Salta al contenuto
Note per Studenti Formulario · Analisi Matematica 2

FormularioAnalisi Matematica 2: definizioni, teoremi e formule delle note, in ordine di capitolo

In questa pagina 9

I. Topologia e funzioni di più variabili

Topologia di Rn

Definizione (norma euclidea). La norma di un vettore X∈RnX \in \mathbb{R}^n è la sua lunghezza, cioè la distanza dall'origine: ∥X∥=∑i=1nxi2=x12+x22+⋯+xn2\|X\| = \sqrt{\sum_{i=1}^n x_i^2} = \sqrt{x_1^2 + x_2^2 + \dots + x_n^2}

Esempio. ∥(1,2,2)∥=1+4+4=3\|(1, 2, 2)\| = \sqrt{1 + 4 + 4} = 3.

Definizione (distanza). La distanza tra due punti X,Y∈RnX, Y \in \mathbb{R}^n è la norma del vettore differenza: d(X,Y)=∥X−Y∥=∑i=1n(xi−yi)2d(X, Y) = \|X - Y\| = \sqrt{\sum_{i=1}^n (x_i - y_i)^2}

Esempio. d((1,2),(4,6))=(4−1)2+(6−2)2=9+16=5d\big((1, 2), (4, 6)\big) = \sqrt{(4-1)^2 + (6-2)^2} = \sqrt{9 + 16} = 5.

Definizione (palla aperta, intorno). La palla aperta di centro X0X_0 e raggio r>0r > 0 è l'insieme dei punti che distano da X0X_0 meno di rr: B(X0,r)={X∈Rn:∥X−X0∥<r}B(X_0, r) = \{X \in \mathbb{R}^n : \|X - X_0\| < r\} Un intorno di X0X_0 è un insieme che contiene una palla aperta centrata in X0X_0.

Esempio. In R2\mathbb{R}^2, B((1,0),2)B((1,0), 2) è il disco aperto di centro (1,0)(1,0) e raggio 22: contiene (2,1)(2,1), perché ∥(1,1)∥=2<2\|(1,1)\| = \sqrt{2} < 2, ma non (3,0)(3,0), perché ∥(2,0)∥=2\|(2,0)\| = 2.

Funzioni di più variabili e insiemi di livello

Definizione. Una funzione reale di nn variabili reali è una legge f:D⊆Rn→Rf: D \subseteq \mathbb{R}^n \to \mathbb{R} che associa a ogni punto X=(x1,…,xn)∈DX = (x_1, \dots, x_n) \in D un unico numero reale f(X)f(X).

Esempio. f(x,y)=1−x2−y2f(x,y) = \sqrt{1 - x^2 - y^2} è una funzione di n=2n = 2 variabili, definita sul disco x2+y2≤1x^2 + y^2 \le 1, con f(0,0)=1f(0,0) = 1.

Definizione. Il dominio naturale di ff è l'insieme dei punti X∈RnX \in \mathbb{R}^n in cui l'espressione di ff ha senso.

Esempio 1. f(x,y)=1−x2−y2f(x, y) = \sqrt{1 - x^2 - y^2}. Si impone 1−x2−y2≥01 - x^2 - y^2 \geq 0, cioè x2+y2≤1x^2 + y^2 \leq 1: è il disco chiuso di centro l'origine e raggio 11, circonferenza compresa (perché ≥\ge e non >>).

Grafico interattivo: Dominio di √((1 − x²)(1 − y²)): il quadrato [−1, 1]² e le quattro regioni d'angolo |x| ≥ 1, |y| ≥ 1; le strisce con |x| < 1 e |y| > 1 (o viceversa) sono escluse

Definizione. Il grafico di f:D⊆Rn→Rf: D \subseteq \mathbb{R}^n \to \mathbb{R} è l'insieme Gf={(X,f(X)):X∈D}⊆Rn+1G_f = \{(X, f(X)) : X \in D\} \subseteq \mathbb{R}^{n+1}

Esempio. Il grafico di f(x,y)=x2+y2f(x,y) = x^2 + y^2 è il paraboloide z=x2+y2z = x^2 + y^2 in R3\mathbb{R}^3; contiene il punto (1,1,2)(1, 1, 2).

Grafico interattivo: Sella z = x² − y²: restrizione all'asse x, z = x² (minimo in 0)

Definizione. L'insieme di livello cc di ff è Lc={X∈D:f(X)=c}L_c = \{X \in D : f(X) = c\} Per n=2n = 2 si chiama curva di livello: è la proiezione sul piano xyxy dell'intersezione del grafico con il piano orizzontale z=cz = c. Per n=3n = 3 è in genere una superficie.

Esempio. Per f(x,y)=x2+y2f(x,y) = x^2 + y^2 l'insieme di livello LcL_c è la circonferenza di raggio c\sqrt{c} se c>0c > 0, il solo punto (0,0)(0,0) se c=0c = 0, l'insieme vuoto se c<0c < 0.

Grafico interattivo: Curve di livello del paraboloide f = x² + y²: circonferenze di raggio √c; i livelli c = 1, 4, 9 hanno raggio 1, 2, 3 e le curve si diradano allontanandosi dal centro

Limiti e continuità per funzioni di più variabili

Definizione (Limite). Si dice che lim⁡X→X0f(X)=L\lim_{X \to X_0} f(X) = L se per ogni successione {Xn}⊆D∖{X0}\{X_n\} \subseteq D \setminus \{X_0\} tale che Xn→X0X_n \to X_0, si ha f(Xn)→Lf(X_n) \to L.

Equivalentemente, utilizzando la definizione ϵ−δ\epsilon-\delta: ∀ϵ>0,∃δ>0\forall \epsilon > 0, \exists \delta > 0 tale che ∀X∈D,0<∥X−X0∥<δ  ⟹  ∣f(X)−L∣<ϵ\forall X \in D, 0 < \|X - X_0\| < \delta \implies |f(X) - L| < \epsilon.

Esempio. lim⁡(x,y)→(0,0)xyx2+y2\lim_{(x,y) \to (0,0)} \frac{xy}{x^2 + y^2} non esiste: lungo y=0y = 0 vale 00, lungo y=xy = x vale 12\frac{1}{2}.

Teorema (condizione necessaria). Se lim⁡X→X0f(X)=L\lim_{X \to X_0} f(X) = L, allora per ogni curva γ(t)\gamma(t) contenuta nel dominio, con γ(t)→X0\gamma(t) \to X_0 e γ(t)≠X0\gamma(t) \neq X_0, si ha lim⁡t→0f(γ(t))=L\lim_{t \to 0} f(\gamma(t)) = L.

Esempio di non esistenza (Limiti dipendenti dal percorso): Si studi lim⁡(x,y)→(0,0)xyx2+y2\lim_{(x,y) \to (0,0)} \frac{xy}{x^2 + y^2}.

  1. Lungo le rette y=mxy = mx: lim⁡x→0x(mx)x2+(mx)2=lim⁡x→0mx2x2(1+m2)=m1+m2\lim_{x \to 0} \frac{x(mx)}{x^2 + (mx)^2} = \lim_{x \to 0} \frac{mx^2}{x^2(1 + m^2)} = \frac{m}{1 + m^2}
  2. Poiché il risultato dipende da mm (es. se m=0m=0 il limite è 00, se m=1m=1 il limite è 1/21/2), il limite non esiste.

Grafico interattivo: Limite di xy/(x²+y²) lungo y = mx in funzione della pendenza m: m/(1+m²)

Definizione. Una funzione f:D→Rf: D \to \mathbb{R} è continua in X0∈DX_0 \in D se: lim⁡X→X0f(X)=f(X0)\lim_{X \to X_0} f(X) = f(X_0) Se X0X_0 è un punto isolato, la funzione è sempre continua in X0X_0.

Esempio. f(x,y)=x2yx2+y2f(x,y) = \frac{x^2 y}{x^2 + y^2} per (x,y)≠(0,0)(x,y) \ne (0,0) e f(0,0)=0f(0,0) = 0 è continua in (0,0)(0,0): ∣f(x,y)∣≤∣y∣→0|f(x,y)| \le |y| \to 0.

II. Calcolo differenziale in più variabili

Derivate parziali e derivate direzionali

Definizione. Sia f:D⊆Rn→Rf: D \subseteq \mathbb{R}^n \to \mathbb{R} una funzione e x0x_0 un punto interno a DD. La derivata parziale di ff rispetto alla variabile xix_i nel punto x0x_0 è il limite: ∂f∂xi(x0)=lim⁡h→0f(x0+hei)−f(x0)h\frac{\partial f}{\partial x_i}(x_0) = \lim_{h \to 0} \frac{f(x_0 + h e_i) - f(x_0)}{h} dove eie_i è l'ii-esimo versorevettore di norma unitaria della base canonica.

Esempio. f(x,y)=x2yf(x,y) = x^2 y: ∂f∂x=2xy\frac{\partial f}{\partial x} = 2xy e ∂f∂y=x2\frac{\partial f}{\partial y} = x^2; nel punto (1,1)(1,1) valgono 22 e 11.

Definizione. Se esistono tutte le derivate parziali di ff in x0x_0, si dice che la funzione è derivabile in x0x_0. Il vettore che le raccoglie è il gradiente, indicato con il simbolo ∇\nabla (si legge "nabla"): ∇f(x0)=(∂f∂x1(x0),…,∂f∂xn(x0))\nabla f(x_0) = \left( \frac{\partial f}{\partial x_1}(x_0), \dots, \frac{\partial f}{\partial x_n}(x_0) \right)

Esempio. f(x,y,z)=xyzf(x,y,z) = xyz ha ∇f=(yz,xz,xy)\nabla f = (yz, xz, xy), quindi ∇f(1,2,3)=(6,3,2)\nabla f(1,2,3) = (6, 3, 2).

Definizione. La derivata direzionale di ff in x0x_0 lungo il versore vv è il limite: ∂f∂v(x0)=lim⁡h→0f(x0+hv)−f(x0)h\frac{\partial f}{\partial v}(x_0) = \lim_{h \to 0} \frac{f(x_0 + hv) - f(x_0)}{h}

Esempio (con la definizione). f(x,y)=x2yf(x, y) = x^2y in (1,1)(1, 1) lungo v=(12,12)v = \left(\frac{1}{\sqrt2}, \frac{1}{\sqrt2}\right). Posto t=h2t = \frac{h}{\sqrt2}, si ha x0+hv=(1+t,1+t)x_0 + hv = (1 + t, 1 + t) e f(1+t,1+t)−f(1,1)h=(1+t)3−1h=3t+3t2+t3h=12 (3+3t+t2)→h→032\frac{f(1+t, 1+t) - f(1,1)}{h} = \frac{(1+t)^3 - 1}{h} = \frac{3t + 3t^2 + t^3}{h} = \frac{1}{\sqrt2}\,(3 + 3t + t^2) \xrightarrow[h \to 0]{} \frac{3}{\sqrt2}

Teorema. Se ff è differenziabile in x0x_0, allora per ogni versore vv la derivata direzionale esiste ed è pari al prodotto scalare tra il gradiente e il versore: ∂f∂v(x0)=∇f(x0)⋅v\frac{\partial f}{\partial v}(x_0) = \nabla f(x_0) \cdot v

Esempio. f(x,y)=x2yf(x,y) = x^2 y in (1,1)(1,1) lungo v=12(1,1)v = \frac{1}{\sqrt{2}}(1,1): ∇f(1,1)⋅v=(2,1)⋅(1,1)2=32\nabla f(1,1) \cdot v = (2,1) \cdot \frac{(1,1)}{\sqrt{2}} = \frac{3}{\sqrt{2}}.

Differenziabilità e gradiente

Teorema. Se ff è differenziabile in x0x_0, allora il vettore aa è univocamente determinato ed è pari al gradiente di ff in x0x_0, ovvero a=∇f(x0)a = \nabla f(x_0). Inoltre, ff è derivabile e continua in x0x_0.

Esempio. f(x,y)=x2+y2f(x,y) = x^2 + y^2 è differenziabile in (1,2)(1,2) con a=∇f(1,2)=(2,4)a = \nabla f(1,2) = (2, 4): f(x,y)=5+2(x−1)+4(y−2)+o(∥(x,y)−(1,2)∥)f(x,y) = 5 + 2(x-1) + 4(y-2) + o(\|(x,y) - (1,2)\|).

Teorema del differenziale totale. Se ff ammette derivate parziali in un intorno di x0x_0 e queste sono continuefunzioni il cui limite nel punto coincide col valore nel punto in x0x_0, allora ff è differenziabile in x0x_0.

Esempio. f(x,y)=xeyf(x,y) = x e^y ha derivate parziali eye^y e xeyx e^y, continue su tutto R2\mathbb{R}^2: quindi ff è differenziabile in ogni punto.

Formula del gradiente. Se ff è differenziabile in x0x_0, allora per ogni versore vv esiste la derivata direzionale Dvf(x0)D_v f(x_0) ed è data da: Dvf(x0)=∇f(x0)⋅vD_v f(x_0) = \nabla f(x_0) \cdot v

Esempio. f(x,y)=x2+y2f(x,y) = x^2 + y^2 in (1,2)(1,2) con v=(35,45)v = \left(\frac{3}{5}, \frac{4}{5}\right): Dvf=(2,4)⋅(35,45)=6+165=225D_v f = (2, 4) \cdot \left(\frac{3}{5}, \frac{4}{5}\right) = \frac{6 + 16}{5} = \frac{22}{5}.

Matrice jacobiana e derivata delle funzioni composte

Definizione. La funzione FF è differenziabile in x0∈Ωx_0 \in \Omega se ogni sua componente fif_i è differenziabile in x0x_0. In tal caso, il differenziale di FF in x0x_0 è l'applicazione lineare rappresentata dalla matrice jacobiana JF(x0)J_F(x_0).

Esempio. F(x,y)=(x2y, x+y)F(x,y) = (x^2 y,\ x + y) ha JF=(2xyx211)J_F = \begin{pmatrix} 2xy & x^2 \\ 1 & 1 \end{pmatrix}; in (1,2)(1,2) vale (4111)\begin{pmatrix} 4 & 1 \\ 1 & 1 \end{pmatrix}.

Teorema di invertibilità locale. Sia FF una trasformazione regolare. Se det⁡(JF(x0))≠0\det(J_F(x_0)) \neq 0, allora esiste localmente una funzione inversa F−1F^{-1} tale che la sua matrice jacobiana è: JF−1(y)=[JF(x)]−1con y=F(x)J_{F^{-1}}(y) = [J_F(x)]^{-1} \quad \text{con } y = F(x)

Esempio. F(x,y)=(x+y, x−y)F(x,y) = (x + y,\ x - y) ha det⁡JF=−2≠0\det J_F = -2 \ne 0 e JF−1=JF−1=(1/21/21/2−1/2)J_{F^{-1}} = J_F^{-1} = \begin{pmatrix} 1/2 & 1/2 \\ 1/2 & -1/2 \end{pmatrix}.

Teorema delle funzioni implicite (Dini)

Teorema. Sia F:A⊆R2→RF: A \subseteq \mathbb{R}^2 \to \mathbb{R} una funzione di classe C1C^1 in un aperto AA. Sia (x0,y0)∈A(x_0, y_0) \in A tale che:

  1. F(x0,y0)=0F(x_0, y_0) = 0
  2. Fy(x0,y0)≠0F_y(x_0, y_0) \neq 0

Allora esiste un intorno UU di x0x_0 e una funzione unica g:U→Rg: U \to \mathbb{R} di classe C1C^1 tali che g(x0)=y0g(x_0) = y_0 e F(x,g(x))=0F(x, g(x)) = 0 per ogni x∈Ux \in U.

Esempio. F(x,y)=x2+y2−1F(x,y) = x^2 + y^2 - 1 in (0,1)(0,1): F=0F = 0 e Fy=2≠0F_y = 2 \ne 0, quindi vicino a x0=0x_0 = 0 si ha y=g(x)=1−x2y = g(x) = \sqrt{1 - x^2}, con g′(x)=−FxFy=−xyg'(x) = -\frac{F_x}{F_y} = -\frac{x}{y} e g′(0)=0g'(0) = 0.

Formula (derivata della funzione implicita). Fx(x,g(x))+Fy(x,g(x))⋅g′(x)=0  ⟹  g′(x)=−Fx(x,g(x))Fy(x,g(x))F_x(x, g(x)) + F_y(x, g(x)) \cdot g'(x) = 0 \implies g'(x) = -\frac{F_x(x, g(x))}{F_y(x, g(x))}

Esempio. Sulla circonferenza x2+y2=1x^2 + y^2 = 1 nel punto (22,22)\left(\frac{\sqrt{2}}{2}, \frac{\sqrt{2}}{2}\right): g′=−FxFy=−xy=−1g' = -\frac{F_x}{F_y} = -\frac{x}{y} = -1, la tangente ha pendenza −1-1.

Matrice hessiana e formula di Taylor in più variabili

Teorema di Schwarz. Sia f:D⊆Rn→Rf: D \subseteq \mathbb{R}^n \to \mathbb{R} una funzione di classe C2C^2 in un intorno di x0∈Dx_0 \in D. Allora le derivate miste sono uguali in x0x_0: ∂2f∂xi∂xj(x0)=∂2f∂xj∂xi(x0)\frac{\partial^2 f}{\partial x_i \partial x_j}(x_0) = \frac{\partial^2 f}{\partial x_j \partial x_i}(x_0)

Esempio. f(x,y)=sin⁡(x2y)+4x3y2f(x, y) = \sin(x^2y) + 4x^3y^2.

  • fx=2xycos⁡(x2y)+12x2y2f_x = 2xy\cos(x^2y) + 12x^2y^2, fy=x2cos⁡(x2y)+8x3y\quad f_y = x^2\cos(x^2y) + 8x^3y.
  • fxy=∂∂yfx=2xcos⁡(x2y)−2xy⋅x2sin⁡(x2y)+24x2y=2xcos⁡(x2y)−2x3ysin⁡(x2y)+24x2yf_{xy} = \frac{\partial}{\partial y}f_x = 2x\cos(x^2y) - 2xy\cdot x^2\sin(x^2y) + 24x^2y = 2x\cos(x^2y) - 2x^3y\sin(x^2y) + 24x^2y (prodotto 2xy⋅cos⁡(x2y)2xy \cdot \cos(x^2y) derivato in yy: la derivata di cos⁡(x2y)\cos(x^2y) rispetto a yy è −x2sin⁡(x2y)-x^2\sin(x^2y)).
  • fyx=∂∂xfy=2xcos⁡(x2y)−x2⋅2xysin⁡(x2y)+24x2yf_{yx} = \frac{\partial}{\partial x}f_y = 2x\cos(x^2y) - x^2\cdot 2xy\sin(x^2y) + 24x^2y: uguale a fxyf_{xy}, come prevede Schwarz.
  • fxx=2ycos⁡(x2y)−4x2y2sin⁡(x2y)+24xy2f_{xx} = 2y\cos(x^2y) - 4x^2y^2\sin(x^2y) + 24xy^2, fyy=−x4sin⁡(x2y)+8x3\quad f_{yy} = -x^4\sin(x^2y) + 8x^3.

Definizione. Data f∈C2(D)f \in C^2(D), la matrice Hessiana Hf(x0)H_f(x_0) è la matrice quadrata n×nn \times n definita come: Hf(x0)=(fx1x1…fx1xn⋮⋱⋮fxnx1…fxnxn)H_f(x_0) = \begin{pmatrix} f_{x_1x_1} & \dots & f_{x_1x_n} \\ \vdots & \ddots & \vdots \\ f_{x_nx_1} & \dots & f_{x_nx_n} \end{pmatrix} Grazie al Teorema di Schwarz, la matrice Hessiana è simmetrica (Hf=HfTH_f = H_f^T).

Esempio: Sia f(x,y)=ex2+yf(x,y) = e^{x^2+y}.

  1. Calcoliamo il gradiente: ∇f=(2xex2+y,ex2+y)\nabla f = (2x e^{x^2+y}, e^{x^2+y}).
  2. Deriviamo rispetto a xx e yy per ottenere le componenti di HfH_f: fxx=2ex2+y+4x2ex2+yf_{xx} = 2e^{x^2+y} + 4x^2e^{x^2+y}, fxy=2xex2+yf_{xy} = 2xe^{x^2+y}, fyy=ex2+yf_{yy} = e^{x^2+y}. Hf(x,y)=ex2+y(2+4x22x2x1)H_f(x,y) = e^{x^2+y} \begin{pmatrix} 2+4x^2 & 2x \\ 2x & 1 \end{pmatrix}

Formula di Taylor. Sia f∈C2f \in C^2 in un intorno di x0x_0. Per hh sufficientemente piccolo, si ha: f(x0+h)=f(x0)+∇f(x0)⋅h+12hTHf(x0)h+o(∥h∥2)f(x_0+h) = f(x_0) + \nabla f(x_0) \cdot h + \frac{1}{2} h^T H_f(x_0) h + o(\|h\|^2) dove hTHfhh^T H_f h è la forma quadraticasomma dei termini a_ij h_i h_j: un polinomio omogeneo di secondo grado nelle componenti di h associata all'Hessiana.

Esempio. f(x,y)=ex2+yf(x, y) = e^{x^2 + y} in (0,0)(0, 0): f=1f = 1, ∇f=(0,1)\nabla f = (0, 1), Hf(0,0)=(2001)H_f(0,0) = \begin{pmatrix} 2 & 0 \\ 0 & 1\end{pmatrix} (dalla formula sopra con x=y=0x = y = 0). Quindi ex2+y=1+y+12(2x2+y2)+o(x2+y2)=1+y+x2+y22+o(x2+y2)e^{x^2+y} = 1 + y + \frac12(2x^2 + y^2) + o(x^2+y^2) = 1 + y + x^2 + \frac{y^2}{2} + o(x^2 + y^2) Verifica: con u=x2+yu = x^2 + y, eu=1+u+u22+⋯=1+x2+y+y22+…e^u = 1 + u + \frac{u^2}{2} + \dots = 1 + x^2 + y + \frac{y^2}{2} + \dots (i termini x4x^4, x2yx^2y sono di ordine superiore al secondo).

Definizione. Una matrice simmetrica AA n×nn \times n è:

  • definita positiva se hTAh>0h^T A h > 0 per ogni h≠0h \neq 0;
  • definita negativa se hTAh<0h^T A h < 0 per ogni h≠0h \neq 0;
  • semidefinita positiva (negativa) se hTAh≥0h^T A h \geq 0 (≤0\leq 0) per ogni hh, e si annulla per qualche h≠0h \neq 0;
  • indefinita se esistono h1,h2h_1, h_2 con h1TAh1>0h_1^T A h_1 > 0 e h2TAh2<0h_2^T A h_2 < 0.

Esempio. A=(2003)A = \begin{pmatrix} 2 & 0 \\ 0 & 3 \end{pmatrix} è definita positiva (hTAh=2h12+3h22>0h^T A h = 2h_1^2 + 3h_2^2 > 0); B=(100−1)B = \begin{pmatrix} 1 & 0 \\ 0 & -1 \end{pmatrix} è indefinita (hTBh=h12−h22h^T B h = h_1^2 - h_2^2 cambia segno).

III. Massimi e minimi

Massimi e minimi liberi in più variabili

Definizione. Punto di massimo (minimo) relativo se esiste un intorno UU di x0x_0 tale che f(x)≤f(x0)f(x) \le f(x_0) (f(x)≥f(x0)f(x) \ge f(x_0)) per ogni x∈U∩Ωx \in U \cap \Omega.

Esempio. f(x,y)=−x2−y2f(x,y) = -x^2 - y^2 ha un massimo relativo (anche assoluto) in (0,0)(0,0): f(x,y)≤0=f(0,0)f(x,y) \le 0 = f(0,0).

Teorema (Fermat). Se x0x_0 è un punto di estremo relativo per ff e ff è differenziabile in x0x_0, allora ∇f(x0)=0\nabla f(x_0) = 0.

Esempio. f(x,y)=x2+y2−2xf(x,y) = x^2 + y^2 - 2x ha il minimo in (1,0)(1,0) e infatti ∇f=(2x−2,2y)=(0,0)\nabla f = (2x - 2, 2y) = (0,0) in quel punto.

Definizione. Un punto critico x0x_0 è un punto di sella se in ogni suo intorno ci sono punti in cui f>f(x0)f > f(x_0) e punti in cui f<f(x0)f < f(x_0).

Esempio. f(x,y)=x2−y2f(x,y) = x^2 - y^2 in (0,0)(0,0): f(x,0)=x2>0f(x,0) = x^2 > 0 e f(0,y)=−y2<0f(0,y) = -y^2 < 0 in ogni intorno, quindi (0,0)(0,0) è un punto di sella.

Teorema. Sia x0x_0 un punto critico per ff.

  1. Se Hf(x0)H_f(x_0) è definita positiva, allora x0x_0 è un punto di minimo locale.
  2. Se Hf(x0)H_f(x_0) è definita negativa, allora x0x_0 è un punto di massimo locale.
  3. Se Hf(x0)H_f(x_0) è indefinita, allora x0x_0 è un punto di sella.
  4. Se Hf(x0)H_f(x_0) è semidefinita, il test non è risolutivo.

Esempio. f(x,y)=x3−3x+y2f(x,y) = x^3 - 3x + y^2 ha punti critici (±1,0)(\pm 1, 0) e H=(6x002)H = \begin{pmatrix} 6x & 0 \\ 0 & 2 \end{pmatrix}. In (1,0)(1,0): diag⁡(6,2)\operatorname{diag}(6,2) è definita positiva, minimo locale. In (−1,0)(-1,0): diag⁡(−6,2)\operatorname{diag}(-6,2) è indefinita, sella.

Funzioni convesse in più variabili

Definizione. Sia CC convesso. f:C→Rf:C\to\mathbb{R} è convessa se per ogni x,y∈Cx,y\in C e t∈[0,1]t\in[0,1] f(tx+(1−t)y)≤t f(x)+(1−t) f(y).f\bigl(tx+(1-t)y\bigr)\le t\,f(x)+(1-t)\,f(y). È strettamente convessa se la disuguaglianza è stretta per x≠yx\ne y e t∈ ]0,1[t\in\,]0,1[.

Esempio. f(x)=x2f(x) = x^2 su R\mathbb{R}, con x=0x = 0, y=2y = 2, t=12t = \frac{1}{2}: f(1)=1≤12f(0)+12f(2)=2f(1) = 1 \le \frac{1}{2} f(0) + \frac{1}{2} f(2) = 2.

Teorema. Sia ff differenziabile su un aperto convesso CC. Allora ff è convessa se e solo se per ogni x,y∈Cx,y\in C f(y)≥f(x)+∇f(x)⋅(y−x).f(y)\ge f(x)+\nabla f(x)\cdot(y-x).

Esempio. f(x,y)=x2+y2f(x,y) = x^2 + y^2 in x=(1,0)x = (1,0), dove ∇f=(2,0)\nabla f = (2,0): la disuguaglianza f(y)≥f(x)+∇f(x)⋅(y−x)f(y) \ge f(x) + \nabla f(x) \cdot (y - x) diventa y12+y22≥1+2(y1−1)y_1^2 + y_2^2 \ge 1 + 2(y_1 - 1), cioè (y1−1)2+y22≥0(y_1 - 1)^2 + y_2^2 \ge 0, sempre vera.

Teorema. Sia ff di classe C2C^2 su un aperto convesso CC.

  • ff è convessa se e solo se la matrice hessiana Hf(x)H_f(x) è semidefinita positiva in ogni punto x∈Cx\in C.
  • Se Hf(x)H_f(x) è definita positiva in ogni punto, ff è strettamente convessa. Il viceversa è falso: f(x)=x4f(x)=x^4 è strettamente convessa ma f′′(0)=0f''(0)=0.

Esempio. f(x,y)=x2+y2f(x,y) = x^2 + y^2 ha Hf=(2002)H_f = \begin{pmatrix} 2 & 0 \\ 0 & 2 \end{pmatrix}, definita positiva in ogni punto: ff è strettamente convessa su R2\mathbb{R}^2.

Massimi e minimi assoluti su insiemi compatti

Teorema di Weierstrass. Sia D⊂RnD \subset \mathbb{R}^n un insieme compatto e f:D→Rf: D \to \mathbb{R} una funzione continua. Allora esistono Pmin,Pmax∈DP_{min}, P_{max} \in D tali che f(Pmin)≤f(P)≤f(Pmax)f(P_{min}) \leq f(P) \leq f(P_{max}) per ogni P∈DP \in D.

Esempio. f(x,y)=x+yf(x,y) = x + y sul disco chiuso x2+y2≤1x^2 + y^2 \le 1 (compatto) ha massimo 2\sqrt{2} in (22,22)\left(\frac{\sqrt{2}}{2}, \frac{\sqrt{2}}{2}\right) e minimo −2-\sqrt{2} nel punto opposto.

Massimi e minimi vincolati e moltiplicatori di Lagrange

Teorema. Siano f,g:A⊆Rn→Rf, g: A \subseteq \mathbb{R}^n \to \mathbb{R} funzioni di classe C1C^1. Sia P0P_0 un punto di estremo locale per ff vincolato a g(x)=cg(x) = c. Se ∇g(P0)≠0\nabla g(P_0) \neq 0, allora esiste un numero reale λ\lambda (moltiplicatore di Lagrange) tale che: ∇f(P0)=λ∇g(P0)\nabla f(P_0) = \lambda \nabla g(P_0)

Esempio. Massimo di f=xyf = xy con il vincolo g=x+y=2g = x + y = 2: da ∇f=(y,x)=λ(1,1)\nabla f = (y, x) = \lambda (1, 1) segue x=yx = y, quindi x=y=1x = y = 1 e f=1f = 1.

IV. Integrali multipli

Integrali doppi e teorema di Fubini

Definizione. Data una funzione limitata ff su un rettangolo RR, si consideri una partizione PP di RR in sotto-rettangoli RijR_{ij}. Siano mij=inf⁡(x,y)∈Rijf(x,y)m_{ij} = \inf_{(x,y) \in R_{ij}} f(x, y) e Mij=sup⁡(x,y)∈Rijf(x,y)M_{ij} = \sup_{(x,y) \in R_{ij}} f(x, y). Definiamo le somme di Darboux:

  • Somma inferiore: sf(P)=∑i,jmij⋅Area(Rij)s_f(P) = \sum_{i,j} m_{ij} \cdot \text{Area}(R_{ij})
  • Somma superiore: Sf(P)=∑i,jMij⋅Area(Rij)S_f(P) = \sum_{i,j} M_{ij} \cdot \text{Area}(R_{ij}) La funzione ff è integrabile se sup⁡P{sf(P)}=inf⁡P{Sf(P)}\sup_P \{s_f(P)\} = \inf_P \{S_f(P)\}. Il valore comune è l'integrale doppio ∬Rf(x,y) dx dy\iint_R f(x, y) \, dx \, dy.

Esempio. Se f(x,y)=Cf(x,y) = C è costante su R=[a,b]×[c,d]R = [a,b] \times [c,d], tutte le somme valgono C (b−a)(d−c)C\,(b-a)(d-c): l'integrale è C⋅Area(R)C \cdot \text{Area}(R), il volume di un parallelepipedo.

Teorema (di Fubini). Se ff è continua su un dominio semplice DD, l'integrale doppio può essere calcolato come integrale iterato:

  • Se DD è Y-semplice: D={(x,y):x∈[a,b], g1(x)≤y≤g2(x)}D = \{ (x,y) : x \in [a,b], \, g_1(x) \leq y \leq g_2(x) \} ∬Df(x,y) dx dy=∫ab(∫g1(x)g2(x)f(x,y) dy)dx\iint_D f(x,y) \, dx \, dy = \int_a^b \left( \int_{g_1(x)}^{g_2(x)} f(x,y) \, dy \right) dx
  • Se DD è X-semplice: D={(x,y):y∈[c,d], h1(y)≤x≤h2(y)}D = \{ (x,y) : y \in [c,d], \, h_1(y) \leq x \leq h_2(y) \} ∬Df(x,y) dx dy=∫cd(∫h1(y)h2(y)f(x,y) dx)dy\iint_D f(x,y) \, dx \, dy = \int_c^d \left( \int_{h_1(y)}^{h_2(y)} f(x,y) \, dx \right) dy

(con g1≤g2g_1 \le g_2 e h1≤h2h_1 \le h_2 funzioni continue).

Esempio. D=[0,1]×[0,2]D = [0,1] \times [0,2], f(x,y)=xyf(x,y) = xy: ∫01(∫02xy dy)dx=∫012x dx=1\int_0^1 \left(\int_0^2 xy\,dy\right) dx = \int_0^1 2x\,dx = 1.

Integrali dipendenti da parametri

Teorema. Se ff è continua sul rettangolo chiuso [a,b]×[c,d][a,b]\times[c,d], allora F(y)=∫abf(x,y) dxF(y)=\int_a^bf(x,y)\,dx è continua su [c,d][c,d]. In particolare, per ogni y0∈[c,d]y_0\in[c,d], lim⁡y→y0∫abf(x,y) dx=∫ablim⁡y→y0f(x,y) dx=∫abf(x,y0) dx.\lim_{y\to y_0}\int_a^bf(x,y)\,dx=\int_a^b\lim_{y\to y_0}f(x,y)\,dx=\int_a^bf(x,y_0)\,dx.

Esempio. lim⁡y→0∫01dx1+x2+ysin⁡x\displaystyle\lim_{y\to0}\int_0^1\frac{dx}{1+x^2+y\sin x}: l'integranda è continua su [0,1]×[−12,12][0,1]\times[-\frac12,\frac12] (il denominatore è ≥12>0\ge\frac12>0), quindi il limite si porta dentro: ∫01dx1+x2=arctan⁡1=π4\int_0^1\frac{dx}{1+x^2}=\arctan1=\frac\pi4.

Teorema (regola di Leibniz). Se ff e ∂f∂y\dfrac{\partial f}{\partial y} sono continue su [a,b]×[c,d][a,b]\times[c,d], allora FF è derivabile (anzi C1C^1) su [c,d][c,d] e F′(y)=∫ab∂f∂y(x,y) dx.F'(y)=\int_a^b\frac{\partial f}{\partial y}(x,y)\,dx.

Esempio. F(y)=∫01exy dxF(y) = \int_0^1 e^{xy}\,dx ha F′(y)=∫01xexy dxF'(y) = \int_0^1 x e^{xy}\,dx, quindi F′(0)=∫01x dx=12F'(0) = \int_0^1 x\,dx = \frac{1}{2}.

Cambio di variabili negli integrali doppi e coordinate polari

Teorema. Se la funzione Φ:Duv→Dxy\Phi: D_{uv} \to D_{xy} è di classe C1\mathcal{C}^1, biunivoca e con matrice jacobianaPer F: Rn → Rm, F = (f1, …, fm), la matrice jacobiana JF è la matrice m × n con (JF)ij = ∂fi/∂xj: la riga i è il gradiente di fi. Regola della catena: J(f∘g)(x) = Jf(g(x)) · Jg(x); casi frequenti d/dt f(γ(t)) = ∇f(γ(t))·γ'(t) e ∂f/∂x = f_u u_x + f_v v_x. Se det JF(x0) ≠ 0, F è invertibile vicino a x0 e J(F⁻¹) = (JF)⁻¹. Coordinate polari: det J = ρ.Matrice jacobiana e derivata delle funzioni composte → JJ invertibile (le tre condizioni possono mancare su un insieme di area nulla, per esempio un segmento del bordo) e ff è continua, allora l'integrale di una funzione f(x,y)f(x, y) su DxyD_{xy} si calcola come: ∬Dxyf(x,y) dx dy=∬Duvf(ϕ(u,v),ψ(u,v))⋅∣det⁡J(u,v)∣ du dv\iint_{D_{xy}} f(x, y) \, dx \, dy = \iint_{D_{uv}} f(\phi(u, v), \psi(u, v)) \cdot |\det J(u, v)| \, du \, dv dove la matrice jacobiana è definita come J=(∂x∂u∂x∂v∂y∂u∂y∂v)J = \begin{pmatrix} \frac{\partial x}{\partial u} & \frac{\partial x}{\partial v} \\ \frac{\partial y}{\partial u} & \frac{\partial y}{\partial v} \end{pmatrix}.

Esempio. Con x=u+vx = u + v, y=u−vy = u - v si ha det⁡J=det⁡(111−1)=−2\det J = \det\begin{pmatrix} 1 & 1 \\ 1 & -1 \end{pmatrix} = -2, quindi dx dy=2 du dvdx\,dy = 2\,du\,dv: il quadrato [0,1]2[0,1]^2 del piano uvuv ha come immagine una regione di area 22.

Definizione. La trasformazione in coordinate polari è definita da: x=rcos⁡θ,y=rsin⁡θx = r \cos \theta, \quad y = r \sin \theta con r≥0r \ge 0 e θ∈[0,2π]\theta \in [0, 2\pi]. Qui r=x2+y2r = \sqrt{x^2+y^2} è la distanza dall'origine e θ\theta l'angolo con il semiasse xx positivo, in senso antiorario.

Esempio. Area del disco di raggio RR: ∬Ddx dy=∫02π ⁣ ⁣∫0Rr dr dθ=2π⋅R22=πR2\iint_D dx\,dy = \int_0^{2\pi}\!\!\int_0^R r\,dr\,d\theta = 2\pi \cdot \frac{R^2}{2} = \pi R^2.

Grafico interattivo: Il settore {x² + y² ≤ 1, 0 ≤ y ≤ x}: in polari 0 ≤ r ≤ 1, 0 ≤ θ ≤ π/4 (un rettangolo nel piano (r, θ))

Integrali tripli e coordinate cilindriche e sferiche

Formula (integrazione per fili). ∭Rf(x,y,z) dx dy dz=∬D(∫ϕ1(x,y)ϕ2(x,y)f(x,y,z) dz)dx dy\iiint_R f(x, y, z) \, dx \, dy \, dz = \iint_D \left( \int_{\phi_1(x,y)}^{\phi_2(x,y)} f(x, y, z) \, dz \right) dx \, dy

Esempio. R={(x,y)∈[0,1]2, 0≤z≤x+y}R = \{(x,y) \in [0,1]^2,\ 0 \le z \le x + y\}: ∭Rdx dy dz=∬D(x+y) dx dy=12+12=1\iiint_R dx\,dy\,dz = \iint_D (x + y)\,dx\,dy = \frac{1}{2} + \frac{1}{2} = 1.

Formula (integrazione per strati). ∭Rf dx dy dz=∫ab(∬Rzf(x,y,z) dx dy)dz\iiint_R f\,dx\,dy\,dz = \int_a^b \left(\iint_{R_z} f(x, y, z)\,dx\,dy\right) dz

Esempio (volume della sfera per strati). Nella palla x2+y2+z2≤R2x^2 + y^2 + z^2 \leq R^2 la sezione a quota z∈[−R,R]z \in [-R, R] è il disco di raggio R2−z2\sqrt{R^2 - z^2}, di area π(R2−z2)\pi(R^2 - z^2): V=∫−RRπ(R2−z2) dz=π(2R3−2R33)=43πR3V = \int_{-R}^{R}\pi(R^2 - z^2)\,dz = \pi\left(2R^3 - \frac{2R^3}{3}\right) = \frac43\pi R^3

Definizione (coordinate cilindriche). Le coordinate cilindriche (r,θ,z)(r, \theta, z) sono utili per domini che presentano una simmetria rispetto all'asse zz. La trasformazione è: x=rcos⁡θ,y=rsin⁡θ,z=zx = r \cos \theta, \quad y = r \sin \theta, \quad z = z con r≥0r \geq 0, θ∈[0,2π]\theta \in [0, 2\pi] e z∈Rz \in \mathbb{R}: sono le coordinate polari nel piano xyxy più la quota zz, e rr è la distanza dall'asse zz. Lo jacobiano (vedi Matrice jacobiana e derivata delle funzioni compostePer F: Rn → Rm, F = (f1, …, fm), la matrice jacobiana JF è la matrice m × n con (JF)ij = ∂fi/∂xj: la riga i è il gradiente di fi. Regola della catena: J(f∘g)(x) = Jf(g(x)) · Jg(x); casi frequenti d/dt f(γ(t)) = ∇f(γ(t))·γ'(t) e ∂f/∂x = f_u u_x + f_v v_x. Se det JF(x0) ≠ 0, F è invertibile vicino a x0 e J(F⁻¹) = (JF)⁻¹. Coordinate polari: det J = ρ.Matrice jacobiana e derivata delle funzioni composte →) risulta ∣J∣=r|J| = r, pertanto l'elemento di volume è dV=r dr dθ dzdV = r \, dr \, d\theta \, dz. Il teorema del cambiamento di variabili è lo stesso del caso doppio, con il determinante della jacobiana 3×33 \times 3.

Esempio. Volume del cilindro di raggio aa e altezza hh: ∫02π ⁣ ⁣∫0a ⁣ ⁣∫0hr dz dr dθ=πa2h\int_0^{2\pi}\!\!\int_0^a\!\!\int_0^h r\,dz\,dr\,d\theta = \pi a^2 h.

Definizione (coordinate sferiche). Le coordinate sferiche (ρ,θ,ϕ)(\rho, \theta, \phi) descrivono punti tramite distanza dall'origine e angoli: x=ρsin⁡ϕcos⁡θ,y=ρsin⁡ϕsin⁡θ,z=ρcos⁡ϕx = \rho \sin \phi \cos \theta, \quad y = \rho \sin \phi \sin \theta, \quad z = \rho \cos \phi con ρ≥0\rho \geq 0, θ∈[0,2π]\theta \in [0, 2\pi] e ϕ∈[0,π]\phi \in [0, \pi]. Qui ρ\rho è la distanza dall'origine, ϕ\phi l'angolo con il semiasse zz positivo (latitudine misurata dal polo nord) e θ\theta lo stesso angolo delle cilindriche (longitudine). Lo jacobiano è ∣J∣=ρ2sin⁡ϕ|J| = \rho^2 \sin \phi, quindi dV=ρ2sin⁡ϕ dρ dϕ dθdV = \rho^2 \sin \phi \, d\rho \, d\phi \, d\theta.

Esempio. Volume della palla di raggio RR: ∫02π ⁣ ⁣∫0π ⁣ ⁣∫0Rρ2sin⁡ϕ dρ dϕ dθ=43πR3\int_0^{2\pi}\!\!\int_0^{\pi}\!\!\int_0^R \rho^2 \sin\phi\,d\rho\,d\phi\,d\theta = \frac{4}{3}\pi R^3.

Teorema di Guldino per i volumi. Se la regione piana AA sta tutta da una parte dell'asse di rotazione e il suo baricentro è a distanza dd dall'asse, il solido ottenuto ruotando di 2π2\pi ha volume V=2π d⋅Area(A)V=2\pi\,d\cdot\text{Area}(A). Per il toro ottenuto ruotando un disco di raggio aa con il centro a distanza b>ab>a dall'asse: V=2πb⋅πa2=2π2a2bV=2\pi b\cdot\pi a^2=2\pi^2a^2b.

Esempio. Toro ottenuto ruotando un cerchio di raggio rr il cui centro dista d>rd > r dall'asse: V=2πd⋅πr2=2π2d r2V = 2\pi d \cdot \pi r^2 = 2\pi^2 d\,r^2.

V. Curve, campi vettoriali e integrali curvilinei

Curve regolari, lunghezza e integrale curvilineo di prima specie

Definizione. Una curva γ\gamma è detta regolare se γ∈C1([a,b])\gamma \in C^1([a, b]) e γ′(t)≠0⃗\gamma'(t) \neq \vec{0} per ogni t∈[a,b]t \in [a, b]. È regolare a tratti se [a,b][a, b] si divide in un numero finito di intervalli su ciascuno dei quali è regolare (negli estremi dei pezzi può avere spigoli o cuspidi).

Esempio. γ(t)=(cos⁡t,sin⁡t)\gamma(t) = (\cos t, \sin t) è regolare: γ′(t)=(−sin⁡t,cos⁡t)\gamma'(t) = (-\sin t, \cos t) ha norma 1≠01 \ne 0. γ(t)=(t2,t3)\gamma(t) = (t^2, t^3) non lo è in t=0t = 0, perché γ′(0)=(0,0)\gamma'(0) = (0, 0).

Formula (lunghezza di una curva). L=∫ab∥γ′(t)∥ dt=∫abx′(t)2+y′(t)2+z′(t)2 dtL = \int_a^b \|\gamma'(t)\| \, dt = \int_a^b \sqrt{x'(t)^2 + y'(t)^2 + z'(t)^2} \, dt

Esempio: Lunghezza di una circonferenza di raggio RR γ(t)=(Rcos⁡t,Rsin⁡t)  ⟹  γ′(t)=(−Rsin⁡t,Rcos⁡t)\gamma(t) = (R\cos t, R\sin t) \implies \gamma'(t) = (-R\sin t, R\cos t). ∥γ′(t)∥=(−Rsin⁡t)2+(Rcos⁡t)2=R2(sin⁡2t+cos⁡2t)=R\|\gamma'(t)\| = \sqrt{(-R\sin t)^2 + (R\cos t)^2} = \sqrt{R^2(\sin^2 t + \cos^2 t)} = R. L=∫02πR dt=2πRL = \int_0^{2\pi} R \, dt = 2\pi R.

Grafico interattivo: Velocità scalare sulla cicloide con a = 1: 2 sin(θ/2); l'area sotto il grafico è la lunghezza 8

Formula (integrale curvilineo di prima specie). ∫γf ds=∫abf(γ(t))∥γ′(t)∥ dt\int_\gamma f \, ds = \int_a^b f(\gamma(t)) \|\gamma'(t)\| \, dt

Esempio: Massa di un filo Sia γ(t)=(t,t)\gamma(t) = (t, t) per t∈[0,1]t \in [0, 1] e densità f(x,y)=x+yf(x, y) = x+y. γ′(t)=(1,1)\gamma'(t) = (1, 1), ∥γ′(t)∥=12+12=2\|\gamma'(t)\| = \sqrt{1^2+1^2} = \sqrt{2}. M=∫01(t+t)2 dt=2∫012t dt=2[t2]01=2M = \int_0^1 (t+t) \sqrt{2} \, dt = \sqrt{2} \int_0^1 2t \, dt = \sqrt{2} [t^2]_0^1 = \sqrt{2}.

Campi vettoriali e lavoro lungo una curva

Definizione (campo vettoriale). f(x,y)=M(x,y)i+N(x,y)j=(M(x,y),N(x,y))\mathbf{f}(x, y) = M(x, y)\mathbf{i} + N(x, y)\mathbf{j} = (M(x, y), N(x, y))

Esempio. f(x,y)=(−y,x)\mathbf{f}(x,y) = (-y, x) è il campo di rotazione: in (1,0)(1,0) vale (0,1)(0,1) e in (0,2)(0,2) vale (−2,0)(-2,0).

Definizione. Dato un campo vettoriale continuo f\mathbf{f} e una curva regolare CC parametrizzata da r(t)=(x(t),y(t))\mathbf{r}(t) = (x(t), y(t)) con t∈[a,b]t \in [a, b], l'integrale di linea è definito come: ∫Cf⋅dr=∫abf(r(t))⋅r′(t) dt\int_C \mathbf{f} \cdot d\mathbf{r} = \int_a^b \mathbf{f}(\mathbf{r}(t)) \cdot \mathbf{r}'(t) \, dt dove r′(t)\mathbf{r}'(t) è il vettore tangente alla curva.

Esempio. f(x,y)=(y,x)\mathbf{f}(x,y) = (y, x) sulla curva r(t)=(t,t2)\mathbf{r}(t) = (t, t^2), t∈[0,1]t \in [0,1]: f(r(t))⋅r′(t)=(t2,t)⋅(1,2t)=3t2\mathbf{f}(\mathbf{r}(t)) \cdot \mathbf{r}'(t) = (t^2, t) \cdot (1, 2t) = 3t^2, quindi ∫Cf⋅dr=∫013t2 dt=1\int_C \mathbf{f} \cdot d\mathbf{r} = \int_0^1 3t^2\,dt = 1.

Campi conservativi e funzione potenziale

Teorema. Se F=∇f\mathbf{F} = \nabla f è un campo di classe C1C^1 in un dominio DD, allora per ogni curva regolare γ\gamma contenuta in DD con punto iniziale P0P_0 e finale P1P_1, vale: ∫γF⋅dr=f(P1)−f(P0)\int_\gamma \mathbf{F} \cdot d\mathbf{r} = f(P_1) - f(P_0)

Esempio. f(x,y)=x2yf(x,y) = x^2 y ha ∇f=(2xy,x2)\nabla f = (2xy, x^2): da P0=(0,0)P_0 = (0,0) a P1=(1,2)P_1 = (1,2) il lavoro vale f(1,2)−f(0,0)=2f(1,2) - f(0,0) = 2, qualunque sia il cammino.

Teorema. Se F\mathbf{F} è di classe C1C^1 e irrotazionale in un dominio semplicemente connesso, allora F\mathbf{F} è conservativo.

Esempio. F=(2xy,x2)\mathbf{F} = (2xy, x^2) è irrotazionale su R2\mathbb{R}^2 (∂x(x2)=2x=∂y(2xy)\partial_x (x^2) = 2x = \partial_y (2xy)), che è semplicemente connesso: quindi è conservativo, con potenziale x2yx^2 y.

Grafico interattivo: Nel semipiano x > 0 (che non contiene l'origine) il potenziale f = arctan(y/x) = θ è costante sulle semirette uscenti dall'origine: θ = 0, ±π/6, ±π/3; intorno all'origine non esiste un angolo continuo

Teorema di Green nel piano

Teorema (di Green). Sia RR un dominio regolare del piano, con bordo C=∂RC = \partial R orientato positivamente. Sia F=⟨M(x,y),N(x,y)⟩\mathbf{F} = \langle M(x,y), N(x,y) \rangle un campo vettoriale di classe C1C^1 in RR. Allora:

∮CM dx+N dy=∬R(∂N∂x−∂M∂y)dx dy\oint_C M \, dx + N \, dy = \iint_R \left( \frac{\partial N}{\partial x} - \frac{\partial M}{\partial y} \right) dx \, dy

Esempio. F=(M,N)=(−y,x)\mathbf{F} = (M, N) = (-y, x) sul disco unitario: ∮C−y dx+x dy=∬R(1−(−1)) dx dy=2π\oint_C -y\,dx + x\,dy = \iint_R (1 - (-1))\,dx\,dy = 2\pi.

Formula (area di una regione con l'integrale di linea). Area(R)=∮Cx dy=−∮Cy dx=12∮C(x dy−y dx)\text{Area}(R) = \oint_C x \, dy = -\oint_C y \, dx = \frac{1}{2} \oint_C (x \, dy - y \, dx)

Esempio. Disco di raggio rr, con x=rcos⁡tx = r\cos t e y=rsin⁡ty = r\sin t: ∮Cx dy=∫02πrcos⁡t⋅rcos⁡t dt=πr2\oint_C x\,dy = \int_0^{2\pi} r\cos t \cdot r\cos t\,dt = \pi r^2.

Divergenza, rotore e flusso nel piano

Definizione. div⁡F=∂M∂x+∂N∂y,rot⁡F=∂N∂x−∂M∂y\operatorname{div}\mathbf F=\frac{\partial M}{\partial x}+\frac{\partial N}{\partial y},\qquad \operatorname{rot}\mathbf F=\frac{\partial N}{\partial x}-\frac{\partial M}{\partial y} La seconda è il rotore scalareè la componente lungo l'asse z del rotore del campo tridimensionale (M, N, 0) del campo piano.

Esempio. F=(x,y)\mathbf{F} = (x, y) ha div⁡F=1+1=2\operatorname{div}\mathbf{F} = 1 + 1 = 2 e rot⁡F=0\operatorname{rot}\mathbf{F} = 0. Per F=(−y,x)\mathbf{F} = (-y, x): div⁡F=0\operatorname{div}\mathbf{F} = 0 e rot⁡F=1−(−1)=2\operatorname{rot}\mathbf{F} = 1 - (-1) = 2.

Teorema (della divergenza nel piano). Sia RR un dominio regolare con bordo ∂R\partial R orientato positivamente (antiorario, buchi in senso orario) e F=(M,N)\mathbf F=(M,N) di classe C1C^1 su RR. Allora ∮∂RF⋅n ds=∬Rdiv⁡F dx dy.\oint_{\partial R}\mathbf F\cdot\mathbf n\,ds=\iint_R\operatorname{div}\mathbf F\,dx\,dy .

Esempio (verifica). Per F=(x,y)\mathbf F=(x,y) sul disco di raggio aa: ∬div⁡F dx dy=2⋅πa2=2πa2\iint\operatorname{div}\mathbf F\,dx\,dy=2\cdot\pi a^2=2\pi a^2, uguale al flusso calcolato sopra.

Grafico interattivo: Il campo F = (x, y)/(x² + y²), ridotto di 0,6 volte: ha modulo 1/r, quindi i vettori sulla circonferenza di raggio 1 (lunghezza 1) sono il doppio di quelli sulla circonferenza di raggio 2 (lunghezza 1/2), ma il flusso uscente è 2π su entrambe

VI. Serie di funzioni e serie di potenze

Convergenza puntuale e uniforme di successioni e serie di funzioni

Definizione. La successione (fn)(f_n) converge puntualmente a una funzione limite f:E→Rf: E \to \mathbb{R} se, per ogni x∈Ex \in E fissato, la successione numerica (fn(x))n∈N(f_n(x))_{n \in \mathbb{N}} converge a f(x)f(x): ∀x∈E,lim⁡n→∞fn(x)=f(x)\forall x \in E, \quad \lim_{n \to \infty} f_n(x) = f(x) In forma quantificata: ∀x∈E, ∀ϵ>0, ∃n0=n0(ϵ,x)∈N t.c. ∀n≥n0  ⟹  ∣fn(x)−f(x)∣<ϵ\forall x \in E, \ \forall \epsilon > 0, \ \exists n_0 = n_0(\epsilon, x) \in \mathbb{N} \text{ t.c. } \forall n \ge n_0 \implies |f_n(x) - f(x)| < \epsilon

Esempio. fn(x)=xnf_n(x) = x^n su [0,1][0,1] converge puntualmente a f(x)=0f(x) = 0 per 0≤x<10 \le x < 1 e a f(1)=1f(1) = 1.

Definizione. La successione (fn)(f_n) converge uniformemente a f:E→Rf: E \to \mathbb{R} su EE se l'indice soglia n0n_0 dipende unicamente da ϵ\epsilon e non dal punto xx: ∀ϵ>0, ∃n0=n0(ϵ)∈N t.c. ∀n≥n0, ∀x∈E  ⟹  ∣fn(x)−f(x)∣<ϵ\forall \epsilon > 0, \ \exists n_0 = n_0(\epsilon) \in \mathbb{N} \text{ t.c. } \forall n \ge n_0, \ \forall x \in E \implies |f_n(x) - f(x)| < \epsilon

Esempio. fn(x)=xnf_n(x) = \frac{x}{n} su [0,1][0,1] converge uniformemente a 00: sup⁡[0,1]∣fn∣=1n→0\sup_{[0,1]} |f_n| = \frac{1}{n} \to 0. Invece xnx^n non converge uniformemente su [0,1][0,1]: sup⁡∣xn−f(x)∣=1\sup |x^n - f(x)| = 1 per ogni nn.

Teorema. Sia (fn)(f_n) una successione di funzioni continue su E⊆RE \subseteq \mathbb{R}. Se fn→ff_n \to f uniformemente su EE, allora ff è continua su EE.

Esempio. Le funzioni xnx^n sono continue su [0,1][0,1] ma il limite puntuale (che vale 00 per x<1x < 1 e 11 in x=1x = 1) non è continuo: quindi la convergenza non può essere uniforme.

Teorema. Sia [a,b][a, b] un intervallo chiuso e limitato e sia (fn)(f_n) una successione di funzioni integrabili secondo Riemann su [a,b][a, b]. Se fn→ff_n \to f uniformemente su [a,b][a, b], allora ff è integrabile su [a,b][a, b] e vale: lim⁡n→∞∫abfn(x) dx=∫ab(lim⁡n→∞fn(x))dx=∫abf(x) dx\lim_{n \to \infty} \int_a^b f_n(x) \, dx = \int_a^b \left( \lim_{n \to \infty} f_n(x) \right) dx = \int_a^b f(x) \, dx

Esempio. fn(x)=xnf_n(x) = \frac{x}{n} converge uniformemente a 00 su [0,1][0,1] e ∫01xn dx=12n→0=∫010 dx\int_0^1 \frac{x}{n}\,dx = \frac{1}{2n} \to 0 = \int_0^1 0\,dx.

Teorema. Sia (fn)(f_n) una successione di funzioni derivabili con continuità (C1C^1) su [a,b][a, b] tale che:

  1. Esiste almeno un punto x0∈[a,b]x_0 \in [a, b] in cui la successione numerica (fn(x0))(f_n(x_0)) converge;
  2. La successione delle derivate (fn′)(f_n') converge uniformemente su [a,b][a, b] a una funzione gg.

Allora (fn)(f_n) converge uniformemente su [a,b][a, b] a una funzione f∈C1([a,b])f \in C^1([a, b]), ff è derivabile e: f′(x)=lim⁡n→∞fn′(x)=g(x)∀x∈[a,b]f'(x) = \lim_{n \to \infty} f_n'(x) = g(x) \quad \forall x \in [a, b]

Esempio. fn(x)=x+x2nf_n(x) = x + \frac{x^2}{n} su [0,1][0,1]: fn(0)=0f_n(0) = 0 converge e fn′(x)=1+2xn→1f_n'(x) = 1 + \frac{2x}{n} \to 1 uniformemente; quindi fn→ff_n \to f con f′(x)=1f'(x) = 1, cioè f(x)=xf(x) = x.

Definizione. La serie converge puntualmente su EE alla funzione somma S(x)S(x) se sk(x)→S(x)s_k(x) \to S(x) puntualmente su EE. Converge uniformemente su EE a S(x)S(x) se sk→Ss_k \to S uniformemente su EE, ossia se: lim⁡k→∞sup⁡x∈E∣S(x)−∑n=1kun(x)∣=0\lim_{k \to \infty} \sup_{x \in E} \left| S(x) - \sum_{n=1}^k u_n(x) \right| = 0

Esempio. La serie geometrica ∑n=0∞xn\sum_{n=0}^{\infty} x^n converge puntualmente su ]−1,1[]-1, 1[ alla somma S(x)=11−xS(x) = \frac{1}{1-x}.

Teorema (Criterio M di Weierstrass / Convergenza totale). Sia ∑n=1∞un(x)\sum_{n=1}^\infty u_n(x) una serie di funzioni definite su EE. Supponiamo che esista una successione numerica (Mn)n∈N(M_n)_{n \in \mathbb{N}} di termini non negativi tale che:

  1. ∣un(x)∣≤Mn|u_n(x)| \le M_n per ogni x∈Ex \in E e per ogni n∈Nn \in \mathbb{N};
  2. La serie numerica ∑n=1∞Mn\sum_{n=1}^\infty M_n converge.

Allora:

  • La serie converge assolutamente per ogni x∈Ex \in E;
  • La serie converge uniformemente su EE.

Esempio. ∑n=1∞sin⁡(nx)n2\sum_{n=1}^{\infty} \frac{\sin(nx)}{n^2} su R\mathbb{R}: ∣sin⁡nxn2∣≤1n2=Mn\left|\frac{\sin nx}{n^2}\right| \le \frac{1}{n^2} = M_n e ∑1n2\sum \frac{1}{n^2} converge, quindi la serie converge uniformemente su R\mathbb{R}.

Serie di potenze e serie di Taylor

Definizione. Una serie di potenze centrata nel punto x0∈Rx_0 \in \mathbb{R} è una serie di funzioni della forma: ∑n=0∞an(x−x0)n=a0+a1(x−x0)+a2(x−x0)2+…\sum_{n=0}^{\infty} a_n (x - x_0)^n = a_0 + a_1(x-x_0) + a_2(x-x_0)^2 + \dots dove i coefficienti an∈Ra_n \in \mathbb{R} costituiscono una successione numerica e x∈Rx \in \mathbb{R} è la variabile reale.

Esempio. ∑n=0∞(x−1)nn+1\sum_{n=0}^{\infty} \frac{(x-1)^n}{n+1} è una serie di potenze centrata in x0=1x_0 = 1, con coefficienti an=1n+1a_n = \frac{1}{n+1}.

Teorema (di Cauchy-Hadamard). Sia data la serie di potenze ∑n=0∞an(x−x0)n\sum_{n=0}^{\infty} a_n (x-x_0)^n. Si definisca la quantità: L=lim sup⁡n→∞∣an∣nL = \limsup_{n \to \infty} \sqrt[n]{|a_n|} Il raggio di convergenza ρ∈[0,+∞]\rho \in [0, +\infty] della serie è definito come: ρ={1Lse 0<L<+∞+∞se L=00se L=+∞\rho = \begin{cases} \frac{1}{L} & \text{se } 0 < L < +\infty \\ +\infty & \text{se } L = 0 \\ 0 & \text{se } L = +\infty \end{cases} Se esiste il limite del rapporto dei coefficienti successivi, il raggio di convergenza può essere calcolato equivalentemente come: ρ=lim⁡n→∞∣anan+1∣\rho = \lim_{n \to \infty} \left| \frac{a_n}{a_{n+1}} \right|

Esempio. ∑xnn!\sum \frac{x^n}{n!} ha ρ=lim⁡(n+1)=+∞\rho = \lim (n+1) = +\infty; ∑n! xn\sum n!\,x^n ha ρ=lim⁡1n+1=0\rho = \lim \frac{1}{n+1} = 0; ∑xn\sum x^n ha ρ=1\rho = 1.

Teorema (sul raggio di convergenza). Sia ρ\rho il raggio di convergenza della serie di potenze ∑n=0∞an(x−x0)n\sum_{n=0}^{\infty} a_n (x-x_0)^n:

  1. Se ρ=0\rho = 0, la serie converge unicamente nel punto x=x0x = x_0.
  2. Se ρ=+∞\rho = +\infty, la serie converge assolutamente per ogni x∈Rx \in \mathbb{R}.
  3. Se 0<ρ<+∞0 < \rho < +\infty, la serie converge assolutamente per ogni xx tale che ∣x−x0∣<ρ|x - x_0| < \rho, ovvero all'interno dell'intervallo aperto (x0−ρ,x0+ρ)(x_0 - \rho, x_0 + \rho). La serie non converge per ∣x−x0∣>ρ|x - x_0| > \rho.

Esempio. ∑xnn\sum \frac{x^n}{n} ha ρ=1\rho = 1: converge assolutamente in ]−1,1[]-1, 1[; in x=1x = 1 diverge (serie armonica), in x=−1x = -1 converge (Leibniz).

Teorema (Convergenza uniforme nei compatti interni). Sia ∑n=0∞an(x−x0)n\sum_{n=0}^{\infty} a_n (x-x_0)^n una serie di potenze con raggio di convergenza ρ>0\rho > 0. Per ogni costante K∈(0,ρ)K \in (0, \rho), la serie converge uniformemente sull'intervallo chiuso e limitato [x0−K,x0+K][x_0 - K, x_0 + K].

Esempio. ∑xn\sum x^n ha ρ=1\rho = 1: converge uniformemente su [−12,12][-\frac{1}{2}, \frac{1}{2}], ma non su tutto ]−1,1[]-1, 1[.

Teorema (Integrazione termine a termine). Sia f(x)=∑n=0∞an(x−x0)nf(x) = \sum_{n=0}^{\infty} a_n (x-x_0)^n la somma di una serie di potenze con raggio di convergenza ρ>0\rho > 0. La funzione ff è continua sull'intervallo (x0−ρ,x0+ρ)(x_0 - \rho, x_0 + \rho) e, per ogni coppia di punti a,b∈(x0−ρ,x0+ρ)a, b \in (x_0 - \rho, x_0 + \rho), si ha: ∫abf(x) dx=∑n=0∞an∫ab(x−x0)n dx=∑n=0∞ann+1[(b−x0)n+1−(a−x0)n+1]\int_{a}^{b} f(x) \, dx = \sum_{n=0}^{\infty} a_n \int_{a}^{b} (x-x_0)^n \, dx = \sum_{n=0}^{\infty} \frac{a_n}{n+1} \left[ (b-x_0)^{n+1} - (a-x_0)^{n+1} \right] Inoltre, la serie integrata possiede lo stesso raggio di convergenza ρ\rho della serie originale.

Esempio. Da 11−x=∑n=0∞xn\frac{1}{1-x} = \sum_{n=0}^{\infty} x^n per ∣x∣<1|x| < 1, integrando tra 00 e xx: −ln⁡(1−x)=∑n=0∞xn+1n+1-\ln(1-x) = \sum_{n=0}^{\infty} \frac{x^{n+1}}{n+1}.

Teorema (Derivazione termine a termine). Sia f(x)=∑n=0∞an(x−x0)nf(x) = \sum_{n=0}^{\infty} a_n (x-x_0)^n la somma di una serie di potenze con raggio di convergenza ρ>0\rho > 0. La funzione ff è derivabile all'interno dell'intervallo (x0−ρ,x0+ρ)(x_0 - \rho, x_0 + \rho) e la sua derivata prima si ottiene derivando termine a termine la serie: f′(x)=∑n=1∞nan(x−x0)n−1f'(x) = \sum_{n=1}^{\infty} n a_n (x-x_0)^{n-1} La serie delle derivate ha lo stesso raggio di convergenza ρ\rho della serie di partenza.

Esempio. Derivando 11−x=∑n=0∞xn\frac{1}{1-x} = \sum_{n=0}^{\infty} x^n si ottiene 1(1−x)2=∑n=1∞n xn−1\frac{1}{(1-x)^2} = \sum_{n=1}^{\infty} n\,x^{n-1} per ∣x∣<1|x| < 1.

Definizione. La serie di Taylor di una funzione f∈C∞f \in C^\infty centrata in x0x_0 è la serie di potenze: ∑n=0∞f(n)(x0)n!(x−x0)n\sum_{n=0}^{\infty} \frac{f^{(n)}(x_0)}{n!} (x-x_0)^n Se la serie converge a f(x)f(x) in un intorno di x0x_0, la funzione si dice analiticaUna funzione si dice analitica in un punto se è esprimibile come serie di potenze convergente in un intorno di quel punto.

Esempio. Per f(x)=exf(x) = e^x in x0=0x_0 = 0 si ha f(n)(0)=1f^{(n)}(0) = 1, quindi la serie di Taylor è ∑n=0∞xnn!\sum_{n=0}^{\infty} \frac{x^n}{n!}, che converge a exe^x per ogni xx.

VII. Analisi complessa

Numeri complessi

Definizione. Un numero complesso zz è un'espressione della forma: z=x+iyz = x + iy dove xx e yy sono numeri reali, e unità immaginariasimbolo ii tale che i2=−1i^2 = -1.

Esempio. z=3−2iz = 3 - 2i ha Re⁡(z)=3\operatorname{Re}(z) = 3 e Im⁡(z)=−2\operatorname{Im}(z) = -2; inoltre (1+2i)(3−i)=3−i+6i−2i2=5+5i(1 + 2i)(3 - i) = 3 - i + 6i - 2i^2 = 5 + 5i.

Definizione. Il coniugato di un numero complesso z=x+iyz = x + iy è il numero complesso: zˉ=x−iy\bar{z} = x - iy

Esempio. 3−2i‾=3+2i\overline{3 - 2i} = 3 + 2i e zzˉ=(3−2i)(3+2i)=9+4=13z\bar{z} = (3 - 2i)(3 + 2i) = 9 + 4 = 13.

Definizione. Il modulo (o valore assoluto) di z=x+iyz = x + iy è il numero reale non negativo: ∣z∣=x2+y2|z| = \sqrt{x^2 + y^2}

Esempio numerico. Siano z1=3+4iz_1 = 3 + 4i e z2=1−2iz_2 = 1 - 2i. Calcoliamo somma, prodotto e quoziente:

  • Somma: z1+z2=(3+1)+i(4−2)=4+2iz_1 + z_2 = (3 + 1) + i(4 - 2) = 4 + 2i.
  • Prodotto: z1z2=(3+4i)(1−2i)=3−6i+4i−8i2=3−2i−8(−1)=11−2iz_1 z_2 = (3 + 4i)(1 - 2i) = 3 - 6i + 4i - 8i^2 = 3 - 2i - 8(-1) = 11 - 2i.
  • Quoziente: z1z2=3+4i1−2i=(3+4i)(1+2i)(1−2i)(1+2i)=3+6i+4i+8i212−(2i)2=−5+10i1+4=−5+10i5=−1+2i\frac{z_1}{z_2} = \frac{3 + 4i}{1 - 2i} = \frac{(3 + 4i)(1 + 2i)}{(1 - 2i)(1 + 2i)} = \frac{3 + 6i + 4i + 8i^2}{1^2 - (2i)^2} = \frac{-5 + 10i}{1 + 4} = \frac{-5 + 10i}{5} = -1 + 2i.

Grafico interattivo: Piano di Argand-Gauss: z₁ = 3 + 4i, z₂ = 1 − 2i e la somma z₁ + z₂ = 4 + 2i, diagonale del parallelogramma; il quoziente z₁/z₂ = −1 + 2i

Definizione. La forma trigonometrica di un numero complesso è: z=r(cos⁡θ+isin⁡θ)z = r(\cos\theta + i\sin\theta) dove r>0r > 0 e θ=arg⁡(z)\theta = \arg(z) è definito a meno di multipli interi di 2π2\pi.

Esempio numerico. Convertire z=−1−iz = -1 - i in forma polare.

  1. Calcoliamo il modulo: r=(−1)2+(−1)2=2r = \sqrt{(-1)^2 + (-1)^2} = \sqrt{2}.
  2. Troviamo l'argomento θ\theta: il punto si trova nel terzo quadrante del piano di Argand-Gauss (x<0,y<0x < 0, y < 0). Si ha tan⁡θ=−1−1=1\tan\theta = \frac{-1}{-1} = 1, da cui θ=5π4\theta = \frac{5\pi}{4} (equivalente a −3π4-\frac{3\pi}{4} a meno di 2π2\pi: arctan⁡1=π4\arctan 1=\frac\pi4 da sola darebbe il quadrante sbagliato).
  3. La forma polare è z=2ei5π4z = \sqrt{2} e^{i\frac{5\pi}{4}}.

Grafico interattivo: z = −1 − i: terzo quadrante, modulo r = √2 (la circonferenza tratteggiata) e argomento θ = 5π/4 = 225° (equivalente a −3π/4)

Teorema. Dato un numero complesso non nullo z=reiθz = r e^{i\theta} e un intero positivo n≥1n \ge 1, esistono esattamente nn radici ennesime distinte di zz, date dalla formula: wk=rn eiθ+2kπn,k=0,1,2,…,n−1w_k = \sqrt[n]{r} \, e^{i \frac{\theta + 2k\pi}{n}}, \quad k = 0, 1, 2, \dots, n-1

Esempio numerico. Trovare tutte le soluzioni dell'equazione w3=−8w^3 = -8.

  1. Scriviamo −8-8 in forma polare: il modulo è r=∣−8∣=8r = |-8| = 8, e l'argomento è θ=π\theta = \pi (poiché si trova sul semiasse negativo delle reali). Quindi −8=8eiπ-8 = 8 e^{i\pi}.
  2. Applichiamo la formula delle radici terze (n=3n=3): wk=83 eiπ+2kπ3=2eiπ+2kπ3,k=0,1,2w_k = \sqrt[3]{8} \, e^{i \frac{\pi + 2k\pi}{3}} = 2 e^{i \frac{\pi + 2k\pi}{3}}, \quad k = 0, 1, 2
  3. Calcoliamo i singoli valori al variare di kk:
    • Per k=0k = 0: w0=2eiπ3=2(cos⁡π3+isin⁡π3)=2(12+i32)=1+i3w_0 = 2 e^{i\frac{\pi}{3}} = 2\left(\cos\frac{\pi}{3} + i\sin\frac{\pi}{3}\right) = 2\left(\frac{1}{2} + i\frac{\sqrt{3}}{2}\right) = 1 + i\sqrt{3}.
    • Per k=1k = 1: w1=2ei3π3=2eiπ=2(cos⁡π+isin⁡π)=2(−1+0)=−2w_1 = 2 e^{i\frac{3\pi}{3}} = 2 e^{i\pi} = 2(\cos\pi + i\sin\pi) = 2(-1 + 0) = -2.
    • Per k=2k = 2: w2=2ei5π3=2(cos⁡5π3+isin⁡5π3)=2(12−i32)=1−i3w_2 = 2 e^{i\frac{5\pi}{3}} = 2\left(\cos\frac{5\pi}{3} + i\sin\frac{5\pi}{3}\right) = 2\left(\frac{1}{2} - i\frac{\sqrt{3}}{2}\right) = 1 - i\sqrt{3}.

Grafico interattivo: Le tre soluzioni di w³ = −8 sono i vertici di un triangolo equilatero inscritto nella circonferenza di raggio 2: w₀ = 1 + i√3 (angolo π/3), w₁ = −2 (angolo π), w₂ = 1 − i√3 (angolo 5π/3)

Funzioni elementari complesse

Definizione. Una successione di numeri complessi {an}n=1∞\{a_n\}_{n=1}^\infty, con an=xn+iyna_n = x_n + i y_n, converge a un numero complesso L=x0+iy0L = x_0 + i y_0 se la distanza euclidea nel piano complesso tende a zero. Formalmente, lim⁡n→∞an=L\lim_{n \to \infty} a_n = L se per ogni ϵ>0\epsilon > 0 esiste un intero NN tale che per ogni n>Nn > N si ha: ∣an−L∣<ϵ|a_n - L| < \epsilon Geometricamente, l'intorno di LL è un disco aperto di raggio ϵ\epsilon centrato in LL nel piano di Argand-Gauss.

Esempio. an=1n+i(1−1n)→ia_n = \frac{1}{n} + i\left(1 - \frac{1}{n}\right) \to i: la parte reale tende a 00, quella immaginaria a 11, e ∣an−i∣=2n→0|a_n - i| = \frac{\sqrt{2}}{n} \to 0.

Definizione. Data una successione di numeri complessi {cn}n=1∞\{c_n\}_{n=1}^\infty, la serie infinita ∑n=1∞cn\sum_{n=1}^\infty c_n è definita come il limite della successione delle somme parziali SN=∑n=1NcnS_N = \sum_{n=1}^N c_n per N→∞N \to \infty. Se tale limite esiste ed è finito, la serie converge.

Esempio. La serie geometrica ∑n=0∞(i2)n\sum_{n=0}^{\infty} \left(\frac{i}{2}\right)^n converge, perché ∣i2∣<1\left|\frac{i}{2}\right| < 1, e la somma è 11−i/2=4+2i5\frac{1}{1 - i/2} = \frac{4 + 2i}{5}.

Teorema. (Raggio e cerchio di convergenza) Per ogni serie di potenze nel campo complesso del tipo ∑n=0∞anzn\sum_{n=0}^\infty a_n z^n, si presenta esattamente uno dei seguenti tre casi:

  1. La serie converge solo per z=0z = 0.
  2. La serie converge per ogni z∈Cz \in \mathbb{C}.
  3. Esiste un numero reale R>0R > 0, detto raggio di convergenza, tale che la serie converge assolutamente per ogni zz tale che ∣z∣<R|z| < R (interno del cerchio di convergenza) e diverge per ∣z∣>R|z| > R.

All'interno di ogni disco chiuso ∣z∣≤r|z| \le r con r<Rr < R, la convergenza è uniforme.

Esempio. ∑n=0∞zn2n\sum_{n=0}^{\infty} \frac{z^n}{2^n} ha R=lim⁡∣anan+1∣=2R = \lim \left|\frac{a_n}{a_{n+1}}\right| = 2: converge assolutamente per ∣z∣<2|z| < 2 e diverge per ∣z∣>2|z| > 2.

Definizione. La funzione esponenziale complessa eze^z (o exp⁡(z)\exp(z)) è definita per ogni z∈Cz \in \mathbb{C} dalla serie di potenze: ez=∑n=0∞znn!=1+z+z22!+z33!+…e^z = \sum_{n=0}^\infty \frac{z^n}{n!} = 1 + z + \frac{z^2}{2!} + \frac{z^3}{3!} + \dots Questa serie ha raggio di convergenza R=+∞R = +\infty, dunque l'esponenziale è una funzione intera (definita su tutto C\mathbb{C}).

Esempio. In z=iz = i i primi termini della serie danno 1+i+i22+i36=12+56i1 + i + \frac{i^2}{2} + \frac{i^3}{6} = \frac{1}{2} + \frac{5}{6}i, già vicino a ei=cos⁡1+isin⁡1≈0,54+0,84 ie^{i} = \cos 1 + i \sin 1 \approx 0{,}54 + 0{,}84\,i.

Teorema. (Formula di Eulero) Per ogni z∈Cz \in \mathbb{C}, vale la relazione: eiz=cos⁡z+isin⁡ze^{iz} = \cos z + i \sin z In particolare, ponendo z=xz = x reale, si ottiene eix=cos⁡x+isin⁡xe^{ix} = \cos x + i \sin x.

Esempio. eiπ=cos⁡π+isin⁡π=−1e^{i\pi} = \cos\pi + i\sin\pi = -1 e eiπ/2=cos⁡π2+isin⁡π2=ie^{i\pi/2} = \cos\frac{\pi}{2} + i\sin\frac{\pi}{2} = i.

Definizione. Dato un numero complesso w∈C∖{0}w \in \mathbb{C} \setminus \{0\}, scriviamolo in forma polare w=reiθw = r e^{i\theta}, dove r=∣w∣r = |w| e θ=arg⁡(w)=Arg(w)+2kπ\theta = \arg(w) = \text{Arg}(w) + 2k\pi con k∈Zk \in \mathbb{Z} (Arg(w)\text{Arg}(w) è l'argomento principale in (−π,π](-\pi, \pi]). Il logaritmo complesso è definito come: ln⁡w=ln⁡∣w∣+i(Arg(w)+2kπ),k∈Z\ln w = \ln |w| + i (\text{Arg}(w) + 2k\pi), \quad k \in \mathbb{Z}

Esempio. ln⁡(−1)=ln⁡1+i(π+2kπ)=iπ(2k+1)\ln(-1) = \ln 1 + i(\pi + 2k\pi) = i\pi(2k+1), k∈Zk \in \mathbb{Z}; il valore principale è Ln⁡(−1)=iπ\operatorname{Ln}(-1) = i\pi.

Funzioni di variabile complessa e condizioni di Cauchy-Riemann

Definizione. Sia f:Ω⊆C→Cf: \Omega \subseteq \mathbb{C} \to \mathbb{C} e sia z0∈Cz_0 \in \mathbb{C} un punto di accumulazione per Ω\Omega. Si dice che il limite per zz che tende a z0z_0 di f(z)f(z) è pari a L∈CL \in \mathbb{C}, e si scrive: lim⁡z→z0f(z)=L\lim_{z \to z_0} f(z) = L se per ogni ϵ>0\epsilon > 0 esiste un δ>0\delta > 0 tale che, per ogni z∈Ωz \in \Omega con 0<∣z−z0∣<δ0 < |z - z_0| < \delta, si ha: ∣f(z)−L∣<ϵ|f(z) - L| < \epsilon

Esempio. lim⁡z→iz2=i2=−1\lim_{z \to i} z^2 = i^2 = -1: con z=x+iyz = x + iy si ha u=x2−y2→−1u = x^2 - y^2 \to -1 e v=2xy→0v = 2xy \to 0 per (x,y)→(0,1)(x,y) \to (0,1).

Teorema. Siano z=x+iyz = x + iy, z0=x0+iy0z_0 = x_0 + i y_0, f(z)=u(x,y)+iv(x,y)f(z) = u(x,y) + iv(x,y) e L=L1+iL2L = L_1 + i L_2. Si ha che lim⁡z→z0f(z)=L\lim_{z \to z_0} f(z) = L se e solo se valgono contemporaneamente i due limiti reali: lim⁡(x,y)→(x0,y0)u(x,y)=L1elim⁡(x,y)→(x0,y0)v(x,y)=L2\lim_{(x,y) \to (x_0,y_0)} u(x,y) = L_1 \quad \text{e} \quad \lim_{(x,y) \to (x_0,y_0)} v(x,y) = L_2

Esempio. f(z)=z2=(x2−y2)+i 2xyf(z) = z^2 = (x^2 - y^2) + i\,2xy in z0=1+iz_0 = 1 + i: u→1−1=0u \to 1 - 1 = 0 e v→2v \to 2, quindi lim⁡z→1+iz2=2i\lim_{z \to 1+i} z^2 = 2i.

Definizione. Sia f:Ω→Cf: \Omega \to \mathbb{C} definita su un insieme aperto Ω⊆C\Omega \subseteq \mathbb{C}. La funzione ff si dice derivabile in senso complesso (o C\mathbb{C}-derivabile) in un punto z0∈Ωz_0 \in \Omega se esiste finito il limite del rapporto incrementale: f′(z0)=lim⁡Δz→0f(z0+Δz)−f(z0)Δzf'(z_0) = \lim_{\Delta z \to 0} \frac{f(z_0 + \Delta z) - f(z_0)}{\Delta z} Se tale limite esiste, il numero complesso f′(z0)f'(z_0) prende il nome di derivata complessa di ff in z0z_0.

Esempio. f(z)=z2f(z) = z^2: (z+Δz)2−z2Δz=2z+Δz→2z\frac{(z + \Delta z)^2 - z^2}{\Delta z} = 2z + \Delta z \to 2z, quindi f′(z)=2zf'(z) = 2z.

Teorema (Condizioni di Cauchy-Riemann). Sia f(z)=u(x,y)+iv(x,y)f(z) = u(x,y) + iv(x,y) definita su un aperto Ω⊆C\Omega \subseteq \mathbb{C}.

  1. Condizione Necessaria: Se ff è derivabile in senso complesso in z0=x0+iy0z_0 = x_0 + i y_0, allora in tale punto esistono le derivate parziali di uu e vv e soddisfano il sistema di Cauchy-Riemann: {∂u∂x=∂v∂y∂u∂y=−∂v∂x\begin{cases} \frac{\partial u}{\partial x} = \frac{\partial v}{\partial y} \\ \frac{\partial u}{\partial y} = -\frac{\partial v}{\partial x} \end{cases}
  2. Condizione Sufficiente: Se u(x,y)u(x,y) e v(x,y)v(x,y) ammettono derivate parziali continue in un intorno di (x0,y0)(x_0, y_0) (il che garantisce la loro differenziabilità in senso reale) e tali derivate soddisfano le equazioni di Cauchy-Riemann in (x0,y0)(x_0, y_0), allora ff è derivabile in senso complesso in z0z_0.

Esempio. f(z)=z2f(z) = z^2 ha u=x2−y2u = x^2 - y^2 e v=2xyv = 2xy: ux=2x=vyu_x = 2x = v_y e uy=−2y=−vxu_y = -2y = -v_x, quindi ff è olomorfa. Per f(z)=zˉf(z) = \bar{z} (u=xu = x, v=−yv = -y) si ha ux=1≠vy=−1u_x = 1 \ne v_y = -1: non è derivabile.

Definizione. Sia Ω⊆R2\Omega \subseteq \mathbb{R}^2 un aperto. Una funzione reale h:Ω→Rh: \Omega \to \mathbb{R} di classe C2C^2 si dice armonicaUna funzione a valori reali la cui somma delle derivate parziali seconde pure è nulla se soddisfa l'equazione di Laplace: Δh=∂2h∂x2+∂2h∂y2=0\Delta h = \frac{\partial^2 h}{\partial x^2} + \frac{\partial^2 h}{\partial y^2} = 0

Esempio. h(x,y)=x2−y2h(x,y) = x^2 - y^2 è armonica: hxx+hyy=2−2=0h_{xx} + h_{yy} = 2 - 2 = 0. Invece x2+y2x^2 + y^2 non lo è: 2+2=42 + 2 = 4.

Teorema. Sia f=u+ivf = u + iv una funzione olomorfa su un aperto Ω⊆C\Omega \subseteq \mathbb{C}. Se uu e vv sono di classe C2C^2, allora sia uu che vv sono funzioni armoniche in Ω\Omega.

Esempio. f(z)=z2f(z) = z^2 ha u=x2−y2u = x^2 - y^2 e v=2xyv = 2xy, entrambe armoniche: Δv=0+0=0\Delta v = 0 + 0 = 0.

Integrale di linea complesso e teorema di Cauchy

Definizione. Sia ff continua su CC. L'integrale di ff lungo CC è il limite delle somme di Riemann ∫Cf(z) dz=lim⁡∑k=1nf(ζk) (zk−zk−1),\int_C f(z)\,dz=\lim\sum_{k=1}^{n} f(\zeta_k)\,(z_k-z_{k-1}), dove z0,…,znz_0,\dots,z_n sono punti successivi sulla curva, ζk\zeta_k è un punto dell'arco tra zk−1z_{k-1} e zkz_k e il limite si fa facendo tendere a zero la distanza massima ∣zk−zk−1∣|z_k-z_{k-1}|.

Esempio. Per f(z)=1f(z) = 1 le somme di Riemann sono ∑(zk−zk−1)=zn−z0\sum (z_k - z_{k-1}) = z_n - z_0, quindi ∫Cdz=zn−z0\int_C dz = z_n - z_0: dipende solo dagli estremi della curva.

Teorema. Se ff è continua su CC e z(t)z(t), t∈[a,b]t\in[a,b], è una parametrizzazione regolare di CC: ∫Cf(z) dz=∫abf(z(t)) z′(t) dt.\int_C f(z)\,dz=\int_a^b f(z(t))\,z'(t)\,dt .

Esempio. ∮∣z∣=1dzz\oint_{|z|=1} \frac{dz}{z}: con z(t)=eitz(t) = e^{it}, z′(t)=ieitz'(t) = i e^{it} si ha ∫02πieiteit dt=∫02πi dt=2πi\int_0^{2\pi} \frac{i e^{it}}{e^{it}}\,dt = \int_0^{2\pi} i\,dt = 2\pi i.

Teorema. Sia ff continua in un aperto AA e sia FF una primitiva di ff in AA, cioè F′=fF'=f (derivata complessa). Per ogni curva C⊂AC\subset A da z0z_0 a z1z_1: ∫Cf(z) dz=F(z1)−F(z0).\int_C f(z)\,dz=F(z_1)-F(z_0). In particolare l'integrale lungo una curva chiusa è 00.

Esempio. f(z)=z2f(z) = z^2 ha primitiva F(z)=z33F(z) = \frac{z^3}{3}: lungo ogni curva da 00 a 1+i1+i l'integrale vale (1+i)33=−2+2i3\frac{(1+i)^3}{3} = \frac{-2 + 2i}{3}, e su ogni curva chiusa vale 00.

Teorema (Cauchy). Sia DD un dominio semplicemente connesso (senza buchi) e ff olomorfa in DD. Per ogni curva chiusa CC contenuta in DD: ∮Cf(z) dz=0.\oint_C f(z)\,dz=0 . Di conseguenza ff ammette una primitiva in DD e l'integrale tra due punti non dipende dal cammino.

Esempio. ∮∣z∣=1ez dz=0\oint_{|z|=1} e^z\,dz = 0, perché eze^z è olomorfa in tutto C\mathbb{C}.

Teorema (deformazione). Siano C1C_1 e C2C_2 due curve chiuse semplici percorse in senso antiorario, con C2C_2 contenuta all'interno di C1C_1. Se ff è olomorfa sulle due curve e in tutta la regione compresa tra loro, allora ∮C1f(z) dz=∮C2f(z) dz.\oint_{C_1}f(z)\,dz=\oint_{C_2}f(z)\,dz .

Esempio. ∮∣z∣=3dzz=∮∣z∣=1dzz=2πi\oint_{|z|=3} \frac{dz}{z} = \oint_{|z|=1} \frac{dz}{z} = 2\pi i, perché 1z\frac{1}{z} è olomorfa nella corona tra le due circonferenze.

Formula integrale di Cauchy

Teorema. (Formula integrale di Cauchy) Sia f:Ω→Cf: \Omega \to \mathbb{C} una funzione olomorfaderivabile nel senso complesso in un intorno aperto in un aperto Ω\Omega. Sia CC una curva chiusacurva continua i cui estremi coincidono, semplice, orientata in senso antiorario e tale che la regione racchiusa da CC sia contenuta in Ω\Omega. Allora, per ogni punto z0z_0 interno a CC, si ha: f(z0)=12πi∮Cf(z)z−z0dzf(z_0) = \frac{1}{2\pi i} \oint_C \frac{f(z)}{z - z_0} dz

Esempio. ∮∣z∣=2ezz−1 dz=2πi e1=2πi e\oint_{|z|=2} \frac{e^z}{z - 1}\,dz = 2\pi i\,e^1 = 2\pi i\,e, perché eze^z è olomorfa e z0=1z_0 = 1 sta dentro il cerchio ∣z∣=2|z| = 2.

Teorema. (Formule di Cauchy per le derivate) Sotto le stesse ipotesi della formula integrale di Cauchy, la funzione ff ammette derivate di ogni ordine n∈Nn \in \mathbb{N} in ogni punto interno z0z_0, e queste sono date da: f(n)(z0)=n!2πi∮Cf(z)(z−z0)n+1dzf^{(n)}(z_0) = \frac{n!}{2\pi i} \oint_C \frac{f(z)}{(z - z_0)^{n+1}} dz

Esempio. ∮∣z∣=1ezz3 dz=2πi2! f′′(0)=πi\oint_{|z|=1} \frac{e^z}{z^3}\,dz = \frac{2\pi i}{2!}\,f''(0) = \pi i, con f(z)=ezf(z) = e^z e f′′(0)=1f''(0) = 1.

Teorema. (Liouville) Se f:C→Cf: \mathbb{C} \to \mathbb{C} è una funzione intera e limitata (cioè esiste una costante M>0M > 0 tale che ∣f(z)∣≤M|f(z)| \le M per ogni z∈Cz \in \mathbb{C}), allora f(z)f(z) è una funzione costante.

Esempio. cos⁡z\cos z è intera ma non limitata (cos⁡(iy)=cosh⁡y→+∞\cos(iy) = \cosh y \to +\infty), quindi non contraddice il teorema; f(z)≡3f(z) \equiv 3 è intera e limitata, ed è costante.

Teorema. (Analiticità delle funzioni olomorfe) Se f(z)f(z) è olomorfa in un disco aperto B(z0,R)B(z_0, R), allora essa è sviluppabile in serie di potenzesomma infinita di potenze della forma ∑an(z−z0)n\sum a_n (z-z_0)^n convergente nello stesso disco: f(z)=∑n=0∞an(z−z0)nf(z) = \sum_{n=0}^{\infty} a_n (z - z_0)^n dove i coefficienti sono dati da an=f(n)(z0)n!a_n = \frac{f^{(n)}(z_0)}{n!}.

Esempio. f(z)=ezf(z) = e^z è olomorfa in C\mathbb{C} e an=f(n)(0)n!=1n!a_n = \frac{f^{(n)}(0)}{n!} = \frac{1}{n!}, quindi ez=∑n=0∞znn!e^z = \sum_{n=0}^{\infty} \frac{z^n}{n!} per ogni zz.

Teorema. (Raggio di convergenza) Se ff è olomorfa in un aperto privato di alcuni punti isolati (le singolarità), il raggio di convergenza RR della serie di Taylor centrata in z0z_0 è esattamente la distanza tra z0z_0 e la singolarità più vicina nel piano complesso.

Esempio. f(z)=11+z2f(z) = \frac{1}{1 + z^2} ha singolarità in ±i\pm i: la serie di Taylor centrata in z0=0z_0 = 0 ha raggio di convergenza 11, la distanza da ±i\pm i.

Serie di Laurent e singolarità isolate

Teorema. (Sviluppo in serie di Laurent) Sia f(z)f(z) una funzione analitica nella corona circolare definita da R1<∣z−z0∣<R2R_1 < |z - z_0| < R_2, dove 0≤R1<R2≤+∞0 \le R_1 < R_2 \le +\infty. Allora f(z)f(z) può essere sviluppata in una serie di potenze bilaterale della forma: f(z)=∑n=−∞+∞cn(z−z0)n=∑n=0+∞cn(z−z0)n+∑n=1+∞c−n(z−z0)−nf(z) = \sum_{n=-\infty}^{+\infty} c_n (z - z_0)^n = \sum_{n=0}^{+\infty} c_n (z - z_0)^n + \sum_{n=1}^{+\infty} c_{-n} (z - z_0)^{-n} La serie converge totalmente (e quindi uniformemente) su ogni corona chiusa compatta R1′≤∣z−z0∣≤R2′R_1' \le |z - z_0| \le R_2' con R1<R1′<R2′<R2R_1 < R_1' < R_2' < R_2. I coefficienti cnc_n sono unici e calcolabili tramite l'integrale: cn=12πi∫γf(ζ)(ζ−z0)n+1 dζc_n = \frac{1}{2\pi i} \int_{\gamma} \frac{f(\zeta)}{(\zeta - z_0)^{n+1}} \, d\zeta dove γ\gamma è una qualsiasi curva regolareUna curva è una funzione continua γ: [a, b] → Rn; il sostegno è la sua immagine. È regolare se γ è C¹ con γ'(t) ≠ 0 (γ'(t) è il vettore tangente), regolare a tratti se lo è a pezzi. Lunghezza: L = ∫ab ‖γ'(t)‖ dt (circonferenza 2πR, arco di cicloide 8a). Integrale curvilineo di prima specie: ∫γ f ds = ∫ab f(γ(t)) ‖γ'(t)‖ dt, per esempio la massa di un filo; non dipende né dalla parametrizzazione né dall'orientamento.Curve regolari, lunghezza e integrale curvilineo di prima specie → chiusa percorsa in senso antiorario attorno a z0z_0 interna alla corona.

Esempio. ezz2\frac{e^z}{z^2} attorno a z0=0z_0 = 0: ezz2=1z2+1z+12+z6+…\frac{e^z}{z^2} = \frac{1}{z^2} + \frac{1}{z} + \frac{1}{2} + \frac{z}{6} + \dots, quindi c−2=1c_{-2} = 1, c−1=1c_{-1} = 1, c0=12c_0 = \frac{1}{2}.

Definizione. (Singolarità isolata) Un punto z0∈Cz_0 \in \mathbb{C} si dice singolarità isolata per la funzione f(z)f(z) se esiste un intorno bucato del tipo 0<∣z−z0∣<R0 < |z - z_0| < R in cui f(z)f(z) è analitica, ma non è definita o non è analitica in z0z_0.

Esempio. sin⁡zz\frac{\sin z}{z} ha in 00 una singolarità eliminabile; 1z2\frac{1}{z^2} ha in 00 un polo di ordine 22; e1/ze^{1/z} ha in 00 una singolarità essenziale.

Teorema. (Caratterizzazione dei poli tramite limiti) z0z_0 è un polo di ordine mm per f(z)f(z) se e solo se: lim⁡z→z0(z−z0)mf(z)=A≠0\lim_{z \to z_0} (z - z_0)^m f(z) = A \neq 0 con AA numero complesso finito. Se m=1m=1, il polo si dice semplice.

Esempio. f(z)=1z(z−1)2f(z) = \frac{1}{z (z-1)^2} in z0=1z_0 = 1: lim⁡z→1(z−1)2f(z)=lim⁡z→11z=1≠0\lim_{z \to 1} (z-1)^2 f(z) = \lim_{z \to 1} \frac{1}{z} = 1 \ne 0, quindi z0=1z_0 = 1 è un polo di ordine 22.

Teorema dei residui

Definizione. Si definisce residuo della funzione f(z)f(z) nel punto singolare isolato z0z_0 il coefficiente a−1a_{-1} dello sviluppo in serie di Laurent. Si indica con la notazione: Res(f,z0)=a−1=12πi∮γf(z)dz\text{Res}(f, z_0) = a_{-1} = \frac{1}{2\pi i} \oint_{\gamma} f(z) dz dove γ\gamma è una curva chiusa semplice percorsa in senso antiorario che racchiude z0z_0 e nessun'altra singolarità.

Esempio. f(z)=1z(z−2)f(z) = \frac{1}{z(z-2)} attorno a z0=0z_0 = 0: f(z)=−12z⋅11−z/2=−12z−14−…f(z) = -\frac{1}{2z} \cdot \frac{1}{1 - z/2} = -\frac{1}{2z} - \frac{1}{4} - \dots, quindi Res⁡(f,0)=a−1=−12\operatorname{Res}(f, 0) = a_{-1} = -\frac{1}{2}.

Teorema. Se z0z_0 è un polo semplice per f(z)f(z), il residuo si calcola come: Res(f,z0)=lim⁡z→z0(z−z0)f(z)\text{Res}(f, z_0) = \lim_{z \to z_0} (z - z_0) f(z) In particolare, se f(z)=P(z)Q(z)f(z) = \frac{P(z)}{Q(z)} con P(z0)≠0P(z_0) \neq 0, Q(z0)=0Q(z_0) = 0 e Q′(z0)≠0Q'(z_0) \neq 0, allora: Res(f,z0)=P(z0)Q′(z0)\text{Res}(f, z_0) = \frac{P(z_0)}{Q'(z_0)}

Esempio numerico. Calcoliamo il residuo di f(z)=1z2−1f(z) = \frac{1}{z^2 - 1} nei suoi poli. I poli si trovano annullando il denominatore: z2−1=0z^2 - 1 = 0, ovvero z1=1z_1 = 1 e z2=−1z_2 = -1. Sono entrambi poli semplici. Usiamo la regola del rapporto con P(z)=1P(z) = 1 e Q(z)=z2−1Q(z) = z^2 - 1 (quindi Q′(z)=2zQ'(z) = 2z):

  • Per z1=1z_1 = 1: Res(f,1)=12(1)=12\text{Res}(f, 1) = \frac{1}{2(1)} = \frac{1}{2}.
  • Per z2=−1z_2 = -1: Res(f,−1)=12(−1)=−12\text{Res}(f, -1) = \frac{1}{2(-1)} = -\frac{1}{2}.

Teorema. Se z0z_0 è un polo di ordine nn per f(z)f(z), il residuo si calcola tramite la formula di derivazione: Res(f,z0)=1(n−1)!lim⁡z→z0dn−1dzn−1[(z−z0)nf(z)]\text{Res}(f, z_0) = \frac{1}{(n-1)!} \lim_{z \to z_0} \frac{d^{n-1}}{dz^{n-1}} \left[ (z - z_0)^n f(z) \right]

Esempio con polo doppio. f(z)=1z2(z−1)f(z)=\frac{1}{z^2(z-1)} ha un polo doppio in 00 e uno semplice in 11.

  • In z0=0z_0=0 (n=2n=2): (z−0)2f(z)=1z−1(z-0)^2f(z)=\frac1{z-1}, derivata −1(z−1)2-\frac1{(z-1)^2}, che in 00 vale −1-1. Quindi Res(f,0)=11!⋅(−1)=−1\text{Res}(f,0)=\frac1{1!}\cdot(-1)=-1.
  • In z0=1z_0=1: Res(f,1)=lim⁡z→11z2=1\text{Res}(f,1)=\lim_{z\to1}\frac1{z^2}=1. La somma dei residui è 00.

Teorema (dei residui). Sia γ\gamma una curva chiusa semplice, orientata in senso antiorario, tracciata in un dominio semplicemente connesso. Sia f(z)f(z) una funzione analitica all'interno e sul bordo di γ\gamma, ad eccezione di un numero finito di singolarità isolate z1,z2,…,zkz_1, z_2, \dots, z_k interne a γ\gamma. Allora: ∮γf(z)dz=2πi∑j=1kRes(f,zj)\oint_{\gamma} f(z) dz = 2\pi i \sum_{j=1}^{k} \text{Res}(f, z_j)

Esempio. ∮∣z∣=1ezz dz=2πi Res⁡(f,0)=2πi⋅1=2πi\oint_{|z|=1} \frac{e^z}{z}\,dz = 2\pi i\,\operatorname{Res}(f, 0) = 2\pi i \cdot 1 = 2\pi i, perché il residuo di ezz\frac{e^z}{z} in 00 è e0=1e^0 = 1.

Grafico interattivo: ∮ dz/(z(z − 2)) su |z| = 1, antioraria: il polo 0 è interno e contribuisce, il polo 2 è esterno e non conta; l'integrale vale 2πi·(−1/2) = −πi

Lemma di Jordan. Sia a>0a>0 e sia ff olomorfa nel semipiano superiore salvo un numero finito di singolarità, con f(z)→0f(z)\to0 per ∣z∣→∞|z|\to\infty (Im z≥0\text{Im}\,z\ge0). Allora l'integrale di f(z)eiazf(z)e^{iaz} sulla semicirconferenza γR: z=Reiθ\gamma_R:\ z=Re^{i\theta}, θ∈[0,π]\theta\in[0,\pi], tende a 00 per R→∞R\to\infty.

Esempio. ∫−∞+∞cos⁡xx2+1 dx\int_{-\infty}^{+\infty}\frac{\cos x}{x^2+1}\,dx. Si considera f(z)=eizz2+1f(z)=\frac{e^{iz}}{z^2+1}, con poli semplici in ±i\pm i; nel semipiano superiore c'è ii: Res(f,i)=ei⋅i2i=e−12i,∫−∞+∞eixx2+1dx=2πi⋅e−12i=πe.\text{Res}(f,i)=\frac{e^{i\cdot i}}{2i}=\frac{e^{-1}}{2i},\qquad\int_{-\infty}^{+\infty}\frac{e^{ix}}{x^2+1}dx=2\pi i\cdot\frac{e^{-1}}{2i}=\frac\pi e. Parte reale: ∫cos⁡xx2+1dx=πe\int\frac{\cos x}{x^2+1}dx=\frac\pi e; parte immaginaria: ∫sin⁡xx2+1dx=0\int\frac{\sin x}{x^2+1}dx=0 (come deve essere, perché l'integranda è dispari).

Grafico interattivo: Poli di 1/(z⁴ + 1): le quattro radici quarte di −1, sulla circonferenza unitaria a 45°, 135°, 225°, 315°; nel semipiano superiore (dentro il semicerchio di raggio R = 2) ce ne sono due, e^(iπ/4) e e^(3iπ/4)

Zeri, poli e teorema dell'indicatore logaritmico

Definizione. Il numero kk si chiama ordine (o molteplicità) dello zero z0z_0. Equivalentemente f(z0)=f′(z0)=⋯=f(k−1)(z0)=0f(z_0)=f'(z_0)=\dots=f^{(k-1)}(z_0)=0 e f(k)(z0)≠0f^{(k)}(z_0)\neq0 (perché aj=f(j)(z0)/j!a_j=f^{(j)}(z_0)/j!).

Esempio. f(z)=z3(z−1)f(z) = z^3 (z-1) ha in z0=0z_0 = 0 uno zero di ordine 33 e in z0=1z_0 = 1 uno zero semplice.

Teorema degli zeri isolati. Se ff è olomorfa su un dominio connesso e non è identicamente nulla, ogni suo zero è isolato: esiste un intorno bucato di z0z_0 in cui f≠0f\neq0.

Esempio. sin⁡z\sin z si annulla in z=kπz = k\pi, punti isolati a distanza π\pi l'uno dall'altro; una funzione olomorfa non identicamente nulla non può annullarsi su un intero segmento.

Teorema. Sia ff meromorfa in un aperto che contiene una curva chiusa semplice γ\gamma, percorsa in senso antiorario, e la regione che essa racchiude. Se ff non ha né zeri né poli su γ\gamma, allora 12πi∮γf′(z)f(z) dz=N−P,\frac1{2\pi i}\oint_\gamma\frac{f'(z)}{f(z)}\,dz=N-P, dove NN è il numero degli zeri e PP il numero dei poli di ff dentro γ\gamma, ciascuno contato tante volte quanto è il suo ordine.

Esempio 1 (polinomio). f(z)=z2+1f(z)=z^2+1 su γ:∣z∣=2\gamma:|z|=2. Entrambi gli zeri ±i\pm i sono interni, nessun polo: N−P=2N-P=2. Con il calcolo diretto: f′f=2zz2+1=1z−i+1z+i\frac{f'}{f}=\frac{2z}{z^2+1}=\frac1{z-i}+\frac1{z+i} e l'integrale è 2πi+2πi=4πi2\pi i+2\pi i=4\pi i, cioè 2πi⋅22\pi i\cdot2 ✓.

Grafico interattivo: f(z) = (z − 1)²/(z(z + 2)): zero doppio in 1, poli semplici in 0 e −2; su |z| = 3 (tutti interni) N − P = 0, su |z| = 1/2 (solo il polo 0) N − P = −1, su |z − 1| = 1/2 (solo lo zero 1) N − P = 2

VIII. Equazioni differenziali ordinarie

Esistenza e unicità per il problema di Cauchy

Teorema (Peano). Se f(t,y)f(t, y) è continua in un intorno del punto (t0,y0)(t_0, y_0), allora esiste almeno una soluzione y(t)y(t) del problema di Cauchy definita in un intervallo II contenente t0t_0.

Esempio. y′=∣y∣y' = \sqrt{|y|}, y(0)=0y(0) = 0: il secondo membro è continuo, quindi esiste almeno una soluzione (per esempio y=0y = 0), ma non è l'unica.

Grafico interattivo: Una delle soluzioni di y' = √|y|, y(0) = 0: ferma in 0 fino a t = 1, poi (t − 1)²/4

Definizione. Una funzione f(t,y)f(t, y) è lipschitziana in yproprietà che limita la velocità di variazione di f rispetto a y uniformemente in tt se esiste una costante L≥0L \ge 0 tale che, per ogni t,y1,y2t, y_1, y_2: ∣f(t,y2)−f(t,y1)∣≤L∣y2−y1∣|f(t, y_2) - f(t, y_1)| \le L |y_2 - y_1| Una condizione sufficiente per la lipschitzianità è che la derivata parziale ∂f∂y\frac{\partial f}{\partial y} sia limitata nel dominio.

Esempio. f(t,y)=3y+tf(t,y) = 3y + t è lipschitziana in yy con L=3L = 3, perché ∣f(t,y2)−f(t,y1)∣=3∣y2−y1∣|f(t,y_2) - f(t,y_1)| = 3|y_2 - y_1|.

Teorema (Cauchy-Lipschitz). Sia ff continua e lipschitziana rispetto a yy in un rettangolo R={(t,y):∣t−t0∣≤a,∣y−y0∣≤b}R = \{ (t, y) : |t-t_0| \le a, |y-y_0| \le b \}. Allora esiste un'unica soluzione del problema di Cauchy nell'intervallo I=[t0−α,t0+α]I = [t_0 - \alpha, t_0 + \alpha], con α>0\alpha > 0.

Esempio. y′=yy' = y, y(0)=1y(0) = 1 sul rettangolo ∣t∣≤1|t| \le 1, ∣y−1∣≤1|y - 1| \le 1: f=yf = y è lipschitziana con L=1L = 1, K=max⁡∣y∣=2K = \max|y| = 2 e α=min⁡{1,12}=12\alpha = \min\{1, \frac{1}{2}\} = \frac{1}{2}; la soluzione ete^t è l'unica su [−12,12][-\frac{1}{2}, \frac{1}{2}].

Teorema (Esistenza globale). Se f(t,y)f(t, y) è continua e lipschitziana rispetto a yy su tutto il dominio [a,b]×Rn[a, b] \times \mathbb{R}^n (con la stessa costante LL per ogni tt), allora esiste un'unica soluzione definita su tutto l'intervallo [a,b][a, b].

Esempio. y′=sin⁡y+ty' = \sin y + t, y(0)=0y(0) = 0: ∣∂yf∣=∣cos⁡y∣≤1|\partial_y f| = |\cos y| \le 1, quindi la soluzione è unica e definita su ogni intervallo [a,b][a, b].

Equazioni riconducibili a variabili separabili

Definizione. Un'equazione differenziale del primo ordine è a variabili separabiliequazione della forma y′(t)=h(t)g(y(t))y'(t) = h(t)g(y(t)) se il termine noto è fattorizzabile nel prodotto di una funzione della sola variabile indipendente e una della funzione incognita.

Esempio. y′=t yy' = t\,y è a variabili separabili, con h(t)=th(t) = t e g(y)=yg(y) = y: dyy=t dt\frac{dy}{y} = t\,dt dà y(t)=c et2/2y(t) = c\,e^{t^2/2}.

Definizione. Un'equazione è detta omogenea se è della forma y′=f(yt)y' = f\left(\frac{y}{t}\right).

Esempio: y′=yt+tyy' = \frac{y}{t} + \frac{t}{y} Ponendo z=y/tz = y/t, si ha z′t+z=z+1/z  ⟹  z′t=1/z  ⟹  zdz=1tdtz't + z = z + 1/z \implies z't = 1/z \implies z dz = \frac{1}{t} dt. Integrando: z22=ln⁡∣t∣+C  ⟹  z=±2ln⁡∣t∣+2C\frac{z^2}{2} = \ln|t| + C \implies z = \pm \sqrt{2\ln|t| + 2C}.

Definizione. Le equazioni di Bernoulli hanno la forma y′=a(t)y+b(t)yαy' = a(t)y + b(t)y^\alpha, con α∈R\alpha \in \mathbb{R}.

Esempio (equazione logistica): y′=y−y2y' = y - y^2. È una Bernoulli con a=1a = 1, b=−1b = -1, α=2\alpha = 2 (ed è anche a variabili separabili). Con z=y−1z = y^{-1}: z′=−y−2y′=−y−y2y2=−z+1z' = -y^{-2}y' = -\frac{y - y^2}{y^2} = -z + 1. La lineare z′=−z+1z' = -z + 1 ha soluzione z=1+Ce−tz = 1 + Ce^{-t}, quindi y(t)=11+Ce−ty(t) = \frac{1}{1 + Ce^{-t}} più la soluzione y≡0y \equiv 0. Per C>0C > 0 (cioè 0<y(0)<10 < y(0) < 1) le soluzioni crescono da 00 a 11 con la tipica forma a "S".

Grafico interattivo: Soluzione logistica y = 1/(1 + 9e^(−t)), con y(0) = 0,1: tende all'equilibrio y = 1

Metodo di variazione delle costanti

Formula (sistema di variazione delle costanti). Sistema di variazione delle costanti. {C1′y1+C2′y2=0C1′y1′+C2′y2′=f(t)\begin{cases} C_1' y_1 + C_2' y_2 = 0 \\ C_1' y_1' + C_2' y_2' = f(t) \end{cases}

Esempio. Per y′′+y=f(t)y'' + y = f(t), con y1=cos⁡ty_1 = \cos t e y2=sin⁡ty_2 = \sin t, il sistema è C1′cos⁡t+C2′sin⁡t=0C_1' \cos t + C_2' \sin t = 0 e −C1′sin⁡t+C2′cos⁡t=f(t)-C_1' \sin t + C_2' \cos t = f(t).

Formula (soluzione del sistema di variazione delle costanti). C1′(t)=−y2(t)f(t)W(t),C2′(t)=y1(t)f(t)W(t)C_1'(t) = -\frac{y_2(t)f(t)}{W(t)}, \quad C_2'(t) = \frac{y_1(t)f(t)}{W(t)} Integrando queste espressioni, si ottengono le funzioni C1(t)C_1(t) e C2(t)C_2(t): C1(t)=∫−y2(t)f(t)W(t)dt,C2(t)=∫y1(t)f(t)W(t)dtC_1(t) = \int -\frac{y_2(t)f(t)}{W(t)} dt, \quad C_2(t) = \int \frac{y_1(t)f(t)}{W(t)} dt

Esempio. y′′−y=ety'' - y = e^t con y1=ety_1 = e^t, y2=e−ty_2 = e^{-t}, W=−2W = -2: C1′=12C_1' = \frac{1}{2}, C2′=−e2t2C_2' = -\frac{e^{2t}}{2}, quindi yp=t2et−14ety_p = \frac{t}{2}e^t - \frac{1}{4}e^t, e infatti yp′′−yp=ety_p'' - y_p = e^t.

Formula (soluzione particolare con un solo integrale). yp(t)=∫t0ty1(s)y2(t)−y1(t)y2(s)W(s) f(s) dsy_p(t) = \int_{t_0}^t \frac{y_1(s)y_2(t) - y_1(t)y_2(s)}{W(s)}\,f(s)\,ds

Esempio. Per y′′+y=f(t)y'' + y = f(t) si ha yp(t)=∫t0tsin⁡(t−s) f(s) dsy_p(t) = \int_{t_0}^t \sin(t - s)\,f(s)\,ds; con f=1f = 1 e t0=0t_0 = 0: yp(t)=1−cos⁡ty_p(t) = 1 - \cos t.

Sistemi di equazioni differenziali lineari

Teorema (esistenza e unicità per i sistemi lineari). Esistenza e unicità. Se A(t)A(t) e B(t)B(t) sono continue in un intervallo I⊆RI \subseteq \mathbb{R}, allora per ogni dato iniziale Y(t0)=Y0Y(t_0) = Y_0 esiste una soluzione unica definita su tutto l'intervallo II.

Esempio. Y′=(01−10)YY' = \begin{pmatrix} 0 & 1 \\ -1 & 0 \end{pmatrix} Y con Y(0)=(1,0)Y(0) = (1, 0) ha un'unica soluzione definita su tutto R\mathbb{R}: Y(t)=(cos⁡t,−sin⁡t)Y(t) = (\cos t, -\sin t).

Definizione (matrice fondamentale). Matrice fondamentale. È una matrice n×nn \times n le cui colonne sono nn soluzioni linearmente indipendenti del sistema. Il determinante della matrice fondamentale è detto wronskianodeterminante della matrice che ha per colonne n soluzioni, il quale è non nullo in ogni punto dell'intervallo se le soluzioni sono indipendenti.

Esempio. Per Y′=(01−10)YY' = \begin{pmatrix} 0 & 1 \\ -1 & 0 \end{pmatrix} Y la matrice Φ(t)=(cos⁡tsin⁡t−sin⁡tcos⁡t)\Phi(t) = \begin{pmatrix} \cos t & \sin t \\ -\sin t & \cos t \end{pmatrix} è fondamentale, con wronskiano det⁡Φ=1\det\Phi = 1.

Formula (esponenziale di matrice). etA=∑k=0∞tkAkk!=I+tA+t22A2+…e^{tA} = \sum_{k=0}^{\infty}\frac{t^kA^k}{k!} = I + tA + \frac{t^2}{2}A^2 + \dots (la serie converge per ogni tt). Derivando termine a termine, ddtetA=AetA\frac{d}{dt}e^{tA} = Ae^{tA}, e e0A=Ie^{0A} = I: quindi la soluzione del problema di Cauchy Y′=AYY'=AY, Y(0)=Y0Y(0)=Y_0 è Y(t)=etAY0Y(t) = e^{tA}Y_0

Esempio. Per A=(0100)A = \begin{pmatrix} 0 & 1 \\ 0 & 0 \end{pmatrix} si ha A2=0A^2 = 0, quindi etA=I+tA=(1t01)e^{tA} = I + tA = \begin{pmatrix} 1 & t \\ 0 & 1 \end{pmatrix}.

Formula (variazione delle costanti per i sistemi). Yp(t)=Φ(t)∫Φ−1(t)B(t) dtY_p(t) = \Phi(t) \int \Phi^{-1}(t) B(t)\, dt

Esempio. Y′=diag⁡(1,2) Y+(et,0)TY' = \operatorname{diag}(1, 2)\,Y + (e^t, 0)^T: Φ=diag⁡(et,e2t)\Phi = \operatorname{diag}(e^t, e^{2t}), Φ−1B=(1,0)\Phi^{-1}B = (1, 0), quindi Yp=(tet,0)Y_p = (t e^t, 0); infatti (tet)′=et+tet(t e^t)' = e^t + t e^t.

IX. Complementi: superfici e flusso nello spazio

Superfici, flusso e teoremi della divergenza e di Stokes

Formula (vettore normale a una superficie parametrica). N=ru×rv\mathbf N=\mathbf r_u\times\mathbf r_v

Esempio. Il piano r(u,v)=(u,v,0)\mathbf r(u,v) = (u, v, 0) ha ru=(1,0,0)\mathbf r_u = (1,0,0), rv=(0,1,0)\mathbf r_v = (0,1,0) e N=ru×rv=(0,0,1)\mathbf N = \mathbf r_u \times \mathbf r_v = (0,0,1).

Formula (area e integrale superficiale). Area(S)=∬D∣N∣ du dv,∬Sf dσ=∬Df(r(u,v)) ∣N∣ du dv.\text{Area}(S)=\iint_D|\mathbf N|\,du\,dv,\qquad\iint_S f\,d\sigma=\iint_Df(\mathbf r(u,v))\,|\mathbf N|\,du\,dv.

Esempio 1: area di un paraboloide. La parte di z=x2+y2z=x^2+y^2 sotto il piano z=9z=9 è il grafico sul disco x2+y2≤9x^2+y^2\le9. Qui gx=2xg_x=2x, gy=2yg_y=2y e, in polari (dx dy=r dr dθdx\,dy=r\,dr\,d\theta), Area=∫02π ⁣ ⁣∫031+4r2  r dr dθ=2π[(1+4r2)3/212]03=π6(3737−1).\text{Area}=\int_0^{2\pi}\!\!\int_0^3\sqrt{1+4r^2}\;r\,dr\,d\theta=2\pi\left[\frac{(1+4r^2)^{3/2}}{12}\right]_0^3=\frac{\pi}{6}\left(37\sqrt{37}-1\right). (La primitiva di r1+4r2r\sqrt{1+4r^2} è 112(1+4r2)3/2\frac1{12}(1+4r^2)^{3/2}: la derivata di (1+4r2)3/2(1+4r^2)^{3/2} è 32(1+4r2)1/2⋅8r=12r1+4r2\frac32(1+4r^2)^{1/2}\cdot8r=12r\sqrt{1+4r^2}.)

Definizione. Il flusso del campo F\mathbf F attraverso la superficie orientata SS è Φ=∬SF⋅n dσ=∬DF(r(u,v))⋅(ru×rv) du dv\Phi=\iint_S\mathbf F\cdot\mathbf n\,d\sigma=\iint_D\mathbf F(\mathbf r(u,v))\cdot(\mathbf r_u\times\mathbf r_v)\,du\,dv (con il segno ++ se ru×rv\mathbf r_u\times\mathbf r_v ha lo stesso verso di n\mathbf n, altrimenti con il segno −-: n dσ=±N du dv\mathbf n\,d\sigma=\pm\mathbf N\,du\,dv).

Esempio 3: flusso attraverso un paraboloide. F=(x,y,2(1−z))\mathbf F=(x,y,2(1-z)) attraverso z=1−x2−y2z=1-x^2-y^2, x2+y2≤1x^2+y^2\le1, orientata verso l'alto. Qui gx=−2xg_x=-2x, gy=−2yg_y=-2y, quindi N=(2x,2y,1)\mathbf N=(2x,2y,1) e, sulla superficie, 1−z=x2+y2=r21-z=x^2+y^2=r^2: F⋅N=2x2+2y2+2r2=4r2,Φ=∫02π ⁣ ⁣∫014r2  r dr dθ=2π⋅1=2π.\mathbf F\cdot\mathbf N=2x^2+2y^2+2r^2=4r^2,\qquad\Phi=\int_0^{2\pi}\!\!\int_0^14r^2\;r\,dr\,d\theta=2\pi\cdot1=2\pi.

Teorema (della divergenza, di Gauss). ∬∂ΩF⋅n dσ=∭Ωdiv⁡F dV,div⁡F=∂F1∂x+∂F2∂y+∂F3∂z.\iint_{\partial\Omega}\mathbf F\cdot\mathbf n\,d\sigma=\iiint_\Omega\operatorname{div}\mathbf F\,dV,\qquad\operatorname{div}\mathbf F=\frac{\partial F_1}{\partial x}+\frac{\partial F_2}{\partial y}+\frac{\partial F_3}{\partial z}.

Esempio 5. F=(x,y,z)\mathbf F=(x,y,z) ha div⁡F=3\operatorname{div}\mathbf F=3. Il flusso uscente dalla sfera di raggio RR è 3⋅43πR3=4πR33\cdot\frac43\pi R^3=4\pi R^3; confrontato con l'esempio 4: Φemisfero=2πR3\Phi_{\text{emisfero}}=2\pi R^3, il doppio per la sfera intera, come deve essere.

Teorema (di Stokes). ∬Srot⁡F⋅n dσ=∮∂SF⋅dr,rot⁡F=(∂yF3−∂zF2, ∂zF1−∂xF3, ∂xF2−∂yF1).\iint_S\operatorname{rot}\mathbf F\cdot\mathbf n\,d\sigma=\oint_{\partial S}\mathbf F\cdot d\mathbf r,\qquad\operatorname{rot}\mathbf F=(\partial_yF_3-\partial_zF_2,\ \partial_zF_1-\partial_xF_3,\ \partial_xF_2-\partial_yF_1).

Esempio 6. F=(−y,x,0)\mathbf F=(-y,x,0) ha rot⁡F=(0,0,2)\operatorname{rot}\mathbf F=(0,0,2). Sia SS l'emisfero z=1−x2−y2z=\sqrt{1-x^2-y^2} con normale verso l'alto. Il bordo è la circonferenza unitaria nel piano z=0z=0, percorsa in senso antiorario visto dall'alto. Circuitazione: ∮(−y dx+x dy)=∫02π(sin⁡2t+cos⁡2t) dt=2π\oint(-y\,dx+x\,dy)=\int_0^{2\pi}(\sin^2t+\cos^2t)\,dt=2\pi. Dal lato del flusso, rot⁡F⋅n dσ=2 nz dσ\operatorname{rot}\mathbf F\cdot\mathbf n\,d\sigma=2\,n_z\,d\sigma e nz dσ=dx dyn_z\,d\sigma=dx\,dy (la proiezione dell'elemento di area sul piano xyxy): ∬S2 nz dσ=2⋅Area(disco)=2π\iint_S2\,n_z\,d\sigma=2\cdot\text{Area}(\text{disco})=2\pi ✓. Lo stesso valore si trova con qualsiasi superficie che abbia quel bordo.