L'integrale rimasto si fa per sostituzione. La funzione interna è 1−x2, con derivata −2x: al numeratore c'è x, manca la costante −2. Si moltiplica e divide per −2, e si pone y=1−x2, dy=−2xdx:
∫1−x2xdx=−21∫1−x2−2xdx=−21∫y−1/2dy=−21⋅1/2y1/2+k=−y+k=−1−x2+k
Quindi
∫arcsinxdx=xarcsinx−(−1−x2)+k=xarcsinx+1−x2+k
f=arctanx, g′=1⇒f′=1+x21, g=x:
∫arctanx⋅1dx=xarctanx−∫1+x2xdx
L'integrale rimasto è del tipo ff′ a meno della costante 2 (la derivata di 1+x2 è 2x):
∫1+x2xdx=21∫1+x22xdx=21log(1+x2)+k
(senza modulo, perché 1+x2>0). Quindi
∫arctanxdx=xarctanx−21log(1+x2)+k
Perché proprio questa scelta
Derivando, logx, arcsinx, arctanx diventano funzioni algebriche (x1, 1−x21, 1+x21), che moltiplicate per g=x danno integrali facili. La scelta opposta (f=1, g′=logx) richiederebbe di conoscere già la primitiva di logx, cioè proprio quello che si sta cercando.