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Note per Studenti Esercizio 4 · unioni e intersezioni di aperti e chiusi

Esercizio 4unioni e intersezioni di aperti e chiusi

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Testo.

  1. Unione qualunque di insiemi aperti in R2\mathbb{R}^2 è un insieme aperto: vero o falso? Provarlo. Cosa si può dedurre sui chiusi?
  2. Intersezione finita di insiemi aperti in R2\mathbb{R}^2 è un insieme aperto: vero o falso? Provarlo. Cosa si può dedurre sui chiusi? Vale lo stesso per intersezione infinita?
  3. Per insiemi non patologici DD (come quelli del corso) si ha ∂(∂D)=∂D\partial(\partial D) = \partial D. Più in generale si ha ∂(∂D)=∂D∖int⁡(∂D)\partial(\partial D) = \partial D \setminus \operatorname{int}(\partial D).

Teoria: Insiemi aperti, chiusi, interno e frontiera in RnUn intorno di p è un insieme che contiene una palla centrata in p. p è interno a D se una palla B(p,δ[ sta tutta in D; D è aperto se ogni suo punto è interno, chiuso se il complementare è aperto. La frontiera ∂D è fatta dai punti i cui intorni toccano sia D sia il complementare; la chiusura è D ∪ ∂D, il più piccolo chiuso che contiene D. Unioni qualsiasi e intersezioni finite di aperti sono aperte.Insiemi aperti, chiusi, interno e frontiera in Rn →.


1. Unione qualunque di aperti: vero

Sia {Ai}i∈J\{A_i\}_{i \in J} una famiglia qualsiasi (anche infinita) di aperti e A=⋃iAiA = \bigcup_i A_i. Bisogna mostrare che ogni punto di AA è internoEsiste una pallina centrata nel punto tutta contenuta nell'insieme. ad AA.

Se p∈Ap \in A, allora pp appartiene ad almeno uno degli insiemi, diciamo AkA_k. Siccome AkA_k è aperto, esiste δ>0\delta > 0 con B(p,δ[⊆AkB(p, \delta[ \subseteq A_k. Ma Ak⊆AA_k \subseteq A (l'unione contiene ciascun insieme), quindi B(p,δ[⊆AB(p, \delta[ \subseteq A ∎.

Sui chiusi. I chiusi sono i complementari degli aperti, e il complementare di un'unione è l'intersezione dei complementari (leggi di De MorganIl complementare di un'unione è l'intersezione dei complementari, e il complementare di un'intersezione è l'unione dei complementari.): R2∖⋂iCi=⋃i(R2∖Ci)\mathbb{R}^2 \setminus \bigcap_i C_i = \bigcup_i(\mathbb{R}^2 \setminus C_i) Se i CiC_i sono chiusi, a destra c'è un'unione di aperti, che è aperta: quindi ⋂iCi\bigcap_i C_i ha complementare aperto, cioè è chiuso. Un'intersezione qualsiasi di chiusi è chiusa.

2. Intersezione finita di aperti: vero; infinita: falso

Caso finito. Siano A1,…,AmA_1, \dots, A_m aperti e p∈A1∩⋯∩Amp \in A_1 \cap \dots \cap A_m. Per ogni kk esiste δk>0\delta_k > 0 con B(p,δk[⊆AkB(p, \delta_k[ \subseteq A_k. Prendiamo δ=min⁡{δ1,…,δm}>0\delta = \min\{\delta_1, \dots, \delta_m\} > 0 (il minimo di un numero finito di numeri positivi è positivo). La palla B(p,δ[B(p, \delta[ sta dentro ogni B(p,δk[B(p, \delta_k[, quindi dentro ogni AkA_k, quindi nell'intersezione ∎.

Sui chiusi. Con De Morgan, R2∖(C1∪⋯∪Cm)=(R2∖C1)∩⋯∩(R2∖Cm)\mathbb{R}^2 \setminus (C_1 \cup \dots \cup C_m) = (\mathbb{R}^2 \setminus C_1) \cap \dots \cap (\mathbb{R}^2 \setminus C_m), intersezione finita di aperti: un'unione finita di chiusi è chiusa.

Caso infinito: falso. Controesempio: ⋂n≥1B(0,1n[={(0,0)}\bigcap_{n \ge 1}B\left(0, \frac1n\right[ = \{(0, 0)\} Infatti l'origine sta in tutti i dischi, mentre un punto p≠0p \ne 0 non sta in B(0,1n[B(0, \frac1n[ appena 1n<∣p∣\frac1n < |p| (per l'archimedeitàPer ogni numero reale esiste un naturale più grande: serve a trovare n con 1/n più piccolo di qualunque epsilon.Archimedeità di N → un tale nn esiste). Un punto solo non è aperto: nessuna pallina attorno all'origine è contenuta in {(0,0)}\{(0,0)\}. La dimostrazione del caso finito si rompe perché inf⁡{1n}=0\inf\{\frac1n\} = 0: non c'è un raggio positivo che vada bene per tutti.

Dualmente, un'unione infinita di chiusi può non essere chiusa: ⋃n≥2B(0,1−1n]=B(0,1[\bigcup_{n \ge 2}B\left(0, 1 - \frac1n\right] = B(0, 1[ (ogni punto con ∣p∣<1|p| < 1 sta in uno dei dischi chiusi, ma nessun punto del cerchio ∣p∣=1|p| = 1 ci sta), e il disco aperto non è chiuso.

3. La frontiera della frontiera

Fatto generale. Per ogni insieme EE: ∂E=E‾∖int⁡(E)\partial E = \overline E \setminus \operatorname{int}(E) (un punto di frontiera è "vicino a EE" ma non ha una pallina dentro EE).

La frontiera è sempre chiusa. Se p∉∂Dp \notin \partial D, allora pp è interno a DD o interno al complementare; in entrambi i casi una pallina B(p,δ[B(p, \delta[ è tutta dentro DD o tutta fuori, e lo stesso vale per ogni punto di quella pallina (che ha a sua volta una pallina dentro la prima). Quindi il complementare di ∂D\partial D è aperto.

Conclusione. Applicando il fatto generale con E=∂DE = \partial D, che è chiuso (∂D‾=∂D\overline{\partial D} = \partial D): ∂(∂D)=∂D‾∖int⁡(∂D)=∂D∖int⁡(∂D)\partial(\partial D) = \overline{\partial D} \setminus \operatorname{int}(\partial D) = \partial D \setminus \operatorname{int}(\partial D) che è la formula del testo. Se la frontiera non ha punti interni, come accade per tutti gli insiemi del corso (la frontiera di un disco è un cerchio, quella di un poligono è una spezzata: insiemi "sottili"), allora ∂(∂D)=∂D\partial(\partial D) = \partial D.

Un insieme patologico. Per D=Q2D = \mathbb{Q}^2 (i punti a coordinate razionali) ogni pallina contiene punti razionali e irrazionali, quindi ∂D=R2\partial D = \mathbb{R}^2, che è tutto interno, e ∂(∂D)=∂R2=∅≠∂D\partial(\partial D) = \partial\mathbb{R}^2 = \emptyset \ne \partial D. Si noti che Q2\mathbb{Q}^2 non ha punti interni: non basta che DD sia privo di punti interni, serve che lo sia la sua frontiera.


Errori comuni

  • Estendere la regola dell'intersezione agli infiniti insiemi: è falso, come mostra ⋂B(0,1n[\bigcap B(0, \frac1n[.
  • Pensare che i chiusi si comportino come gli aperti: per i chiusi è l'intersezione a essere sempre permessa e l'unione a dover essere finita.

Versione ripasso

Testo.

  1. Unione qualunque di insiemi aperti in R2\mathbb{R}^2 è un insieme aperto: vero o falso? Provarlo. Cosa si può dedurre sui chiusi?
  2. Intersezione finita di insiemi aperti in R2\mathbb{R}^2 è un insieme aperto: vero o falso? Provarlo. Cosa si può dedurre sui chiusi? Vale lo stesso per intersezione infinita?
  3. Per insiemi non patologici DD (come quelli del corso) si ha ∂(∂D)=∂D\partial(\partial D) = \partial D. Più in generale si ha ∂(∂D)=∂D∖int⁡(∂D)\partial(\partial D) = \partial D \setminus \operatorname{int}(\partial D).

Teoria: Insiemi aperti, chiusi, interno e frontiera in RnUn intorno di p è un insieme che contiene una palla centrata in p. p è interno a D se una palla B(p,δ[ sta tutta in D; D è aperto se ogni suo punto è interno, chiuso se il complementare è aperto. La frontiera ∂D è fatta dai punti i cui intorni toccano sia D sia il complementare; la chiusura è D ∪ ∂D, il più piccolo chiuso che contiene D. Unioni qualsiasi e intersezioni finite di aperti sono aperte.Insiemi aperti, chiusi, interno e frontiera in Rn →.

1. Unione qualunque di aperti: vero

Se p∈A=⋃Aip \in A = \bigcup A_i, allora p∈Akp \in A_k aperto, quindi B(p,δ[⊆Ak⊆AB(p, \delta[ \subseteq A_k \subseteq A. Per le leggi di De MorganIl complementare di un'unione è l'intersezione dei complementari, e il complementare di un'intersezione è l'unione dei complementari., R2∖⋂Ci=⋃(R2∖Ci)\mathbb{R}^2 \setminus \bigcap C_i = \bigcup(\mathbb{R}^2 \setminus C_i) è aperto: un'intersezione qualsiasi di chiusi è chiusa.

2. Intersezione finita: vero; infinita: falso

  1. p∈A1∩⋯∩Amp \in A_1 \cap \dots \cap A_m: B(p,δk[⊆AkB(p, \delta_k[ \subseteq A_k; con δ=min⁡δk>0\delta = \min\delta_k > 0 (minimo di un numero finito di positivi) B(p,δ[B(p, \delta[ sta in tutti.
  2. Per De Morgan, un'unione finita di chiusi è chiusa.
  3. Infinita: ⋂n≥1B(0,1n[={(0,0)}\bigcap_{n \ge 1}B(0, \frac1n[ = \{(0,0)\} non è aperto (inf⁡1n=0\inf\frac1n = 0; per l'archimedeitàPer ogni numero reale esiste un naturale più grande: serve a trovare n con 1/n più piccolo di qualunque epsilon.Archimedeità di N → ogni p≠0p \ne 0 esce da un disco). Dualmente ⋃n≥2B(0,1−1n]=B(0,1[\bigcup_{n \ge 2}B(0, 1 - \frac1n] = B(0, 1[ non è chiuso.

3. Frontiera della frontiera

  1. Per ogni EE: ∂E=E‾∖int⁡(E)\partial E = \overline E \setminus \operatorname{int}(E).
  2. ∂D\partial D è chiusa: se p∉∂Dp \notin \partial D ha una pallina tutta dentro DD o tutta fuori, e ogni suo punto ha una pallina nella prima.
  3. Con E=∂DE = \partial D (chiuso): ∂(∂D)=∂D∖int⁡(∂D)\partial(\partial D) = \partial D \setminus \operatorname{int}(\partial D), uguale a ∂D\partial D se la frontiera non ha punti interni (insiemi "sottili": cerchi, spezzate).
  4. Patologico: D=Q2D = \mathbb{Q}^2 ha ∂D=R2\partial D = \mathbb{R}^2 e ∂(∂D)=∅≠∂D\partial(\partial D) = \emptyset \ne \partial D.

Errori tipici: estendere l'intersezione di aperti agli infiniti insiemi; per i chiusi è l'unione a dover essere finita.

Teoria collegata