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Note per Studenti Basi ortonormali e Gram-Schmidt

Basi ortonormali e Gram-Schmidt

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Esercizi svolti: Esercizio 80 · U⊥ da un'equazione, Gram-Schmidt e vettore di minima distanza, Esercizio 81 · base ortogonale, U⊥, proiezione e un sottospazio impossibile, Esercizio 84 · prodotto scalare tra matrici con la traccia, Esercizio 89 · base ortonormale di autovettori e forma quadratica diagonale. Prerequisiti: Prodotto scalare, norma e angoliIl prodotto scalare aggiunge a uno spazio vettoriale lunghezze e angoli: norma, disuguaglianza di Cauchy-Schwarz, angolo tra vettori in R^n, ortogonalità, proiezione su una retta, aree e volumi con il determinante della matrice dei prodotti scalari.Prodotto scalare, norma e angoli →, Complemento ortogonale e proiezioni ortogonaliL'ortogonale U⊥ di un sottospazio è un sottospazio di dimensione n − dim U, e R^n = U ⊕ U⊥; ogni vettore si scompone in proiezione su U più componente ortogonale; la proiezione è il punto di U più vicino e si calcola con un sistema o con la matrice di proiezione A(AᵀA)⁻¹Aᵀ.Complemento ortogonale e proiezioni ortogonali →. Seguito: Isometrie e matrici ortogonaliUna matrice Q è ortogonale se QᵀQ = I, cioè se ha colonne (e righe) ortonormali; equivale a conservare prodotto scalare, norme e angoli, ed è la matrice di una isometria lineare. Ha Q⁻¹ = Qᵀ e det Q = ±1. In R² le ortogonali sono le rotazioni (det 1) e le riflessioni rispetto a una retta (det −1); in R³ le rotazioni hanno un asse (autovalore 1) e un angolo con tr Q = 1 + 2 cos θ, le riflessioni rispetto a un piano hanno Q = I − 2nnᵀ/(n·n). Le isometrie affini sono x ↦ Qx + b.Isometrie e matrici ortogonali → (le matrici che mandano basi ortonormali in basi ortonormali) e Teorema spettrale e forme quadraticheUna funzione lineare è simmetrica se f(v)·w = v·f(w); in una base ortonormale ha matrice simmetrica. Teorema spettrale: f è simmetrica se e solo se esiste una base ortonormale di autovettori, cioè A simmetrica ⇔ PᵀAP diagonale con P ortogonale. È l'ortodiagonalizzazione delle matrici simmetriche reali: serve per le direzioni principali (tensioni, momenti d'inerzia) e permette di scrivere le forme quadratiche come somma di quadrati con gli autovalori come coefficienti.Teorema spettrale e forme quadratiche →.

Definizioni

Definizione. Un insieme di vettori {v1,…,vk}\{v_1, \dots, v_k\} è

  • ortogonale se vi⋅vj=0v_i \cdot v_j = 0 per ogni i≠ji \ne j;
  • ortonormale se è ortogonale e inoltre ∥vi∥=1\|v_i\| = 1 per ogni ii.

In formula, ortonormale significa vi⋅vj=δijv_i \cdot v_j = \delta_{ij}, dove δij=1\delta_{ij} = 1 se i=ji = j e 00 se i≠ji \ne j ("delta di Kronecker").

Esempio. {(1,1),(1,−1)}\{(1,1), (1,-1)\} è ortogonale (1−1=01 - 1 = 0) ma non ortonormale (ogni vettore ha norma 2\sqrt{2}); {(1,1)2,(1,−1)2}\left\{\frac{(1,1)}{\sqrt{2}}, \frac{(1,-1)}{\sqrt{2}}\right\} è ortonormale.

Una base ortogonale (ortonormale) è una base che è un insieme ortogonale (ortonormale).

Esempi. La base canonica e1,…,ene_1, \dots, e_n di Rn\mathbb{R}^n è ortonormale. In R2\mathbb{R}^2, {(1,1),(1,−1)}\{(1, 1), (1, -1)\} è ortogonale ma non ortonormale (norme 2\sqrt2); {12(1,1),12(1,−1)}\left\{\frac{1}{\sqrt2}(1, 1), \frac{1}{\sqrt2}(1, -1)\right\} è ortonormale. Più in generale {(cos⁡θ,sin⁡θ),(−sin⁡θ,cos⁡θ)}\{(\cos\theta, \sin\theta), (-\sin\theta, \cos\theta)\} è ortonormale per ogni θ\theta (gli assi ruotati di θ\theta): il prodotto scalare è −cos⁡θsin⁡θ+sin⁡θcos⁡θ=0-\cos\theta \sin\theta + \sin\theta \cos\theta = 0 e ciascuno ha norma al quadrato cos⁡2θ+sin⁡2θ=1\cos^2\theta + \sin^2\theta = 1 (relazione fondamentale, vedi Funzioni trigonometriche e loro inverseSeno, coseno e tangente definiti sulla circonferenza goniometrica (angoli in radianti), le loro proprietà e le inverse arcoseno, arcocoseno e arcotangente; come risolvere a sin t + b cos t ≥ c.Funzioni trigonometriche e loro inverse →).

Vettori ortogonali non nulli sono indipendenti

Proposizione. Se v1,…,vkv_1, \dots, v_k sono non nulli e a due a due ortogonali, allora sono linearmente indipendentiUna combinazione lineare è una somma di vettori moltiplicati per scalari. I vettori sono linearmente indipendenti se l'unica combinazione che dà il vettore nullo è quella con tutti i coefficienti nulli; altrimenti sono dipendenti, e allora uno di essi è combinazione lineare degli altri.Combinazioni lineari e dipendenza lineare →.

Esempio. v1=(1,1,0)v_1 = (1,1,0), v2=(1,−1,0)v_2 = (1,-1,0), v3=(0,0,2)v_3 = (0,0,2) sono non nulli e a due a due ortogonali, quindi sono linearmente indipendenti.

Dimostrazione. Sia λ1v1+⋯+λkvk=0\lambda_1 v_1 + \dots + \lambda_k v_k = 0. Si fa il prodotto scalare di entrambi i membri con vjv_j. A sinistra, per linearità, (λ1v1+⋯+λkvk)⋅vj=λ1(v1⋅vj)+⋯+λk(vk⋅vj)(\lambda_1 v_1 + \dots + \lambda_k v_k) \cdot v_j = \lambda_1 (v_1 \cdot v_j) + \dots + \lambda_k (v_k \cdot v_j), e tutti i termini con i≠ji \ne j sono nulli; a destra c'è il prodotto scalare del vettore nullo con vjv_j, che vale 00. Resta

λj(vj⋅vj)=0.\lambda_j (v_j \cdot v_j) = 0 .

Siccome vj≠0v_j \ne 0, vj⋅vj>0v_j \cdot v_j > 0, quindi λj=0\lambda_j = 0. Vale per ogni jj ∎.

Conseguenza: nn vettori non nulli a due a due ortogonali in Rn\mathbb{R}^n sono automaticamente una base: sono indipendenti per la proposizione, e in uno spazio di dimensioneTutte le basi di uno spazio vettoriale hanno lo stesso numero di vettori, la dimensione (dim K^n = n). Da ogni sistema di generatori si estrae una base, ogni insieme di vettori indipendenti si completa a una base, e in dimensione n bastano n vettori indipendenti (o n generatori) per avere una base.Dimensione → nn bastano nn vettori indipendenti per avere una base (non serve verificare che generino).

Perché le basi ortonormali sono comode

Coordinate con i prodotti scalari

Se {f1,…,fn}\{f_1, \dots, f_n\} è una base ortonormale di VV, per ogni v∈Vv \in V: v=(v⋅f1) f1+(v⋅f2) f2+⋯+(v⋅fn) fn.v = (v \cdot f_1)\, f_1 + (v \cdot f_2)\, f_2 + \dots + (v \cdot f_n)\, f_n .

Infatti, scritto v=∑λifiv = \sum \lambda_i f_i, il prodotto scalare con fjf_j dà v⋅fj=λjv \cdot f_j = \lambda_j (tutti gli altri termini sono nulli e fj⋅fj=1f_j \cdot f_j = 1). Le coordinateFissata una base, ogni vettore ha una e una sola lista di coordinate; la funzione vettore → coordinate è un isomorfismo con K^n, quindi ogni spazio di dimensione n si comporta come K^n (ma l'isomorfismo dipende dalla base).Coordinate rispetto a una base → si ottengono quindi senza risolvere sistemi. Con una base solo ortogonale: λj=v⋅fjfj⋅fj\lambda_j = \frac{v \cdot f_j}{f_j \cdot f_j}.

Esempio. Base ortonormale f1=12(1,1)f_1 = \frac{1}{\sqrt2}(1, 1), f2=12(1,−1)f_2 = \frac{1}{\sqrt2}(1, -1), v=(3,1)v = (3, 1): v⋅f1=42=22v \cdot f_1 = \frac{4}{\sqrt2} = 2\sqrt2, v⋅f2=22=2v \cdot f_2 = \frac{2}{\sqrt2} = \sqrt2. Controllo: 22⋅12(1,1)+2⋅12(1,−1)=(2,2)+(1,−1)=(3,1)2\sqrt2 \cdot \frac{1}{\sqrt2}(1, 1) + \sqrt2 \cdot \frac{1}{\sqrt2}(1, -1) = (2, 2) + (1, -1) = (3, 1) ✓. Le coordinate di vv nella base {f1,f2}\{f_1, f_2\} sono quindi (22,2)(2\sqrt2, \sqrt2). Con una base non ortogonale, per esempio {(1,0),(1,1)}\{(1, 0), (1, 1)\}, le stesse coordinate richiederebbero di risolvere il sistema a+b=3a + b = 3, b=1b = 1.

Grafico interattivo: v = (3, 1) nella base ortonormale f₁ = (1, 1)/√2, f₂ = (1, −1)/√2: le componenti (v·f₁) f₁ = (2, 2) e (v·f₂) f₂ = (1, −1) sono le proiezioni sugli assi ruotati, e la loro somma è v

Prodotto scalare e norma con le coordinate

Se v=∑λifiv = \sum \lambda_i f_i e w=∑μifiw = \sum \mu_i f_i in una base ortonormale, sviluppando per bilinearità v⋅w=∑i∑jλiμj (fi⋅fj)v \cdot w = \sum_{i} \sum_{j} \lambda_i \mu_j\, (f_i \cdot f_j), e siccome fi⋅fj=δijf_i \cdot f_j = \delta_{ij} restano solo i termini con i=ji = j:

v⋅w=λ1μ1+⋯+λnμn,∥v∥2=λ12+⋯+λn2.v \cdot w = \lambda_1 \mu_1 + \dots + \lambda_n \mu_n, \qquad \|v\|^2 = \lambda_1^2 + \dots + \lambda_n^2 .

Cioè in una base ortonormale il prodotto scalare si calcola con la stessa formula della base canonica. In una base qualsiasi non è così.

Proiezioni con una formula diretta

Se {f1,…,fr}\{f_1, \dots, f_r\} è una base ortonormale di un sottospazio UU, la proiezione ortogonaleL'ortogonale U⊥ di un sottospazio è un sottospazio di dimensione n − dim U, e R^n = U ⊕ U⊥; ogni vettore si scompone in proiezione su U più componente ortogonale; la proiezione è il punto di U più vicino e si calcola con un sistema o con la matrice di proiezione A(AᵀA)⁻¹Aᵀ.Complemento ortogonale e proiezioni ortogonali → è

pU(v)=(v⋅f1)f1+⋯+(v⋅fr)fr,p_U(v) = (v \cdot f_1) f_1 + \dots + (v \cdot f_r) f_r ,

e la matrice di proiezione è P=AATP = A A^T, con AA la matrice che ha le fif_i come colonne.

Matrici ortogonali

Se si mettono in colonna i vettori di una base ortonormale di Rn\mathbb{R}^n si ottiene una matrice PP con PTP=IP^T P = I (l'elemento (i,j)(i, j) di PTPP^TP è fi⋅fj=δijf_i \cdot f_j = \delta_{ij}). Una matrice così si chiama ortogonale: la sua inversa è la trasposta, P−1=PTP^{-1} = P^T. Il cambiamento di coordinate tra due basi ortonormali è dato da una matrice ortogonale, e conserva lunghezze e angoli: (Px)⋅(Py)=(Px)T(Py)=xTPTPy=xTIy=x⋅y(Px) \cdot (Py) = (Px)^T (Py) = x^T P^T P y = x^T I y = x \cdot y (la trasposta di un prodottoLe matrici m×n formano uno spazio vettoriale (somma e prodotto per scalare elemento per elemento); il prodotto righe per colonne corrisponde alla composizione di funzioni lineari, è associativo ma non commutativo; la trasposta scambia righe e colonne e (AB)^T = B^T A^T.Operazioni tra matrici → è (Px)T=xTPT(Px)^T = x^T P^T). Siccome norme e angoli si calcolano solo con prodotti scalari, restano uguali. Ritornano nel teorema spettraleUna funzione lineare è simmetrica se f(v)·w = v·f(w); in una base ortonormale ha matrice simmetrica. Teorema spettrale: f è simmetrica se e solo se esiste una base ortonormale di autovettori, cioè A simmetrica ⇔ PᵀAP diagonale con P ortogonale. È l'ortodiagonalizzazione delle matrici simmetriche reali: serve per le direzioni principali (tensioni, momenti d'inerzia) e permette di scrivere le forme quadratiche come somma di quadrati con gli autovalori come coefficienti.Teorema spettrale e forme quadratiche →. Lo studio completo di queste matrici (rotazioni, riflessioni, determinante ±1\pm 1) è in Isometrie e matrici ortogonaliUna matrice Q è ortogonale se QᵀQ = I, cioè se ha colonne (e righe) ortonormali; equivale a conservare prodotto scalare, norme e angoli, ed è la matrice di una isometria lineare. Ha Q⁻¹ = Qᵀ e det Q = ±1. In R² le ortogonali sono le rotazioni (det 1) e le riflessioni rispetto a una retta (det −1); in R³ le rotazioni hanno un asse (autovalore 1) e un angolo con tr Q = 1 + 2 cos θ, le riflessioni rispetto a un piano hanno Q = I − 2nnᵀ/(n·n). Le isometrie affini sono x ↦ Qx + b.Isometrie e matrici ortogonali →.

Il procedimento di Gram-Schmidt

Problema. Data una base qualsiasi {v1,…,vk}\{v_1, \dots, v_k\} di un sottospazio UU, costruire una base ortogonale dello stesso UU.

Idea (è quella della proiezione su una retta in Prodotto scalare, norma e angoliIl prodotto scalare aggiunge a uno spazio vettoriale lunghezze e angoli: norma, disuguaglianza di Cauchy-Schwarz, angolo tra vettori in R^n, ortogonalità, proiezione su una retta, aree e volumi con il determinante della matrice dei prodotti scalari.Prodotto scalare, norma e angoli →): si prendono i vettori uno alla volta e a ciascuno si toglie la sua proiezione sui vettori già sistemati; ciò che resta è ortogonale a loro.

Procedimento di Gram-Schmidt. >v1′=v1>v2′=v2−v2⋅v1′v1′⋅v1′ v1′>v3′=v3−v3⋅v1′v1′⋅v1′ v1′−v3⋅v2′v2′⋅v2′ v2′>  ⋮>vk′=vk−∑i=1k−1vk⋅vi′vi′⋅vi′ vi′>\begin{aligned} > v_1' &= v_1 \\ > v_2' &= v_2 - \frac{v_2 \cdot v_1'}{v_1' \cdot v_1'}\, v_1' \\ > v_3' &= v_3 - \frac{v_3 \cdot v_1'}{v_1' \cdot v_1'}\, v_1' - \frac{v_3 \cdot v_2'}{v_2' \cdot v_2'}\, v_2' \\ > &\ \ \vdots \\ > v_k' &= v_k - \sum_{i=1}^{k-1} \frac{v_k \cdot v_i'}{v_i' \cdot v_i'}\, v_i' > \end{aligned} Allora {v1′,…,vk′}\{v_1', \dots, v_k'\} è una base ortogonale di UU; dividendo ogni vi′v_i' per la sua norma si ottiene una base ortonormale.

Perché funziona.

  1. Ortogonalità. Si verifica per v2′v_2' (gli altri passi sono uguali): v2′⋅v1′=v2⋅v1′−v2⋅v1′v1′⋅v1′ (v1′⋅v1′)=0v_2' \cdot v_1' = v_2 \cdot v_1' - \frac{v_2 \cdot v_1'}{v_1' \cdot v_1'}\, (v_1' \cdot v_1') = 0. Al passo kk si toglie a vkv_k la sua proiezione sul sottospazio ⟨v1′,…,vk−1′⟩\langle v_1', \dots, v_{k-1}' \rangle (calcolata con la formula diretta, lecita perché quei vettori sono già ortogonali), quindi vk′v_k' è ortogonale a tutti i precedenti. In formula, per j<kj < k: nel prodotto vk′⋅vj′=vk⋅vj′−∑i<kvk⋅vi′vi′⋅vi′ (vi′⋅vj′)v_k' \cdot v_j' = v_k \cdot v_j' - \sum_{i < k} \frac{v_k \cdot v_i'}{v_i' \cdot v_i'}\, (v_i' \cdot v_j') tutti i termini della somma con i≠ji \ne j sono nulli (i vi′v_i' precedenti sono già ortogonali tra loro), e quello con i=ji = j vale vk⋅vj′vj′⋅vj′ (vj′⋅vj′)=vk⋅vj′\frac{v_k \cdot v_j'}{v_j' \cdot v_j'}\,(v_j' \cdot v_j') = v_k \cdot v_j': la differenza è 00.
  2. Stesso sottospazio. Ogni vk′v_k' è vkv_k più una combinazione dei precedenti, quindi ⟨v1′,…,vk′⟩=⟨v1,…,vk⟩\langle v_1', \dots, v_k' \rangle = \langle v_1, \dots, v_k \rangle a ogni passo.
  3. Nessun vettore nullo. Se fosse vk′=0v_k' = 0, vkv_k sarebbe combinazione dei precedenti, contro l'indipendenza dei viv_i.

Come si scrive negli esercizi. Con due vettori: si pone v2′=v2+αv1v_2' = v_2 + \alpha v_1 e si impone v1⋅v2′=0v_1 \cdot v_2' = 0, da cui α=−v1⋅v2v1⋅v1\alpha = -\frac{v_1 \cdot v_2}{v_1 \cdot v_1}. È la stessa formula, ricavata ogni volta come equazione nell'incognita α\alpha: meno da ricordare.

Esempio nel piano (quello del grafico). v1=(2,1)v_1 = (2, 1), v2=(1,2)v_2 = (1, 2): v2′=v2+αv1=(1+2α, 2+α)v_2' = v_2 + \alpha v_1 = (1 + 2\alpha,\ 2 + \alpha) e v1⋅v2′=2(1+2α)+(2+α)=4+5α=0v_1 \cdot v_2' = 2(1 + 2\alpha) + (2 + \alpha) = 4 + 5\alpha = 0, quindi α=−45\alpha = -\frac45 (che è proprio −v1⋅v2v1⋅v1=−2+24+1-\frac{v_1 \cdot v_2}{v_1 \cdot v_1} = -\frac{2 + 2}{4 + 1}). Allora v2′=(1−85, 2−45)=(−35,65)⇝(−1,2)v_2' = \left(1 - \frac85,\ 2 - \frac45\right) = \left(-\frac35, \frac65\right) \leadsto (-1, 2), e il vettore tolto, 45v1=(85,45)\frac45 v_1 = \left(\frac85, \frac45\right), è la proiezione di v2v_2 sulla retta di v1v_1.

Grafico interattivo: Gram-Schmidt in R² con v₁ = (2, 1) e v₂ = (1, 2): si toglie a v₂ la sua proiezione (8/5, 4/5) su v₁ e resta v₂′ = (−3/5, 6/5), perpendicolare a v₁

Trucco per i conti. Si può moltiplicare ogni vi′v_i' per un numero non nullo (per togliere le frazioni) prima di usarlo nei passi successivi: ortogonalità e sottospazio generato non cambiano.

Esempio con tre vettori

In R4\mathbb{R}^4: v1=(1,1,0,0)v_1 = (1, 1, 0, 0), v2=(1,0,1,0)v_2 = (1, 0, 1, 0), v3=(1,1,1,1)v_3 = (1, 1, 1, 1).

Passo 1. v1′=(1,1,0,0)v_1' = (1, 1, 0, 0),  v1′⋅v1′=2\ v_1' \cdot v_1' = 2.

Passo 2. v2⋅v1′=1v_2 \cdot v_1' = 1:

v2′=(1,0,1,0)−12(1,1,0,0)=(1−12, 0−12, 1, 0)=(12,−12,1,0) ⇝ (1,−1,2,0),v_2' = (1, 0, 1, 0) - \frac12 (1, 1, 0, 0) = \left(1 - \frac12,\ 0 - \frac12,\ 1,\ 0\right) = \left(\frac12, -\frac12, 1, 0\right) \ \leadsto \ (1, -1, 2, 0) ,

dove ⇝\leadsto indica che si moltiplica per 22 per togliere le frazioni (vedi il trucco sopra).

Controllo: (1,−1,2,0)⋅v1′=1−1=0(1, -1, 2, 0) \cdot v_1' = 1 - 1 = 0 ✓. Si usa d'ora in poi v2′=(1,−1,2,0)v_2' = (1, -1, 2, 0), con v2′⋅v2′=6v_2' \cdot v_2' = 6.

Passo 3. v3⋅v1′=2v_3 \cdot v_1' = 2,  v3⋅v2′=1−1+2+0=2\ v_3 \cdot v_2' = 1 - 1 + 2 + 0 = 2:

v3′=(1,1,1,1)−22(1,1,0,0)−26(1,−1,2,0)=(0,0,1,1)−(13,−13,23,0)=(−13,13,13,1) ⇝ (−1,1,1,3)v_3' = (1, 1, 1, 1) - \frac22 (1, 1, 0, 0) - \frac26 (1, -1, 2, 0) = (0, 0, 1, 1) - \left(\frac13, -\frac13, \frac23, 0\right) = \left(-\frac13, \frac13, \frac13, 1\right) \ \leadsto \ (-1, 1, 1, 3)

(prima si toglie v1′v_1', che ha coefficiente 11, poi un terzo di v2′v_2'; alla fine si moltiplica per 33).

Controlli: (−1,1,1,3)⋅v1′=0(-1, 1, 1, 3) \cdot v_1' = 0 ✓, ⋅ v2′=−1−1+2+0=0\cdot\, v_2' = -1 - 1 + 2 + 0 = 0 ✓.

Normalizzazione. Norme 1+1=2\sqrt{1 + 1} = \sqrt2, 1+1+4=6\sqrt{1 + 1 + 4} = \sqrt6, 1+1+1+9=12=23\sqrt{1 + 1 + 1 + 9} = \sqrt{12} = 2\sqrt3:

f1=12(1,1,0,0),f2=16(1,−1,2,0),f3=123(−1,1,1,3).f_1 = \frac{1}{\sqrt2}(1, 1, 0, 0), \qquad f_2 = \frac{1}{\sqrt6}(1, -1, 2, 0), \qquad f_3 = \frac{1}{2\sqrt3}(-1, 1, 1, 3) .

Conseguenze teoriche

  • Ogni sottospazio di Rn\mathbb{R}^n ha una base ortonormale (si applica Gram-Schmidt a una base qualsiasi).
  • Completamento. Una base ortonormale {f1,…,fr}\{f_1, \dots, f_r\} di UU si completa a una base ortonormale di Rn\mathbb{R}^n aggiungendo una base ortonormale di U⊥U^\perp (perché Rn=U⊕U⊥\mathbb{R}^n = U \oplus U^\perp e i vettori di UU sono ortogonali a quelli di U⊥U^\perp).
  • Funziona con qualunque prodotto scalare, non solo quello usuale: basta sostituire "⋅\cdot" con il prodotto scalare dato. Si usa per esempio con il prodotto tra matrici Tr⁡(ABT)\operatorname{Tr}(AB^T) (Esercizio 84 · prodotto scalare tra matrici con la traccia).

Errori comuni

  • Usare nei passi successivi i vettori originali viv_i invece dei nuovi vi′v_i': le proiezioni vanno fatte sui vettori già ortogonalizzati.
  • Normalizzare a metà procedimento e poi usare la formula con vi′⋅vi′v_i' \cdot v_i' sbagliato: o si normalizza alla fine, o si tiene conto che fi⋅fi=1f_i \cdot f_i = 1.
  • Dimenticare il controllo finale: due prodotti scalari nulli richiedono pochi secondi e scoprono quasi ogni errore di conto.
  • Applicare Gram-Schmidt a vettori dipendenti senza accorgersene: a un certo passo si trova il vettore nullo; vuol dire che quel vettore era superfluo e va scartato.

Versione ripasso

Definizioni

Un insieme {v1,…,vk}\{v_1, \dots, v_k\} è ortogonale se vi⋅vj=0v_i \cdot v_j = 0 (i≠ji \ne j), ortonormale se ortogonale e ∥vi∥=1\|v_i\| = 1 (∀i\forall i). In sintesi: vi⋅vj=δijv_i \cdot v_j = \delta_{ij}.

Esempi: la base canonica è ortonormale; {(1,1),(1,−1)}\{(1,1),(1,-1)\} è ortogonale (norme 2\sqrt2), dividendo per 2\sqrt2 diventa ortonormale.

Vettori non nulli a due a due ortogonali sono linearmente indipendentiUna combinazione lineare è una somma di vettori moltiplicati per scalari. I vettori sono linearmente indipendenti se l'unica combinazione che dà il vettore nullo è quella con tutti i coefficienti nulli; altrimenti sono dipendenti, e allora uno di essi è combinazione lineare degli altri.Combinazioni lineari e dipendenza lineare →; in Rn\mathbb{R}^n, nn di essi formano una base.

Dimostrazione in breve. Da ∑λivi=0\sum \lambda_i v_i = 0, il prodotto scalare con vjv_j lascia solo λj(vj⋅vj)=0\lambda_j (v_j \cdot v_j) = 0, e vj⋅vj>0v_j \cdot v_j > 0 dà λj=0\lambda_j = 0.

Proprietà delle basi ortonormali {f1,…,fn}\{f_1, \dots, f_n\}

Procedimento di Gram-Schmidt

Data una base {v1,…,vk}\{v_1, \dots, v_k\}, si costruisce la base ortogonale {v1′,…,vk′}\{v_1', \dots, v_k'\}: v1′=v1,vj′=vj−∑i=1j−1vj⋅vi′vi′⋅vi′ vi′v_1' = v_1, \quad v_j' = v_j - \sum_{i=1}^{j-1} \frac{v_j \cdot v_i'}{v_i' \cdot v_i'}\, v_i'

Esempio. In R4\mathbb{R}^4: v1=(1,1,0,0)v_1 = (1,1,0,0), v2=(1,0,1,0)v_2 = (1,0,1,0), v3=(1,1,1,1)v_3 = (1,1,1,1).

  1. v1′=(1,1,0,0)v_1' = (1,1,0,0), v1′⋅v1′=2v_1' \cdot v_1' = 2.
  2. v2⋅v1′=1v_2 \cdot v_1' = 1: v2′=v2−12v1′⇝(1,−1,2,0)v_2' = v_2 - \frac12 v_1' \leadsto (1,-1,2,0), norma2^2 66.
  3. v3⋅v1′=2v_3 \cdot v_1' = 2, v3⋅v2′=2v_3 \cdot v_2' = 2: v3′=v3−v1′−13v2′⇝(−1,1,1,3)v_3' = v_3 - v_1' - \frac13 v_2' \leadsto (-1,1,1,3).
  4. Normalizzando (norme 2\sqrt2, 6\sqrt6, 232\sqrt3): f1=12(1,1,0,0)f_1 = \frac{1}{\sqrt2}(1,1,0,0), f2=16(1,−1,2,0)f_2 = \frac{1}{\sqrt6}(1,-1,2,0), f3=123(−1,1,1,3)f_3 = \frac{1}{2\sqrt3}(-1,1,1,3).

Conseguenze: ogni sottospazio di Rn\mathbb{R}^n ha una base ortonormale; una base ortonormale di UU si completa a una di Rn\mathbb{R}^n con una base ortonormale di U⊥U^\perp; il procedimento vale per qualunque prodotto scalare (per esempio il prodotto tra matrici con la traccia).

Errori comuni

  • Usare viv_i anziché i vettori già ortogonalizzati vi′v_i' nella formula.
  • Normalizzare i vettori prima di aver completato l'intero processo di ortogonalizzazione.
  • Omettere il controllo finale (vi′⋅vj′=0v_i' \cdot v_j' = 0).
  • Non scartare il vettore nullo se durante il processo si ottiene vk′=0v_k' = 0 (segno di dipendenza lineare).

Esercizi su questo argomento

Teoria collegata