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Note per Studenti Estremi vincolati nello spazio - superfici e curve intersezione di due superfici

Estremi vincolati nello spazio - superfici e curve intersezione di due superfici

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Nella progettazione i vincoli stanno quasi sempre nello spazio: un serbatoio di volume fissato con la minima quantità di lamiera, il punto di una superficie più vicino a un altro punto, la posizione più alta di un anello inclinato, un punto che scorre su un filo ottenuto come intersezione di due superfici. Qui il metodo dei moltiplicatori di Estremi vincolati - metodo diretto e moltiplicatori di LagrangeEstremi vincolati = estremi di f ristretta a una curva g(x,y) = b o a un insieme chiuso K. Metodo diretto: si parametrizza il vincolo, r(t) = (x(t), y(t)), e si studia φ(t) = f(r(t)) con l'Analisi 1 (non dimenticare gli estremi dell'intervallo). Moltiplicatori di Lagrange (D): se P è estremo locale di f|Γ e ∇g(P) ≠ 0 allora ∇f(P) = λ∇g(P); equivale a ∇L = 0 per L = f + λ(b − g). Procedura: punti singolari del vincolo (∇g = 0), punti critici vincolati, confronto dei valori (Weierstrass se Γ è compatto). Estremi assoluti su un insieme chiuso K: interno (∇f = 0), frontiera (Lagrange o parametrizzazione, più i vertici), confronto; se K è illimitato si usa la coercività della funzione all'infinito.Estremi vincolati - metodo diretto e moltiplicatori di Lagrange → si estende a tre variabili, con un vincolo (una superficie) o due vincoli (una curva). Prerequisiti: Massimi e minimi liberi e natura dei punti criticiEstremo assoluto = vale in tutto il dominio, relativo = vale in un intorno; "libero" = il dominio è aperto. Fermat (D): in un punto interno di estremo locale dove f è derivabile, ∇f = 0 (punto critico); non basta (x³, −y³, sella x² − y²). Taylor al secondo ordine (D): con f in C² e ∇f(P) = 0, l'Hessiana definita positiva dà minimo locale stretto, definita negativa massimo locale stretto, indefinita sella; per n = 2: det H > 0 e f_xx > 0 minimo, det H > 0 e f_xx < 0 massimo, det H < 0 sella, det H = 0 non decide (x⁴ + y⁴, −x⁴ − y⁴, x⁴ − y⁴). Estremi globali: Weierstrass in un chiuso illimitato se f → +∞ (o −∞) all'infinito (D), da verificare in coordinate polari con una stima che non dipende dall'angolo.Massimi e minimi liberi e natura dei punti critici → (Fermat), Funzioni implicite e teorema di Dini nel pianoUna curva di livello f(x,y) = 0 è localmente il grafico di una funzione y = g(x) se f ∈ C¹, f(x₀,y₀) = 0 e f_y(x₀,y₀) ≠ 0 (teorema di Dini): g è unica, di classe C¹ e g'(x) = −f_x/f_y (D). Se invece f_x ≠ 0 si esplicita x = h(y), con h' = −f_y/f_x: il teorema si applica in tutti i punti non critici dell'insieme di livello. Retta tangente alla curva in (x₀,y₀): f_x(x₀,y₀)(x−x₀) + f_y(x₀,y₀)(y−y₀) = 0. Se f ∈ C², g''(x₀) = −(f_xx + 2f_xy g' + f_yy g'²)/f_y. Dove f_y = 0 la curva può avere tangente verticale, incroci (x² − y²) o cuspidi (x² − y³).Funzioni implicite e teorema di Dini nel piano →, Superfici parametriche regolari, area e integrali di superficieUna superficie regolare è l'immagine di r(u,v) di classe C¹ iniettiva con r_u ∧ r_v ≠ 0; r_u, r_v sono i vettori tangenti alle linee coordinate, N = r_u ∧ r_v la normale, e il piano tangente è N·(x − x₀) = 0. Area = ∬ ‖r_u ∧ r_v‖ du dv; integrale di superficie ∬ f dσ = ∬ f(r)‖r_u ∧ r_v‖ du dv. Per il grafico z = f(x,y): dσ = √(1+‖∇f‖²) dx dy. Baricentro con la densità; teorema di Pappo-Guldino: area di rotazione = 2π ∫ x ds (D).Superfici parametriche regolari, area e integrali di superficie → (piano tangente), Curve parametriche, vettore tangente e integrali di funzioni vettorialiUna curva è una funzione continua r : [a,b] → R^m; il sostegno è la sua immagine. Limiti, continuità e derivate si fanno componente per componente. La curva è regolare se r è C^1 e r'(t) ≠ 0 ovunque: allora r'(t) è il vettore tangente e la retta tangente è r(t0) + λ r'(t0). Esempi: circonferenza, segmento, grafico (t, f(t)), curve polari (f(θ)cosθ, f(θ)sinθ) regolari se f' ≠ 0 dove f = 0, elica, cuspide (t²,t³). L'integrale di r si fa per componenti; vale ∫ r' = r(b) − r(a) e ‖∫ r‖ ≤ ∫ ‖r‖.Curve parametriche, vettore tangente e integrali di funzioni vettoriali → (vettore tangente) e Topologia di Rn, teorema di Weierstrass e teorema degli zeriDato E ⊆ R^n, ogni punto è interno, esterno o di frontiera (partizione). E è aperto se E = interno, chiuso se il complementare è aperto (equivalentemente contiene la frontiera, o contiene i limiti delle sue successioni). Palle aperte e insiemi {f<c} con f continua sono aperti; {f≤c}, {f=c} chiusi. Compatto = chiuso e limitato. Weierstrass: f continua su un compatto ha massimo e minimo; vale anche su un chiuso illimitato se f→+∞ (minimo) o f→−∞ (massimo) all'infinito. Connesso per archi + f continua con segni opposti ⇒ f si annulla (teorema degli zeri).Topologia di Rn, teorema di Weierstrass e teorema degli zeri →.

1. Un vincolo: la superficie g(x,y,z)=bg(x,y,z)=b

Siano f,g∈C1(A)f,g\in C^1(A), con A⊆R3A\subseteq\mathbb{R}^3 aperto, e Σ={(x,y,z)∈A:g(x,y,z)=b}\Sigma=\{(x,y,z)\in A : g(x,y,z)=b\}. Si cercano gli estremi della restrizione f∣Σf|_\Sigma.

Il teorema di Dini in R3\mathbb{R}^3 (enunciato come nel piano, con tre variabili; si assume): se g∈C1g\in C^1, g(P)=bg(P)=b e ∇g(P)≠0‾\nabla g(P)\neq\underline0, vicino a PP l'insieme Σ\Sigma è una superficie regolare (grafico di una funzione C1C^1 di due variabili, per esempio z=h(x,y)z=h(x,y) se gz(P)≠0g_z(P)\ne0) e il suo piano tangente in PP è ∇g(P)⋅(X−P)=0.\nabla g(P)\cdot(X-P)=0 . Inoltre ogni vettore w‾\underline w ortogonale a ∇g(P)\nabla g(P) è il vettore tangente γ‾′(0)\underline\gamma'(0) di una curva C1C^1 γ‾(t)\underline\gamma(t) tracciata su Σ\Sigma con γ‾(0)=P\underline\gamma(0)=P.

Teorema (D, moltiplicatori di Lagrange, una superficie). Se P∈ΣP\in\Sigma è un punto di estremo relativo vincolato di f∣Σf|_\Sigma e ∇g(P)≠0‾\nabla g(P)\neq\underline0, esiste λ∈R\lambda\in\mathbb{R} tale che ∇f(P)=λ ∇g(P).\nabla f(P)=\lambda\,\nabla g(P).

Dimostrazione. Sia w‾\underline w un vettore con w‾⋅∇g(P)=0\underline w\cdot\nabla g(P)=0 e sia γ‾\underline\gamma una curva su Σ\Sigma con γ‾(0)=P\underline\gamma(0)=P, γ‾′(0)=w‾\underline\gamma'(0)=\underline w. La funzione di una variabile Φ(t)=f(γ‾(t))\Phi(t)=f(\underline\gamma(t)) ha un estremo relativo interno in t=0t=0 (perché PP lo è per f∣Σf|_\Sigma), quindi per il teorema di Fermat 0=Φ′(0)=∇f(P)⋅w‾0=\Phi'(0)=\nabla f(P)\cdot\underline w. Dunque ∇f(P)\nabla f(P) è ortogonale a tutti i vettori del piano ∇g(P)⊥\nabla g(P)^{\perp} (che ha dimensione 22): ∇f(P)\nabla f(P) sta nel complemento ortogonale di quel piano, che è la retta generata da ∇g(P)\nabla g(P). Quindi ∇f(P)=λ∇g(P)\nabla f(P)=\lambda\nabla g(P). ■\blacksquare

Significato geometrico. ∇g\nabla g è perpendicolare alla superficie; in un estremo vincolato anche ∇f\nabla f lo è: la superficie di livello di ff per PP è tangente a Σ\Sigma.

La lagrangiana L(x,y,z,λ)=f+λ(b−g)\mathcal{L}(x,y,z,\lambda)=f+\lambda(b-g) ha gradiente nullo se e solo se ∇f=λ∇g\nabla f=\lambda\nabla g e g=bg=b: quattro equazioni in quattro incognite (x,y,z,λ)(x,y,z,\lambda).

Esempio (distanza di un piano dall'origine). f=x2+y2+z2f=x^2+y^2+z^2 sul piano x+2y+3z=14x+2y+3z=14. Il sistema (2x,2y,2z)=λ(1,2,3)(2x,2y,2z)=\lambda(1,2,3) dà (x,y,z)=μ(1,2,3)(x,y,z)=\mu(1,2,3) con μ=λ/2\mu=\lambda/2; imponendo il vincolo, 14μ=1414\mu=14, μ=1\mu=1: unico punto (1,2,3)(1,2,3) con f=14f=14, distanza 14\sqrt{14}. Coincide con la formula ∣14∣1+4+9=14\frac{|14|}{\sqrt{1+4+9}}=\sqrt{14}. Il minimo esiste perché f→+∞f\to+\infty all'infinito sul piano, ed è l'unico candidato.

Esempio (scatola chiusa di volume massimo). Fra i parallelepipedi di superficie totale assegnata S0S_0 qual è quello di volume massimo? f=xyzf=xyz con x,y,z>0x,y,z>0 e g=xy+yz+zx=bg=xy+yz+zx=b, b=S02b=\frac{S_0}2. Il sistema: yz=λ(y+z),xz=λ(x+z),xy=λ(x+y),xy+yz+zx=b.yz=\lambda(y+z),\qquad xz=\lambda(x+z),\qquad xy=\lambda(x+y),\qquad xy+yz+zx=b . Sottraendo le prime due: z(y−x)=λ(y−x)z(y-x)=\lambda(y-x), cioè x=yx=y oppure λ=z\lambda=z. Se λ=z\lambda=z la prima dà yz=z(y+z)yz=z(y+z), cioè z2=0z^2=0, impossibile con z>0z>0. Quindi x=yx=y e, con lo stesso ragionamento sulla seconda e terza, y=zy=z: il cubo. Dal vincolo 3x2=b3x^2=b, x=S0/6x=\sqrt{S_0/6}, V=(S06)3/2V=\left(\frac{S_0}6\right)^{3/2}. Esiste davvero un massimo: per la disuguaglianza fra media aritmetica e geometrica di xy,yz,zxxy,yz,zx si ha (xyz)2/3≤b3(xyz)^{2/3}\le\frac b3, cioè V≤(b/3)3/2V\le(b/3)^{3/2}, con uguaglianza nel cubo. Per S0=24S_0=24 m2^2: spigolo 22 m, V=8V=8 m3^3.

2. Due vincoli: la curva g1=b1, g2=b2g_1=b_1,\ g_2=b_2

Siano g1,g2∈C1(A)g_1,g_2\in C^1(A) e Γ={g1=b1, g2=b2}\Gamma=\{g_1=b_1,\ g_2=b_2\}, intersezione di due superfici. Si cercano gli estremi di f∣Γf|_\Gamma. Un punto P∈ΓP\in\Gamma si dice regolare per il vincolo se ∇g1(P)\nabla g_1(P) e ∇g2(P)\nabla g_2(P) sono linearmente indipendenti, cioè ∇g1(P)∧∇g2(P)≠0‾\nabla g_1(P)\wedge\nabla g_2(P)\ne\underline0 (le due superfici si tagliano trasversalmente, non sono tangenti). Per Dini in R3\mathbb{R}^3 (sistema di due equazioni in tre incognite, jacobiana 2×32\times3 di rango 22), vicino a un punto regolare Γ\Gamma è una curva regolare r‾(t)\underline r(t) con r‾(0)=P\underline r(0)=P e vettore tangente r‾′(0)∥∇g1(P)∧∇g2(P).\underline r'(0)\parallel\nabla g_1(P)\wedge\nabla g_2(P). (Infatti da gi(r‾(t))=big_i(\underline r(t))=b_i si ha ∇gi(P)⋅r‾′(0)=0\nabla g_i(P)\cdot\underline r'(0)=0 per i=1,2i=1,2: il vettore tangente è ortogonale a entrambi i gradienti, quindi parallelo al loro prodotto vettoriale.)

Teorema (D, due moltiplicatori). Se P∈ΓP\in\Gamma è un estremo relativo vincolato di f∣Γf|_\Gamma e ∇g1(P)\nabla g_1(P), ∇g2(P)\nabla g_2(P) sono linearmente indipendenti, esistono λ1,λ2∈R\lambda_1,\lambda_2\in\mathbb{R} tali che ∇f(P)=λ1∇g1(P)+λ2∇g2(P).\nabla f(P)=\lambda_1\nabla g_1(P)+\lambda_2\nabla g_2(P).

Dimostrazione. Sia r‾(t)\underline r(t) la curva regolare di Γ\Gamma per PP. La funzione Φ(t)=f(r‾(t))\Phi(t)=f(\underline r(t)) ha un estremo interno in t=0t=0, quindi Φ′(0)=∇f(P)⋅r‾′(0)=0\Phi'(0)=\nabla f(P)\cdot\underline r'(0)=0. Quindi ∇f(P)\nabla f(P) sta nel piano r‾′(0)⊥\underline r'(0)^\perp, di dimensione 22. Anche ∇g1(P)\nabla g_1(P) e ∇g2(P)\nabla g_2(P) stanno in quel piano (ortogonali a r‾′(0)\underline r'(0) come visto) e, essendo indipendenti, ne sono una base. Quindi ∇f(P)\nabla f(P) è una loro combinazione lineare. ■\blacksquare

La lagrangiana è L=f+λ1(b1−g1)+λ2(b2−g2)\mathcal{L}=f+\lambda_1(b_1-g_1)+\lambda_2(b_2-g_2) e ∇L=0‾\nabla\mathcal{L}=\underline0 equivale a ∇f=λ1∇g1+λ2∇g2\nabla f=\lambda_1\nabla g_1+\lambda_2\nabla g_2, g1=b1g_1=b_1, g2=b2g_2=b_2: cinque equazioni in cinque incognite (x,y,z,λ1,λ2)(x,y,z,\lambda_1,\lambda_2).

Esempio (distanza dall'origine su un'ellisse nello spazio). Γ\Gamma: cilindro g1=x2+y2=1g_1=x^2+y^2=1 e piano g2=x+y−z=0g_2=x+y-z=0; f=x2+y2+z2f=x^2+y^2+z^2. I gradienti sono ∇g1=(2x,2y,0)\nabla g_1=(2x,2y,0) e ∇g2=(1,1,−1)\nabla g_2=(1,1,-1): sono sempre indipendenti su Γ\Gamma (il primo è non nullo perché x2+y2=1x^2+y^2=1, e ha terza componente nulla mentre il secondo no). Il sistema è 2x=2λ1x+λ2,2y=2λ1y+λ2,2z=−λ2,x2+y2=1,z=x+y.2x=2\lambda_1x+\lambda_2,\qquad2y=2\lambda_1y+\lambda_2,\qquad2z=-\lambda_2,\qquad x^2+y^2=1,\qquad z=x+y . Sottraendo le prime due: 2(x−y)(1−λ1)=02(x-y)(1-\lambda_1)=0.

  • x=yx=y: dal cilindro x=y=±22x=y=\pm\frac{\sqrt2}2; dal piano z=±2z=\pm\sqrt2. Punti ±(22,22,2)\pm\big(\frac{\sqrt2}2,\frac{\sqrt2}2,\sqrt2\big) con f=12+12+2=3f=\frac12+\frac12+2=3.
  • λ1=1\lambda_1=1: la prima dà λ2=0\lambda_2=0, quindi z=0z=0 e x+y=0x+y=0: da x2+y2=1x^2+y^2=1, (x,y)=±(22,−22)(x,y)=\pm\big(\frac{\sqrt2}2,-\frac{\sqrt2}2\big) con f=1f=1.

Γ\Gamma è compatta (chiusa e limitata): max⁡f=3\max f=3 (distanza 3\sqrt3, estremi dell'asse maggiore dell'ellisse) e min⁡f=1\min f=1 (distanza 11, estremi dell'asse minore). Il confronto con la curvatura dell'ellisse è nell'esercizio Esercizio - curva piana nello spazio, cilindro e piano, torsione nulla.

3. Procedura e punti singolari

  1. Punti singolari del vincolo. Superficie: i punti di Σ\Sigma con ∇g=0‾\nabla g=\underline0. Curva: i punti di Γ\Gamma in cui ∇g1∧∇g2=0‾\nabla g_1\wedge\nabla g_2=\underline0 (gradienti paralleli o uno nullo). Qui il teorema non si applica: si studiano a parte e si aggiungono all'elenco dei candidati.
  2. Sistema di Lagrange (∇f=λ∇g\nabla f=\lambda\nabla g oppure ∇f=λ1∇g1+λ2∇g2\nabla f=\lambda_1\nabla g_1+\lambda_2\nabla g_2, più i vincoli). Per risolverlo conviene eliminare i moltiplicatori con condizioni di parallelismo (∇f∧∇g=0‾\nabla f\wedge\nabla g=\underline0, oppure det⁡(∇f,∇g1,∇g2)=0\det(\nabla f,\nabla g_1,\nabla g_2)=0) e distinguere i casi senza dividere per quantità che possono annullarsi.
  3. Confronto. Se il vincolo è compatto, per Weierstrass massimo e minimo esistono e sono fra i candidati. Se non lo è si studia il comportamento all'infinito (come in Massimi e minimi liberi e natura dei punti criticiEstremo assoluto = vale in tutto il dominio, relativo = vale in un intorno; "libero" = il dominio è aperto. Fermat (D): in un punto interno di estremo locale dove f è derivabile, ∇f = 0 (punto critico); non basta (x³, −y³, sella x² − y²). Taylor al secondo ordine (D): con f in C² e ∇f(P) = 0, l'Hessiana definita positiva dà minimo locale stretto, definita negativa massimo locale stretto, indefinita sella; per n = 2: det H > 0 e f_xx > 0 minimo, det H > 0 e f_xx < 0 massimo, det H < 0 sella, det H = 0 non decide (x⁴ + y⁴, −x⁴ − y⁴, x⁴ − y⁴). Estremi globali: Weierstrass in un chiuso illimitato se f → +∞ (o −∞) all'infinito (D), da verificare in coordinate polari con una stima che non dipende dall'angolo.Massimi e minimi liberi e natura dei punti critici →) o si usa un argomento ad hoc (per esempio la disuguaglianza fra medie).

Esempio di punto singolare. Per il cono g=x2+y2−z2=0g=x^2+y^2-z^2=0 si ha ∇g=(2x,2y,−2z)=0‾\nabla g=(2x,2y,-2z)=\underline0 solo nel vertice (0,0,0)(0,0,0), che sta sul cono e non ha piano tangente: è un candidato da controllare a parte. Nel cercare il punto del cono più vicino a (0,0,1)(0,0,1), cioè il minimo di f=x2+y2+(z−1)2f=x^2+y^2+(z-1)^2, il vertice dà f=1f=1, mentre i punti regolari (ρ,0,z)(\rho,0,z) con ρ=∣z∣\rho=|z| danno f=z2+(z−1)2f=z^2+(z-1)^2, minimo 12\frac12 per z=12z=\frac12: qui il vertice non è il minimo, ma senza controllarlo non lo si saprebbe.

4. Estremi assoluti su un solido

Sia K⊂R3K\subset\mathbb{R}^3 compatto, per esempio una palla, un cilindro, un parallelepipedo, e f∈C(K)f\in C(K). Per Weierstrass ff ha massimo e minimo su KK, e si cercano così:

  • interno di KK: i punti con ∇f=0‾\nabla f=\underline0 (se f∈C1f\in C^1) appartenenti all'interno;
  • bordo regolare (per esempio una sfera, una faccia): estremi di ff sulla superficie, con un moltiplicatore (o parametrizzando);
  • spigoli (intersezioni fra due facce): estremi di ff sulla curva, con due moltiplicatori o con la parametrizzazione dello spigolo;
  • vertici: si valuta ff. Alla fine si confrontano i valori. Un esempio completo è l'esercizio sul prodotto xyzxyz in una palla.

5. Il significato del moltiplicatore

Se si pensa a bb come a un parametro del problema (volume assegnato, superficie assegnata), il valore ottimo f∗(b)f^*(b) dipende da bb e, sotto ipotesi di regolarità (che si accettano senza dimostrazione), df∗db=λ.\frac{df^*}{db}=\lambda . Il moltiplicatore è dunque il tasso di variazione del valore ottimo rispetto al vincolo: per una scatola aperta di volume VV e superficie minima S∗(V)S^*(V) (esercizio sotto), λ=dS∗dV\lambda=\frac{dS^*}{dV} dice di quanti metri quadri di lamiera in più serve per un metro cubo in più di volume. Nei problemi di progetto è spesso più interessante di f∗f^* stesso.

Errori da evitare

  • Dimenticare i punti singolari (∇g=0‾\nabla g=\underline0, oppure ∇g1∧∇g2=0‾\nabla g_1\wedge\nabla g_2=\underline0).
  • Scrivere un solo moltiplicatore con due vincoli: con due vincoli ∇f\nabla f è combinazione di due gradienti.
  • Contare male le equazioni: tre incognite spaziali più un moltiplicatore per ogni vincolo.
  • Dividere per una coordinata o per λ\lambda senza distinguere il caso nullo: si perdono soluzioni (nella scatola, il caso λ=z\lambda=z).
  • Accettare candidati fuori dal dominio (per esempio coordinate negative per una scatola) o in un punto di bordo di KK chiamato "interno".
  • Credere che il sistema di Lagrange classifichi i punti: dà solo i candidati; massimo e minimo si decidono confrontando i valori (o con Weierstrass e un argomento di compattezza).

Esercizi svolti: Esercizio - serbatoio aperto di volume assegnato e superficie minima, con un moltiplicatore, Esercizio - anello inclinato, punto più alto con due moltiplicatori, Esercizio - prodotto xyz su una palla, estremi assoluti su un solido, Esercizio - momento d'inerzia minimo e massimo rispetto agli assi per un punto.

Domande d'esame

  1. Enunciare e dimostrare il teorema dei moltiplicatori di Lagrange per un vincolo g(x,y,z)=bg(x,y,z)=b. Traccia. Dini: Σ\Sigma è localmente una superficie regolare; per ogni w‾⊥∇g(P)\underline w\perp\nabla g(P) esiste una curva su Σ\Sigma con velocità w‾\underline w; Fermat dà ∇f⋅w‾=0\nabla f\cdot\underline w=0; ∇f∈(∇g⊥)⊥=⟨∇g⟩\nabla f\in(\nabla g^\perp)^\perp=\langle\nabla g\rangle.
  2. Enunciare il teorema per due vincoli e spiegare la condizione sui gradienti. Traccia. ∇g1,∇g2\nabla g_1,\nabla g_2 indipendenti   ⟺  \iff Γ\Gamma è una curva regolare con tangente ∇g1∧∇g2\nabla g_1\wedge\nabla g_2; ∇f⊥\nabla f\perp tangente e ∇g1,∇g2\nabla g_1,\nabla g_2 base del piano ortogonale.
  3. Descrivere come si trovano massimo e minimo di una funzione continua su un solido compatto. Traccia. Interno, facce (un moltiplicatore), spigoli (due moltiplicatori o parametrizzazione), vertici, confronto.

Versione ripasso

(Estremi vincolati - metodo diretto e moltiplicatori di LagrangeEstremi vincolati = estremi di f ristretta a una curva g(x,y) = b o a un insieme chiuso K. Metodo diretto: si parametrizza il vincolo, r(t) = (x(t), y(t)), e si studia φ(t) = f(r(t)) con l'Analisi 1 (non dimenticare gli estremi dell'intervallo). Moltiplicatori di Lagrange (D): se P è estremo locale di f|Γ e ∇g(P) ≠ 0 allora ∇f(P) = λ∇g(P); equivale a ∇L = 0 per L = f + λ(b − g). Procedura: punti singolari del vincolo (∇g = 0), punti critici vincolati, confronto dei valori (Weierstrass se Γ è compatto). Estremi assoluti su un insieme chiuso K: interno (∇f = 0), frontiera (Lagrange o parametrizzazione, più i vertici), confronto; se K è illimitato si usa la coercività della funzione all'infinito.Estremi vincolati - metodo diretto e moltiplicatori di Lagrange →: il caso del piano.)

Una superficie g=bg=b (D). PP estremo vincolato, ∇g(P)≠0‾⇒∇f(P)=λ∇g(P)\nabla g(P)\ne\underline0\Rightarrow\nabla f(P)=\lambda\nabla g(P). Prova: Dini, ogni w‾⊥∇g\underline w\perp\nabla g è velocità di una curva su Σ\Sigma; Fermat: ∇f⋅w‾=0\nabla f\cdot\underline w=0; (∇g⊥)⊥=⟨∇g⟩(\nabla g^\perp)^\perp=\langle\nabla g\rangle. Lagrangiana f+λ(b−g)f+\lambda(b-g): 44 equazioni, 44 incognite.

Due superfici (D). ∇g1,∇g2\nabla g_1,\nabla g_2 indipendenti (∇g1∧∇g2≠0‾\nabla g_1\wedge\nabla g_2\ne\underline0) ⇒\Rightarrow Γ\Gamma curva regolare con tangente ∇g1∧∇g2\nabla g_1\wedge\nabla g_2 e ∇f=λ1∇g1+λ2∇g2\nabla f=\lambda_1\nabla g_1+\lambda_2\nabla g_2. Prova: ∇f\nabla f, ∇g1\nabla g_1, ∇g2\nabla g_2 stanno nel piano r‾′⊥\underline r'^\perp e gli ultimi due ne sono una base. 55 equazioni in (x,y,z,λ1,λ2)(x,y,z,\lambda_1,\lambda_2).

Procedura. Punti singolari (∇g=0‾\nabla g=\underline0 o gradienti paralleli); sistema (eliminare i moltiplicatori, distinguere i casi); confronto (Weierstrass o argomento di compattezza). Solido compatto: interno (∇f=0‾\nabla f=\underline0), facce, spigoli, vertici.

Moltiplicatore. λ=df∗db\lambda=\frac{df^*}{db} (tasso di variazione del valore ottimo).

Esempi in breve.

  • x2+y2+z2x^2+y^2+z^2 su x+2y+3z=14x+2y+3z=14: (x,y,z)=μ(1,2,3)(x,y,z)=\mu(1,2,3), μ=1\mu=1, min 1414 in (1,2,3)(1,2,3).
  • Scatola chiusa: yz=λ(y+z)yz=\lambda(y+z) ecc., λ=z\lambda=z impossibile, quindi x=y=zx=y=z (cubo); V≤(b/3)3/2V\le(b/3)^{3/2} (AM-GM). S0=24S_0=24 m2^2: spigolo 22 m, V=8V=8 m3^3.
  • Cilindro x2+y2=1x^2+y^2=1 e piano z=x+yz=x+y: x=yx=y o λ1=1\lambda_1=1; max⁡f=3\max f=3 in ±(22,22,2)\pm(\frac{\sqrt2}2,\frac{\sqrt2}2,\sqrt2), min⁡f=1\min f=1 in ±(22,−22,0)\pm(\frac{\sqrt2}2,-\frac{\sqrt2}2,0).

Passaggi principali.

  • Piano x+2y+3z=14x+2y+3z=14: (2x,2y,2z)=λ(1,2,3)(2x,2y,2z)=\lambda(1,2,3) dà (x,y,z)=μ(1,2,3)(x,y,z)=\mu(1,2,3), 14μ=1414\mu=14; f=14f=14, distanza 14=1414\sqrt{14}=\frac{14}{\sqrt{14}} (formula punto-piano).
  • Scatola chiusa: prima meno seconda, z(y−x)=λ(y−x)z(y-x)=\lambda(y-x); λ=z⇒yz=z(y+z)⇒z=0\lambda=z\Rightarrow yz=z(y+z)\Rightarrow z=0, scartato; quindi x=y=zx=y=z, 3x2=S023x^2=\frac{S_0}2. AM-GM su xy,yz,zxxy,yz,zx: V≤(S06)3/2V\le\left(\frac{S_0}6\right)^{3/2}.
  • Cilindro e piano: ∇g1=(2x,2y,0)\nabla g_1=(2x,2y,0), ∇g2=(1,1,−1)\nabla g_2=(1,1,-1) indipendenti; 2x=2λ1x+λ22x=2\lambda_1x+\lambda_2, 2y=2λ1y+λ22y=2\lambda_1y+\lambda_2, 2z=−λ22z=-\lambda_2; sottraendo, (x−y)(1−λ1)=0(x-y)(1-\lambda_1)=0. x=yx=y: z=±2z=\pm\sqrt2, f=3f=3. λ1=1\lambda_1=1: λ2=0\lambda_2=0, z=0z=0, x+y=0x+y=0, f=1f=1.
  • Punto singolare: cono x2+y2−z2=0x^2+y^2-z^2=0, ∇g=0‾\nabla g=\underline0 solo nel vertice; distanza da (0,0,1)(0,0,1): vertice f=1f=1, punti regolari minimo 12\frac12 in z=12z=\frac12.
  • Solido compatto: interno (∇f=0‾\nabla f=\underline0), facce con un moltiplicatore, spigoli con due moltiplicatori o parametrizzazione, vertici; confronto. Palla e xyzxyz: max⁡1\max1, min⁡−1\min-1 sul bordo.
  • Sensibilità: scatola aperta S∗(V)=12(V/4)2/3S^*(V)=12(V/4)^{2/3}, dS∗dV∣V=32=1=λ\frac{dS^*}{dV}\big|_{V=32}=1=\lambda.

Errori tipici.

  • Un solo moltiplicatore con due vincoli.
  • Dimenticare i punti singolari.
  • Dividere per una variabile nulla.
  • Confondere candidati e punti di massimo.

Esercizi su questo argomento

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