Teoria collegata