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Note per Studenti Diagonalizzazione

Diagonalizzazione

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Prerequisito: Autovalori e autovettoriUn autovettore è un vettore non nullo che una funzione lineare manda in un suo multiplo; si trovano gli autovalori come radici del polinomio caratteristico det(A − λI) e gli autovettori come nucleo di A − λI. Matrici simili hanno gli stessi autovalori.Autovalori e autovettori →. Esercizi svolti: Esercizio 61 · diagonalizzare una matrice 3×3 con autovalori 1, 2, 3, Esercizio 62 · matrice 3×3 non diagonalizzabile, Esercizio 63 · autovalori, nucleo e matrice simmetrica simile (giugno 2022), Esercizio 64 · autovalori con parametro e matrici simili (2° appello 2024-25), Esercizio 65 · diagonalizzabilità su R e su C e base ortonormale di autovettori (giugno 2025), Esercizio 66 · determinante con parametro e matrice simmetrica 4×4 (febbraio 2026), Esercizio 67 · autovalori con molteplicità al variare di t, Esercizio 68 · endomorfismo dato da polinomio caratteristico e autovettori, Esercizio 69 · diagonalizzabilità al variare di h e matrice P. Seguito: Teorema spettrale e forme quadraticheUna funzione lineare è simmetrica se f(v)·w = v·f(w); in una base ortonormale ha matrice simmetrica. Teorema spettrale: f è simmetrica se e solo se esiste una base ortonormale di autovettori, cioè A simmetrica ⇔ PᵀAP diagonale con P ortogonale. È l'ortodiagonalizzazione delle matrici simmetriche reali: serve per le direzioni principali (tensioni, momenti d'inerzia) e permette di scrivere le forme quadratiche come somma di quadrati con gli autovalori come coefficienti.Teorema spettrale e forme quadratiche →.

Definizione e significato

Definizione. Una matrice A∈Mn(K)A \in M_n(K) si dice diagonalizzabile (su KK) se è simileEsiste P invertibile con P⁻¹AP uguale all'altra matrice: rappresentano la stessa funzione lineare in basi diverse.Autovalori e autovettori → a una matrice diagonale, cioè se esistono SS invertibile e DD diagonale con D=S−1AS(equivalentemente A=SDS−1).D = S^{-1} A S \qquad \text{(equivalentemente } A = S D S^{-1}\text{)}. Un endomorfismo f:V→Vf : V \to V è diagonalizzabile se ha una matrice diagonale in qualche base.

Esempio. A=(2112)A = \begin{pmatrix} 2 & 1 \\ 1 & 2 \end{pmatrix} con S=(111−1)S = \begin{pmatrix} 1 & 1 \\ 1 & -1 \end{pmatrix} (autovettori (1,1)(1,1) e (1,−1)(1,-1), trovati in Autovalori e autovettoriUn autovettore è un vettore non nullo che una funzione lineare manda in un suo multiplo; si trovano gli autovalori come radici del polinomio caratteristico det(A − λI) e gli autovettori come nucleo di A − λI. Matrici simili hanno gli stessi autovalori.Autovalori e autovettori →) e D=diag⁡(3,1)D = \operatorname{diag}(3, 1): S−1AS=DS^{-1} A S = D. Il conto: det⁡S=−1−1=−2\det S = -1 - 1 = -2, quindi per la formula dell'inversa 2×2L'inversa di una matrice quadrata A è la matrice A⁻¹ con A A⁻¹ = A⁻¹ A = I; esiste se e solo se rango(A) = n e si calcola con Gauss-Jordan riducendo (A | I) fino a (I | A⁻¹).Matrice inversa → S−1=−12(−1−1−11)=12(111−1)S^{-1} = -\frac12 \begin{pmatrix} -1 & -1 \\ -1 & 1 \end{pmatrix} = \frac12 \begin{pmatrix} 1 & 1 \\ 1 & -1 \end{pmatrix}; poi AS=(2+12−11+21−2)=(313−1)AS = \begin{pmatrix} 2 + 1 & 2 - 1 \\ 1 + 2 & 1 - 2 \end{pmatrix} = \begin{pmatrix} 3 & 1 \\ 3 & -1 \end{pmatrix} e S−1(AS)=12(3+31−13−31+1)=(3001)S^{-1}(AS) = \frac12 \begin{pmatrix} 3 + 3 & 1 - 1 \\ 3 - 3 & 1 + 1 \end{pmatrix} = \begin{pmatrix} 3 & 0 \\ 0 & 1 \end{pmatrix}.

Che cosa significa geometricamente. Nella base (1,1)(1, 1), (1,−1)(1, -1) la funzione X↦AXX \mapsto AX si legge subito da DD: allunga di 33 volte lungo la retta y=xy = x e lascia fermi i vettori della retta y=−xy = -x. Le due rette sono direzioni invarianti: ogni vettore che sta su una di esse resta su di essa. Un vettore fuori da queste rette, come e1=(1,0)e_1 = (1, 0), cambia invece direzione: Ae1=(2,1)Ae_1 = (2, 1). Infatti e1=12(1,1)+12(1,−1)e_1 = \frac12(1, 1) + \frac12(1, -1), e AA moltiplica la prima parte per 33 e la seconda per 11: Ae1=32(1,1)+12(1,−1)=(2,1)Ae_1 = \frac32(1, 1) + \frac12(1, -1) = (2, 1).

Grafico interattivo: A = (2 1; 1 2): le rette y = x (autovalore 3) e y = −x (autovalore 1) sono direzioni invarianti; e₁ = (1, 0), che non è un autovettore, va in Ae₁ = (2, 1) = (3/2)(1, 1) + (1/2)(1, −1)

Teorema. AA è diagonalizzabile   ⟺  \iff esiste una base di KnK^n formata da autovettori di AA. In tal caso:

  • DD ha sulla diagonale gli autovalori λ1,…,λn\lambda_1, \dots, \lambda_n;
  • SS ha nelle colonne gli autovettori v1,…,vnv_1, \dots, v_n corrispondenti, nello stesso ordine.

Esempio. (2112)\begin{pmatrix} 2 & 1 \\ 1 & 2 \end{pmatrix} ha la base di autovettori (1,1)(1,1), (1,−1)(1,-1): è diagonalizzabile. (2102)\begin{pmatrix} 2 & 1 \\ 0 & 2 \end{pmatrix} ha solo gli autovettori (t,0)(t, 0): nessuna base, non è diagonalizzabile.

Perché AS=SDAS = SD. Il prodotto ASAS si fa colonna per colonna: la colonna jj di ASAS è Avj=λjvjA v_j = \lambda_j v_j. Il prodotto SDSD moltiplica la colonna jj di SS per il numero djj=λjd_{jj} = \lambda_j: dà di nuovo λjvj\lambda_j v_j. Quindi AS=SD.A S = S D . Se le colonne di SS sono una base, SS è invertibile: moltiplicando a destra per S−1S^{-1} si ottiene A=SDS−1A = S D S^{-1}, moltiplicando a sinistra si ottiene D=S−1ASD = S^{-1} A S. Queste sono proprio le formule di cambiamento di baseLa matrice di cambiamento di base è la matrice dell'identità rispetto a due basi diverse: trasforma le coordinate in una base nelle coordinate nell'altra ed è invertibile; la matrice di f in nuove basi è M(id)·A·M(id), e per un endomorfismo A' = P⁻¹AP (matrici simili).Cambiamenti di base →: SS è la matrice di cambiamento di base dalla base di autovettori alla base canonica, cioè S=MEV(id)S = M^{\mathcal V}_{\mathcal E}(\mathrm{id}), e D=MVV(f)D = M^{\mathcal V}_{\mathcal V}(f) è la matrice di ff nella base V={v1,…,vn}\mathcal V = \{v_1, \dots, v_n\} di autovettori.

Ordine. DD non è unica: si possono permutare gli autovalori sulla diagonale. Ma se si scambiano due autovalori in DD, si devono scambiare anche le corrispondenti colonne di SS. Anche SS non è unica (ogni autovettore si può moltiplicare per un numero non nullo).

Verifica consigliata. Invece di calcolare S−1S^{-1} (lungo), si controlla AS=SDAS = SD: due prodotti facili, e se tornano gli autovettori sono giusti.

Due richieste nascoste. Per una base di KnK^n servono esattamente nn autovettori e devono essere linearmente indipendenti. I due teoremi seguenti dicono quando le due richieste sono soddisfatte.

Autovettori di autovalori distinti sono indipendenti

Teorema. Siano λ1,…,λr\lambda_1, \dots, \lambda_r autovalori distinti di AA e v1,…,vrv_1, \dots, v_r autovettori corrispondenti (Avi=λiviA v_i = \lambda_i v_i). Allora v1,…,vrv_1, \dots, v_r sono linearmente indipendenti.

Esempio. Per (2112)\begin{pmatrix} 2 & 1 \\ 1 & 2 \end{pmatrix} gli autovettori (1,1)(1,1) e (1,−1)(1,-1) hanno autovalori distinti 3≠13 \ne 1 e sono indipendenti: det⁡(111−1)=−2≠0\det\begin{pmatrix} 1 & 1 \\ 1 & -1 \end{pmatrix} = -2 \ne 0.

Dimostrazione (si fa per r=2r = 2; il caso generale ripete la stessa idea per induzionePer dimostrare una proprietà per ogni n basta il passo base e il passo induttivo da n a n+1.Principio di induzione → su rr: si moltiplica per AA, si sottrae λ1\lambda_1 volte la relazione di partenza e si ottiene una relazione tra r−1r - 1 autovettori di autovalori distinti, che per ipotesi induttiva ha coefficienti nulli). Sia λ1≠λ2\lambda_1 \ne \lambda_2. Per vedere se v1,v2v_1, v_2 sono indipendentiSono indipendenti se l'unica combinazione lineare che dà il vettore nullo è quella con tutti i coefficienti nulli.Combinazioni lineari e dipendenza lineare → si parte da a1v1+a2v2=0⃗(1)a_1 v_1 + a_2 v_2 = \vec 0 \tag{1} e si deve dimostrare a1=a2=0a_1 = a_2 = 0. Non si conoscono le coordinate dei vettori, quindi non si può scrivere il sistema; però si sa che sono autovettori. Allora:

  1. Si moltiplica (1) a sinistra per AA. I numeri aia_i commutano con AA, quindi a1Av1+a2Av2=A0⃗=0⃗a_1 A v_1 + a_2 A v_2 = A \vec 0 = \vec 0, cioè a1λ1v1+a2λ2v2=0⃗.(2)a_1 \lambda_1 v_1 + a_2 \lambda_2 v_2 = \vec 0 . \tag{2} Ora si hanno due equazioni nelle due incognite a1,a2a_1, a_2.
  2. Si elimina a1a_1 come nell'eliminazione di Gauss: si moltiplica (1) per λ1\lambda_1 e la si sottrae da (2). I termini con v1v_1 si cancellano e resta a2(λ2−λ1)v2=0⃗.a_2 (\lambda_2 - \lambda_1) v_2 = \vec 0 .
  3. Si legge il prodotto. v2≠0⃗v_2 \neq \vec 0 (è un autovettore) e λ2−λ1≠0\lambda_2 - \lambda_1 \neq 0 (autovalori distinti). Allora deve essere a2=0a_2 = 0.
  4. Sostituzione all'indietro: in (1) resta a1v1=0⃗a_1 v_1 = \vec 0 con v1≠0⃗v_1 \ne \vec 0, quindi a1=0a_1 = 0. ∎

Corollario. Se A∈Mn(K)A \in M_n(K) ha nn autovalori distinti in KK, allora è diagonalizzabile.

Esempio. (1103)\begin{pmatrix} 1 & 1 \\ 0 & 3 \end{pmatrix} è triangolare con autovalori distinti 11 e 33 (gli elementi della diagonale): è diagonalizzabile. Se si vuole anche SS: A−I=(0102)A - I = \begin{pmatrix} 0 & 1 \\ 0 & 2 \end{pmatrix} dà x2=0x_2 = 0, autovettore (1,0)(1, 0); A−3I=(−2100)A - 3I = \begin{pmatrix} -2 & 1 \\ 0 & 0 \end{pmatrix} dà x2=2x1x_2 = 2x_1, autovettore (1,2)(1, 2); quindi S=(1102)S = \begin{pmatrix} 1 & 1 \\ 0 & 2 \end{pmatrix}, D=diag⁡(1,3)D = \operatorname{diag}(1, 3).

Infatti ogni autovalore ha almeno un autovettore: si hanno nn autovettori, indipendenti per il teorema, quindi una base di KnK^n (in dimensione nn, nn vettori indipendenti sono una base: vedi DimensioneTutte le basi di uno spazio vettoriale hanno lo stesso numero di vettori, la dimensione (dim K^n = n). Da ogni sistema di generatori si estrae una base, ogni insieme di vettori indipendenti si completa a una base, e in dimensione n bastano n vettori indipendenti (o n generatori) per avere una base.Dimensione →). In questo caso non serve nemmeno calcolare gli autovettori per dire che la matrice è diagonalizzabile (servono solo se l'esercizio chiede SS).

Attenzione: il corollario vale in una sola direzione. Una matrice con autovalori ripetuti può essere diagonalizzabile (esempio banale: II, con l'unico autovalore 11 di molteplicità nn) oppure no: bisogna controllare gli autospazi.

Molteplicità geometrica e algebrica

Teorema. Per ogni autovalore λ\lambda di AA: 1≤mg(λ)≤ma(λ).1 \le m_g(\lambda) \le m_a(\lambda).

Esempio. (2102)\begin{pmatrix} 2 & 1 \\ 0 & 2 \end{pmatrix} ha ma(2)=2m_a(2) = 2 e mg(2)=1m_g(2) = 1, quindi 1≤mg(2)≤ma(2)1 \le m_g(2) \le m_a(2) con la seconda disuguaglianza stretta.

Dimostrazione. Sia λ=a\lambda = a con mg(a)=rm_g(a) = r, e sia v1,…,vrv_1, \dots, v_r una base dell'autospazio VaV_a.

  1. Si completa a una base. Questi rr vettori sono indipendenti, quindi si possono completare a una baseOgni insieme di vettori linearmente indipendenti si può estendere, aggiungendo vettori, a una base di tutto lo spazio.Dimensione → v1,…,vr,vr+1,…,vnv_1, \dots, v_r, v_{r+1}, \dots, v_n di KnK^n. I vettori aggiunti non sono (in generale) autovettori.
  2. Matrice in questa base. Per j≤rj \le r si ha Avj=a vjA v_j = a\, v_j, quindi la colonna jj ha aa sulla diagonale e zeri altrove. Delle altre colonne non si sa nulla. La matrice A′A' di ff in questa base, simile ad AA, è a blocchi: A′=(aIrBOC),A' = \begin{pmatrix} a I_r & B \\ O & C \end{pmatrix}, con OO blocco nullo (n−r)×r(n-r) \times r, BB e CC blocchi sconosciuti (CC quadrato di ordine n−rn - r).
  3. Polinomio caratteristico. Matrici simili hanno lo stesso polinomio caratteristico, quindi si può usare A′A'. Sviluppando det⁡(A′−λI)\det(A' - \lambda I) con Laplace lungo la prima colonna (un solo elemento non nullo, a−λa - \lambda), poi lungo la nuova prima colonna, e così via rr volte: pA(λ)=(a−λ)rdet⁡(C−λI).p_A(\lambda) = (a - \lambda)^r \det(C - \lambda I).
  4. Conclusione. Il fattore (λ−a)(\lambda - a) compare almeno rr volte, e magari di più se anche det⁡(C−λI)\det(C - \lambda I) si annulla in aa. Quindi ma(a)≥r=mg(a)m_a(a) \ge r = m_g(a). La disuguaglianza mg≥1m_g \ge 1 si è già vista: l'autospazio contiene almeno un autovettore. ∎

Conseguenza pratica. Se un autovalore ha ma=1m_a = 1, allora mg=1m_g = 1 automaticamente: gli autospazi da controllare sono solo quelli degli autovalori multipli.

Il criterio di diagonalizzabilità

Teorema (criterio). A∈Mn(K)A \in M_n(K) è diagonalizzabile su KK se e solo se:

  1. tutti gli autovalori stanno in KK, cioè la somma delle molteplicità algebriche degli autovalori in KK è nn: ma(λ1)+⋯+ma(λr)=n;m_a(\lambda_1) + \dots + m_a(\lambda_r) = n;
  2. per ogni autovalore mg(λi)=ma(λi)m_g(\lambda_i) = m_a(\lambda_i).

Esempio. (2102)\begin{pmatrix} 2 & 1 \\ 0 & 2 \end{pmatrix} ha ma(2)=2≠mg(2)=1m_a(2) = 2 \ne m_g(2) = 1: non è diagonalizzabile. La matrice I2I_2 ha ma(1)=mg(1)=2m_a(1) = m_g(1) = 2: è diagonalizzabile.

Idea della dimostrazione. Siano λ1,…,λr\lambda_1, \dots, \lambda_r gli autovalori distinti, con mi=ma(λi)m_i = m_a(\lambda_i).

  • Se valgono 1 e 2: si prende una base di ogni autospazio, mim_i vettori per VλiV_{\lambda_i} (possibile per la 2), e si mettono tutti insieme. I vettori dello stesso blocco sono indipendenti perché sono una base di VλiV_{\lambda_i}; blocchi diversi corrispondono ad autovalori distinti, e con il teorema precedente si dimostra che tutto l'insieme è indipendente. Sono m1+⋯+mr=nm_1 + \dots + m_r = n vettori (per la 1): una base di autovettori.
  • Se 1 o 2 non vale: gli autovettori indipendenti sono al massimo ∑mg(λi)\sum m_g(\lambda_i); se manca qualche autovalore o qualche mg<mam_g < m_a, questa somma è <n< n e una base di autovettori non esiste.

In una frase: ogni autovalore deve "fornire" tanti autovettori indipendenti quante volte compare.

Procedura passo per passo

Passo Cosa fare Cosa può andare storto
1 Calcolare pA(λ)=det⁡(A−λI)p_A(\lambda) = \det(A - \lambda I) e scomporlo radici non in KK: non diagonalizzabile su KK
2 Elencare gli autovalori con le molteplicità algebriche se sono nn distinti in KK: diagonalizzabile, fine
3 Per ogni autovalore multiplo: mg=n−rango⁡(A−λI)m_g = n - \operatorname{rango}(A - \lambda I) se mg<mam_g < m_a: non diagonalizzabile
4 Se serve SS: base di ogni autospazio, autovettori in colonna ordine delle colonne = ordine degli autovalori in DD
5 Controllo: AS=SDAS = SD

Per il passo 3 basta il rango di A−λIA - \lambda I, non serve risolvere tutto il sistema.

Esempio 1: tre autovalori distinti

A=(344−3−6−8379)A = \begin{pmatrix} 3 & 4 & 4 \\ -3 & -6 & -8 \\ 3 & 7 & 9 \end{pmatrix}. Nessuno zero: Laplace direttamente è scomodo, Sarrus darebbe un polinomio da scomporre con Ruffini. Si creano zeri.

A−λI=(3−λ44−3−6−λ−8379−λ)A - \lambda I = \begin{pmatrix} 3-\lambda & 4 & 4 \\ -3 & -6-\lambda & -8 \\ 3 & 7 & 9-\lambda \end{pmatrix}

det⁡(A−λI)=det⁡(3−λ40−3−6−λλ−201−λ0)=−(1−λ)det⁡(3−λ0−3λ−2)\det(A - \lambda I) = \det \begin{pmatrix} 3-\lambda & 4 & 0 \\ -3 & -6-\lambda & \lambda-2 \\ 0 & 1-\lambda & 0 \end{pmatrix} = -(1-\lambda) \det \begin{pmatrix} 3-\lambda & 0 \\ -3 & \lambda - 2 \end{pmatrix}

(sviluppo lungo la terza riga: l'unico elemento non nullo è in posizione (3,2)(3,2), segno (−1)3+2=−1(-1)^{3+2} = -1; cancellando riga 33 e colonna 22 resta la 2×22 \times 2 scritta). Il determinante 2×22 \times 2 è (3−λ)(λ−2)−0⋅(−3)=(3−λ)(λ−2)(3 - \lambda)(\lambda - 2) - 0 \cdot (-3) = (3 - \lambda)(\lambda - 2). Quindi pA(λ)=−(1−λ)(3−λ)(λ−2)=(1−λ)(2−λ)(3−λ),p_A(\lambda) = -(1-\lambda)(3-\lambda)(\lambda-2) = (1-\lambda)(2-\lambda)(3-\lambda), dove nell'ultimo passaggio il segno −- è stato assorbito scrivendo −(λ−2)=2−λ-(\lambda - 2) = 2 - \lambda. già scomposto: autovalori 1,2,31, 2, 3, distinti, quindi AA è diagonalizzabile senza fare altro. Gli autovettori (calcoli nell'Esercizio 61 · diagonalizzare una matrice 3×3 con autovalori 1, 2, 3) sono (2,−2,1)(2,-2,1), (0,−1,1)(0,-1,1), (1,−3,3)(1,-3,3), e con D=diag⁡(1,3,2)D = \operatorname{diag}(1, 3, 2): S=(210−2−3−1131),D=(100030002).S = \begin{pmatrix} 2 & 1 & 0 \\ -2 & -3 & -1 \\ 1 & 3 & 1 \end{pmatrix}, \qquad D = \begin{pmatrix} 1 & 0 & 0 \\ 0 & 3 & 0 \\ 0 & 0 & 2 \end{pmatrix}.

Le colonne di SS sono nell'ordine degli autovalori in DD: prima l'autovettore di 11, poi quello di 33, poi quello di 22. Controllo di una colonna: A(2,−2,1)=(6−8+4, −6+12−8, 6−14+9)=(2,−2,1)=1⋅(2,−2,1)A(2, -2, 1) = (6 - 8 + 4,\ -6 + 12 - 8,\ 6 - 14 + 9) = (2, -2, 1) = 1 \cdot (2, -2, 1) ✓.

Esempio 2: un autovalore doppio che "fornisce" un solo autovettore

A=(201−2−40002)A = \begin{pmatrix} 2 & 0 & 1 \\ -2 & -4 & 0 \\ 0 & 0 & 2 \end{pmatrix}. La terza riga di A−λIA - \lambda I è (0,0,2−λ)(0, 0, 2 - \lambda): Laplace lungo di essa dà subito pA(λ)=(2−λ)det⁡(2−λ0−2−4−λ)=(2−λ)2(−4−λ).p_A(\lambda) = (2-\lambda) \det \begin{pmatrix} 2-\lambda & 0 \\ -2 & -4-\lambda \end{pmatrix} = (2-\lambda)^2(-4-\lambda). (L'elemento 2−λ2 - \lambda è in posizione (3,3)(3, 3), segno (−1)3+3=+1(-1)^{3+3} = +1; la 2×22 \times 2 rimasta è triangolare, quindi il suo determinante è (2−λ)(−4−λ)(2 - \lambda)(-4 - \lambda).) Autovalori: −4-4 con ma=1m_a = 1 (nessun controllo da fare) e 22 con ma=2m_a = 2 (da controllare): A−2I=(001−2−60000),rango⁡=2  ⇒  mg(2)=3−2=1<2=ma(2).A - 2I = \begin{pmatrix} 0 & 0 & 1 \\ -2 & -6 & 0 \\ 0 & 0 & 0 \end{pmatrix}, \quad \operatorname{rango} = 2 \;\Rightarrow\; m_g(2) = 3 - 2 = 1 < 2 = m_a(2). Il rango è 22 perché le righe (0,0,1)(0, 0, 1) e (−2,−6,0)(-2, -6, 0) non sono proporzionali e la terza è nulla. Risolvendo: la prima riga dà x3=0x_3 = 0, la seconda −2x1−6x2=0-2x_1 - 6x_2 = 0, cioè x1=−3x2x_1 = -3x_2; quindi V2=⟨(−3,1,0)⟩V_2 = \langle (-3, 1, 0) \rangle, una retta. Per λ=−4\lambda = -4, A+4I=(601−200006)A + 4I = \begin{pmatrix} 6 & 0 & 1 \\ -2 & 0 & 0 \\ 0 & 0 & 6 \end{pmatrix} dà x1=0x_1 = 0, x3=0x_3 = 0, x2x_2 libero: V−4=⟨(0,1,0)⟩V_{-4} = \langle (0, 1, 0) \rangle. La matrice non è diagonalizzabile: gli autovettori indipendenti sono solo 1+1=21 + 1 = 2, ne servirebbero 33. Svolgimento completo nell'Esercizio 62 · matrice 3×3 non diagonalizzabile.

Su R\mathbb{R} o su C\mathbb{C}?

La condizione 1 del criterio dipende dal campo. Esempio: A=(2−113)A = \begin{pmatrix} 2 & -1 \\ 1 & 3 \end{pmatrix} ha autovalori 5±i32\frac{5 \pm i\sqrt3}{2}.

Per questo i testi d'esame precisano "diagonalizzabile nel campo dei numeri reali" o "complessi". Su C\mathbb{C} la condizione 1 è sempre vera (teorema fondamentale dell'algebra: ogni polinomio di grado nn a coefficienti complessi si scompone in nn fattori di primo grado), resta da controllare solo la 2.

Matrici simmetriche

Definizione. A∈Mn(R)A \in M_n(\mathbb{R}) è simmetrica se AT=AA^T = A, cioè aij=ajia_{ij} = a_{ji}: ogni riga è uguale alla corrispondente colonna. È antisimmetrica se AT=−AA^T = -A; in tal caso la diagonale è tutta nulla (un elemento diagonale non si sposta trasponendo, quindi deve essere uguale al suo opposto). Esempio di antisimmetrica: (03−2−3012−10)\begin{pmatrix} 0 & 3 & -2 \\ -3 & 0 & 1 \\ 2 & -1 & 0 \end{pmatrix}.

Esempio. (1225)\begin{pmatrix} 1 & 2 \\ 2 & 5 \end{pmatrix} è simmetrica; (03−30)\begin{pmatrix} 0 & 3 \\ -3 & 0 \end{pmatrix} è antisimmetrica (diagonale nulla e aji=−aija_{ji} = -a_{ij}).

Le matrici simmetriche compaiono spontaneamente nelle applicazioni (per esempio la matrice d'inerzia in meccanica) e hanno una proprietà fortissima.

Teorema. Una matrice simmetrica reale AA di ordine nn ha nn autovalori reali (contati con molteplicità).

Esempio. (1221)\begin{pmatrix} 1 & 2 \\ 2 & 1 \end{pmatrix} ha p(λ)=(1−λ)2−4p(\lambda) = (1 - \lambda)^2 - 4, con autovalori reali 33 e −1-1. Una matrice non simmetrica può averli complessi: (0−110)\begin{pmatrix} 0 & -1 \\ 1 & 0 \end{pmatrix} ha ±i\pm i.

Dimostrazione. Per il teorema fondamentale dell'algebra AA ha nn autovalori complessi; basta dimostrare che ognuno è reale. Sia λ∈C\lambda \in \mathbb{C} un autovalore e v∈Cnv \in \mathbb{C}^n, v≠0⃗v \ne \vec 0, con Av=λv.(1)A v = \lambda v . \tag{1} Il coniugatoIl coniugato di a + ib è a − ib: si cambia segno alla parte immaginaria. Il coniugato di una somma (o di un prodotto) è la somma (o il prodotto) dei coniugati. si indica con la barra. Da (1) si ricavano due nuove uguaglianze.

  1. Coniugando (1). Il coniugato di un prodotto righe per colonne è il prodotto dei coniugati (ci sono solo somme e prodotti). AA è reale, quindi Aˉ=A\bar A = A: Avˉ=λˉvˉ.(2)A \bar v = \bar\lambda \bar v . \tag{2}
  2. Trasponendo (1). (Av)T=vTAT(Av)^T = v^T A^T (la trasposta di un prodotto inverte l'ordine), e AT=AA^T = A per ipotesi; λ\lambda è un numero e non cambia: vTA=λvT.(3)v^T A = \lambda v^T . \tag{3}
  3. Si combinano. Si moltiplica (3) a destra per vˉ\bar v: vTAvˉ=λ vTvˉv^T A \bar v = \lambda\, v^T \bar v. Nel primo membro si usa (2), Avˉ=λˉvˉA \bar v = \bar\lambda \bar v: vTAvˉ=λˉ vTvˉv^T A \bar v = \bar\lambda\, v^T \bar v. Uguagliando: (λ−λˉ) vTvˉ=0.(\lambda - \bar\lambda)\, v^T \bar v = 0 .
  4. vTvˉ≠0v^T \bar v \ne 0. Se v=(z1,…,zn)v = (z_1, \dots, z_n), allora vTvˉ=z1zˉ1+⋯+znzˉnv^T \bar v = z_1 \bar z_1 + \dots + z_n \bar z_n, e zzˉ=(a+ib)(a−ib)=a2−i2b2=a2+b2z \bar z = (a + ib)(a - ib) = a^2 - i^2 b^2 = a^2 + b^2 per z=a+ibz = a + ib (il quadrato del moduloUn numero complesso è z = a + ib con i² = −1: si somma e si moltiplica come un polinomio in i, si divide con il coniugato, e si disegna come il punto (a, b) del piano. In forma trigonometrica z = r(cos θ + i sin θ) = r e^{iθ} il prodotto moltiplica i moduli e somma gli argomenti, da cui la formula di De Moivre zⁿ = rⁿ e^{inθ} e le n radici n-esime, che stanno ai vertici di un poligono regolare. Il teorema fondamentale dell'algebra dice che ogni polinomio di grado n ha n radici complesse (contate con molteplicità).Numeri complessi - forma algebrica, trigonometrica ed esponenziale →). È una somma di numeri ≥0\ge 0, non tutti nulli perché v≠0⃗v \ne \vec 0: quindi è positiva.
  5. Allora λ=λˉ\lambda = \bar\lambda, cioè la parte immaginaria di λ\lambda è nulla: λ\lambda è reale. ∎

(Per curiosità: le antisimmetriche reali hanno invece autovalori immaginari puri, sull'asse verticale del piano complesso.)

Di più (teorema spettrale). Una matrice simmetrica reale è sempre diagonalizzabile, e anzi esiste una base ortonormale di autovettori: si dimostra più avanti nella nota Teorema spettrale e forme quadraticheUna funzione lineare è simmetrica se f(v)·w = v·f(w); in una base ortonormale ha matrice simmetrica. Teorema spettrale: f è simmetrica se e solo se esiste una base ortonormale di autovettori, cioè A simmetrica ⇔ PᵀAP diagonale con P ortogonale. È l'ortodiagonalizzazione delle matrici simmetriche reali: serve per le direzioni principali (tensioni, momenti d'inerzia) e permette di scrivere le forme quadratiche come somma di quadrati con gli autovalori come coefficienti.Teorema spettrale e forme quadratiche →, ma negli esercizi d'esame si usa già. Conseguenze utili:

A cosa serve: potenze di una matrice

Se A=SDS−1A = S D S^{-1}, nelle potenze le S−1SS^{-1} S in mezzo si semplificano: A2=SDS−1SDS−1=SD2S−1,Ak=SDkS−1,A^2 = S D S^{-1} S D S^{-1} = S D^2 S^{-1}, \qquad A^k = S D^k S^{-1}, e DkD^k si calcola elevando alla kk gli elementi della diagonale (il prodotto di due diagonali è la diagonale dei prodotti). La formula per kk qualunque si dimostra per induzionePer dimostrare una proprietà per ogni n basta il passo base e il passo induttivo da n a n+1.Principio di induzione →: se Ak=SDkS−1A^k = S D^k S^{-1}, allora Ak+1=AkA=SDkS−1SDS−1=SDk+1S−1A^{k+1} = A^k A = S D^k S^{-1} S D S^{-1} = S D^{k+1} S^{-1}.

Esempio. A=(2112)A = \begin{pmatrix} 2 & 1 \\ 1 & 2 \end{pmatrix}, con SS, S−1S^{-1} e D=diag⁡(3,1)D = \operatorname{diag}(3, 1) dell'inizio della nota. D5=diag⁡(243,1)D^5 = \operatorname{diag}(243, 1), SD5=(2431243−1)S D^5 = \begin{pmatrix} 243 & 1 \\ 243 & -1 \end{pmatrix} (colonne di SS moltiplicate per 243243 e per 11), e A5=SD5S−1=(2431243−1)⋅12(111−1)=12(244242242244)=(122121121122),A^5 = S D^5 S^{-1} = \begin{pmatrix} 243 & 1 \\ 243 & -1 \end{pmatrix} \cdot \frac12 \begin{pmatrix} 1 & 1 \\ 1 & -1 \end{pmatrix} = \frac12 \begin{pmatrix} 244 & 242 \\ 242 & 244 \end{pmatrix} = \begin{pmatrix} 122 & 121 \\ 121 & 122 \end{pmatrix}, con due prodotti al posto dei quattro di A⋅A⋅A⋅A⋅AA \cdot A \cdot A \cdot A \cdot A; e per kk qualunque Ak=12(3k+13k−13k−13k+1)A^k = \frac12 \begin{pmatrix} 3^k + 1 & 3^k - 1 \\ 3^k - 1 & 3^k + 1 \end{pmatrix}.

È il vantaggio principale della diagonalizzazione: una funzione di AA (qui la potenza) si riduce alla stessa funzione sugli autovalori.

Tabella riassuntiva

Situazione Conclusione
nn autovalori distinti in KK diagonalizzabile
qualche autovalore non in KK non diagonalizzabile su KK
autovalori in KK, uno multiplo con mg<mam_g < m_a non diagonalizzabile
autovalori in KK, mg=mam_g = m_a per tutti diagonalizzabile
AA simmetrica reale autovalori reali, diagonalizzabile (anche con base ortonormale)
AA triangolare con diagonale tutta diversa autovalori distinti sulla diagonale: diagonalizzabile

Errori comuni

  • Concludere "non diagonalizzabile" perché ci sono autovalori ripetuti: bisogna controllare mgm_g.
  • Controllare mgm_g anche per autovalori semplici: inutile, è sempre 11.
  • Mettere in SS gli autovettori in un ordine diverso da quello degli autovalori in DD.
  • Mettere in SS due autovettori dello stesso autospazio proporzionali tra loro: per un autovalore con mg=2m_g = 2 servono due vettori indipendenti dell'autospazio.
  • Dimenticare la condizione sul campo: "autovalori complessi distinti" significa diagonalizzabile su C\mathbb{C}, non su R\mathbb{R}.

Versione ripasso

Definizione e significato

Definizione. A∈Mn(K)A \in M_n(K) è diagonalizzabile su KK se è simileEsiste PP invertibile con P−1APP^{-1}AP diagonale.Autovalori e autovettori → a una matrice diagonale DD, ovvero A=SDS−1A = S D S^{-1}.

Teorema. AA diagonalizzabile   ⟺  \iff esiste una base di KnK^n formata da autovettori.

  • DD contiene gli autovalori λi\lambda_i.
  • SS contiene i corrispondenti autovettori nelle colonne.

Perché AS=SDAS = SD: la colonna jj di ASAS è Avj=λjvjAv_j = \lambda_j v_j, uguale alla colonna jj di SDSD. Se le colonne di SS sono una base, SS è invertibile e A=SDS−1A = SDS^{-1}: sono le formule di cambiamento di baseLa matrice di cambiamento di base è la matrice dell'identità rispetto a due basi diverse: trasforma le coordinate in una base nelle coordinate nell'altra ed è invertibile; la matrice di f in nuove basi è M(id)·A·M(id), e per un endomorfismo A' = P⁻¹AP (matrici simili).Cambiamenti di base →, con SS matrice di passaggio dalla base di autovettori alla canonica. DD e SS non sono uniche, ma se si permutano gli autovalori in DD vanno permutate anche le colonne di SS.

Verifica. Si usa AS=SDAS = SD per evitare il calcolo di S−1S^{-1}.

Autovalori e indipendenza

Teorema. Autovettori relativi ad autovalori distinti sono linearmente indipendenti. Corollario. Se AA ha nn autovalori distinti in KK, allora è diagonalizzabile.

Dimostrazione. Per r=2r=2: da a1v1+a2v2=0a_1 v_1 + a_2 v_2 = 0, moltiplicando per AA si ottiene a1λ1v1+a2λ2v2=0a_1 \lambda_1 v_1 + a_2 \lambda_2 v_2 = 0. Sottraendo la prima equazione (moltiplicata per λ1\lambda_1) si ha a2(λ2−λ1)v2=0a_2(\lambda_2-\lambda_1)v_2=0, quindi a2=0a_2=0 (perché v2≠0v_2 \ne 0 e λ2≠λ1\lambda_2 \ne \lambda_1) e di conseguenza a1=0a_1=0.

Il corollario vale in una sola direzione: II ha l'autovalore 11 ripetuto nn volte ed è diagonale. In dimensione nn, nn autovettori indipendenti sono una base (DimensioneTutte le basi di uno spazio vettoriale hanno lo stesso numero di vettori, la dimensione (dim K^n = n). Da ogni sistema di generatori si estrae una base, ogni insieme di vettori indipendenti si completa a una base, e in dimensione n bastano n vettori indipendenti (o n generatori) per avere una base.Dimensione →), quindi con nn autovalori distinti non servono nemmeno gli autovettori per decidere.

Molteplicità

Teorema. Per ogni autovalore λ\lambda: 1≤mg(λ)≤ma(λ)1 \le m_g(\lambda) \le m_a(\lambda).

Idea dimostrazione: se mg(a)=rm_g(a) = r, si completa una base dell'autospazio a una base di KnK^n; la matrice simile è (aIrBOC)\begin{pmatrix} aI_r & B \\ O & C \end{pmatrix}, quindi pA(λ)=(a−λ)rdet⁡(C−λI)p_A(\lambda) = (a - \lambda)^r \det(C - \lambda I) e il fattore (λ−a)(\lambda - a) compare almeno rr volte. Se ma=1m_a = 1 allora mg=1m_g = 1: si controllano solo gli autovalori multipli.

Criterio di diagonalizzabilità

A∈Mn(K)A \in M_n(K) è diagonalizzabile su KK se e solo se:

  1. Tutti gli autovalori sono in KK (∑ma(λi)=n\sum m_a(\lambda_i) = n).
  2. Per ogni autovalore, mg(λi)=ma(λi)m_g(\lambda_i) = m_a(\lambda_i).

Idea: se valgono 1 e 2, le basi degli autospazi messe insieme sono nn autovettori indipendenti; altrimenti gli autovettori indipendenti sono meno di nn. Ogni autovalore deve fornire tanti autovettori indipendenti quante volte compare.

Procedura.

  1. pA(λ)=det⁡(A−λI)p_A(\lambda) = \det(A - \lambda I) e ricerca radici.
  2. Calcolo mg(λ)=n−rango(A−λI)m_g(\lambda) = n - \text{rango}(A - \lambda I) per gli autovalori con ma>1m_a > 1.
  3. Se mg=mam_g = m_a per tutti, la matrice è diagonalizzabile.

Esempi

  • Tre autovalori distinti. A=(344−3−6−8379)A = \begin{pmatrix} 3 & 4 & 4 \\ -3 & -6 & -8 \\ 3 & 7 & 9 \end{pmatrix}: con R3→R3+R2R_3 \to R_3 + R_2 e C3→C3−C2C_3 \to C_3 - C_2 si creano zeri e Laplace dà pA(λ)=(1−λ)(2−λ)(3−λ)p_A(\lambda) = (1-\lambda)(2-\lambda)(3-\lambda), già scomposto. Autovalori 1,2,31, 2, 3 distinti: diagonalizzabile, con autovettori (2,−2,1)(2,-2,1), (0,−1,1)(0,-1,1), (1,−3,3)(1,-3,3) (Esercizio 61 · diagonalizzare una matrice 3×3 con autovalori 1, 2, 3).
  • Autovalore doppio con un solo autovettore. A=(201−2−40002)A = \begin{pmatrix} 2 & 0 & 1 \\ -2 & -4 & 0 \\ 0 & 0 & 2 \end{pmatrix}: pA=(2−λ)2(−4−λ)p_A = (2-\lambda)^2(-4-\lambda). Per λ=2\lambda = 2, A−2IA - 2I ha rango 22, quindi mg=1<2=mam_g = 1 < 2 = m_a: non diagonalizzabile (Esercizio 62 · matrice 3×3 non diagonalizzabile).
  • Campo. (2−113)\begin{pmatrix} 2 & -1 \\ 1 & 3 \end{pmatrix} ha autovalori 5±i32\frac{5 \pm i\sqrt3}{2}: non diagonalizzabile su R\mathbb{R}, diagonalizzabile su C\mathbb{C} (autovalori distinti).

Matrici simmetriche

Teorema. Ogni matrice simmetrica reale (AT=AA^T = A) ha nn autovalori reali ed è sempre diagonalizzabile.

Dimostrazione: coniugando Av=λvAv = \lambda v si ha Avˉ=λˉvˉA\bar v = \bar\lambda \bar v (AA è reale); trasponendo si ha vTA=λvTv^TA = \lambda v^T (AT=AA^T = A). Moltiplicando la seconda per vˉ\bar v e usando la prima: (λ−λˉ)vTvˉ=0(\lambda - \bar\lambda) v^T \bar v = 0. Poiché vTvˉ=∑∣zi∣2>0v^T \bar v = \sum |z_i|^2 > 0 per v≠0v \neq 0, è λ=λˉ\lambda = \bar\lambda, quindi λ∈R\lambda \in \mathbb{R}.

Per il teorema spettraleUna funzione lineare è simmetrica se f(v)·w = v·f(w); in una base ortonormale ha matrice simmetrica. Teorema spettrale: f è simmetrica se e solo se esiste una base ortonormale di autovettori, cioè A simmetrica ⇔ PᵀAP diagonale con P ortogonale. È l'ortodiagonalizzazione delle matrici simmetriche reali: serve per le direzioni principali (tensioni, momenti d'inerzia) e permette di scrivere le forme quadratiche come somma di quadrati con gli autovalori come coefficienti.Teorema spettrale e forme quadratiche → esiste anche una base ortonormale di autovettori. Conseguenze: una matrice non diagonalizzabile non è simile a nessuna simmetrica (Esercizio 63 · autovalori, nucleo e matrice simmetrica simile (giugno 2022)); esiste una base ortonormale di autovettori se e solo se AA è simmetrica (Esercizio 65 · diagonalizzabilità su R e su C e base ortonormale di autovettori (giugno 2025)).

Potenze di matrici

Se A=SDS−1A = S D S^{-1}, allora Ak=SDkS−1A^k = S D^k S^{-1}, dove DkD^k è la diagonale con gli elementi elevati a kk.

Errori tipici

  • Pensare che autovalori ripetuti implichino non diagonalizzabilità: controllare sempre mgm_g.
  • Confondere l'ordine tra autovalori in DD e colonne in SS.
  • Dimenticare che la diagonalizzabilità su R\mathbb{R} richiede autovalori reali.
  • Inserire autovettori linearmente dipendenti nel calcolo di SS.

Esercizi su questo argomento

Teoria collegata