Sia F:Ω⊆Rn→Rm una funzione a valori vettoriali, definibile come F(x)=(f1(x),f2(x),…,fm(x)), dove ogni fi:Ω→R è una funzione scalare.
Definizione. La funzione F è differenziabile in x0∈Ω se ogni sua componente fi è differenziabile in x0. In tal caso, il differenziale di F in x0 è l'applicazione lineare rappresentata dalla matrice jacobiana JF(x0).
Esempio.F(x,y)=(x2y,x+y) ha JF=(2xy1x21); in (1,2) vale (4111).
Come nel caso scalare, la differenziabilità significa F(x)=F(x0)+JF(x0)(x−x0)+o(∥x−x0∥), con x−x0 scritto come vettore colonna: la jacobiana è la "derivata" di F.
Esempio.F(x,y)=(xy,x+y2,ex), da R2 a R3:
JF(x,y)=y1exx2y0
una matrice 3×2. Per m=1 la jacobiana è il gradiente scritto come riga; per n=1 (una curva γ(t)) è la colonna delle derivate γ′(t).
Regola della catena (Chain Rule)
Siano g:Rn→Rk e f:Rk→Rm funzioni differenziabili. La funzione composta H=f∘g (definita come H(x)=f(g(x))) ha matrice jacobiana data dal prodotto delle matrici jacobiane delle singole funzioni:
JH(x)=Jf(g(x))⋅Jg(x)
Il prodotto m×k per k×n restituisce una matrice m×n, come deve essere per una funzione da Rn a Rm. È la generalizzazione di (f∘g)′(x)=f′(g(x))g′(x): la jacobiana di f va calcolata nel punto g(x), non in x.
Casi particolari
Derivata lungo una curva: Se g(t)=γ(t) è una curva in Rn e f è scalare (m=1), la regola diventa:
dtdf(γ(t))=∇f(γ(t))⋅γ′(t)
Questo è il prodotto scalare tra il gradiente di f e il vettore velocità della curva.
Esempio.f(x,y)=x2y lungo la circonferenza γ(t)=(cost,sint). ∇f=(2xy,x2), γ′(t)=(−sint,cost):
dtdf(γ(t))=2costsint(−sint)+cos2tcost=cos3t−2costsin2t
Verifica diretta: f(γ(t))=cos2tsint, la cui derivata è −2costsint⋅sint+cos2tcost, lo stesso risultato.
Funzioni in due variabili: Se f=f(u,v) con u=u(x,y) e v=v(x,y), la matrice Jf è 1×2 e Jg è 2×2. La derivata rispetto a x sarà:
∂x∂f=∂u∂f∂x∂u+∂v∂f∂x∂v
(e lo stesso con y al posto di x): si somma su tutte le "strade" attraverso cui x influenza f.
Esempio (derivate in coordinate polari). Se g(ρ,θ)=f(ρcosθ,ρsinθ), con x=ρcosθ e y=ρsinθ:
∂ρ∂g=fxcosθ+fysinθ,∂θ∂g=−fxρsinθ+fyρcosθ
con fx,fy calcolate in (ρcosθ,ρsinθ). Per f=x2+y2: gρ=2xcosθ+2ysinθ=2ρ e gθ=0, coerente con g=ρ2.
Trasformazioni di coordinate e invertibilità
Una trasformazione di coordinate F:Ω⊆Rn→Rn è regolarefunzione di classe C^1 tale che il determinante dello Jacobiano sia non nullo (eccetto al più su un insieme di misura nulla).
Teorema di invertibilità locale. Sia F una trasformazione regolare. Se det(JF(x0))=0, allora esiste localmente una funzione inversa F−1 tale che la sua matrice jacobiana è:
JF−1(y)=[JF(x)]−1con y=F(x)
Esempio.F(x,y)=(x+y,x−y) ha detJF=−2=0 e JF−1=JF−1=(1/21/21/2−1/2).
Esempio: Coordinate polari in R2
Dato x=ρcosθ e y=ρsinθ, lo Jacobiano è:
JF(ρ,θ)=(cosθsinθ−ρsinθρcosθ)
Il determinante è det(JF)=ρcos2θ+ρsin2θ=ρ. È diverso da 0 dove ρ=0: lì la trasformazione è localmente invertibile; tutti i punti con ρ=0 vanno nell'origine.
Coordinate cilindriche e sferiche in R3
Cilindriche:x=ρcosθ, y=ρsinθ, z=z. La jacobiana ha il blocco polare e un 1 in basso a destra, quindi detJ=ρ; singolare sull'asse z.
Sferiche:x=ρsinφcosθ, y=ρsinφsinθ, z=ρcosφ, con ρ≥0, φ∈[0,π] (angolo dall'asse z), θ∈[0,2π]. Con le variabili nell'ordine (ρ,φ,θ) il determinante vale ρ2sinφ (scambiando l'ordine di due variabili cambia solo il segno); in valore assoluto, quello che serve negli integrali, è ∣detJ∣=ρ2sinφ. Singolare per ρ=0 e per sinφ=0, cioè sull'asse z.
Locale non vuol dire globale
F(x,y)=(excosy,exsiny) ha
JF=(excosyexsiny−exsinyexcosy),detJF=e2x(cos2y+sin2y)=e2x>0
in ogni punto, quindi è localmente invertibile ovunque. Ma non è iniettiva: F(x,y)=F(x,y+2π). Il teorema garantisce un'inversa solo in un intorno di ciascun punto.
Errori comuni
Ordine del prodotto: Ricordare che la matrice jacobiana della composta segue l'ordine Jf⋅Jg (fuori-dentro). Invertire l'ordine porta a dimensioni incompatibili o risultati errati.
Confusione tra punti singolari e globalità:det(JF)=0 garantisce solo l'invertibilità locale. Ad esempio, in coordinate polari, l'origine (ρ=0) non è invertibile e la mappa non è iniettiva globalmente (per via della periodicità di θ).
Dimensione delle matrici: Sbagliare il numero di righe e colonne. Se f:Rn→Rm, la matrice deve essere sempre m×n.
Jacobiana. Per F=(f1,…,fm):Ω⊆Rn→Rm la matrice m×n è
JF(x)=(∂xj∂fi(x))ij
Ogni riga è il gradiente di una componente. Esempio: F=(x2y,x+y) ha JF=(2xy1x21), che in (1,2) vale (4111). Con n=1 (curva) è la colonna delle γ′(t).
Regola della catena. Per H=f∘g:
JH(x)=Jf(g(x))⋅Jg(x)
La jacobiana di f va calcolata nel punto g(x), e il prodotto è m×k per k×n.
Lungo una curva: dtdf(γ(t))=∇f(γ(t))⋅γ′(t). Esempio: f=x2y su (cost,sint) dà cos3t−2costsin2t, che coincide con la derivata di cos2tsint.
Due variabili: ∂x∂f=∂u∂f∂x∂u+∂v∂f∂x∂v, si somma su tutte le vie attraverso cui x agisce.
Polari: se g(ρ,θ)=f(ρcosθ,ρsinθ), allora gρ=fxcosθ+fysinθ e gθ=ρ(−fxsinθ+fycosθ). Per f=x2+y2 si ottiene gρ=2ρ, gθ=0.
Invertibilità locale. Se F:Ω→Rn è C1 e detJF(x0)=0, esiste localmente una inversa con JF−1(y)=[JF(x)]−1, y=F(x).
Esempio: F=(x+y,x−y) ha det=−2 e JF−1=(212121−21).
Jacobiane delle coordinate.
Polari: detJ=ρ, che si annulla solo nell'origine.
Cilindriche: detJ=ρ, singolari sull'asse z.
Sferiche, con ordine (ρ,φ,θ): ∣detJ∣=ρ2sinφ, singolari per ρ=0 e sull'asse z.
Locale non vuol dire globale.F=(excosy,exsiny) ha detJ=e2x>0 ovunque, ma F(x,y)=F(x,y+2π): non è iniettiva. Il teorema dà un'inversa solo in un intorno di ciascun punto.
Errori tipici.
Invertire l'ordine del prodotto: è Jf(g(x))⋅Jg(x), non il contrario.
Dimensioni sbagliate: se f:Rn→Rm, la matrice è m×n.