Sia r:I→R3 una curva regolare di classe C3 e s l'ascissa curvilinea. Si ricordano il versore tangenteT=r′/∣r′∣ e, nei punti con κ=0, il versore normale principaleN=κ1dsdT, ortogonale a T (perché ∣T∣=1 è costante).
Definizione (binormale). Nei punti con κ=0 il versore binormale è
B=T∧N.
Poiché T e N sono unitari e ortogonali, B è unitario (il modulo del prodotto vettoriale è ∣T∣∣N∣sin2π=1) ed è ortogonale a entrambi. Quindi (T,N,B) è una base ortonormale destra di R3 in ogni punto: il triedro di Frenet (o terna intrinseca), che "viaggia" lungo la curva. Il caso in cui κ=0 in un punto non permette di definire N: lungo un tratto rettilineo il triedro non è definito.
Tre piani passano per un punto P0=r(t0) e prendono il nome dai due versori che li generano:
piano
contiene
vettore normale
equazione
osculatore
T,N
B
B⋅(X−P0)=0
normale
N,B
T
T⋅(X−P0)=0
rettificante
T,B
N
N⋅(X−P0)=0
Il piano normale è il piano ortogonale alla curva. Il piano osculatore è il piano che meglio approssima la curva vicino a P0: dalla formula di Taylor r(t0+h)−r(t0)=r′h+r′′2h2+r′′′6h3+o(h3), i primi due termini giacciono nel piano generato da r′ e r′′ (cioè T,N, v. sotto) e solo il terzo, di ordine h3, ne esce con la componente r′′′⋅B6h3. Per un'altra scelta di piano per P0 già il termine in h2 ne esce.
Esempio (circonferenza).r(t)=(Rcost,Rsint,0): T=(−sint,cost,0), N=(−cost,−sint,0) (verso il centro), B=T∧N=(0,0,sin2t+cos2t)=(0,0,1) costante. Il piano osculatore è il piano xy che contiene la curva.
2. Le formule di Frenet-Serret
Come variano i tre versori percorrendo la curva? Per definizione T′=κN (derivate rispetto a s). Per B′ e N′ vale il seguente risultato.
Teorema (D, formule di Frenet-Serret). Esiste una funzione τ(s), la torsione, tale che
⎩⎨⎧T′=κNN′=−κT+τBB′=−τN
(derivate rispetto all'ascissa curvilinea). In forma matriciale, la matrice dei coefficienti è antisimmetrica.
Dimostrazione.Passo 1: B′ è parallelo a N. Derivando B=T∧N con la regola di Leibniz,
B′=T′∧N+T∧N′=κN∧N+T∧N′=T∧N′.
Un prodotto vettoriale è ortogonale a ciascun fattore, quindi B′⊥T. Inoltre ∣B∣=1 è costante, quindi (come per ogni versore) B′⊥B. L'unica direzione ortogonale sia a T sia a B è quella di N: B′=−τN per una funzione τ (il segno meno è una convenzione; equivale a τ=−B′⋅N).
Passo 2: N′. Poiché (T,N,B) è una base destra, N=B∧T. Derivando,
N′=B′∧T+B∧T′=−τN∧T+κB∧N=−τ(−B)+κ(−T)=τB−κT,
usando N∧T=−B e B∧N=−T. ■
Significato.κ dice quanto il triedro ruota attorno a B (cambia la direzione di T nel piano osculatore); τ dice quanto ruota attorno a T (il piano osculatore si inclina, perché B cambia). Se τ è nulla la binormale resta ferma: il piano osculatore non cambia.
3. Le formule in un parametro qualunque
Raramente si ha l'ascissa curvilinea. Le formule che servono nei problemi usano la parametrizzazione data, v=∣r′∣.
Teorema (D). Se r è regolare di classe C3 e r′∧r′′=0 (cioè κ=0), allora
B=∣r′∧r′′∣r′∧r′′,κ=∣r′∣3∣r′∧r′′∣,τ=∣r′∧r′′∣2(r′∧r′′)⋅r′′′.
Dimostrazione. Si usa d/dt=vd/ds. Da r′=vT:
r′′=v′T+vTt=v′T+κv2N,
dove Tt=vTs=vκN (come nella nota sull'ascissa curvilinea). Quindi
r′∧r′′=vT∧(v′T+κv2N)=κv3T∧N=κv3B.
Poiché κv3>0 e B è unitario, si leggono ∣r′∧r′′∣=κv3 (da cui la curvatura) e B=∣r′∧r′′∣r′∧r′′. Derivando ancora r′′ e raccogliendo le componenti,
r′′′=[v′′−κ2v3]T+[κ′v2+3κvv′]N+κτv3B
(l'ultimo termine viene da κv2Nt=κv2⋅v(−κT+τB); gli altri non servono). Il prodotto scalare con r′∧r′′=κv3B seleziona la sola componente lungo B:
(r′∧r′′)⋅r′′′=κv3⋅κτv3=κ2τv6=τ∣r′∧r′′∣2.■
In particolare r′′′⋅B=κτv3: il termine di ordine h3 con cui la curva esce dal piano osculatore è proporzionale a κτ.
Da questa dimostrazione si ricava un fatto utile in meccanica: l'accelerazione r′′=v′T+κv2N non ha componente lungo B, cioè sta sempre nel piano osculatore. Per un punto di massa m vincolato a un filo, la risultante delle forze è ma e quindi è anch'essa nel piano osculatore: la componente delle forze lungo B è sostenuta tutta dalla reazione del vincolo.
4. Il significato della torsione
Teorema (D). Una curva regolare con κ=0 ovunque è piana (contenuta in un piano) se e solo se τ≡0.
Dimostrazione. (⇒) Se la curva sta in un piano di vettore normale n (unitario), allora r′ e r′′ sono paralleli al piano, quindi T,N⊥n e B=±n è costante. Da B′=−τN si ha τ=0.
(⇐) Se τ≡0, allora B′=0: B=B0 è costante. Ma dsd(r⋅B0)=T⋅B0=0, perché B0=B⊥T. Quindi r⋅B0 è costante: tutti i punti stanno nel piano B0⋅X=costante. ■
Il segno di τ dice il senso di avvitamento: τ>0 per una curva che si avvita come una vite destrorsa (un'elica con k>0), τ<0 per una sinistrorsa. Invertire il verso di percorrenza non cambia né κ né τ (nella formula di τ si ha r′→−r′, r′′′→−r′′′, r′′ invariato: il numeratore resta uguale); una riflessione allo specchio cambia il segno di τ.
Esempio (elica).r(t)=(Rcost,Rsint,kt) con R>0, k=0:
r′=(−Rsint,Rcost,k),r′′=(−Rcost,−Rsint,0),r′′′=(Rsint,−Rcost,0),r′∧r′′=(kRsint,−kRcost,R2),∣r′∧r′′∣2=R2(k2+R2),∣r′∣2=R2+k2.
Allora κ=(R2+k2)3/2RR2+k2=R2+k2R e (r′∧r′′)⋅r′′′=kR2sin2t+kR2cos2t=kR2, per cui
τ=R2(R2+k2)kR2=R2+k2k.
Entrambe costanti: ogni tratto dell'elica è identico a ogni altro. Per k→0 si ha κ→1/R (circonferenza) e τ→0; per R→0 la curva diventa una retta e κ→0.
Esempio (molla). Il filo di una molla elicoidale di raggio medio R=10 mm e passo p=8 mm (avanzamento per giro): 2πk=p, k=2π8≈1,273 mm. Allora R2+k2≈101,62, κ≈0,0984 mm−1 (raggio di curvatura ≈10,16 mm, di poco maggiore di R) e τ≈0,0125 mm−1. Poiché il passo è piccolo rispetto al raggio, il filo è quasi una circonferenza (τ è piccola); a passo grande, τ cresce e κ cala.
5. Come si risolve un esercizio
Calcolare r′,r′′,r′′′ e il prodotto vettoriale c=r′∧r′′.
κ=∣c∣/∣r′∣3 e τ=(c⋅r′′′)/∣c∣2 (se c≡0 la curva è una retta).
T=r′/∣r′∣, B=c/∣c∣ e N=B∧T (oppure N da r′′−(r′′⋅T)T normalizzato).
Un piano osculatore, normale o rettificante in un punto si scrive con il normale (B, T, N) e il punto.
Controllo: T⋅N=0, ∣N∣=1, N∧T=−B.
Errori da evitare
Dimenticare che N non è r′′/∣r′′∣: coincide con la direzione di r′′ solo se r′⊥r′′ (velocità scalare costante). In generale r′′ ha anche una componente lungo T.
Usare κ=∣r′′∣ con un parametro che non è l'ascissa curvilinea.
Dividere per ∣c∣2 e dimenticare il quadrato nella torsione, o dividere per ∣r′∣3 nella torsione (il denominatore di τ è ∣r′∧r′′∣2, senza ∣r′∣).
Credere che τ=0 in un punto significhi che la curva è piana: serve τ≡0 lungo tutta la curva (la curva (t,t2,t4) ha τ=∣r′∧r′′∣248t, che si annulla solo in t=0, e non è piana).
Segni: B=T∧N (non N∧T); τ>0 per le eliche destrorse.
Definire il triedro di Frenet e dimostrare le formule di Frenet-Serret.Traccia.B=T∧N; B′=T∧N′ è ortogonale a T e a B, quindi =−τN; N=B∧T e si deriva.
Ricavare κ e τ per una parametrizzazione qualsiasi.Traccia.r′′=v′T+κv2N, r′∧r′′=κv3B, componente di r′′′ lungo B uguale a κτv3.
Dimostrare che una curva è piana se e solo se la torsione è identicamente nulla.Traccia.B costante e (r⋅B0)′=0.
Calcolare curvatura e torsione di un'elica cilindrica.Traccia.κ=R/(R2+k2), τ=k/(R2+k2).
Triedro.B=T∧N; (T,N,B) base ortonormale destra. Piano osculatore (T,N; normale B), normale (normale T), rettificante (normale N): v⋅(X−P0)=0.
Frenet-Serret (D).T′=κN, N′=−κT+τB, B′=−τN (in s). Prova: B′=T∧N′⊥T,B⇒∥N; N=B∧T e si deriva.
Formule (D).B=∣r′∧r′′∣r′∧r′′, κ=∣r′∣3∣r′∧r′′∣, τ=∣r′∧r′′∣2(r′∧r′′)⋅r′′′. Prova: r′′=v′T+κv2N, r′∧r′′=κv3B, r′′′⋅B=κτv3. L'accelerazione sta nel piano osculatore.
Piana ⟺τ≡0 (D).τ≡0⇒B=B0 e (r⋅B0)′=T⋅B0=0. Viceversa B=±n costante.
Elica(Rcost,Rsint,kt): κ=R2+k2R, τ=R2+k2k (τ>0 destrorsa). Molla R=10 mm, passo 8 mm: κ≈0,098, τ≈0,0125 mm−1.
Esempi in breve.
Elica (3cost,3sint,4t): κ=253, τ=254; in t=0: T=(0,53,54), N=(−1,0,0), B=(0,−54,53).
Frenet-Serret:B′=T′∧N+T∧N′=κN∧N+T∧N′=T∧N′; B′⊥T (prodotto vettoriale) e B′⊥B (∣B∣=1) ⇒B′∥N. Poi N′=B′∧T+B∧T′=−τN∧T+κB∧N=τB−κT.
Torsione: in t, Nt=v(−κT+τB), quindi la sola componente di r′′′ lungo B è κv2⋅vτ=κτv3; moltiplicata per r′∧r′′=κv3B dà κ2τv6=τ∣r′∧r′′∣2.