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Note per Studenti Funzioni lineari e isomorfismi

Funzioni lineari e isomorfismi

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Esercizi svolti: Esercizio 20 · riconoscere le funzioni lineari. Seguito: Coordinate rispetto a una baseFissata una base, ogni vettore ha una e una sola lista di coordinate; la funzione vettore → coordinate è un isomorfismo con K^n, quindi ogni spazio di dimensione n si comporta come K^n (ma l'isomorfismo dipende dalla base).Coordinate rispetto a una base →, Nucleo e immagineIl nucleo (vettori mandati in 0) e l'immagine (vettori raggiunti) di una funzione lineare sono sottospazi; f è iniettiva se e solo se Ker f = {0}; dim Ker f + dim Im f = dim V (nullità + rango); l'antimmagine di un vettore è una soluzione particolare più il nucleo.Nucleo e immagine →, Matrice associata a una funzione lineareFissate una base del dominio e una del codominio, una funzione lineare si codifica in una matrice m×n la cui colonna j contiene le coordinate di f(v_j); le coordinate di f(v) si ottengono moltiplicando la matrice per le coordinate di v, e il rango di f è il numero di colonne indipendenti.Matrice associata a una funzione lineare →.

Finora abbiamo studiato gli spazi vettorialiUno spazio vettoriale su un campo K è un insieme con una somma di vettori e un prodotto per scalari che rispettano 7 proprietà. Esempi fondamentali: K^n (somma componente per componente), le funzioni da R in R, i polinomi.Spazi vettoriali → uno alla volta. Il secondo grande argomento del corso sono le funzioni tra spazi vettoriali. Uno spazio vettoriale non è un semplice insieme: ha due operazioni (somma di vettori e prodotto per uno scalare). Le funzioni che interessano sono solo quelle che "vanno d'accordo" con queste operazioni.

Da dove nasce la definizione

Siano VV e WW due spazi vettoriali sullo stesso campo KK (pensate pure K=RK = \mathbb{R}) e f:V→Wf : V \to W una funzione: a ogni vettore v∈Vv \in V associa un vettore f(v)∈Wf(v) \in W.

Compatibilità con la somma. Presi v1,v2∈Vv_1, v_2 \in V si possono fare due cose in due ordini diversi:

  • prima sommare e poi applicare ff: si ottiene f(v1+v2)f(v_1 + v_2);
  • prima applicare ff a ciascuno e poi sommare: si ottiene f(v1)+f(v2)f(v_1) + f(v_2).

In generale i due risultati sono diversi. Si vuole che siano uguali.

Compatibilità con il prodotto per uno scalare. Presi λ∈K\lambda \in K e v∈Vv \in V: moltiplicare prima e poi applicare ff dà f(λv)f(\lambda v); applicare prima ff e poi moltiplicare dà λf(v)\lambda f(v). Anche qui si vuole che i due risultati coincidano.

Definizione

Definizione (funzione lineare). Una funzione f:V→Wf : V \to W tra spazi vettoriali sul campo KK si dice lineare se

  1. f(v1+v2)=f(v1)+f(v2)f(v_1 + v_2) = f(v_1) + f(v_2) per ogni v1,v2∈Vv_1, v_2 \in V (additività);
  2. f(λv)=λf(v)f(\lambda v) = \lambda f(v) per ogni λ∈K\lambda \in K e ogni v∈Vv \in V (omogeneità).

Esempio. f(x,y)=(2x+y, x−y)f(x,y) = (2x + y,\ x - y) è lineare; g(x)=x+1g(x) = x + 1 non lo è, perché g(0)=1≠0g(0) = 1 \ne 0.

Le due condizioni si possono riunire in una sola:

f(λ1v1+λ2v2)=λ1f(v1)+λ2f(v2)∀λ1,λ2∈K, ∀v1,v2∈Vf(\lambda_1 v_1 + \lambda_2 v_2) = \lambda_1 f(v_1) + \lambda_2 f(v_2) \qquad \forall \lambda_1, \lambda_2 \in K, \ \forall v_1, v_2 \in V

cioè: ff di una combinazione lineareUna combinazione lineare è una somma di vettori moltiplicati per scalari. I vettori sono linearmente indipendenti se l'unica combinazione che dà il vettore nullo è quella con tutti i coefficienti nulli; altrimenti sono dipendenti, e allora uno di essi è combinazione lineare degli altri.Combinazioni lineari e dipendenza lineare → è la combinazione lineare, con gli stessi coefficienti, delle immagini.

Perché le due forme sono equivalenti. Se valgono additività e omogeneità, f(λ1v1+λ2v2)=f(λ1v1)+f(λ2v2)=λ1f(v1)+λ2f(v2)f(\lambda_1 v_1 + \lambda_2 v_2) = f(\lambda_1 v_1) + f(\lambda_2 v_2) = \lambda_1 f(v_1) + \lambda_2 f(v_2) (prima l'additività con i due vettori λ1v1\lambda_1 v_1 e λ2v2\lambda_2 v_2, poi l'omogeneità su ciascuno). Viceversa, dalla formula unica con λ1=λ2=1\lambda_1 = \lambda_2 = 1 si riottiene l'additività, e con λ2=0\lambda_2 = 0 l'omogeneità.

Ripetendo il ragionamento, lo stesso vale per combinazioni di quanti vettori si vuole (la sommatoriaIl simbolo di sommatoria, le sue proprietà (linearità, additività, cambio di indice) e le somme notevoli di Gauss e geometrica.Sommatorie → è solo un modo compatto di scrivere la somma):

f(∑i=1kλivi)=∑i=1kλif(vi)f\Big(\sum_{i=1}^k \lambda_i v_i\Big) = \sum_{i=1}^k \lambda_i f(v_i)

Per esempio con tre vettori si raggruppano i primi due e si usa due volte la formula con due vettori: f(λ1v1+λ2v2+λ3v3)=f(1⋅(λ1v1+λ2v2)+λ3v3)=f(λ1v1+λ2v2)+λ3f(v3)=λ1f(v1)+λ2f(v2)+λ3f(v3)f(\lambda_1 v_1 + \lambda_2 v_2 + \lambda_3 v_3) = f\big(1 \cdot (\lambda_1 v_1 + \lambda_2 v_2) + \lambda_3 v_3\big) = f(\lambda_1 v_1 + \lambda_2 v_2) + \lambda_3 f(v_3) = \lambda_1 f(v_1) + \lambda_2 f(v_2) + \lambda_3 f(v_3) In generale si procede per induzionePer dimostrare una proprietà per ogni n basta il passo base e il passo induttivo da n a n+1.Principio di induzione → su kk: se la formula vale per kk vettori, il caso k+1k + 1 si ottiene raggruppando i primi kk termini in un unico vettore, esattamente come qui.

Le funzioni lineari sono rarissime. Quasi nessuna delle funzioni di Analisi 1 è lineare: dire che sin⁡\sin è lineare vorrebbe dire sin⁡(a+b)=sin⁡a+sin⁡b\sin(a + b) = \sin a + \sin b, che è falso (per esempio a=b=π2a = b = \frac{\pi}{2}: a sinistra sin⁡π=0\sin \pi = 0, a destra 1+1=21 + 1 = 2; la formula giusta è quella di addizione delle funzioni trigonometricheSeno, coseno e tangente definiti sulla circonferenza goniometrica (angoli in radianti), le loro proprietà e le inverse arcoseno, arcocoseno e arcotangente; come risolvere a sin t + b cos t ≥ c.Funzioni trigonometriche e loro inverse →, sin⁡(a+b)=sin⁡acos⁡b+cos⁡asin⁡b\sin(a + b) = \sin a \cos b + \cos a \sin b). Lo stesso per log⁡(a+b)≠log⁡a+log⁡b\log(a + b) \ne \log a + \log b (è log⁡(ab)\log(ab) che vale log⁡a+log⁡b\log a + \log b, vedi Esponenziale e logaritmoLa funzione esponenziale a^x (base positiva diversa da 1) e la sua inversa, il logaritmo in base a, con grafici e proprietà.Esponenziale e logaritmo →), per ea+b=eaeb≠ea+ebe^{a + b} = e^a e^b \ne e^a + e^b, per (a+b)2=a2+2ab+b2≠a2+b2(a + b)^2 = a^2 + 2ab + b^2 \ne a^2 + b^2 e così via. Le uniche funzioni lineari da R\mathbb{R} a R\mathbb{R} sono le f(x)=mxf(x) = mx: le rette per l'origine (per l'omogeneità f(x)=f(x⋅1)=xf(1)f(x) = f(x \cdot 1) = x f(1), con m=f(1)m = f(1)). In questo corso interessano solo le funzioni lineari, perché sono le uniche che rispettano la struttura di spazio vettoriale.

Una funzione lineare manda 0⃗\vec 0 in 0⃗\vec 0

Proposizione (una funzione lineare manda 0 in 0). Se f:V→Wf : V \to W è lineare, allora f(0⃗V)=0⃗Wf(\vec 0_V) = \vec 0_W.

Esempio. f(x,y,z)=(x+4, y)f(x,y,z) = (x + 4,\ y) ha f(0,0,0)=(4,0)≠(0,0)f(0,0,0) = (4, 0) \ne (0,0): non è lineare.

(Scriviamo 0⃗V\vec 0_V per il vettore nullo di VV e 0⃗W\vec 0_W per quello di WW: sono vettori di spazi diversi.)

Dimostrazione con l'additività. Non sappiamo chi sia f(0⃗V)f(\vec 0_V): chiamiamolo ww. Poiché 0⃗V+0⃗V=0⃗V\vec 0_V + \vec 0_V = \vec 0_V,

w=f(0⃗V)=f(0⃗V+0⃗V)=f(0⃗V)+f(0⃗V)=w+ww = f(\vec 0_V) = f(\vec 0_V + \vec 0_V) = f(\vec 0_V) + f(\vec 0_V) = w + w

dove il terzo passaggio è l'additività. Da w+w=ww + w = w si somma a entrambi i membri l'opposto −w-w (esiste perché WW è uno spazio vettoriale) e resta w=0⃗Ww = \vec 0_W ∎.

Dimostrazione con l'omogeneità. Preso un vettore vv qualsiasi, 0⃗V=0⋅v\vec 0_V = 0 \cdot v (il numero 00 per il vettore vv dà il vettore nullo: è una delle conseguenze degli assiomi di spazio vettorialeUno spazio vettoriale su un campo K è un insieme con una somma di vettori e un prodotto per scalari che rispettano 7 proprietà. Esempi fondamentali: K^n (somma componente per componente), le funzioni da R in R, i polinomi.Spazi vettoriali →, perché 0⋅v=(0+0)v=0⋅v+0⋅v0 \cdot v = (0 + 0) v = 0 \cdot v + 0 \cdot v e sommando l'opposto di 0⋅v0 \cdot v resta 0⋅v=0⃗0 \cdot v = \vec 0). Allora

f(0⃗V)=f(0⋅v)=0⋅f(v)=0⃗Wf(\vec 0_V) = f(0 \cdot v) = 0 \cdot f(v) = \vec 0_W

perché lo scalare 00 si può "portare fuori" per l'omogeneità ∎.

A cosa serve: un test rapido. Se f(0⃗)≠0⃗f(\vec 0) \ne \vec 0, la funzione non è lineare, senza bisogno di altri conti. Attenzione: è una condizione necessaria ma non sufficiente (vedi il secondo esempio qui sotto).

Esempi

Esempio 1 (non lineare: termine noto). f:R3→R2f : \mathbb{R}^3 \to \mathbb{R}^2, f(x1,x2,x3)=(x1+4, 2x2−7x3+x1)f(x_1, x_2, x_3) = (x_1 + 4, \ 2x_2 - 7x_3 + x_1).

Calcolo f(0,0,0)=(0+4, 0)=(4,0)≠(0,0)f(0, 0, 0) = (0 + 4, \ 0) = (4, 0) \ne (0, 0): il vettore nullo non va nel vettore nullo, quindi ff non è lineare. Il colpevole è il termine noto 44.

Esempio 2 (non lineare: termine di secondo grado). f(x1,x2,x3)=(x1x2, x2−x3)f(x_1, x_2, x_3) = (x_1 x_2, \ x_2 - x_3).

Qui f(0,0,0)=(0,0)f(0,0,0) = (0, 0): il test rapido non basta, bisogna controllare l'additività. Presi v1=(a,b,c)v_1 = (a, b, c) e v2=(a′,b′,c′)v_2 = (a', b', c'):

f(v1+v2)=((a+a′)(b+b′), (b+b′)−(c+c′))=(ab+ab′+a′b+a′b′, b+b′−c−c′)f(v_1 + v_2) = \big((a + a')(b + b'), \ (b + b') - (c + c')\big) = \big(ab + ab' + a'b + a'b', \ b + b' - c - c'\big)

f(v1)+f(v2)=(ab, b−c)+(a′b′, b′−c′)=(ab+a′b′, b+b′−c−c′)f(v_1) + f(v_2) = (ab, \ b - c) + (a'b', \ b' - c') = \big(ab + a'b', \ b + b' - c - c'\big)

Le seconde componenti coincidono (lì c'è un'espressione di primo grado), le prime no: in f(v1+v2)f(v_1 + v_2) compaiono in più i "doppi prodotti" ab′+a′bab' + a'b. Con numeri: v1=(1,1,0)v_1 = (1, 1, 0), v2=(1,1,0)v_2 = (1, 1, 0) danno f(v1+v2)=f(2,2,0)=(4,2)f(v_1 + v_2) = f(2, 2, 0) = (4, 2) ma f(v1)+f(v2)=(1,1)+(1,1)=(2,2)f(v_1) + f(v_2) = (1, 1) + (1, 1) = (2, 2). Quindi ff non è lineare.

Esempio 3 (lineare). f(x1,x2,x3)=(3x1−x2+x3, −2x1+4x2−x3)f(x_1, x_2, x_3) = (3x_1 - x_2 + x_3, \ -2x_1 + 4x_2 - x_3). Ogni componente è una somma di termini del tipo (numero)⋅xi\cdot x_i, senza termini noti. Verifica dell'additività sulla prima componente: 3(a+a′)−(b+b′)+(c+c′)=(3a−b+c)+(3a′−b′+c′)3(a + a') - (b + b') + (c + c') = (3a - b + c) + (3a' - b' + c'); l'omogeneità: 3(λa)−λb+λc=λ(3a−b+c)3(\lambda a) - \lambda b + \lambda c = \lambda(3a - b + c). Lo stesso per la seconda componente: ff è lineare.

Regola pratica (che gli esempi rendono evidente). Una funzione Kn→KmK^n \to K^m scritta in coordinate è lineare esattamente quando ogni componente è un polinomio di primo grado senza termine noto nelle variabili x1,…,xnx_1, \dots, x_n, cioè della forma a1x1+a2x2+⋯+anxna_1 x_1 + a_2 x_2 + \dots + a_n x_n. Un termine noto rovina f(0⃗)=0⃗f(\vec 0) = \vec 0; un termine di grado ≥2\ge 2 (x12x_1^2, x1x2x_1 x_2, …) fa comparire termini in più quando si sviluppa f(v1+v2)f(v_1 + v_2).

Funzione f(0⃗)f(\vec 0) Lineare? Motivo
(x1+4, 2x2−7x3+x1)(x_1 + 4, \ 2x_2 - 7x_3 + x_1) (4,0)(4, 0) no termine noto 44
(x1x2, x2−x3)(x_1 x_2, \ x_2 - x_3) (0,0)(0, 0) no monomio di grado 2
(3x1−x2+x3, −2x1+4x2−x3)(3x_1 - x_2 + x_3, \ -2x_1 + 4x_2 - x_3) (0,0)(0, 0) sì solo termini di grado 1
(x1, ∣x2∣)(x_1, \ \lvert x_2 \rvert) (0,0)(0, 0) no ∣−1∣≠−∣1∣\lvert -1 \rvert \ne -\lvert 1 \rvert: non omogenea

L'ultima riga in dettaglio: il valore assolutoIl valore assoluto è la distanza di un numero da zero: definizione, proprietà, disuguaglianza triangolare e disequazioni con i moduli.Valore assoluto (modulo) → non rispetta il prodotto per uno scalare negativo. Con v=(0,1)v = (0, 1) e λ=−1\lambda = -1: f(λv)=f(0,−1)=(0,∣−1∣)=(0,1)f(\lambda v) = f(0, -1) = (0, \lvert -1 \rvert) = (0, 1), mentre λf(v)=−(0,1)=(0,−1)\lambda f(v) = -(0, 1) = (0, -1). Qui f(0⃗)=0⃗f(\vec 0) = \vec 0 e non ci sono termini noti né prodotti, ma ∣x2∣\lvert x_2 \rvert non è un polinomio di primo grado: la regola pratica lo esclude.

Nomi

Due fatti utili, con dimostrazione immediata:

  • La compostaLa composta g(f(x)) e come trovarne il dominio, somma, prodotto e quoziente di funzioni, e i grafici di f(x+a), f(x)+a, f(|x|) e |f(x)|.Composizione e operazioni tra funzioni → di funzioni lineari è lineare. Se f:V→Wf : V \to W e g:W→Zg : W \to Z sono lineari, (g∘f)(v)=g(f(v))(g \circ f)(v) = g(f(v)) e (g∘f)(λ1v1+λ2v2)=g(f(λ1v1+λ2v2))=g(λ1f(v1)+λ2f(v2))=λ1g(f(v1))+λ2g(f(v2))(g \circ f)(\lambda_1 v_1 + \lambda_2 v_2) = g\big(f(\lambda_1 v_1 + \lambda_2 v_2)\big) = g\big(\lambda_1 f(v_1) + \lambda_2 f(v_2)\big) = \lambda_1 g(f(v_1)) + \lambda_2 g(f(v_2)) Nel secondo passaggio si usa la linearità di ff; nel terzo quella di gg, applicata ai due vettori f(v1),f(v2)f(v_1), f(v_2) di WW.
  • L'inversa di un isomorfismo è lineare. Sia ff un isomorfismo e siano w1,w2∈Ww_1, w_2 \in W. Poiché ff è biiettiva esistono (unici) v1=f−1(w1)v_1 = f^{-1}(w_1) e v2=f−1(w2)v_2 = f^{-1}(w_2), cioè f(v1)=w1f(v_1) = w_1 e f(v2)=w2f(v_2) = w_2. Per la linearità di ff f(λ1v1+λ2v2)=λ1f(v1)+λ2f(v2)=λ1w1+λ2w2f(\lambda_1 v_1 + \lambda_2 v_2) = \lambda_1 f(v_1) + \lambda_2 f(v_2) = \lambda_1 w_1 + \lambda_2 w_2 Applicando f−1f^{-1} a entrambi i membri (e usando f−1(f(x))=xf^{-1}(f(x)) = x) si ottiene f−1(λ1w1+λ2w2)=λ1v1+λ2v2=λ1f−1(w1)+λ2f−1(w2)f^{-1}(\lambda_1 w_1 + \lambda_2 w_2) = \lambda_1 v_1 + \lambda_2 v_2 = \lambda_1 f^{-1}(w_1) + \lambda_2 f^{-1}(w_2): è la linearità di f−1f^{-1}.

Esempi nel piano: rotazione e proiezione

Per vedere una funzione lineare R2→R2\mathbb{R}^2 \to \mathbb{R}^2 basta guardare dove vanno e1=(1,0)e_1 = (1, 0) ed e2=(0,1)e_2 = (0, 1) (il motivo è il teorema della sezione successiva).

Rotazione di 90° in senso antiorario: R(x,y)=(−y, x)R(x, y) = (-y, \ x). Ogni componente è di primo grado senza termine noto, quindi RR è lineare (è un endomorfismo di R2\mathbb{R}^2). Si ha R(e1)=(0,1)=e2R(e_1) = (0, 1) = e_2 e R(e2)=(−1,0)=−e1R(e_2) = (-1, 0) = -e_1. È biiettiva: la funzione R−1(x,y)=(y, −x)R^{-1}(x, y) = (y, \ -x) (rotazione di 90° in senso orario) la disfa, perché R(R−1(x,y))=R(y,−x)=(x,y)R(R^{-1}(x, y)) = R(y, -x) = (x, y) e R−1(R(x,y))=R−1(−y,x)=(x,y)R^{-1}(R(x, y)) = R^{-1}(-y, x) = (x, y). Quindi RR è un isomorfismo.

Grafico interattivo: Rotazione R(x, y) = (−y, x): R(e₁) = e₂ e R(e₂) = −e₁; il quadrato unitario va nel quadrato ruotato di 90°

Proiezione sull'asse xx: p(x,y)=(x, 0)p(x, y) = (x, \ 0). È lineare, con p(e1)=e1p(e_1) = e_1 e p(e2)=(0,0)p(e_2) = (0, 0). Non è un isomorfismo: non è iniettiva (p(0,1)=p(0,0)=(0,0)p(0, 1) = p(0, 0) = (0, 0), due vettori diversi con la stessa immagine) e non è suriettiva ((0,1)(0, 1) non è immagine di nessun vettore, perché la seconda componente di p(x,y)p(x, y) è sempre 00). Il quadrato unitario viene "schiacciato" sul segmento [0,1][0, 1] dell'asse xx: si perde un'intera direzione, quella di e2e_2. Quale sottospazio va perso e quale resta lo dicono nucleo e immagine, in Nucleo e immagineIl nucleo (vettori mandati in 0) e l'immagine (vettori raggiunti) di una funzione lineare sono sottospazi; f è iniettiva se e solo se Ker f = {0}; dim Ker f + dim Im f = dim V (nullità + rango); l'antimmagine di un vettore è una soluzione particolare più il nucleo.Nucleo e immagine →.

Grafico interattivo: Proiezione p(x, y) = (x, 0): p(e₂) = 0 e il vettore v = (1, 1) va in p(v) = (1, 0); il quadrato unitario diventa il segmento [0, 1] dell'asse x

Una funzione lineare è determinata dalle immagini di una base

Questo è il motivo per cui le funzioni lineari sono così comode.

Teorema (una funzione lineare è determinata dalle immagini di una base). Sia {v1,…,vn}\{v_1, \dots, v_n\} una baseDei vettori generano V se ogni vettore di V è loro combinazione lineare; una base è un insieme di generatori linearmente indipendenti, e allora ogni vettore si scrive in modo unico come combinazione dei vettori di base. Lemma dello scambio: i vettori indipendenti non sono mai più dei generatori.Generatori e basi → di VV.

  1. (Unicità) Una funzione lineare f:V→Wf : V \to W è completamente determinata dai vettori f(v1),…,f(vn)f(v_1), \dots, f(v_n).
  2. (Esistenza) Comunque si scelgano nn vettori w1,…,wn∈Ww_1, \dots, w_n \in W (anche uguali, anche nulli), esiste una e una sola funzione lineare f:V→Wf : V \to W con f(v1)=w1,…,f(vn)=wnf(v_1) = w_1, \dots, f(v_n) = w_n.

Dimostrazione.

  1. Ogni v∈Vv \in V si scrive in modo unico come v=λ1v1+⋯+λnvnv = \lambda_1 v_1 + \dots + \lambda_n v_n (è la proprietà delle basi). Per la linearità f(v)=λ1f(v1)+λ2f(v2)+⋯+λnf(vn)f(v) = \lambda_1 f(v_1) + \lambda_2 f(v_2) + \dots + \lambda_n f(v_n) Quindi, se conosco f(v1),…,f(vn)f(v_1), \dots, f(v_n), so calcolare f(v)f(v) per ogni vv: conosco tutta la funzione.
  2. Si definisce f(λ1v1+⋯+λnvn)=λ1w1+⋯+λnwnf(\lambda_1 v_1 + \dots + \lambda_n v_n) = \lambda_1 w_1 + \dots + \lambda_n w_n. La definizione ha senso perché i coefficienti λi\lambda_i di vv sono unici. La funzione è lineare: se v=∑λiviv = \sum \lambda_i v_i e v′=∑λi′viv' = \sum \lambda'_i v_i, allora αv+βv′=∑(αλi+βλi′)vi\alpha v + \beta v' = \sum (\alpha\lambda_i + \beta\lambda'_i) v_i e quindi f(αv+βv′)=∑(αλi+βλi′)wi=αf(v)+βf(v′)f(\alpha v + \beta v') = \sum (\alpha\lambda_i + \beta\lambda'_i) w_i = \alpha f(v) + \beta f(v'). Ed è unica per il punto 1 ∎.

Per le funzioni non lineari niente del genere è vero: conoscere sin⁡\sin in tre punti non dice nulla su sin⁡\sin negli altri.

Grafico interattivo: Esempio nel piano: la funzione lineare con f(1, 0) = (2, 1) e f(0, 1) = (−1, 1) è determinata da queste due immagini e manda il quadrato unitario nel parallelogramma di lati f(e₁) e f(e₂)

Nel grafico la formula di ff si ricava proprio come dice il teorema: (x,y)=xe1+ye2(x, y) = x e_1 + y e_2, quindi f(x,y)=x(2,1)+y(−1,1)=(2x−y, x+y)f(x, y) = x(2, 1) + y(-1, 1) = (2x - y, \ x + y). Il quarto vertice del quadrato, (1,1)=e1+e2(1, 1) = e_1 + e_2, va in f(e1)+f(e2)=(2,1)+(−1,1)=(1,2)f(e_1) + f(e_2) = (2, 1) + (-1, 1) = (1, 2): è il quarto vertice del parallelogramma.

Attenzione: i vettori v1,…,vnv_1, \dots, v_n devono essere indipendenti. Se fossero dipendenti le immagini non si potrebbero scegliere liberamente: per esempio da u3=u1+u2u_3 = u_1 + u_2 segue per forza f(u3)=f(u1)+f(u2)f(u_3) = f(u_1) + f(u_2). È proprio la domanda (d) dell'Esercizio 24 · nucleo, immagine e immagine di un sottospazio (appello 17/6/2025).

Esempio. Esiste una funzione lineare f:R2→R3f : \mathbb{R}^2 \to \mathbb{R}^3 con f(1,0)=(1,2,0)f(1, 0) = (1, 2, 0) e f(0,1)=(−1,0,3)f(0, 1) = (-1, 0, 3)? Sì e una sola, perché (1,0),(0,1)(1,0), (0,1) è una base. Per calcolarla in un vettore qualsiasi: (x,y)=x(1,0)+y(0,1)(x, y) = x(1, 0) + y(0, 1), quindi f(x,y)=x(1,2,0)+y(−1,0,3)=(x−y, 2x, 3y)f(x, y) = x(1, 2, 0) + y(-1, 0, 3) = (x - y, \ 2x, \ 3y) (si sommano componente per componente: x⋅1+y⋅(−1)x \cdot 1 + y \cdot (-1), x⋅2+y⋅0x \cdot 2 + y \cdot 0, x⋅0+y⋅3x \cdot 0 + y \cdot 3). Per esempio f(2,5)=(2−5, 2⋅2, 3⋅5)=(−3,4,15)f(2, 5) = (2 - 5, \ 2 \cdot 2, \ 3 \cdot 5) = (-3, 4, 15). Controllo: f(1,0)=(1,2,0)f(1, 0) = (1, 2, 0) e f(0,1)=(−1,0,3)f(0, 1) = (-1, 0, 3), come richiesto.

Le immagini di vettori indipendenti possono essere dipendenti

Una funzione lineare non trasforma necessariamente vettori indipendenti in vettori indipendenti.

Esempio. f:R3→R3f : \mathbb{R}^3 \to \mathbb{R}^3, f(x1,x2,x3)=(2x1−x2+3x3, 3x2−x3, 2x1+2x2+2x3)f(x_1, x_2, x_3) = (2x_1 - x_2 + 3x_3, \ 3x_2 - x_3, \ 2x_1 + 2x_2 + 2x_3). Sulla base canonica:

f(e1)=(2,0,2),f(e2)=(−1,3,2),f(e3)=(3,−1,2)f(e_1) = (2, 0, 2), \qquad f(e_2) = (-1, 3, 2), \qquad f(e_3) = (3, -1, 2)

Per vedere se sono indipendenti si pone λ1f(e1)+λ2f(e2)+λ3f(e3)=0⃗\lambda_1 f(e_1) + \lambda_2 f(e_2) + \lambda_3 f(e_3) = \vec 0:

{2λ1−λ2+3λ3=03λ2−λ3=02λ1+2λ2+2λ3=0\begin{cases} 2\lambda_1 - \lambda_2 + 3\lambda_3 = 0 \\ 3\lambda_2 - \lambda_3 = 0 \\ 2\lambda_1 + 2\lambda_2 + 2\lambda_3 = 0 \end{cases}

Dalla seconda λ3=3λ2\lambda_3 = 3\lambda_2; sostituendo, la prima diventa 2λ1−λ2+3⋅3λ2=2λ1+8λ2=02\lambda_1 - \lambda_2 + 3 \cdot 3\lambda_2 = 2\lambda_1 + 8\lambda_2 = 0 e anche la terza diventa 2λ1+2λ2+2⋅3λ2=2λ1+8λ2=02\lambda_1 + 2\lambda_2 + 2 \cdot 3\lambda_2 = 2\lambda_1 + 8\lambda_2 = 0. Prima e terza sono diventate la stessa equazione: restano due equazioni indipendenti (λ3=3λ2\lambda_3 = 3\lambda_2 e λ1=−4λ2\lambda_1 = -4\lambda_2) in tre incognite, quindi λ2\lambda_2 è libera e ci sono infinite soluzioni (per esempio λ2=1\lambda_2 = 1, λ3=3\lambda_3 = 3, λ1=−4\lambda_1 = -4). Infatti, componente per componente, −4(2,0,2)+(−1,3,2)+3(3,−1,2)=(−8−1+9, 0+3−3, −8+2+6)=(0,0,0)-4(2, 0, 2) + (-1, 3, 2) + 3(3, -1, 2) = (-8 - 1 + 9, \ 0 + 3 - 3, \ -8 + 2 + 6) = (0, 0, 0) I tre vettori sono dipendenti (per la definizione di dipendenza lineareUna combinazione lineare è una somma di vettori moltiplicati per scalari. I vettori sono linearmente indipendenti se l'unica combinazione che dà il vettore nullo è quella con tutti i coefficienti nulli; altrimenti sono dipendenti, e allora uno di essi è combinazione lineare degli altri.Combinazioni lineari e dipendenza lineare →: esiste una combinazione nulla con coefficienti non tutti nulli), anche se e1,e2,e3e_1, e_2, e_3 erano una base.

Quello che resta vero è che le immagini dei vettori di una base generano l'immagine di ff: si vede in Nucleo e immagineIl nucleo (vettori mandati in 0) e l'immagine (vettori raggiunti) di una funzione lineare sono sottospazi; f è iniettiva se e solo se Ker f = {0}; dim Ker f + dim Im f = dim V (nullità + rango); l'antimmagine di un vettore è una soluzione particolare più il nucleo.Nucleo e immagine →.

Errori comuni

  • Concludere che ff è lineare solo perché f(0⃗)=0⃗f(\vec 0) = \vec 0: è necessario ma non basta (esempio 2).
  • Verificare l'additività su due vettori numerici particolari e dichiarare ff lineare: un esempio numerico può solo dimostrare che ff non è lineare; per dimostrare che lo è servono vettori generici.
  • Confondere il vettore nullo con il numero zero: in f(0⋅v)=0⋅f(v)f(0 \cdot v) = 0 \cdot f(v) il primo 00 è uno scalare, il risultato è il vettore 0⃗W\vec 0_W.
  • Assegnare immagini arbitrarie a vettori dipendenti: si può fare solo sui vettori di una base.

Versione ripasso

Esercizi svolti: Esercizio 20 · riconoscere le funzioni lineari. Prerequisiti: Spazi vettorialiUno spazio vettoriale su un campo K è un insieme con una somma di vettori e un prodotto per scalari che rispettano 7 proprietà. Esempi fondamentali: K^n (somma componente per componente), le funzioni da R in R, i polinomi.Spazi vettoriali →. Seguito: Coordinate rispetto a una baseFissata una base, ogni vettore ha una e una sola lista di coordinate; la funzione vettore → coordinate è un isomorfismo con K^n, quindi ogni spazio di dimensione n si comporta come K^n (ma l'isomorfismo dipende dalla base).Coordinate rispetto a una base →, Nucleo e immagineIl nucleo (vettori mandati in 0) e l'immagine (vettori raggiunti) di una funzione lineare sono sottospazi; f è iniettiva se e solo se Ker f = {0}; dim Ker f + dim Im f = dim V (nullità + rango); l'antimmagine di un vettore è una soluzione particolare più il nucleo.Nucleo e immagine →, Matrice associata a una funzione lineareFissate una base del dominio e una del codominio, una funzione lineare si codifica in una matrice m×n la cui colonna j contiene le coordinate di f(v_j); le coordinate di f(v) si ottengono moltiplicando la matrice per le coordinate di v, e il rango di f è il numero di colonne indipendenti.Matrice associata a una funzione lineare →.

Definizione

Siano VV e WW spazi vettoriali sullo stesso campo KK e f:V→Wf : V \to W. La funzione è lineare se

  1. additività: f(v1+v2)=f(v1)+f(v2)f(v_1 + v_2) = f(v_1) + f(v_2) per ogni v1,v2∈Vv_1, v_2 \in V;
  2. omogeneità: f(λv)=λf(v)f(\lambda v) = \lambda f(v) per ogni λ∈K\lambda \in K e v∈Vv \in V.

Le due condizioni si riuniscono in una sola: f(λ1v1+λ2v2)=λ1f(v1)+λ2f(v2)f(\lambda_1 v_1 + \lambda_2 v_2) = \lambda_1 f(v_1) + \lambda_2 f(v_2). Cioè ff manda combinazioni lineariUna combinazione lineare è una somma di vettori moltiplicati per scalari. I vettori sono linearmente indipendenti se l'unica combinazione che dà il vettore nullo è quella con tutti i coefficienti nulli; altrimenti sono dipendenti, e allora uno di essi è combinazione lineare degli altri.Combinazioni lineari e dipendenza lineare → in combinazioni lineari con gli stessi coefficienti; per induzione vale anche f(∑iλivi)=∑iλif(vi)f\big(\sum_i \lambda_i v_i\big) = \sum_i \lambda_i f(v_i).

Esempio. f(x,y)=(2x+y, x−y)f(x,y) = (2x + y,\ x - y) è lineare; g(x)=x+1g(x) = x + 1 non lo è, perché g(0)=1≠0g(0) = 1 \ne 0.

Le uniche funzioni lineari R→R\mathbb{R} \to \mathbb{R} sono le f(x)=mxf(x) = mx: sin⁡(a+b)≠sin⁡a+sin⁡b\sin(a+b) \ne \sin a + \sin b, per esempio.

Il vettore nullo va nel vettore nullo

Proposizione. Se f:V→Wf : V \to W è lineare, f(0⃗V)=0⃗Wf(\vec 0_V) = \vec 0_W.

Dimostrazione con l'additività. Sia w=f(0⃗V)w = f(\vec 0_V). Poiché 0⃗V+0⃗V=0⃗V\vec 0_V + \vec 0_V = \vec 0_V, w=f(0⃗V+0⃗V)=f(0⃗V)+f(0⃗V)=w+ww = f(\vec 0_V + \vec 0_V) = f(\vec 0_V) + f(\vec 0_V) = w + w. Sommando −w-w a entrambi i membri resta w=0⃗Ww = \vec 0_W. ■\blacksquare

Dimostrazione con l'omogeneità. Per un vettore qualunque vv vale 0⃗V=0⋅v\vec 0_V = 0 \cdot v (dagli assiomi: 0⋅v=(0+0)v=0⋅v+0⋅v0 \cdot v = (0+0)v = 0\cdot v + 0\cdot v). Quindi f(0⃗V)=f(0⋅v)=0⋅f(v)=0⃗Wf(\vec 0_V) = f(0 \cdot v) = 0 \cdot f(v) = \vec 0_W. ■\blacksquare

Test rapido. Se f(0⃗)≠0⃗f(\vec 0) \ne \vec 0, la funzione non è lineare. È una condizione necessaria ma non sufficiente.

Esempi

Non lineare: termine noto. f(x1,x2,x3)=(x1+4, 2x2−7x3+x1)f(x_1, x_2, x_3) = (x_1 + 4,\ 2x_2 - 7x_3 + x_1) ha f(0,0,0)=(4,0)≠(0,0)f(0,0,0) = (4, 0) \ne (0,0).

Non lineare: monomio di grado 2. f(x1,x2,x3)=(x1x2, x2−x3)f(x_1, x_2, x_3) = (x_1 x_2,\ x_2 - x_3) ha f(0,0,0)=(0,0)f(0,0,0) = (0,0), quindi il test non basta. Con v1=(a,b,c)v_1 = (a,b,c) e v2=(a′,b′,c′)v_2 = (a',b',c'): f(v1+v2)=(ab+ab′+a′b+a′b′, b+b′−c−c′),f(v1)+f(v2)=(ab+a′b′, b+b′−c−c′).f(v_1 + v_2) = \big(ab + ab' + a'b + a'b',\ b + b' - c - c'\big), \qquad f(v_1) + f(v_2) = \big(ab + a'b',\ b + b' - c - c'\big). Le seconde componenti coincidono, le prime no. Numericamente: v1=v2=(1,1,0)v_1 = v_2 = (1,1,0) danno f(2,2,0)=(4,2)f(2,2,0) = (4,2) ma f(v1)+f(v2)=(2,2)f(v_1) + f(v_2) = (2,2).

Lineare. f(x1,x2,x3)=(3x1−x2+x3, −2x1+4x2−x3)f(x_1, x_2, x_3) = (3x_1 - x_2 + x_3,\ -2x_1 + 4x_2 - x_3): ogni componente è somma di termini (numero)⋅xi\cdot x_i. Per la prima componente, 3(a+a′)−(b+b′)+(c+c′)=(3a−b+c)+(3a′−b′+c′)3(a+a') - (b+b') + (c+c') = (3a - b + c) + (3a' - b' + c'), e 3(λa)−λb+λc=λ(3a−b+c)3(\lambda a) - \lambda b + \lambda c = \lambda(3a - b + c).

Regola pratica. Una funzione Kn→KmK^n \to K^m in coordinate è lineare esattamente quando ogni componente è un polinomio di primo grado senza termine noto, cioè della forma a1x1+⋯+anxna_1x_1 + \dots + a_nx_n. Un termine noto rovina f(0⃗)=0⃗f(\vec 0) = \vec 0; un termine di grado ≥2\ge 2 fa comparire termini in più quando si sviluppa f(v1+v2)f(v_1 + v_2).

Funzione f(0⃗)f(\vec 0) Lineare? Motivo
(x1+4, 2x2−7x3+x1)(x_1 + 4,\ 2x_2 - 7x_3 + x_1) (4,0)(4, 0) no termine noto
(x1x2, x2−x3)(x_1 x_2,\ x_2 - x_3) (0,0)(0, 0) no monomio di grado 2
(3x1−x2+x3, −2x1+4x2−x3)(3x_1 - x_2 + x_3,\ -2x_1 + 4x_2 - x_3) (0,0)(0, 0) sì solo termini di grado 1
(x1, ∣x2∣)(x_1,\ \lvert x_2 \rvert) (0,0)(0, 0) no non omogenea: ∣−λ∣≠−∣λ∣\lvert -\lambda \rvert \ne -\lvert\lambda\rvert

Nell'ultima riga, con v=(0,1)v = (0,1) e λ=−1\lambda = -1: f(λv)=(0,1)f(\lambda v) = (0, 1), mentre λf(v)=(0,−1)\lambda f(v) = (0, -1).

Nomi

Composta. Se f:V→Wf : V \to W e g:W→Zg : W \to Z sono lineari, anche g∘fg \circ f lo è: g(f(λ1v1+λ2v2))=g(λ1f(v1)+λ2f(v2))=λ1g(f(v1))+λ2g(f(v2))g(f(\lambda_1 v_1 + \lambda_2 v_2)) = g(\lambda_1 f(v_1) + \lambda_2 f(v_2)) = \lambda_1 g(f(v_1)) + \lambda_2 g(f(v_2)), usando prima la linearità di ff e poi quella di gg sui vettori f(v1),f(v2)f(v_1), f(v_2) di WW (vedi Composizione e operazioni tra funzioniLa composta g(f(x)) e come trovarne il dominio, somma, prodotto e quoziente di funzioni, e i grafici di f(x+a), f(x)+a, f(|x|) e |f(x)|.Composizione e operazioni tra funzioni →).

Esempi nel piano: rotazione e proiezione

Una funzione lineare R2→R2\mathbb{R}^2 \to \mathbb{R}^2 è nota quando si conoscono le immagini di e1=(1,0)e_1 = (1,0) ed e2=(0,1)e_2 = (0,1).

Rotazione di 90∘90^\circ: R(x,y)=(−y, x)R(x,y) = (-y,\ x). Ogni componente è di primo grado senza termine noto, quindi è lineare. R(e1)=e2R(e_1) = e_2 e R(e2)=−e1R(e_2) = -e_1. È biiettiva, con inversa R−1(x,y)=(y,−x)R^{-1}(x,y) = (y, -x): è un isomorfismo.

Proiezione sull'asse xx: p(x,y)=(x,0)p(x,y) = (x, 0), lineare ma non isomorfismo: p(0,1)=p(0,0)p(0,1) = p(0,0). Si perde la direzione di e2e_2 (Nucleo e immagineIl nucleo (vettori mandati in 0) e l'immagine (vettori raggiunti) di una funzione lineare sono sottospazi; f è iniettiva se e solo se Ker f = {0}; dim Ker f + dim Im f = dim V (nullità + rango); l'antimmagine di un vettore è una soluzione particolare più il nucleo.Nucleo e immagine →).

Una funzione lineare è determinata dalle immagini di una base

Teorema. Sia {v1,…,vn}\{v_1, \dots, v_n\} una baseDei vettori generano V se ogni vettore di V è loro combinazione lineare; una base è un insieme di generatori linearmente indipendenti, e allora ogni vettore si scrive in modo unico come combinazione dei vettori di base. Lemma dello scambio: i vettori indipendenti non sono mai più dei generatori.Generatori e basi → di VV.

  1. Unicità. Una funzione lineare f:V→Wf : V \to W è determinata dai vettori f(v1),…,f(vn)f(v_1), \dots, f(v_n).
  2. Esistenza. Comunque si scelgano w1,…,wn∈Ww_1, \dots, w_n \in W (anche uguali o nulli), esiste una e una sola funzione lineare con f(vi)=wif(v_i) = w_i.

Dimostrazione. (1) Ogni vv si scrive in modo unico come v=∑λiviv = \sum \lambda_i v_i, e per linearità f(v)=∑λif(vi)f(v) = \sum \lambda_i f(v_i). (2) Si definisce f(∑λivi)=∑λiwif\big(\sum\lambda_i v_i\big) = \sum\lambda_i w_i: la definizione ha senso perché i coefficienti λi\lambda_i sono unici, ed è lineare perché αv+βv′=∑(αλi+βλi′)vi\alpha v + \beta v' = \sum(\alpha\lambda_i + \beta\lambda'_i)v_i. L'unicità segue dal punto 1. ■\blacksquare

Per le funzioni non lineari niente del genere è vero: conoscere sin⁡\sin in tre punti non dice nulla altrove.

Esempio. f(1,0)=(1,2,0)f(1,0) = (1,2,0) e f(0,1)=(−1,0,3)f(0,1) = (-1,0,3) danno f(x,y)=x(1,2,0)+y(−1,0,3)=(x−y, 2x, 3y)f(x,y) = x(1,2,0) + y(-1,0,3) = (x - y,\ 2x,\ 3y).

Attenzione: i vettori devono essere indipendenti. Se u3=u1+u2u_3 = u_1 + u_2, per forza f(u3)=f(u1)+f(u2)f(u_3) = f(u_1) + f(u_2): le immagini non si possono scegliere liberamente. È la domanda (d) dell'Esercizio 24 · nucleo, immagine e immagine di un sottospazio (appello 17/6/2025).

Le immagini di vettori indipendenti possono essere dipendenti

Una funzione lineare non trasforma necessariamente vettori indipendenti in vettori indipendenti. Esempio: f(x1,x2,x3)=(2x1−x2+3x3, 3x2−x3, 2x1+2x2+2x3)f(x_1,x_2,x_3) = (2x_1 - x_2 + 3x_3,\ 3x_2 - x_3,\ 2x_1 + 2x_2 + 2x_3) dà f(e1)=(2,0,2)f(e_1) = (2,0,2), f(e2)=(−1,3,2)f(e_2) = (-1,3,2), f(e3)=(3,−1,2)f(e_3) = (3,-1,2). Si verifica che −4f(e1)+f(e2)+3f(e3)=(−8−1+9, 0+3−3, −8+2+6)=(0,0,0),-4f(e_1) + f(e_2) + 3f(e_3) = (-8 - 1 + 9,\ 0 + 3 - 3,\ -8 + 2 + 6) = (0,0,0), quindi le tre immagini sono dipendenti, anche se e1,e2,e3e_1, e_2, e_3 erano una base. Resta vero che le immagini di una base generano l'immagine di ff (Nucleo e immagineIl nucleo (vettori mandati in 0) e l'immagine (vettori raggiunti) di una funzione lineare sono sottospazi; f è iniettiva se e solo se Ker f = {0}; dim Ker f + dim Im f = dim V (nullità + rango); l'antimmagine di un vettore è una soluzione particolare più il nucleo.Nucleo e immagine →).

Errori comuni

  • Concludere che ff è lineare solo perché f(0⃗)=0⃗f(\vec 0) = \vec 0: è necessario ma non basta.
  • Verificare la linearità su due vettori numerici: un esempio numerico può dimostrare che ff non è lineare; per dimostrare che lo è servono vettori generici.
  • Confondere il vettore nullo con lo scalare zero: in f(0⋅v)=0⋅f(v)f(0 \cdot v) = 0 \cdot f(v) il primo 00 è uno scalare, il risultato è 0⃗W\vec 0_W.
  • Assegnare immagini arbitrarie a vettori dipendenti: si può fare solo sui vettori di una base.

Esercizi su questo argomento

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